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  1. #1
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    Fedi e Riti d'Oriente a Roma

    La Città di Roma ospita lo Stato della Città del Vaticano, sede delle Chiesa Cattolica Universale, rappresentata dal Sommo Pontefice in carica, Vescovo di Roma e Vertice della gerarchia, centrale nel caso della Curia, periferica nel caso della organizzazione territoriale sparsa in tutti i Continenti, distribuita tra Vescovi e Arcivescovi.
    Tuttavia, nel corso dei secoli, la Storia del Cristianesimo ha assistito a unificazioni e lacerazioni nel suo seno, perlomeno a partire dal IV secolo in poi, fino alla Riforma del XVI secolo, con riflessi sui principi della Fede e sulla liturgia adottata. Inoltre, fatti storici di natura politica hanno avuto come conseguenza l’esilio dal proprio territorio e l’accoglienza nella Città del Cristianesimo di gruppi etnici che hanno mantenuto propri riti e proprie caratteristiche religiose.
    A ciò si aggiunga che Roma è anche una Città cosmopolita, per la presenza di comunità laiche residenti più o meno temporaneamente per motivo di lavoro, di studio, di rappresentanza o semplicemente in pellegrinaggio, che hanno sentito il bisogno di identificare in una Chiesa un punto di incontro sia per la liturgia che per soddisfare il desiderio di identificazione nazionale sommerso, diciamo così, dalla maggioranza italiana e cattolica.
    Sono nate nella Città, fin dai primi secoli del Cristianesimo, case di accoglienza dei Pellegrini (la più antica quella dei Sassoni, anche a fini ospedalieri, accanto alla Basilica Vaticana, da cui il toponimo “in Sassia” oppure la Confraternita dei Fiammenghi in Via del Sudario), sedi di Ordini religiosi sparsi nel Mondo a fini di studio seminariale per il successivo invio nelle diverse nazioni, Chiese riferite a Comunità estere, affidate a Cardinali titolari stranieri, Chiese e Cappelle dedicate a Santi non italiani.
    In sostanza, in Roma la presenza del Vaticano favorisce gli scambi culturali internazionali mentre il ruolo di Capitale comporta la presenza di rappresentanze diplomatiche, per non dire dell’attrazione che i tesori d’arte suscita negli artisti e studiosi stranieri appartenenti a fedi religiose diverse.
    A questo si aggiunge la storica presenza della Comunità ebraica, profondamente inserita nel tessuto urbano e socioeconomico della Città, e l’immigrazione da Africa e Asia di fedeli appartenenti alla religione islamica.
    Insomma, una prima sommaria indagine sulla presenza in Roma di luoghi di culto non tradizionalmente cattolici presenta molti spunti che suscitano interesse, curiosità, talvolta meraviglia. Inoltre, la numerosità delle Fedi e dei riti è tale che è stato necessario, data anche la complessità del tema, operare un ordine di analisi:
    Chiese Cattoliche (di rito greco e di rito russo)
    Chiese Ortodosse (greche, russe e copte)
    Successivamente, tratteremo dei luoghi di culto Ebraici e Islamici.
    La materia è molto complessa, affrontata – lo diciamo francamente - più per cogliere eventuali caratteristiche esteriori in rapporto ai riti e agli elementi architettonici e sociali che per approfondire storia e dottrina. Riteniamo, tuttavia, che sia un filone di indagine interessante per comprendere meglio la Città in cui viviamo.


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  2. #2
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    CHIESE CATTOLICHE DI RITO ORIENTALE
    Sono dedicate ai fedeli che aderiscono alla Dottrina e al Primato (non onorifico) del Vescovo di Roma, inteso come vertice di tutta la struttura ecclesiale e Vicario di Cristo. Le popolazioni che mantennero fede alla precedente organizzazione che vedeva il primato come fatto onorifico e la nomina dei vescovi su base locale e che intendevano mantenere libertà dialettica in termini dottrinari, si definirono di religione Ortodossa. Mantennero al loro interno una distinzione territoriale nazionale facente capo al proprio Patriarca (Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Kiev, Mosca, etc).
    La divisione, che avvenne nell’XI secolo anche per motivi dottrinari, come vedremo meglio in seguito quando incontreremo le Chiese Ortodosse, determinò una ulteriore distinzione nell’ambito delle Nazioni fede ortodossa: l’esistenza di minoranze che invece riconoscevano la Dottrina e il Primato del Vescovo di Roma. Possono essere definiti “Uniati”, “ortodossi cattolici”, in sostanza cattolici.
    In sede liturgica, sono state mantenute le modalità comuni a tutte le Chiese cristiane fino all’XI secolo. In termini visivi, le Chiese di rito orientale. Come quelle Ortodosse di rito greco, si caratterizzano per la presenza di una transenna che divide il presbiterio dal resto dell’assemblea, all’interno del quale si erge una parete piuttosto alta, detta Iconostasi, cui sono appese le immagini, con una porta centrale e due più piccole laterali. L’Iconostasi era per natura mobile e veniva in passato definita anche “Pergula”. La cerimonia dell’Eucarestia si differenzia dal rito cattolico romano in quanto la consacrazione del pane e del vino viene effettuata dietro la Iconostasi da parte del sacerdote che prende anche la Comunione

