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  1. #1
    roberto m
    Ospite

    Predefinito Emanuele Filiberto: articolo sul Sole 24 Ore

    ho atteso per un paio di giorni la pubblicazione su questo forum di questi articoli che ci mostrano con che tipo di gente si associava Emanuele Filiberto, con un indiviudo arrestato in Francia per mafia

    ogni altro commento è assolutamente superfluo, viene solo da pensare, fino a che punto il ramo decaduto di casa Savoia sprofonderà nella .....?

    http://www.varesemonarchica.it/

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  2. #2
    roberto m
    Ospite

    Predefinito

    Mercoledí 24 Ottobre 2007

    Le amicizie pericolose e il sogno del partito dei Savoia

    di Claudio Gatti


    INTERVISTA / «Lo riconosco, con lui ho fatto un errore»Una delle idee che Valori e Futuro intende promuovere è quella del made in Italy, considerato uno dei valori più importanti. Tant'è che, quando decise di trasformare la sua associazione culturale in movimento d'opinione, Emanuele Filiberto volle legarsi a una persona che caldeggia il valore del made in Italy a tempo pieno. Si tratta di Mariano Turrisi, cinquantreenne di Piedimonte Etneo, provincia di Catania, padre-padrone del Made In Italy Group, un gruppo che ambisce a diventare una sorta di Istituto per il commercio estero privato. Turrisi è stato arrestato due giorni fa in Francia per associazione mafiosa.
    L'amicizia con Turrisi
    Il primo contatto tra i due risale alla fine dell'anno scorso. A gennaio di quest'anno, il principe e Turrisi andarono insieme a New York e in uno dei più esclusivi alberghi di Manhattan, il Peninsula Hotel, definirono i termini della loro collaborazione in base a quella che il sito di Valori e Futuro definì «la visione che li accomuna: entrambi ambasciatori, promotori e difensori dei valori e delle tradizioni millenarie che rendono unica la nostra Italia».
    Subito dopo quel viaggio, il principe non solo nominò Turrisi vicepresidente di Valori e Futuro, ma lo promosse "socio fondatore" sul campo (Valori e Futuro era nata nel 2005, quando Turrisi era in tutt'altre cose affaccendato). Contemporaneamente il nome del principe venne inserito nello special advisory board del Little Italy Resort, un progetto con cui Turrisi intende costruire una riproduzione dell'antica Roma nei pressi di Las Vegas (dove altro?), con tanto di anfiteatro da 85mila posti – definito «copia esatta del Colosseo» –, terme imperiali, centri commerciali, unità condominiali, alberghi e ovviamente casinò.
    L'antica Roma a Las Vegas
    Insomma, entrambi impegnati in grandi e ambiziosi progetti, Emanuele Filiberto e Mariano Turrisi si intesero subito, trovandosi complementari. Sul piatto il principe offriva il nome, la visibilità e l'ampia rete d'influenza del casato. Dalla sua, l'imprenditore siciliano metteva il network del Made In Italy e un affare – quello della replica dell'antica Roma a Las Vegas – che almeno sulla carta valeva più di un miliardo di dollari. Non solo. Turrisi prometteva anche grandi finanziamenti al movimento del principe.
    Progetti e promesse di Turrisi erano così grandiosi da meritare necessariamente una qualche verifica sulla loro effettiva consistenza, e soprattutto sul suo patrocinatore. Non sappiamo se il principe l'abbia fatta o meno. Ma nel farla, «Il Sole-24 Ore» ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. Perché su Mariano Turrisi è uscito di tutto e di più.
    Nel breve profilo ospitato fino a poche settimane fa sul sito di Valori e Futuro si leggeva: «Le sue solide relazioni con importanti uomini d'affari e il suo intuito negli affari culturali l'hanno reso capace di aprire porte a molte iniziative strategiche. Mariano Turrisi ha inoltre fondato un'organizzazione no-profit a Sydney in Australia e il Club di Forza Italia di cui ne (sic) è il Presidente dal 1997». Sulle sue attività imprenditoriali c'era solo scritto che «Mariano Turrisi ha lavorato come apprendista presso Mercedes Benz e Alfa Romeo in Italia e successivamente ha iniziato la sua carriera imprenditoriale nel settore degli autoservizi».
