E se alla fine fosse meglio tenerci il governo Prodi?
Se fosse una questione calcistica, e non politica, si parlerebbe di rosa ampia con tanti elementi, oppure di squadra con panchina lunga, anzi lunghissima. Non si offenda allora il Cavaliere milanista se il primo paragone che viene in mente, considerate anche le scarse fortune rossonere di questi tempi, è quello con il presidente petroliere dei cugini interisti, Massimo Moratti. Berlusconi, infatti, dopo la sconfitta per soli 24mila voti alle ultime elezioni, si sta preparando all’eventuale voto anticipato del prossimo anno con una coalizione che definire grande è poco. Tra accordi già presi e trattative in atto sono più di venti partiti. Il che vorrebbe dire, manuale Cencelli alla mano, che per accontentare tutti gli annunciati vincitori ci vorrebbe un governo con almeno cinquanta ministri e duecento sottosegretari. Un’esagerazione? No, per rendersene conto è sufficiente scorrere l’elenco di sigle e siglette che vanno componendosi nel cielo azzurro, dove accanto al Sole Berlusconi c’è una scia infinita di pianeti, stelle e frammenti di asteroide.
Lo zoccolo duro (4 partiti). Ovviamente l’elenco della grandissima coalizione che Berlusconi sta assemblando non può che aprirsi con le formazioni storiche dell’ex Polo delle libertà poi diventato Casa, sempre delle libertà: Alleanza nazionale, Lega Nord e Udc. Al momento, in previsione di un voto con il Porcellum calderoliano (anche se a volere il proporzionale senza preferenze furono i centristi di Casini in cambio del federalismo a Bossi) i tre alleati più grandi di Forza Italia dovrebbero andare ciascuno per conto suo. Anche l’Udc? Sì, anche i post-dc del centrodestra sarebbero in procinto di tornare all’ovile berlusconiano. Stante sempre il Porcellum, l’unica alternativa per il partito casiniano potrebbe essere quella di schierarsi con il Pd veltroniano staccato dalla sinistra radicale. Insomma, quel nuovo conio di cui ha parlato Rutelli. Ma in quel caso l’Udc andrebbe incontro a una scissione: difficile, infatti, pensare che i signori delle tessere e dei voti, Baccini (Lazio) e Cuffaro (Sicilia), accettino una sconfitta sicura alleandosi con il Partito democratico.
I panchinari fedeli (3 partiti). Un altro nucleo della Cdl è quello dei partitini moderati di Rotondi, Nucara e Caldoro. Ossia, rispettivamente, Nuova Dc, Pri e Nuovo Psi. Alle ultime elezioni Rotondi e i socialisti corsero insieme e adesso potrebbero ripetere l’esperienza, anche se il Nuovo Psi, rimasto orfano di De Michelis, è diventato ancora più piccolo di quello che era.
Fine prestito (4 partiti). Nella nuova aggregazione berlusconiana spiccano tre ritorni e una new entry. Premesso che ogni “piccolo” tende sempre a rivendicare il peso dei propri voti, che sono pochi ma sempre determinanti, il primo prestito che rientra dal centrosinistra è quello del Partito pensionati della famiglia Fatuzzo (il papà Carlo è eurodeputato, la figlia Elisabetta consigliere regionale in Lombardia, entrambi che rappresentano «giovani e anziani insieme per un futuro di pensioni giuste») che nel 2006 era con l’Unione. Fatuzzo è ritornato con il Cavaliere il 20 novembre dell’anno scorso e nel centrodestra ha ritrovato anche gli scissionisti della Fipu, Federazione italiana pensionati uniti, che andarono via dal Pp quando fu sancita l’alleanza con l’Unione.
