Stampa e politica, sulle coste
con i versi di De Gregori:
la Sardegna assassinata
dai giornali e dal cemento…
di Giorgio Melis
Chi non ricorda una delle più belle e profonde canzoni di Francesco De Gregori? Amara, accusatoria, bellissima e di grande tensione civile, “Viva l'Italia” fu perfino adottata da Claudio Martelli come inno in due congressi del Psi. Alquanto abusivamente. Il grande cantautore era di altro segno politico, un'icona canora dell'Italia progressista. La sua canzone più famosa contiene versi che erano e sono sempre attuali: molti li vorrebbero inverati in perpetuo. «L'Italia assassinata dai giornali e dal cemento». Potrebbe scriverli anche oggi: per la Sardegna. Perché nel corto circuito permanente tra Renato Soru e parte dell'informazione (L'Unione Sarda e Videolina, in sinergia meno sistematica con altri, a rotazione), la lotta continua non è sulla linea politica: non è questione di partiti o di ideologie. Interessi, soltanto interessi: corposi, pesanti, enormi.
Qual è e resta il grande business della Sardegna? Senza economia produttiva. Quasi senza più industrie. Con un'agricoltura da decenni concimata e mantenuta in piedi solo da contributi pubblici: tanto varrebbe versarli direttamente, esentando il mondo dei campi dal lavoro: con una bilancia agroalimentare (a parte formaggio, vini e poco altro) non verde ma in profondissimo rosso. C'è invece una risorsa, il vero tesoro dell'isola, che tira sempre e comunque: le coste, appunto.
Tant'è che Barrack marcia col vento in poppa in Costa Smeralda: lo stesso vale per tutta la Gallura e di nuovo ad Alghero, prima “porta d'oro” del turismo isolano. Per La Maddalena sono in vista grandi investimenti (oltre quelli per il G8), ora che anche grazie a Soru è stata liberata dalla servitù nucleare. Giorgio Mazzella è in pista con un megaprogetto ad Arbatax. Sembra, anzi è arrivata la grande ora del sud. Colannino a Pula, con resort e golf. I Benetton con altri potentati economici annunciano (o minacciano, secondo alcuni) un grande insediamento, per di più “biocompatibile” a Teulada: con Pula e Chia, un gigantesco polo d'attrazione quasi intatto, debolmente antropizzato, affamato di sbarchi a mano armata di euro. Anche tra Castiadas, Villasimius e Muravera-Villaputzu si sta concentrando un enorme interesse per nuovi insediamenti.
La partita è tutta qui. Interessi economico-finanziari che hanno asservito la politica, coniugati con l'editoria, col potere d'informare, disinformare, inquinare. I “fratelli della costa”, pirati contemporanei in doppiopetto gessato, hanno trovato una sponda materna e
sorella nella comunanza del business. Da coltivare con la durezza dei vecchi palazzinari e immobiliaristi rafforzati e resi tracotanti dal supporto di giornali e tv.
Attenti a non pesare tutto e solo in chiave politico-partitica, di schieramenti. Il grande sacco delle coste è avvenuto - salvo parentesi di resistenza attiva - con tutte le maggioranze e in ogni stagione. Dunque non lasciamoci sviare dalle apparenze, anche sostanziose. La politica c'entra fino a un certo punto, comunque spesso subalterna. È questione di interessi, solo interessi. Legati al controllo, alla mano libera sulle coste. Più facilmente perseguibile se il cemento s'impasta con i giornali e le tv come testa d'ariete: in connivenza con tanta politica locale e regionale di centrodestra e di centrosinistra, più la cosiddetta improbabile imprenditoria locale di e al servizio.
Il peccato originale, mortale e imperdonabile di Soru è stato e resta d'aver fermato il ballo del mattone. La cementificazione totale programmata, decisa e annunciata. Senza lo stop alla realizzazione della città lineare sulle coste sarde - denunciata da urbanisti e ambientalisti nazionali e sardi - sarebbe un presidente atipico, insolito e magari insolente per i suoi sistemi di comando. Ma alla fine - vuoto per pieno, l'un per altra scelta - un governante gradito o sgradito mediamente: come altri predecessori. L'accanimento nei suoi confronti, comprensibile e legittimo sulle scelte politico-personali, è tutto, quasi esclusivamente dovuto all'immediata, rivoluzionaria scelta di vietare l'edificazione a meno di due chilometri da spiagge e scogliere. Alla sua determinazione di bloccare la crescita abnorme di un unico condomino costiero (via via interdetto ai sardi) spalmato da un capo all'altro della Sardegna.
