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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Politica e antipolitica

    Si parla molto dell'ondata di antipolitica che pervade il Paese.
    L'ha riassunta con successo il libro di Stella (che non ho letto), la cavalca Montezemolo, la riprende Panebianco oggi sul Corriere, la esprime anche Giampaolo Pansa, uno che con gli italiani e la politica non è mai stato tenero, ma che ha appena dichiarato tutta la sua delusione per la sinistra e per il sistema in generale.

    L'Italia è a un passo dalla deriva qualunquista.
    Una deriva che la classe dirigente, in effetti, fa di tutto per fomentare.
    Come dimostra ad esempio, anche l'irritante intervista di Massimo D'Alema qualche giorno fa, dove lancia l'allarme ad una politica incapace di riformarsi: da che pulpito, si direbbe, e con quale faccia tosta.... Il bello è che alle parole di D'Alema hanno fatto eco anche quelle di tutti gli altri tromboni della politica. Tutti a dire: è vero, ha ragione. Nessuno, però, che abbia dato un esempio facendo mea culpa o restando almeno in dignitoso (o imbarazzato) silenzio.
    E' innegabile che il vaso sia colmo, che la gente sia lontana anni luce da chi la rappresenta. Come è innegabile che la stessa politica non sia in grado di dare risposte convincenti, e soprattutto serie, che non siano quelle pasticciate e improvvisate di un'alchimia pseudo-populista come il Partito Democratico.

    In questa foga antipolitica, però, si confonde di tutto. Non si discerne.
    La crisi della politica, invece, ha almeno tre aspetti diversi, che richiedono risposte e atteggiamenti differenziati, e che non si possono ridurre tutti nello stesso calderone.
    Il primo problema è quello del personale politico, del costume e dei privilegi dei singoli.
    Il secondo è quello dei partiti.
    Il terzo è quello più generale dell'assetto politico e della rappresentanza parlamentare.
    Poi c'è il quarto, che è fondamentale, ma che la gente preferisce non vedere: la società italiana. Il vero cancro originario è la società nel suo insieme, troppo spesso incline al malcostume, all'inosservanza delle regole, alla maleducazione civica, al bieco egoismo. Società di cui la classe politica è solo il riflesso, la degna e inevitabile rappresentante. Con l'aggravante, questo sì, di avere responsabilità di indirizzo, pratico e morale.

    Come si affronta la questione?

    Personalmente, anche se ritengo l'atteggiamento dell'opinione pubblica giustificato, i termini in cui viene posto il problema non mi appassionano. Non mi appassiona il modo in cui viene trattato, non mi appassiona l'ipocrisia di fondo (percepibile ovunque, nei media, nella società che protesta, nella classe politica), non mi appassiona questa voglia di cambiamento senza capo né coda.
    A me piace l'impegno, non il disimpegno. Mi piace l'esempio positivo, non il disfattismo distruttivo. Mi piace il tono serio e pacato, mirato all'azione concreta. Non gli isterismi sguaiati e inconcludenti.
    La questione andrebbe affrontata "spacchettandola" in tutti e tre (o quattro) gli aspetti. E mi auguro che ne potremo discutere ampiamente, anche qui.
    Intanto, mi viene spontanea una considerazione un po' ingenua, anche se molto sentita: sarebbe bello un partito repubblicano che, in punta di piedi, senza cavalcare ondate emotive o battaglie populiste, avesse da mostrare al Paese una pratica politica differente, un esempio diverso di approcciare i problemi e di gestire il potere, una credibilità inossidabile, una serietà e un'affidabilità coltivate con cura.
    Sarebbe bello, ma nella realtà non esiste. Anche se nell'immaginario collettivo, forse, qualche traccia di questo stile ancora permane, almeno sotto forma di "meno peggio". Mi piace pensare che una bozza su cui lavorare resista ancora. Anche se attaccata dalla muffa e sommersa dalla polvere di tanti anni di scantinato.

  2. #2
    repubblicano nella sinistra
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    Caro paolo,
    riflessione molto importante la tua,
    provo ad aggiungere alcune righe.

    La crisi della politica, l' insofferenza dei costi della medesima emerge con tanta più facilità quanto più inefficiente è l' azione di governo ( latamente inteso). Il Giappone ha sempre avuto una classe politica corrotta, sclerotizzata e autoreferente , ma fino a che ha conseguito successi su successi nessuno si è lamentato.