    Assegni scoperti
    Sarebbe però bastato fare una semplice visura camerale per scoprire che nel 2004 Turrisi era stato segnalato per due assegni scoperti per un totale di 25mila euro. Informazioni molto più complete «Il Sole–24 Ore» le ha trovate poi in un documento allegato a un procedimento penale della Procura di Roma: «Turrisi Mariano, alias Turrisi Mario, alias Viaros Mario, alias Tarraso Maurice è stato oggetto di diverse indagini dall'anno 1984, per riciclaggio, traffico di droga, richieste estorsive di ampliamento dei crediti, uso di documenti e valuta contraffatti, di assegni scoperti e truffe, ma sempre senza o quasi alcun risultato... (In Italia) risulta avere pregiudizi per reati contro il patrimonio (1994) ed essere stato condannato per reati contro la famiglia (1987). Da archivi dell'Fbi... risulta essere stato tratto in arresto più volte negli Usa. In particolare risulta che in data 11.06.1985 è stato oggetto di fermo in Florida da parte dell'Interpol in quanto trovato in possesso di banconote false... Turrisi è, inoltre, stato sospettato di essere inserito in un vasto traffico di stupefacenti, facente capo alle famiglie di Cosa Nostra a New York, nonché di aver riciclato centinaia di milioni di dollari; ha, infine, contatti in numerosi Paesi europei e del continente americano... Anche la Dea, agenzia antidroga americana, ha condotto indagini sul suo conto per narcotraffico, certificati di deposito falsi e valuta contraffatta».
    L'arresto di Turrisi
    Fin qui il passato. Il presente non risulta però meno torbido. Proprio ieri a Roma, in una conferenza stampa congiunta tenuta dal sostituto procuratore di Roma Italo Ormanni con la Dia e la Guardia di Finanza, è stato annunciato l'arresto di Mariano Turrisi per il reato 416 bis, associazione di tipo mafioso. Dall'indagine condotta dai funzionari della Dia, Silvia Franzé e Alessandro Mosca, in collaborazione con il maggiore della Guardia di Finanza Vincenzo Androne, è emerso che Turrisi avrebbe usato il suo Made in Italy Group per un'operazione di riciclaggio di denaro con il Canada da oltre mezzo miliardo di dollari che vede coinvolto il clan mafioso italocanadese che ha come padrino Vito Rizzuto. La Made in Italy Group – con sede a Piazza Colonna, a pochi passi da Palazzo Chigi – sarebbe stata creata, secondo gli inquirenti, proprio per riciclare il denaro proveniente dal traffico di droga. In particolare una partita di cocaina da 300 chilogrammi, dal Venezuela, era stata sequestrata l'anno scorso a Vancouver.
    Per quanto riguarda il riciclaggio, che si svolgeva attraverso un sistema di società a scatole cinesi, sono stati emessi 19 provvedimenti di cattura tra cui due funzionari di banca del Veneto che facevano la spola tra Svizzera e Italia per depositare il denaro in conti correnti (denominati Olio 1 e Olio2) che facevano capo all'associazione mafiosa.
    Estradato negli Usa e quindi condannato per un triplice omicidio da lui commesso nel 1981 a Brooklyn, Vito Rizzuto è oggi rinchiuso in un carcere di massima sicurezza americano. Anche da lì gli inquirenti pensano continui a controllare le attività di un'organizzazione un tempo strettamente legata al clan mafioso dei Caruana-Cuntrera e che secondo la Procura di Roma «domina il mondo del crimine organizzato in Montreal dagli inizi degli anni 80».
    In una sua testimonianza, il pentito della camorra ed ex trafficante di cocaina Oreste Pagano aveva poi spiegato che «Rizzuto può essere considerato una sorta di manager che, tramite i suoi affiliati, utilizza persone non facenti parte della famiglia per commettere reati comuni che consentono all'organizzazione di esistere anche senza sporcarsi le mani».
    I legami con il clan Rizzuto