Il resto sono bubbole, diversivi più o meno giustificati. Ecco perché se su Rai 1, sabato scorso, va in onda un'ora di programma in diretta da Cagliari, con riconoscimento dell'Onu per la tutela del paesaggio, la notizia viene oscurata sui mezzi d'informazione di Sergio Zuncheddu e anche di altri. Ecco perché se il Tar annulla il comma di un articolo del piano paesaggistico che sblocca 25 lottizzazioni, si grida su Unione, Videolina e anche su La Nuova Sardegna e sui giornali ex di Grauso, allo smantellamento dell'intera legge salvacoste. Non è un annuncio, in larga parte infondato: è un auspicio, un grido di guerra, una profezia interessata lanciata perché si autoavveri.
Il resto è pura conseguenza di questa scelta difensivo-offensiva: strategica, legata alle coste. Se alle primarie del Pd il presidente della Regione di fatto vince contro gli apparati dei vecchi e nuovi partiti, l'informazione (o gran parte, Rai inclusa) spiega che è stato sbaragliato. Se il referendum sulla Statutaria è accolto dalla diserzione dei sardi, con una partecipazione irrisoria nonostante fosse proposto come la deposizione del tiranno, ci si sgola a dire e scrivere che - su un 15 per cento di voti espressi - ha trionfato il No, con un nove per cento contro il sei dei Sì.
Se la Corte d'appello di Cagliari rinvia alla Consulta non la Statutaria ma le norme sul referendum (derivanti da una legge di mezzo secolo fa, traslate in una del 2002 con voto unanime del Polo - allora al governo con Pili - e del centrosinistra) si proclama urbi et orbi che i magistrati hanno condannato Soru. Accade poi che ci siano due conferenze-stampa simultanee. Una degli eroici promotori del referendum contro il “colpo di Sta(tu)to”: in cui si definisce «immondezza» una legge approvata con due terzi dei votanti (e l'ex presidente Raggio apprezza e approva l'offesa oltraggiosa al Consiglio). L'altra, convocata dal presidente della Regione e dall'assessore Dadea sullo stesso tema: il giudizio sul referendum. Alla prima si riservano tre quarti dello spazio e tutto il titolo. Alla seconda, gli avanzi finali dell'articolo, senza alcun richiamo nella titolazione.
Niente, niente, se Soru mollasse almeno un poco sui vincoli costieri, verrebbe portato in trionfo dai media che oggi lo vorrebbero ghigliottinato. Finché Zuncheddu sarà l'arma non letale (anzi, finora perdente) degli interessi speculativi sulle coste sponsorizzati da Mauro Pili & company. Se appoggerà le mani forti che vogliono stringere in un unico abbraccio di cemento l'ambiente marino, l'informazione sarà quella che è. Disinformazione, omissione fino alla falsificazione. Non per scelta politica: solo di interessi. Comprensibili, del resto. Lo stesso Zuncheddu è coinvolto in programmi in Gallura (ovviamente alleato di Silvio Berlusconi per Costa Turchese e altrove), a Villasimius.
Per non parlare dell'impero immobiliare (ora anche il nuovo mercato ortofrutticolo, promosso dalla Regione e Legacoop regnante il centrodestra) a Cagliari. Tranne i palazzi da 200 miliardi di lire (più altri 200 ad altro costruttore) che la Giunta Masala, assessore Cappellacci, aveva deliberato, tre giorni prima del voto, di comprargli a Santa Gilla: benché le casse regionali fossero al collasso. Delibera purtroppo sanguinosamente cassata da quel villano di Soru, tre giorni dopo l'insediamento. Insomma, Zuncheddu ha buoni motivi per essere risentito con Soru: anche per fatti personali e di portafogli, inclusi gli appalti informatici prima monopolizzati e ora sfumati.
