...dell'aspirante Nobel Al Gore
Roma. Che “Una scomoda verità”, il documentario catastrofista sul global warming prodotto dall’ex vicepresidente americano Al Gore e premiato con un Oscar la scorsa primavera, fosse un film “fazioso e scientificamente inaccurato” il giudice John Burton dell’Alta Corte di Londra l’aveva già detto con una sentenza qualche giorno fa.
A chiarire cosa abbia spinto il magistrato britannico a raccomandare una proiezione “guidata” nelle scuole del Regno Unito del documentario di Gore sono però le motivazioni della sentenza, che sono state rese note soltanto ieri.
Sono undici i punti critici del film-manifesto degli ultras ecologisti, secondo le conclusioni del consulente nominato dal giudice Burton, ma nel complesso l’errore che viene attribuito a Gore e ai suoi collaboratori è di aver collegato eventi assolutamente separati tra loro.
La maggior parte delle “prove” dell’esistenza stessa del fenomeno del surriscaldamento terrestre che Gore fornisce nel corso del film sarebbe inconsistente: lo scioglimento del ghiacciaio del Kilimangiaro, l’uragano Katrina, il prosciugamento del lago Ciad e l’estinzione dei coralli semplicemente non sarebbero eventi riconducibili all’aumento delle temperature.
Uno degli episodi più toccanti del documentario, la morte per annegamento di un gruppo di orsi polari, “non sarebbe dovuto allo scioglimento dei ghiacci artici, come sostenuto dalla pellicola, ma all’abbattersi di una tempesta particolarmente violenta” sul Polo nord.
La sentenza boccia anche le previsioni millenariste del documentario, come quelle che vorrebbero la Corrente del Golfo non lambire più l’Europa (che gelerebbe), la Groenlandia sciogliersi nel giro di pochi anni e il livello dei mari crescere di almeno sette metri entro la fine del secolo. Tutte affermazioni nel migliore dei casi scientificamente indimostrabili quando non addirittura “false. Eppure, stando all’inchiesta della Tv americana Abc, Al Gore avrebbe fatto della sua crociata ambientalistica una vera miniera d’oro in grado, oltre che di arricchirlo materialmente, anche di farne un candidato ideale a qualsiasi premio e carica: l’Oscar (già vinto), l’Emmy Award (in bacheca da mesi), il Nobel per la pace (è il favorito per l’annuncio di venerdì prossimo, secondo i bookmaker) e, ancora una volta, la Casa Bianca, che nel 2000 l’allora candidato democratico non riuscì a conquistare per pochi voti di scarto.
Al momento della sconfitta, mentre George W. Bush giurava fedeltà alla Costituzione degli Stati Uniti, Gore “valeva” circa un milione di dollari, sostengono alla Abc. Oggi, dopo “Una scomoda verità” e la campagna ecologista a base di previsioni choc, l’ex vicepresidente americano ha una quotazione di cento milioni di dollari.
Le catastrofi annunciate di Gore non sono però le sole, nel campo ecologista. E non sono nemmeno le più eccentriche.
Un think tank liberal, il Center for American Progress, ne ha catalogate un centinaio, prendendole anche abbastanza sul serio.
A causa del global warming, spiegano i ricercatori statunitensi in un articolo pubblicato sul loro sito Internet, il mondo rischia di perdere i vini francesi (l’idea è che il clima ideale per i vigneti si sposterà a nord, stando a quanto riportato dal Los Angeles Times), l’albero di Natale, le vacanze in montagna (almeno quelle a base di sci, secondo New York Times e Washington Post), le cene a base di salmone e di aragosta (mari troppo caldi non permetterebbero la vita di queste specie, ha riferito l’Associated Press), le patatine fritte (anche i tuberi non crescerebbero più come una volta, hanno fatto sapere dall’Ap) e persino le prostitute bulgare scarseggerebbero.
Queste ultime, ha raccontato il free press Metro nell’edizione britannica, abbandonerebbero presto le case di tolleranza di città per spostarsi tutte in località sciistiche, dove i villeggianti – ormai senza neve – non saprebbero più come passare il tempo, trovandosi “costretti” a ricorrere ai loro favori.
www.ilfoglio.it 10 ott 07
saluti




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