    Nella richiesta di custodia cautelare il sostituto procuratore di Roma Adriano Iasillo, che ha coordinato le indagini con il supporto della collega di Milano Margherita Taddei, aveva spiegato che in questo network di affiliati del clan Rizzuto si distinguono i fratelli Robert e Anthony Papalia, per i quali ha anche chiesto e ottenuto le misure cautelari. Da tre decenni i Papalia sono coinvolti in una serie di episodi di frode un po' in tutto il mondo. Il primo riguarda la Penway Explorers Ltd, una società canadese che un tribunale dichiarò essere stata etero-diretta da Vito Rizzuto e che aveva Anthony Papalia come consigliere d'amministrazione. I Papalia vennero poi coinvolti nelle vicissitudini di svariate altre società, come Metals Research, Crys-Tel Communications, Nano-World Projects, tutte finite nel mirino delle autorità investigative per truffa. Nel 2005 la Consob canadese ha poi interdetto Robert da qualsiasi ruolo in società quotate per 25 anni, mentre negli Usa la Sec gli ha imposto l'interdizione «in perpetuità».
    «Il Sole-24 Ore» ha trovato evidenza del fatto che Turrisi è da anni associato ai Papalia. Nel 1999 la sua firma apparve a fianco a quella di Robert Papalia in un documento che lo presentava come managing director di Crys-Tel Australia, la sussidiaria australiana della società cui erano legati i Papalia. L'anno successivo, i Papalia presentarono Turrisi a un loro affiliato, Edward Nixon, il fratello incauto dell'ex Presidente americano che avevano coinvolto come consigliere in svariate operazioni di dubbia natura. «Robert Papalia mi invitò a Toronto a incontrare Turrisi. Il 24 maggio 2000 presi il volo da Seattle a Toronto», ci ha detto Nixon dopo aver consultato la sua vecchia agenda elettronica nel computer di casa (la carta di Edward Nixon è tra l'altro un jolly sempre a disposizione: nell'advisory board del Little Italy Resort, assieme al principe, abbiamo infatti trovato anche il suo nome.)
    Le intercettazioni con il padrino
    Negli ultimi anni il rapporto tra Turrisi e il padrino di Montreal non è stato solo mediato attraverso i Papalia. Le autorità canadesi hanno intercettato svariate telefonate tra Turrisi e Vito Rizzuto nel 2002 e nel 2003, mentre in una telefonata con un altro suo affiliato lo stesso don Vito ha definito Turrisi «un mio socio» con cui ha «fatto delle cose insieme». Non tutte quelle cose devono però essere andate felicemente in porto. Perché in un'altra telefonata intercettata il 1 novembre 2002 dai canadesi si sente don Vito chiedere a Robert Papalia «se quel ladro è ancora lì o se n'è andato». I due parlavano di tale Mario (o Mariano) e gli inquirenti ritengono si riferissero proprio a Turrisi. Papalia aveva risposto di aver visto «quell'idiota» all'Hotel Inghilterra (abituale punto di riferimento romano di Turrisi ndr.), dove stava «spendendo un sacco di soldi». «Questo ragazzo ci sta derubando», aveva poi commentato Papalia. E aveva aggiunto che stava ancora tentando di fare «quella cosa del caz...». Era un riferimento al progetto del Made in Italy? È impossibile stabilirlo, anche se nel corso di svariate telefonate avvenute nel 2005 Turrisi è stato intercettato mentre aggiornava Anthony Papalia sui suoi sforzi sul Made in Italy.
    Ma come è possibile che Emanuele Filiberto, presidente di un movimento interamente impostato su valori come il rigore morale e l'onestà, abbia finito con scegliere come vice un tipo come Turrisi?
    Nella sua intervista al Sole-24 Ore, il principe ha spiegato di essersi reso conto di aver commesso un errore. «Ho aperto troppo le braccia a una persona che mi raccontava tante belle cose – ha spiegato –. E forse gli ho dato un incarico troppo elevato». In un movimento che inneggia a valori quale il rigore morale e l'onestà, chissà quale incarico sarebbe stato più appropriato per un uomo legato a Don Vito Rizzato, killer e padrino della mafia italo-canadese?