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  3. #3
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    S. Maria in Cosmedin
    Una delle Chiese più note tra i turisti che non mancano, seguendo l’esempio di una scena celebre del film “Vacanze romane”, di infilare la mano nella “Bocca della Verità” posta nel portico. La Chiesa ha una storia molto interessante, eretta nel VI secolo sulla base di un importante edificio funzionale, l’Annona, che si occupava dell’approvvigionamento e della distribuzione dei generi alimentari. All’interno colpisce il contrasto tra la saldezza e nitidezza architettonica delle colonne classiche e le pareti paleocristiane, non perfettamente e “professionalmente” ortogonali, come i pilastri. Notevole il pavimento cosmatesco. Nel presbiterio si erge l’Iconostasi con le tradizionali icone. La facciata barocca del Sardi, una delle più belle di Roma, come si ricava dalle stampe dell’epoca, fu abbattuta per il restauro/ripristino del secolo scorso: il risultato complessivo, è filologico ma freddo, non però repellente come gli interventi degli anni ’30 che hanno portato alla costruzione degli edifici dell’Anagrafe e dintorni, compresi i terribilmente posticci mediovalismi (palazzetti e torri).

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  4. #4
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    S. Atanasio dei Greci
    Sorge a Via del Babuino, accanto al fioraio e alla fontana con la statua che dà il nome alla Via, dalle insolite forme, stretta dagli edifici e dalla scarsa larghezza della strada: dovrebbe essere stata edificata da Giacomo della Porta , nei primo decennio della seconda metà del XVI secolo. E’ curioso ricordare che la facciata ha rappresentato un modello per quella di Trinità dei Monti. Ce la rammenta il disegno delle torri campanarie, che qui appaiono anche più slanciate e monumentali. Festeggia il Santo Titolare il 2 di maggio. E’ officiata dal Pontificio Collegio Greco, in rito bizantino in lingua greca.
    La Via de’ Greci, che la fiancheggia, nota per essere la sede dell’Accademia musicale di S. Cecilia, trova così la sua spiegazione.
    L’interno è interessante perchè la navata, corta, termina, con soluzione rara a Roma, su una struttura trasversale a tre absidi semicircolari sporgenti: una centrale con catino e due laterali, come a formare un fiore tripetalo. E’ un esempio della struttura a “Trichora”, come l’edificio superstite soprastante le Catacombe di S. Callisto. Nell’abside compare l’iconostasi e gli arredi sono disposti
    secondo il rito greco.

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  5. #5
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    S. Basilio
    Percorrendo da Via Bissolati Via di S. Basilio si incontra sulla sinistra il Collegio e Ospizio dei Monaci Basiliani e subito dopo la piccola Chiesa, intitolata al monaco di Cesare del IV secolo.
    I monaci basiliani, diffusi nell’Italia meridionale nel medioevo, noti a Roma per l’Abbazia di Grottaferrata, furono organizzati alla fine del XVI secolo. La comunità, suddivisa in Province, faceva capo ad un rappresentante permanente a Roma. Per favorire anche la vita del Collegio, fu costruito l’edificio Via del Basilico/Via di S. Basilio. Vicissitudini successive alle demanializzazioni post 1870 portarono a d una riduzione degli spazi del Collegio.
    La Chiesa fu eretta nel 1682, all’interno di una zona che si poteva definire un “villaggio settecentesco” intorno alla Chiesa di S. Nicola da Tolentino. L’orribile intervento degli anni ’30, che ha stravolto l’atmosfera dei luoghi creando Via Bissolati, i Palazzi della Banca Nazionale del lavoro e altro, rendendo un retrobottega adibito a parcheggio l’area intorno a S. Nicola da Tolentino, ha coinvolto anche la nostra piccola Chiesa, suggestiva al suo interno, ridotta ad interpunzione di esercizi ed insegne commerciali all’esterno.
    Dipende dall’Abbazia di Grottaferrata e vi si officia in rito greco. Al suo interno si erge l’iconostasi con le icone.

