Non ci sono innocenti


L’idea mi è venuta guardando i miei figli, due maschi di due e cinque anni, avidi di rissa e contesa, che, a dispetto di tutte le raggianti utopie rousseauiane, si picchiano da mattina a sera per la supremazia.

Di solito, a vincere è il primogenito, contro la cui stazza nulla può il cadetto, pur tenacissimo e cieco di fronte alla sproporzione tra la sua altezza e l’altra. Vinto nella materia ma non nello spirito, il cadetto non può rassegnarsi alla sconfitta. Ed è allora che rivolge il suo dispetto verso chiunque transiti per il campo di battaglia. Non ci sono innocenti… Tutti sono colpevoli…

Così solo posso spiegarmi il Duce ripiegato, nella liquida Salò, a stilare paradossali programmi socializzatori contro tutti i padroni, contro tutti: borghesi, capitalisti, massoni. La guerra era persa ogni istante più profondamente e la colpa non poteva limitarsi alle eventuali falle del suo Ventennio. Ecco allora in soccorso: il pretesto socialista. Cavalcare il risentimento dei poveracci (invidiosi), per drenare il rabbioso sconforto del crollo. Morte ai massoni… Morte ai padroni…


Anna K. Valerio
26 ottobre 2007