
Originariamente Scritto da
Paolo Paolini
GOVERNO (A TEMPO), STARRING D’ALEMA O VELTRONI
1 - Il messaggio ai partiti è arrivato chiaro e forte, sia pure attraverso canali discreti: se Prodi cadrà, il Quirinale non scioglierà le Camere senza aver prima ricevuto concrete garanzie che il prossimo passaggio elettorale coincida con la fine della transizione e l’inizio della Seconda Repubblica (su, ammettiamolo: la Prima Repubblica non è mai morta). In altre parole, Napolitano non vuole “governicchi” ma un governo forte, con una guida autorevole, una base parlamentare ampia e possibilmente trasversale e un programma di riforme con al primo posto la legge elettorale. Per il Quirinale, è l’ultima occasione per uscire dal pantano in cui il sistema politico annaspa da 15 anni. L’alternativa sarebbe lo sfascio.
2 - Due, al momento, i candidati a presiedere il governo della “grande riforma”: Massimo D’Alema e Walter Veltroni. I due ex galletti del vecchio pollaio diessino sono gli unici due leader del centro-sinistra in grado di dialogare anche con l’opposizione, grazie agli eccellenti rapporti che entrambi hanno con l’eminenza grigia del centro-destra, Gianni Letta. D’Alema, dalla sua, ha un canale sempre attivo con Berlusconi e Bossi; Veltroni, con Casini e Fini. Massimo e Walter, anche se non si amano alla follia, hanno ormai messo da parte gelosie e vecchi rancori, ed hanno stretto un patto di mutuo soccorso: non si ostacoleranno a vicenda, com’è avvenuto in altre epoche, ma faranno in modo che passi il meglio piazzato fra i due.
3 - Il voto sulla finanziara, se il governo com’è prevedibile non reggerà, sarà il banco di prova per intese trasversali destinate a pesare dopo le dimissioni di Prodi. Scontate le incursioni corsare dei piccoli gruppi o addirittura dei singoli senatori dei lati estremi del centro-sinistra. Altrettanto prevedibile il vento di reazione che inizierà a soffiare sempre più forte dopo la crisi: riforma istituzionale basata su una legge “alla tedesca”, con l’accesso al parlamento sbarrato ai partiti al di sotto del 5 per cento.
4 - Il modello tedesco è allo stato il sistema che raccoglie i consensi trasversali più ampi. Mantiene l’impostazione bipolare, neutralizzando la capacità di ricatto dei “piccoli”. E favorisce all’interno dei due poli la formazione di due partiti forti: il Partito democratico (già in fase di avanzata costruzione) e il Partito dei moderati (idea che sembrava destinata al tramonto, ma che adesso sta ritornando con forza).
5 - Il governo D’Alema o Veltroni avrebbe ovviamente una durata limitata. Il tempo necessario per approvare le riforme essenziali e consolidare il processo di ristrutturazione politica in corso in entrambi gli schieramenti. Poi, alle urne. Con gli elettori chiamati a scegliere finalmente tra due alternative solide ed omogenee: Il Pd e il Pdm (alias, il partito dei moderati).