    Credo che noi tutti ( e ci metto in questo caso anche gran parte degli amici che sono rimasti nel PRI) siamo interessati non tanto ad un' opposizione frontale con tutta la classe politica , opposizione basata su slogan tipo "tanto sono tutti uguali" "il più pulito ci ha la rogna", "dobbiamo mandarli a casa tutti di destra , di sinistra, di sopra e di sotto" , penso invece che vorremmo tutti, come dici tu un' azione che "in punta di piedi, senza cavalcare ondate emotive o battaglie populiste, avesse da mostrare al Paese una pratica politica differente, un esempio diverso di approcciare i problemi e di gestire il potere, una credibilità inossidabile, una serietà e un'affidabilità coltivate con cura"

    Una battaglia così, ovviamente non può avere caratteristiche palingenetiche, rifiutare in blocco l' attuale classe politica, non immaginare una strategia ( non una tattica) di alleanze con qualcuno che è attualmente al potere , immaginare con essi e contro altri una politica di moralizzazione e rinnovamento del nostro Paese. L' alternativa è quella dell' amico Filippo che non si pone il problema di chi scegliere come possibile alleato perché tanto sono tutti servi degli gnomi della finanza fatta salva una piccola schiera di eletti che può combattere una battaglia soprattutto di testimonianza.

    Lo stesso sarebbe se si sostituisce nel giudizio di tutta la classe politica alla sudditanza agli gnomi della finanza , un giudizio di corruzione , di inefficienza o anche di eccesso di ideologismo.
    E tutto ciò non per ragioni astratte , ma perché sarebbe una posizione ingiustificata : i partiti non sono tutti uguali e dentro i partiti gli esponenti non sono tutti uguali.
    Oggi per fare politica per il bene del Paese, combattere sia il qualunquismo sia la sclerosi della classe politica è necessario si raccogliere forze nuove , ma utilizzarle per intervenire nell’ attuale agone politico per appoggiare che sta operando per il rinnovamento e non l’ affossamento dell’ Italia.
    Io ho la mia scaletta di preferenze , che mi porta a determinate scelte, sono pronto a discutere con chi propone motivatamente di schierarsi con altre porzioni della attuale classe dirigente.
    L’ alternativa a questo, al di là delle buone intenzioni, è l’ antipolitica più becera. Abbiamo già dato

    PS Ho letto il bellissimo intervento "Progetto di unione dei liberaldemocratici"
    di Giovanni Postorino e Alessandro Papini, i nostri due (se ben capisco giovani amici) svolgono un ragionamento molto simile al mio pur gingendo a conclusioni di schieramento simmetricamento opposte ,Vorrà dire qualcosa penso.

  3. #3
    laico progressista
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    Citazione Originariamente Scritto da lucrezio Visualizza Messaggio
    Oggi per fare politica per il bene del Paese, combattere sia il qualunquismo sia la sclerosi della classe politica è necessario si raccogliere forze nuove , ma utilizzarle per intervenire nell’ attuale agone politico per appoggiare che sta operando per il rinnovamento e non l’ affossamento dell’ Italia.
    Io ho la mia scaletta di preferenze , che mi porta a determinate scelte, sono pronto a discutere con chi propone motivatamente di schierarsi con altre porzioni della attuale classe dirigente.
    L’ alternativa a questo, al di là delle buone intenzioni, è l’ antipolitica più becera. Abbiamo già dato
    In realtà credo, caro Lucrezio, che il modo più incisivo e fruttuoso per cambiare le cose, sia quello di distinguersi.
    Oggi la gente tende a fare di tutta l'erba un fascio. Molti hanno perso fiducia nella destra e nella sinistra. E sono rimasti delusi da come si configura la gestazione del Partito Democratico: basti vedere l'esiguità dei voti raggranellati dall'Ulivo, o dalla somma Ds e Margherita, per toccare con mano. Percentuali al di sotto di qualunque nefasta previsione. Non solo, ma il PD nasce malissimo, con i rincalzi di Prodi che sono già logori, e per lo più invischiati in brutte faccende (caso Unipol, caso Visco, nel cui merito non voglio entrare), e in competizioni e rese dei conti interne estremamente fastidiose. In più manca lo slancio riformatore, che il governo Prodi non riesce a profondere. Amministrazioni statali irrobustite, invece che snellite, e ugualmente inefficienti; sindacati che ingessano le contrattazioni e difendono i privilegi acquisiti; liberalizzazioni spolpate della spina dorsale iniziale. In più vengono fuori gli effetti nefasti delle privatizzazioni promosse in modo scriteriato dai governi passati, manca una politica strategica sull'energia; la giustizia è una chimera e la politica getta la spugna svuotando le carceri; la ricerca è a zero, e con essa la speranza di un rilancio futuro del Paese; le infrastrutture procedono con tempi che l'Europa tollera sempre meno, rischiando di tagliarci fuori dalle linee di scambio principali.
    I cittadini sono esasperati, e la politica non trova di meglio che offrire sempre pessimi esempi di sé.
    Viene da piangere, a pensare allo scadimento generale del Paese.