    CHI È
    Nato a Piedimonte Etneo, in provincia di Catania, Mariano Turrisi, 53 anni, è stato arrestato due giorni fa per associazione mafiosa. È presidente di Made in Italy Group ed è stato fino al luglio scorso vicepresidente di Valori e Futuro, il movimento fondato da Emanuele Filiberto.
    Le identità e le inchieste
    Secondo un documento allegato a un procedimento penale della Procura di Roma, Turrisi è stato coinvolto in numerose inchieste giudiziarie con nomi diversi: Turrisi Mariano, Turrisi Mario, Viaros Mario, Tarraso Maurice. Sottoposto a diverse indagini per riciclaggio, traffico di droga, uso di documenti e valuta contraffatta, dagli archivi Fbi risulta essere stato arrestato più volte negli Usa.
    [email protected]

  3. #3
    roberto m
    Ospite

    Predefinito

    Editoriali del direttore

    La Caporetto di Emanuele Filiberto
    La notte tra il 23 e il 24 ottobre del 1917, le truppe austro-tedesche che si opponevano a quelle italiane, durante il primo conflitto mondiale, sfondarono il fronte a Caporetto mettendo in ginocchio il nostro Paese. Solo per miracolo il nostro esercito riuscì a riprendersi dalla batosta per poi sconfiggere l’Impero Austro-Ungarico dodici mesi dopo. Quei nefasti avvenimenti hanno talmente segnato la nostra società che ancora oggi, per voler indicare una disastrosa sconfitta, si usa dire : “è una Caporetto”. Indubbiamente, quei giorni di ottobre non portarono bene né all’Italia né a Casa Savoia che avrebbe potuto essere travolta sull’onda della sconfitta militare. Ebbene, novant’anni dopo, il 23 ottobre continua ad essere un giorno nefasto per Casa Savoia. Infatti Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele e di Marina Doria, nonché nipote dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, si trova ad essere sfiorato da un grave scandalo: l’ex vice presidente del suo movimento Valori e Futuro, Mariano Turrisi, è stato arrestato, accusato di gravi reati di stampo mafioso. Si tratta di una “Caporetto” per l’immagine di Emanuele Filiberto che forse doveva essere più prudente nel verificare le credenziali prima di nominare Turrisi addirittura vice presidente di Valori e Futuro. Questo ennesimo scandalo che colpisce alcuni membri di Casa Savoia giunge dopo quello che appena un anno fa vide coinvolto il padre di Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele che fu persino arrestato su ordine della Procura di Potenza. Anche in quel caso, probabilmente, il “disastro” avvenne per mancanza di ponderazione da parte di Vittorio Emanuele che frequentava ed accettava negli Ordini Dinastici personaggi…come dire “un po’ tanto birboni”. Emanuele Filiberto, in un comunicato dell’Adn-kronos di poche ore fa, informa che ad averlo tratto in inganno è stato il fatto che Turrisi frequentava i più bei nomi della Finanza americana. Insomma, il membro di Casa Savoia si è fatto abbacinare dal vil danaro che dimostrava di possedere il Turrisi. Brutto che un “principe” guardi più alle capacità del portafoglio che all’animo di chi incontra per strada. A Re Umberto II, una cosa del genere non sarebbe mai potuta capitare.

