L'inverno in Russia!.. Quanti poeti e quanti scrittori l'hanno ammirato e l'hanno dedicato non so quante opere. Il celebrissimo poeta russo Alexander Puskin pensava che i russi amano l'inverno "per la sua fredda bellezza, per la brina scintillante al sole in un giorno di sole, per la slitta, per lo splendore delle rosate nevi, nella tarda aurora, per il buio misterioso delle sere dell'Epifania" (poema Eugenio Onegin). Le superstizioni e credenze russe Le Koljadki di Natale in Ukraina Il "who's who" dei mostri russi
Russia affascina il visitatore con i suoi paesaggi invernali davvero unici:
boschi di betulle, le strade e fiumi ghiacciati, i freddi sono intensi: “Come
sei bella tu, bianca pianura! Un lieve gelo mi riscalda il sangue! Quanta voglia
ho di stringere al mio corpo Delle betulle i seni denudati…”, cosi
cantava Esenin, un grande poeta russo, nei suoi “vagabondando sulla prima
neve”.
Ma l’inverno russo e’ anche lungo, forte, impietoso.
Raffaello Barberini, un fiorentino nobile, che ha visitato Russia nel 1564
e’ rimasto impressionato dai grandi geli russi: “Quando si e’ all’aperto, se il vento di tramontana colpisce il
viso, pare che li sia tirato un pugno di vetro rotto. Perche’ subito guasta e
taglia la carne, si secca, e si perdono le membra, ch’e'e impossibile
imaginarselo, e maraviglioso a chi lo vede”.
Turgenev,
Le memorie di un cacciatore: “Che meraviglia d’inverno camminare tra
alti cumuli di neve a caccia di lepri, respirare l’aria pungente per il gelo,
strizzare istintivamente gli occhi per l’abbagliante luminosità della soffice
neve, ammirare il verde del cielo sopra il bosco rossiccio!…”
Gogol’, Il cappotto: “C’e’ a Pietroburgo un forte nemico di tutti
coloro che ricevono quattrocento rubli all’anno di stipendio o giù di lì.
Questo nemico non è altri che il gelo pietroburghese. Alle nove del
mattino… esso comincia a dare pizzicotti così energici e pungenti su tutti i
nasi senza distinzione, che i poveri funzionari non sanno piu’ dove infilarli. A
quest’ora, quando anche a chi occupa le cariche più elevate duole la fronte per
il gelo e vengono le lacrime agli occhi, i poveri consiglieri titolari sono
talvolta completamente indifesi.
Da qualche tempo Akàkij Akakièviè cominciava ad avvertire in modo
particolarmente acuto, sulle spalle e sulla schiena, i rigori del gelo, benchè
si sforzasse di percorrere al più presto e di corsa il tragitto dalla casa
all’ufficio. Alla fine si chiese se il suo cappotto non avesse qualche difetto…”
Inverno russo: magico, ma impietoso




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