Come possono i suoi docili media restare insensibili alle sofferenze dell'editore-costruttore e quant'altro? Al dunque, l'emergenza-informazione dovrebbe essere definita questione immobiliar-costiera: non ci sarà tregua, armistizio, un minimo di rispetto per i lettori disinformati. Guerra totale condotta attraverso l'informazione di servizio. Chiarito questo, c'e poco altro da aggiungere: è tutto fin troppo chiaro e lo sarà anche in futuro.
Com'è fin troppo uguale, monotona, ripetitiva, scontata ma anche non molto credibile l'offensiva da destra. Sul referendum, che non ha chiesto né voluto, sponsorizzandolo a posteriori e rimediando una figuraccia per aver chiamato alle urne i suoi elettori che hanno voltato la faccia dall'altra parte. Ora sul Tar, ingigantendo una falla che non intacca affatto i vincoli del piano paesaggistico. «Soru sfida la giustizia», incalzano dal Polo. Come,
sfida? La Corte d'appello di Cagliari è pronunciata sul referendum per dovere d'ufficio e il presidente ha preso atto della sua decisione senza fare una piega, benché sicuramente non abbia gradito. Il Tar che accoglie i ricorsi di alcuni costruttori e censura un atto della Giunta è lo stesso Tar che pochi mesi fa aveva confermato la competenza della Giunta in questo campo e l'imnpostazione del Piano.
Dov'è la sfida? Semmai si può dire che la giustizia fa il suo regolare corso, nessuno la ostacola (e come potrebbe? Solo Berlusconi, Previti e varia anche avariata umanità ci hanno tentato), il cittadino è tutelato. Ma poi. Ora si santifica l'autonomia dei Comuni. Guardiamo un po' indietro. I maggiori scempi, gli orrori e i veri mostri urbanistico-costieri sono stati consumati grazie all'assenso, connivente e spesso colluso, dei Comuni. Un solo esempio. Mentre in Costa Smeralda e in altre zone i privati producevano un'edilizia di qualità, dove la mano pubblica (comunal-regionale) ha fatto e disfatto senza ostacoli ci sono stati autentici massacri. A Baja Sardinia e in altre località della Gallura, nella meraviglia naturale enorme e intatta di Costa Rei, ci sono stati e ancora si consumano stupri ambietali inauditi e di infima qualità. Quanti sindaci e assessori sono stati inquisiti e condannati per licenze non concesse ma vendute?
Si può strumentalizzare per polemica politica: ma senza eccedere e cadere nel ridicolo. Mani e piedi locali e pubblici hanno calpestato e svenduto il territorio: spesso per tangenti solo in minima parte venute alla luce. Quest'intesa a tre era forse un ostacolo, non garantiva da papocchi pubblici, specie a futura memoria. Ma un personaggio qualificato come Enzo Satta, che se ne intende professionalmente e per esperienza sul campo come ex architetto di Karim ed ex consigliere regionale forzista, ne minimizza gli effetti. Un urbanista esperto come Vanni Macciocco, preside della facoltà di architettura di Sassari, le difende a spada tratta. Perché, afferma in un'intervista al Tg3, rendono più elastico il procedimento, più agevoli i cambiamenti positivi mentre la cancellazione - esclusa dal Tar - renderebbe tutto più rigido e i passaggi cruciali solo in capo alla Regione.
Argomenti tecnici che lasciamo agli esperti. Si faccia una cosa o quella opposta, la guerra delle coste non avrà mai fine. Ma quanto si vuol costruire, per avere dieci volte i posti-letto occupati da turisti che bisogna contendere alla concorrenza di tutto il Mediterraneo? Il tempo delle folle estive traboccanti è tramontato: meno soldi (la Sardegna resta carissima), più concorrenti, vacanze più brevi. Insistere sulla quantità per soddisfare le brame speculative dei muratori liberi o coatti è una follia riconosciuta dappertutto. Serve privilegiare la qualità, i servizi: per avere vacanzieri con più disponibilità, offrendo un prodotto eccellente. Senza massacrare l'ambiente, che è la vera risorsa, la materia prima per essere competitivi anche in futuro. La città lineare sulle coste è una barbarie: non è certo un concetto esclusivo di Soru ma lui lo ha messo in pratica. Perciò ha contro interessi potenti e prepotenti: quelli che vorrebbero la Sardegna «assassinata dai giornali e dal cemento».