La Juvestar è una squadra vesuviana che adotta come colori sociali la maglia a strisce verticali bianche e nere, pantaloncini bianchi e calzettoni bianche con risvolto bianconero; in pratica i colori sociali della Juvetus di Torino.
Questa squadra nacque come club calcistico giovanile nel giugno 1982 per volontà dei tre fondatori tutti fanatici tifosi juventini decisi a formare una compagine costituita da soli calciatori tifosi della Juve.
La prima partita fu giocata su un campo di calcio a sette ai primi di luglio. A settembre i giocatori facenti parte della rosa erano aumentati di numero. Proprio nello stesso mese si disputò la prima partita con una squadra di undici giocatori su un campo regolamentare.
A partire dal 1983 i bianconeri vesuviani incominciarono a partecipare ai tornei giovanili.
La formazione di una compagine costituita da soli giocatori juventini, in un comune alle falde del Vesuvio per giunta, suscitò non poche polemiche. Molti dirigenti, allenatori e calciatori stigmatizzarono l’iniziativa affermando che una squadra fosse costituita con criteri palesemente discriminatori che non favorivano le stesse opportunità per dei giovani di praticare uno sport.
La dirigenza della Juvestar seguiva questo iter per selezionare i calciatori. Primo passo si appurava che l’aspirante calciatore fosse juventino, si facevano anche indagini a proposito per verificare che il giovane non avesse mentito e/o per vagliarne il grado di fede bianconera. I candidati sfegatati tifosi della Juve erano maggiormente graditi. Superata questa fare il giovane calciatore poteva fare il provino.
Nel 1983, parlando con uno dei fondatori criticai questo metodo di selezione egli mi rispose: “Se non sei juventino, puoi essere anche Pelè, non fai il provino. Un juventino invece può far parte della nostra squadra anche se ha una gamba sola”.
La Juvestar il 1983 e il 1989 vinse alcuni dei numerosi torei a cui partecipò. La vittoria più importante fu la Coppa Vesuvio 1986.
L’ultimo torneo giovanile a cui la Juvestar partecipò fu la Coppa Vesuvio 1989. Gli organizzatori insistettero affinché i bianconeri vesuviani si iscrivessero al torneo. Era la prima edizione che si disputava dopo il 1986 per cui la Juvestar era ancora detentrice.
Al terzultimo turno del girone ovest la Juvestar ottenne un pareggio fuori casa per 3-3. Il gol del momentaneo 3-2 per i bianconeri su realizzato con un calcio di rigore procurato da una plateale simulazione. Un lungo lancio tagliò di una sessantina di metri taglio il campo. Un attaccate bianconero andò incontro alla palla insieme ad un difensore della squadra di casa. Il difensore in ritardo si buttò in scivolata. Riuscì a colpire la palla ma il giocatore della Juvestar ruzzolò sulle sue gambe. Il tutto avvenne fuori area. L’arbitro era lontano dall’azione sorpreso anche lui in contropiede come i calciatori della squadra di casa. Chi era sugli spalti aveva una visuale migliore. Il giocatore bianconero comunque platealmente ruzzolo sul terreno fino a fermarsi appena destro l’area. L’arbitro fischio il rigore. Il guardalinee cercò di chiamare l’arbitro che non decise di ascoltarlo. Questo è un episodio che può avvenire in qualsiasi campo e categoria. Negli spogliatoi i due calciatori protagonisti dell’episodio ebbero uno scambio di battute. “Ammettilo che il rigore non c’era” disse il difensore della squadra di casa. “Si, il rigore non c’era ho fatto fesso l’arbitro”. Rispose il giocatore bianconero. “Non ti vergogni a pareggiare così, questo non è onesto”, ribatte il difensore. Il calciatore della Juvestar di fede juventina dice: “L’importante è fare risultato, non importa come.”.
Una chiusura degna della moralità dei fondatori di questa squadra giovanile. Tanti altri sono gli aneddoti negativi raccontati da chi avuto modo in quegli anni ottanta di giocarci contro.
Le vittorie della Juvestar, percentualmente poche, furono salutate dai dirigenti come un esempio della superiorità dei tifosi juventini rispetto alle altre persone le sconfitte invece passavo inosservate ed erano coperte da una miriade di giustificazioni puerili quando non erano in male fede.
La Juvestar fu la prima squadra ad avere comportamenti discriminatori e il suo esempio purtroppo è stato ripreso anche da chi non essendo juventino a quel tempo criticò l’iniziativa o subì ingiurie e comportamenti antisportivi quando ci ha giocato contro.




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