    Antonio Parisi
    direttore de "il Meridiano"

  4. #4
    roberto m
    Ospite

    Predefinito

    Mercoledí 24 Ottobre 2007

    «Lo riconosco, con lui ho fatto un errore»




    Il 2 ottobre scorso, quindi prima dell'arresto di Mariano Turrisi, Emanuele Filiberto di Savoia ha incontrato l'inviato del Sole-24 Ore negli uffici del suo movimento a Roma per l'intervista che segue.
    In questo clima di antipolitica, che cosa può offrire Valori e Futuro?
    Quando sono tornato da 30 anni di esilio ho cominciato a girare per l'Italia e ho trovato tantissima gente che mi chiedeva lo stesso favore: «Principe, faccia qualcosa per l'Italia». Ho capito che c'era un problema. Avevano perso la cosa più importante e più cara che un essere umano può avere: i valori. E allora ho deciso di creare questa associazione.
    Quando è nata l'associazione?
    Nel gennaio 2005. All'inizio di quest'anno, da movimento culturale ho poi deciso di trasformarlo in movimento d'opinione. Chi più di me e chi meglio di me - visto che non sono stato inquinato da tutto ciò che è successo in Italia in questi ultimi 50 anni - può oggi dire che questi sono i valori importanti e che è da lì che dobbiamo ricominciare?
    È possibile che l'evoluzione continui e Valori e Futuro diventi un partito politico?
    Le possibilità ci sono.
    Parliamo della struttura di Valori e Futuro.
    Valori e Futuro oggi ha un coordinamento e una base in ogni regione d'Italia e stiamo finendo di completare le province. Siamo all'80 per cento. Oggi gli iscritti sono sopra i 15mila.
    Come vi finanziate?
    Se domani si dovesse andare alle elezioni e noi decidessimo di presentarci, ho già vari imprenditori che mi hanno dato disponibilità a sostenere il movimento.
    Si possono sapere i nomi?
    No, ma se dovessimo diventare un partito politico si saprebbero.
    Il tema della corruzione è uno dei grandi temi in Italia. Di recente il ministro Mussi ha criticato la giunta regionale calabrese perché ha troppi indagati. Lei condivide questo atteggiamento?
    Io condivido molto questo atteggiamento duro. Oggi viviamo in Italia con realtà antropologiche – mafia, camorra, 'ndrangheta – che dovrebbero essere combattute in modo molto più radicale di quanto non si faccia. Oggi c'è un grande problema in Italia di corruzione e di malavita.
    Nel nostro Paese è trasversale la penetrazione della cultura mafiosa, come fate a impedire che avvenga anche con voi?
    Per il momento noi non siano penetrati. Se domani si va in politica, si dovrà fare un grande lavoro nella scelta dei vari candidati. Io spero e voglio riuscire a farlo con i miei candidati...
    Fino a pochi mesi fa al vertice di Valori e Futuro c'era un tale Mariano Turrisi, che lei aveva scelto come suo unico vicepresidente. Perché?
    Sinceramente era una persona che mi ha fatto vedere nel suo progetto qualcosa che potevo condividere.
    Il progetto imprenditoriale?
    Il progetto imprenditoriale.
    Ma lei stava facendo un movimento politico, che c'entra un progetto imprenditoriale?
    No, non era un progetto imprenditoriale... il progetto del Made in Italy Group era il progetto del lancio di tutto quello fatto in Italia, della salvaguardia di ciò che è italiano... Quando noi siamo passati da associazione a movimento si è venduto molto bene. È una persona intelligente e mi ha promesso sponsorizzazioni del movimento da imprenditori amici suoi.
    Quindi lo ha fatto vicepresidente perché le ha offerto dei soldi?
    No, non era così.
    Come no? Ha parlato di sponsorizzazione del movimento.
    Lui si occupava, diciamo, di una parte del finanziamento, della ricerca degli sponsor. Poi aveva comunque qualche buon aggancio per tutto quello che era il Sud Italia. Poi aveva l'idea degli italiani nel mondo. Aveva associazioni sue in Australia.
    Nel luglio scorso il nome di Turrisi è scomparso dal vostro sito. Avete rotto perché non ha portato soldi e sponsorizzazioni?
    Diciamo che ha disatteso tante cose. Aveva ottime idee, mi parlava dei valori che io ho sposato col mio movimento.
    Come ha fatto notare Mussi con la giunta calabrese, la sfida è quella di circondarsi di persone irreprensibili. La prima cosa che lei ha fatto quando ha trasformato la sua associazione in movimento di opinione è stata di scegliersi come vicepresidente Turrisi, non è un buon segno.
    È un errore. Ho fatto un errore che riconosco.
    Qual è stato l'errore?
    L'errore è forse di essermi in questo caso fidato di una persona... ma non so neanche... perché è una persona affidabile. Qual è l'errore? Ho aperto troppo le braccia a una persona che mi raccontava tante belle cose... Forse ho dato un incarico troppo elevato.