    E' inutile, in questa fase, pensare di cambiare tutto da dentro. Non si può. Perché significa operare in un sistema marcio, irriformabile, entro cui la gente non ha più voglia di discernere qualcosa di meglio.
    Bisogna invece pensare alla protesta che monta. Una protesta che va incanalata in modo costruttivo, non lasciata allo sbando legaiolo o demagogico-populista (Berlusconi invece ha deciso per il contrario, buttando nell'agone l'operazione-Brambilla: un'operazione a suo modo brillante, che serve a identificare la protesta nel solco del leader CdL, senza figurare in prima persona). Bisogna offrire un'alternativa alla protesta. Bisogna saperla intercettare e farla convergere verso un progetto. Per fare questo, serve qualcosa di veramente nuovo, di non assimilabile a questo panorama, di non colluso coi poli, con le loro contraddizioni, con le loro beghe, coi loro condizionamenti.

    Questo significa oggi pensare fuori dai poli.
    Non si tratta di mettere in piedi un'operazione democristiana, terzista e buona per tutte le stagioni.
    Ma di dare vita ad un progetto che trovi linfa nella modernità. Cioè nella cultura democratica, laica e liberale, che a parole tutti sentono di condividere, ma nei fatti nessuno riesce a praticare. Un progetto innovatore e di progresso, con tante cose da dire sui temi specifici. Con un vero progetto per il Paese, interessato a parlare di temi e problemi, non colluso col sistema, con gente nuova. Un progetto che lasci da parte le beghe e le polemiche che non servono al Paese. Che marchi la sua presenza solo sul terreno dei programmi, con competenza, con un'idea moderna dell'Italia.

    Io credo che su questo terreno, un Partito Repubblicano sia ancora spendibile. Perché è il terreno sul quale ha costruito buona parte della sua storia politica passata. Ma non basta da solo. E necessita di una classe dirigente rinnovata.
    Serve dunque un progetto più largo, ma coerente nei presupposti, nelle finalità e nella visione di fondo.

    Questo progetto non può nascere se non viene innescato in qualche maniera.
    Servono iniziative, basate su una catena di relazioni, su un coinvolgimento di nuove risorse. Per questo vogliamo fare la nostra parte, a settembre, con l'Assemblea Nazionale.

  4. #4
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    La Ricetta Per Uscire Dalla Crisi Della Politica è Semplice, Basta Eliminare I Partiti, Non Servono A Niente.

  5. #5
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    o meglio, servono per assegnare poltrone ai propri uomini, con l' unico obiettivo di dirottare i soldi pubblici verso gli amici dei suddetti uomini.

    I più ridicoli di tutti poi sono i cd terzopolisti proporzionalisti, il cui obiettivo è diventare l'ago della bilancia talchè comunque vadano le elezioni hanno le poltrone assicurate con annesso flusso di soldi pubblici drenati ai cittadini. Il terzopolita proporzionalista tipo si chiama Clemente Mastella.

  6. #6
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    Brunik, io sono una persona lineare. Che crede nell'onestà intellettuale e nella buona fede della maggioranza delle persone. So di sbagliarmi, nel farlo, ma credo anche che chiarezza e coerenza, alla lunga, paghino.
    Dunque, penso che una forza politica debba operare allo stesso modo. Perseguire un progetto chiaro, ragionevole, lineare, efficace. Non deragliare da quello. Mettersi perciò nelle condizioni migliori per farlo: fuori dalle mischie, dai pastrocchi compromissori, dai ricatti, dai condizionamenti.
    In sostanza, fuori dai poli.

    Passerà le forche caudine, ma non importa. Subirà gli sbarramenti elettorali, ma non importa.
    La forza di un progetto deve andare oltre, deve guardare più lontano, lottare per affermarsi.
    Prima o poi, qualcuno si accorgerà della bontà e della qualità del proposito.
    E, in situazioni di disincanto generalizzato come questa, quel qualcuno potrebbe diventare moltitudine, capace di appoggiarlo e promuoverlo.

    E' l'unica via che resta ai repubblicani, per fare qualcosa di utile per il Paese, ridando un senso alla propria esistenza.


    P.S. Sto volutamente glissando sui contenuti, perché sono in una lenta fase di elaborazione di tematiche da mettere sul piatto. Non vorrei banalizzare le proposte, è bene farle maturare. Posso solo dire che c'è tanto spazio per fare politica in modo nuovo, toccando le questioni cruciali del Paese. C'è tanto spazio per tornare a fare i repubblicani.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena
    Brunik, io sono una persona lineare. Che crede nell'onestà intellettuale e nella buona fede della maggioranza delle persone. So di sbagliarmi, nel farlo, ma credo anche che chiarezza e coerenza, alla lunga, paghino.
    Dunque, penso che una forza politica debba operare allo stesso modo. Perseguire un progetto chiaro, ragionevole, lineare, efficace. Non deragliare da quello. Mettersi perciò nelle condizioni migliori per farlo: fuori dalle mischie, dai pastrocchi compromissori, dai ricatti, dai condizionamenti.
    In sostanza, fuori dai poli.