  6. #6
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    S. Salvatore alle Coppelle
    La Piazza delle Coppelle dal 1821 era divenuta un mercato del pesce, fu poi trasformata in piccolo mercato ortofrutticolo, che ancora oggi è attivo in una delle due Piazzette. L’area circostante alla Chiesa ha la caratteristica della duplicità: la Via delle Coppelle è una Via a forma di T e la Piazza delle Coppelle e divisa in due Piazzette unite dal tratto orizzontale della T.
    L’edificio fu fondata nel secolo XII e rimaneggiata tra i secoli XIV e XV. Si dice anche che vi abitasse S. Abbasia romana che faceva prestiti ai poveri dietro consegna di pegni, antesignana della funzione del Monte di Pietà. Fu sede anche della Fraternità Romana, organizzazione del clero medioevale.
    Ci piace ricordare che vi ebbe sede anche la Confraternita del S. Sacramento della Divina Perseveranza, fondata da Monsignor Mario Fani, il cui scopo era di visitare gli infermi, soprattutto forestieri, presenti nelle osterie e nelle locande, allo scopo di fornire assistenza spirituale e corporale.
    Curavano il ricovero in ospedale e la restituzione dei beni dei defunti ai parenti. Una feritoia nel fianco sinistro della Chiesa invita gli albergatori a dare notizia di ospiti stranieri infermi, a pena di severe sanzioni. Nel 1914 la Chiesa fu donata ai Rumeni. La liturgia è pertanto greco-rumena.





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    S. Antonio Abate
    Nel Quartiere Esquilino sorge una importante Istituzione di proprietà del Vaticano, il Seminario Pontificio di Studi Orientali. L’isolato con perimetro Piazza S. Maria Maggiore, Via Gioberti, Via Napoleone III, Via Cattaneo e Via Carlo Alberto gode infatti del regime di Extraterritorialità.
    In Via Carlo Alberto, angolo Via Cattaneo, si innalza la Chiesa di S. Antonio Abate, affidata ai Russi cattolici di rito bizantino.
    La storia della Chiesa è abbastanza complessa, ma cercheremo di farne una sintesi.
    Nei tempi antichi sull’isolato insisteva, con il lato lungo su Via Napoleone III, la Basilica di Giunio Basso (III sec. d.C.) con funzioni di biblioteca o tribunale. Un avanzo di decorazione in “opus sectile” piuttosto celebre (lotta tra animali) si trova ai Musei Capitolini. Alla metà del V secolo un senatore goto, proprietario, cedette la Basilica al Papa che la trasformò in Chiesa intitolata a S. Andrea (apostolo d’Oriente). Successivamente prese l’appellativo “catà Barbara”, forse perchè accanto al convento fondata dalla Patrizia di nome Barbara.
    Nel XIII secolo fu deciso (Card. Capocci) di costruire un Ospedale per la cura di malattie della pelle (Fuoco di S. Antonio), che assunse il nome di S. Andrea dal nome della vicina Chiesa. Risale a quel tempo il portale del Vassalletto che ancora oggi funge da ingresso. E’ uno dei pochi esempi di romanico a Roma: curioso anche che il portale sia “puramente” padano, senza decorazioni cosmatesche. La Chiesa fu affidato, naturalmente, all’Ordine degli Antoniani, che avevano già un priorato su Via Merulana. Fu costruita una nuova Chiesa per l’Ordine, intitolata al Santo, di cui sono scarse le notizie. L’aspetto attuale risale ai primi del ‘700. Nel frattempo l’antica Chiesa di S. Andrea Catabarbara cadeva in rovina. Venne inglobata verso la fine del XVI secolo nel transetto della nuova Chiesa. Scomparve definitivamente con la costruzione del Collegio Pontificio.
    L’Ospedale gestito dai Religiosi fu chiuso dopo il 1870, divenne un Ospedale Militare e poi fu chiuso anche questo. Occorre aspettare fino al 1928 quando il Vaticano acquista tutto l’isolato per installarvi il “Russicum” sotto la gestione dei Padri Gesuiti: dopo lavori di restauro la Chiesa fu assegnata ai russi cattolici di rito bizantino-slavo che avevano perso la loro Chiesa nei pressi del Foro di Traiano intitolata a S. Lorenzo ai Monti.
    La Chiesa era sede della benedizione degli animali, officiata il 17 gennaio, prima che venisse trasferita nella vicina Chiesa di S. Eusebio a Piazza Vittorio Emanuele II.

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    Basilica di S. Sofia
    In Via di Boccea, 478. E’ sede anche della Università Cattolica Ucraina di S. Clemente Papa.
    Voluta dal Patriarca di Kiev monsignor Slipyi, è un complesso nuovo, inaugurato nel 1998, circondato dal verde, sulla Via di Boccea dopo l’incrocio con Via di Torrevecchia, venendo da Roma.
    Si trova al confine tra la zona urbanizzata e il verde del suburbio che si dirige a Ovest, verso il Mare. Le forme architettoniche rimandano ad un territorio orientale, la omonima Chiesa di S. Sofia presente a Kiev e a Costantinopoli. La pianta è rettangolare e poco prima dell’incrocio con la zona absidale si alza un tiburio con cupola, circondata da altre quattro cupolette ai lati, le due sulla facciata con funzioni di campanile. Notevole l’apparato iconografico interno, soprattutto musivo.
    Si rivolge alla Comunità Ucraina, una delle regioni più grandi e importanti, da cui evidentemente provengono molti ospiti a fini di studio e di lavoro.