    IL MOVIMENTO
    Il principe Emanuele Filiberto, 35 anni, ha fondato Valori e Futuro nel 2005. All'inizio di quest'anno Mariano Turrisi, arrestato per associazione mafiosa, è stato nominato vicepresidente, carica che ha ricoperto fino al luglio scorso.
    Sul sito (www.valoriefuturo.it) si afferma che il movimento «incarna una corrente di pensiero condivisa da migliaia di donne e di uomini che non si riconoscono nella classe dirigente di un Paese che ha smarrito la propria identità nazionale, i propri valori, la sua cultura e le sue tradizioni. Quella che vediamo oggi non è l'Italia che tutti vogliamo, è un Paese che va rifondato».

  5. #5
    un Re è necessario!!
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    il Giornale – 27 ottobre 2007
    La parola ai lettori – Pag. 42
    Valori e futuro (incerto) dell’erede di casa Savoia
    Da italiano mi sento profondamente umiliato dalle notizie che apprendo sulla stampa (da ultimo
    dal Sole-24 ore) sulle sventurate attività dei «discendenti» dall'ultimo re d'Italia. Poi mi
    sono ricordato che lei questi personaggi non li considera i «successori» del re, e spiega i motivi
    giuridici per cui oggi Casa Savoia è rappresentata dal ramo dei Savoia Aosta. Tuttavia, qualche
    tempo fa ho sentito parlare un documento favorevole a Vittorio Emanuele scritto di pugno
    dagli eredi testamentari del re e dagli esecutori testamentari, sbandierato dai simpatizzanti
    di Vittorio Emanuele e figlio come una prova definitiva. Conto su una sua spiegazione
    come sempre informata convincente.
    Giovanni Volpi (Venezia)
    Ho letto anch'io l'intervista nel corso della quale Emanuele Filiberto annunciava la nascita del movimento
    politico «Valori e futuro». Movimento che s'è trovato praticamente costretto a fondare in
    quanto, girando per la Penisola, si era imbattuto, cito, «in tantissima gente che mi chiedeva lo stesso
    favore: principe, faccia qualcosa per l'Italia». Di fronte ad appelli di tal fatta il principe non si è tirato
    certo indietro, dando vita appunto a un partito che, a sentir lui, «incarna una corrente di pensiero
    condivisa da migliaia di donne e uomini che non si riconoscono nella classe dirigente di un Paese
    che ha smarrito la propria identità nazionale, i propri valori, la sua cultura e le sue tradizioni». Forte
    del fatto che fino a ieri non ha mai messo piede in Italia («non sono stato inquinato da tutto ciò che
    è successo in questi ultimi cinquant'anni»), Emanuele Filiberto afferma di conoscere bene quali siano
    i «valori importanti» per gl'italiani. Ad esempio la lotta alle «realtà antropologiche di mafia, camorra
    e 'ndrangheta», alla corruzione e alla malavita. Peccato che «Valori e futuro» sia partito col
    piede sbagliato. Il suo vicepresidente e sponsor, Mariano Turrisi, è stato infatti arrestato per associazione
    mafiosa. Ciò lascia pensare che, fermi restando i valori, per «Valori e futuro» il futuro si
    presenta assai incerto, con la fondata prospettiva di essere sepolto non dagli scandali, ma dalle risate.
    Venendo poi alla questione da lei sollevata non è che sia io a non ritenere Vittorio Emanuele - e
    domani il suo figliuolo - successori dinastici di Casa Savoia. Parlano gli atti e a quelli mi attengo.
    Mi riferisco alle lettere autografe di Umberto riprodotte nel sito realcasadisavoia.it e pubblicate nel
    volume Declino e crollo della monarchia in Italia di Aldo A. Mola per le edizioni Mondadori. O a
    quelle di Maurizio d'Assia e Simone di Bulgaria - gli esecutori testamentari - che smentiscono in
    modo categorico d'aver voluto revocare, anche perché non ne avrebbero avuto l'autorità, le disposizioni
    circa la successione a capo della Casa che Umberto volle affidare ad Amedeo di Savoia. Carta
    canta, insomma, ed è la carta a essere convincente, caro Volpi, non le chiacchiere che, una volta di
    più, stanno a zero.
    Paolo Granzotto