    Passerà le forche caudine, ma non importa. Subirà gli sbarramenti elettorali, ma non importa.
    La forza di un progetto deve andare oltre, deve guardare più lontano, lottare per affermarsi.
    Prima o poi, qualcuno si accorgerà della bontà e della qualità del proposito.
    E, in situazioni di disincanto generalizzato come questa, quel qualcuno potrebbe diventare moltitudine, capace di appoggiarlo e promuoverlo.

    E' l'unica via che resta ai repubblicani, per fare qualcosa di utile per il Paese, ridando un senso alla propria esistenza.

    Finalmente un'idea chiara ed alta di ciò che i repubblicani devono e dovranno fare. Sottoscrivo tutto, mi riconosco.

  8. #8
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Brunik, io sono una persona lineare. Che crede nell'onestà intellettuale e nella buona fede della maggioranza delle persone. So di sbagliarmi, nel farlo, ma credo anche che chiarezza e coerenza, alla lunga, paghino.
    Dunque, penso che una forza politica debba operare allo stesso modo. Perseguire un progetto chiaro, ragionevole, lineare, efficace. Non deragliare da quello. Mettersi perciò nelle condizioni migliori per farlo: fuori dalle mischie, dai pastrocchi compromissori, dai ricatti, dai condizionamenti.
    In sostanza, fuori dai poli.

    Passerà le forche caudine, ma non importa. Subirà gli sbarramenti elettorali, ma non importa.
    La forza di un progetto deve andare oltre, deve guardare più lontano, lottare per affermarsi.
    Prima o poi, qualcuno si accorgerà della bontà e della qualità del proposito.
    E, in situazioni di disincanto generalizzato come questa, quel qualcuno potrebbe diventare moltitudine, capace di appoggiarlo e promuoverlo.

    E' l'unica via che resta ai repubblicani, per fare qualcosa di utile per il Paese, ridando un senso alla propria esistenza.


    P.S. Sto volutamente glissando sui contenuti, perché sono in una lenta fase di elaborazione di tematiche da mettere sul piatto. Non vorrei banalizzare le proposte, è bene farle maturare. Posso solo dire che c'è tanto spazio per fare politica in modo nuovo, toccando le questioni cruciali del Paese. C'è tanto spazio per tornare a fare i repubblicani.

    tu sarai anche una persona lineare e onesta, pero' ribadisco che l'unico ruolo che hanno i partito nella società odierna è quello di attribuire le poltrone ad uomini di fiducia allo scopo preciso di orientare il flusso di denaro pubblico a favore dei propri clienti.

    Io i politici all'opera li ho visti coi miei occhi ed va proprio come ti dico io, il resto è folclore.

    Per quanto riguarda una battaglia repubblicana che mi permetterei di suggerire, sarebbe quella di ridurre il flusso di denaro pubblico a favore dei dipendenti statali, i cui redditi sono aumentati del 25% in 5 anni contro l'aumento del 10% dei dipendenti privati. Se anche lorsignori statali avessero avuto un aumento del 10% adesso risparmieremmo 20 miliardi l'anno e non servirebbero finanziare lkacrime e sangue.

    Blocchiamo per 5 anni gli aumenti agli statali e usiamo questi soldi per aumentare lo stipendio ai comui mortali che campano con 1000 euro al mese e le ferie devono farle ad agosto, mica quando gli fa comodo.



    retribuzioni della pubblica amministrazione


    dati istat

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da anselmogusperti Visualizza Messaggio
    Finalmente un'idea chiara ed alta di ciò che i repubblicani devono e dovranno fare. Sottoscrivo tutto, mi riconosco.
    io non sottoscrivo un cacchio, se i repubblicani si mettono fuori o dentro ai poli non frega un cacchio a nessun italiano, i repubblicani avranno voti quando finalmente sforneranno una idea concreta per risolvere almeno un problema concreto.

    Queste sono pugnette per addetti ai lavori politichesi che hanno come unico obiettivo quello di risolvere i problemi del loro partito, che purtroppo per loro non avendo voti non conta un cacchio, invece col proporzionale e loro col ruolo di ago della bilancia conterebebro molto e quindi finalmente soddisferebbero l'esigenza di portarsi a casa poltrone.

    Pero' se devo essere sincero non credo proprio che gli italiani abbiano a cuore il problema della collocazione del PRI.

 

 
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