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    Santi Sergio e Bacco
    Altro riferimento della comunità ucraina cattolica in Roma, svolge funzioni parrocchiali. Si trova in Piazza della Madonna ai Monti, di fronte alla bella fontana che funge anche da luogo di incontro per i componenti la comunità lituana che usa frequentare a tutte le ore la Piazza per ritrovarsi e per usufruire dell’accoglienza del Convento.


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  10. #10
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    CHIESE ORTODOSSE
    La Fede Ortodossa si distingue da quella Cattolica Romana per motivi di dottrina e di liturgia. Intanto, si definisce ortodossa poichè si ritiene nel “giusto diritto”, nell’ambito delle definizioni scaturite in tema trinitario nei Concili di Nicea (325) e Calcedonia (451).
    Il distacco tra le due Chiese, comunque appartenenti alla religione Cristiana, risale ai secoli XI (scisma di Michele Cerulario) e XIII quando nel Concilio di Lione il Simbolo della Fede (la Trinità descritta nella preghiera del “Credo”) fu modificato inserendo il termine Filioque”, intendendo con ciò affermare che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Questa affermazione fu una delle cause dottrinarie che determinarono lo “Scisma di Occidente”, cioè la separazione delle due Chiese, una orientale (Ortodossa) e l’altra occidentale (Cattolica Romana).
    Altri aspetti importanti di distinzione sono:
    • il primato del Vescovo di Roma su tutta la gerarchia ecclesiastica nella sua veste di Vicario di Cristo. Pietro fu Apostolo e non Vescovo di Roma. Il Primato è titolo onorifico che prima fu del vescovo di roma e, dopo lo Scisma, è passato al vescovo di Costantinopoli;
    • l’infallibilità del Papa che parla dalla sua cattedra in tema di Fede e Costumi:
    • nella consacrazione eucaristica non avviene la transustanziazione, cioè il pane e il vino non si trasformano ma restano Pane e Vino e, al tempo stesso, Corpo e Sangue di Cristo;
    • la diversa concezione dell’Uomo dopo il peccato originale: mentre la Chiesa Cattolica afferma che l’Uomo tendeva al peccato ma, nel Paradiso Terrestre la Grazia correggeva automaticamente questa tendenza (dopo il Peccato fu tolto l’automatismo e la Grazia concessa come atto esterno a Dio), la Chiesa Ortodossa crede che l’Uomo tendeva naturalmente al Bene prima del Peccato, come creatura di Dio: successivamente al peccato, l’immagine di Dio si è offuscata ma può ancora ricevere la Grazia (Comunione con Dio);
    • la Redenzione (ritorno alla Comunione con Dio) deriva per i Cattolici dall’esercizio delle Buone Opere e dall’acquisto di meriti presso coloro che ne sono in possesso in quantità smisurata: la Madonna e i Santi. Da qui le Indulgenze della Chiesa Cattolica. La Ortodossa non accetta il carattere retributivo dei meriti e quindi neppure la concezione del Purgatorio. Insomma, l’apparato “giudiziario” della Chiesa Cattolica, derivante dall’ordinamento romana, non entra nella tradizione orientale;
    • neppure accettato dalla Chiesa Ortodossa il Dogma della Immacolata Concezione della Madonna. Maria non ha mai peccato, per suo impegno personale e non perchè libera dal peccato originale, causa di tutti i peccati successivi.
    La fede ortodossa è diffusa in Grecia, Bulgaria, Serbia, Romania, Montenegro, Russia ed Africa del Nord-Est (ove prende il nome di “Copta”). La Chiesa Ortodossa aggrega Chiese nazionali, fra di loro indipendenti ma unite da un legame morale.
    La digressione, augurandoci che sia stata correttamente espressa, era necessaria per capire le differenze dottrinarie ma anche per comprendere come scelte così remoto (Concilio di Lione) o recenti (Dogma dell’infallibilità e dell’Immacolata Concezione del 1870) suscitino la voglia di un ripensamento generale, alla luce della sensibilità moderna, senza cadere nel facile ecumenismo. Forse il primato di Roma sugli altri Vescovi pesa ancora.
    Ma veniamo alle Chiese di questa Fede che officiano tranquillamente nella Città sede del Vescovo di Roma.



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