Il presidente della Camera condanna le affermazioni del leader leghista
sulla "lotta di liberazione": "Ce ne è stata solo una, quella contro i fascisti"
Bertinotti contro la "guerra" di Bossi
E sul welfare: "Partita ancora aperta"
Sul protocollo per precarietà e pensioni: "Si può trovare soluzione che accontenti tutti"
Fausto Bertinotti
ROMA - "Capisco che siamo in un periodo in cui chi la spara più grossa ha i titoli sui giornali, ma io non sono per accettare come innocenti quelli che la sparano più grossa, perchè certe affermazioni possono contribuire in modo drammatico a generare odi" in una società già lacerata. Così il presidente della Camera Fausto Bertinotti, intervistato da Giovanni Minoli a "Liberafesta", commenta le affermazioni di Umberto Bossi. Il leader leghista, ieri, ha esortato il popolo padano "a una lotta di liberazione" per le strade, sostenendo che in Parlamento le riforme non si possono fare.
"Non puoi usare un termine come guerra di liberazione - prosegue Bertinotti - da una parte perchè stai parlando del tuo paese; e poi per noi la guerra di liberazione è solo una, quella che ha cacciato i fascisti".
E il numero uno di Montecitorio senbra avercela non solo con Bossi, ma anche con i profeti dell'antipolitica, quando avverte sui pericoli della "spararla più grossa": non dimentichiamo, avverte, che questo potrebbe "minare in maniera drammatica un paese dove sono già in atto forti tendenze disgregatrici".
In questo senso, arriva anche la solidarietà a Clemente Mastella: "Mi sono sentito umanamente ferito, trovo inaudito che dal servizio pubblico si possa fare un'operazione da capro espiatorio", spiega Bertinotti, a proposito delle trasmisioni tv sul Guardasigilli e sul suo uso dell'aereo di Stato. "Qui non è coinvolto solo il politico - aggiunge - ma la persona e la sua famiglia. Senza rispetto la politica degrada a barbarie: e io contro la barbarie mi ribello".
Ma nel corso della chiacchierata con Minoli Bertinotti affronta anche altri temi caldi: a partire dall'approvazione della Finanziaria. "Dire che ne sono orgoglioso è troppo impegnativo - spiega - Lenin diceva: 'Meglio meno ma meglio'. Accontentiamoci per ora e cerchiamo di fare meglio in futuro". E sul rinvio del protocollo sul welfare a metà ottobre, dice che a suo giudizio "la partita è aperta. Penso che, come si è fatto con la Finanziaria, si possa lavorare a una soluzione che accontenti tutti, soprattutto lavoratori e pensionati".
(30 settembre 2007)
http://www.repubblica.it/2007/09/sez...rtinotti1.html





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