  6. #6
    roberto m
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    grazie Mercutio, è giusto che i monarchici sappiano, che poi sia utile un movimento monarchico è un conto ma non a costo di imbarcare elementi di questo tipo che nella migliore delle ipotesi espongono il movimento al ridicolo, come se ce ne fosse ancora bisogno.
    Possibile che per avere finanziamenti EF non abbia trovato di meglio che elementi di questo tipo? (tra l'altro credo che non era difficile accorgersi che tipo di personaggio era Turrisi, bastava prendere qualche informazione)

  7. #7
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    Ottimo lavoro, REALTA' batte vittoriani e cortigiani 50 a 0.
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  8. #8
    roberto m
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    i vittoriani dicono che la stampa è di parte e malevola verso di loro e questo è vero, ma perchè fare di tutto per attirare l'attenzione (in senso negativo) ed esporsi cosi' alla stampa che in fondo fa il suo mestiere?

  9. #9
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    la stampa è contro di loro senza dubbio, ma di sicuro non è amica nostra, anzi!!!
    La differenza tra i monarchici legittimisti e vittoriani, o quelli (cui non gliene frega niente, -di che si devono fregare poi da monarchici non è dato sapere) è che e.f. esce un giorno si e l'altro pure sui giornaletti scandalistici, una volta con gli occhi truccati ed altre a dire che non è monarchico, mentre S.A.R. Amedeo di Savoia e suo figlio Aimone di Savoia sono più riservati, ma quando escono sui giornali è per parlare di questioni monarchiche.
    Ricordo circa un anno fa Amedeo che alla stampa ha dichiarato il desiderio di poter fare un altro giuramento alla Patria, uno diverso che alla repubblica!!!


    Questa è classe, altro che correre dietro a gay e truccarsi gli occhi dichirandosi principi e marchesi, per poi definirsi non monarchici.....quello è truffare gente onesta, monarchici, quindi persone che potenzialmente, prelevate dalla gente comune, sarebbero potenzialmente nella gran parte dei casi delle persone per bene.
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  10. #10
    roberto m
    Ospite

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    no no infatti il mio discorso era generale, la stampa e quasi tutta contro i monarchici tranne Libero, filovittoriano e Il Giornale (anzi solo Granzotto) filoaostano: molto bella la sua afferamzione che la sua convinzione che il successore di Re Umberto II è Amedeo è dovuta alla lettura delle carte, documenti inoppugnabili e impossibili da smentire : carta canta insomma.

    Certo in Germania e in Austria quando un principe doveva rinunciare al trono lo faceva pubblicamente davanti a tutta la famiglia e a un notaio, giurando sulla Bibbia: avremmo avuto meno divisioni oggi ma forse Re Umberto II non se la sentiva di organizzareuna cerimonia simile

 

 
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