Altro ritorno di peso, in tutti i sensi, è quello del rotondo senatore Sergio De Gregorio, a capo del movimento Italiani nel mondo. Socialista, forzista, poi neo-dc con Rotondi infine dipietrista, il politico-giornalista di Napoli ha già siglato un accordo con Berlusconi, che tra l’altro gli ha pure versato un contributo di 500mila euro per il suo partitino. Ritorno di “nome” ma non tanto di voti è poi quello di Alessandra Mussolini. Sganciatasi dai Cavalieri neri (Fiore di Forza nuova e Tilgher del Fronte nazionale) la Nipote probabilmente sarà ospitata col suo partito personale, Azione sociale, dai vecchi amici di An, tra cui non c’è più l’odiato Storace. Infine, la new entry Pizza. Nel senso di Pino. Al centro di una eterna diatriba con il presunto usurpatore Angelo Sandri per l’uso e la proprietà del simbolo storico dello scudocrociato, la Dc di Pizza ha abbandonato Prodi (che grazie alla mediazione di Rovati partecipò persino all’ultimo congresso pizziano) per accasarsi nella Cdl. Il nome di Pizza campeggia con quelli di Bondi e di Fini nel programma del convegno teo-con organizzato dal forzista Adornato per sabato prossimo a Roma.
L’ala destra (4 partiti). A parte la solitaria Mussolini, l’ala estrema della coalizione del Cavaliere è presidiata da quattro partiti un po’ almirantiani un po’ mussoliniani. Il più consistente è quello di Francesco Storace. Uscito da An in polemica con Fini, l’ex governatore del Lazio ha fondato la Destra (presidente Teodoro Buontempo) in cui è confluita Alleanza siciliana di Nello Musumeci, altro scissionista di An. L’assemblea costituente della Destra è prevista per il 10 e l’11 novembre ed è già stato annunciato l’intervento di Silvio Berlusconi (il pomeriggio del 10 alle 17). Storace ha anche varato una Federazione del Sociale con la Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli. La Fiamma fu fondata da Pino Rauti all’epoca della svolta di Fiuggi del Msi. Oggi, però, l’anziano esponente della destra radicale ha dato vita al Mis, Movimento idea sociale, che sarà anch’esso nel centrodestra. Incerto, invece, l’accordo con il Nuovo Msi-Dn di Gaetano Saya, il fascista massone arrestato qualche anno fa per aver messo su una polizia parallela.
Le riserve locali (2 partiti). Alle politiche del 2006, a Berlusconi mancarono in particolar modo i voti in libera uscita terzopolista dei paraleghisti di Giorgio Panto. In Veneto, il Pne, Progetto Nordest, è accreditato di un sei per cento abbondante nonostante nel frattempo il suo fondatore sia morto in un incidente. Osteggiato dai leghisti ufficiali, che vedono come il fumo negli occhi tutti i tentativi di imitazione della casa madre, stavolta il Pne dovrebbe correre con il Cavaliere, che ha già incassato il sì a malincuore di Bossi. In Sicilia, invece, nessun problema per l’accordo con gli autonomisti dell’ex udc Raffaele Lombardo (Mpa).
Radicali liberi (2 partiti). Nella vasta coalizione di centrodestra troveranno posto anche alcuni fuoriusciti dei Radicali di Pannella. Ossia i Riformatori liberali di Della Vedova, Taradash e Calderisi, e quasi certamente il network “Decidere” di Daniele Capezzone, che da tempo flirta con la Cdl.
Fuori ruolo (2 movimenti). Quando la rosa è ampia accade sovente di sgomitare per trovare un ruolo in prima squadra, leggi Forza Italia. È il caso dei circoli di Michela Vittoria Brambilla e di quelli di Marcello Dell’Utri. Per entrambi si dà per scontato un ingresso scontato nelle liste azzurre, ma è curioso che circolino voci che danno i due movimenti in procinto di trasformarsi in due partiti distinti.
Trattative in corso (3 partiti). Riguardano i presunti traditori del governo Prodi. Che faranno i Liberaldemocratici di Lamberto Dini? E l’Udeur di Mastella? A questi va aggiunta anche la Svp, Sudtiroler Volkspartei, che potrebbe clamorosamente lasciare il campo del centrosinistra.
Totale. In tutto sono 24 partiti. Un numero simbolico, quasi servisse a esorcizzare lo spettro di un’altra sconfitta per 24mila voti. Se ne abbiamo dimenticato qualcuno chiediamo scusa agli esclusi. Ma erano veramente tanti da contare.
Fabrizio d'Esposito
25/10/2007
http://www.ilriformista.it/news/rif_...4&id_news=3002




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