Roma/ Il criminologo Lavorino ad Affari: La signora Reggiani vittima di un "killer primitivo", bisogna prendere le impronte digitali e il Dna degli immigrati
Giovedí 01.11.2007 14:25


Donna morta a Roma, è ora di aprire la banca dati del DNA e di prendere le impronte digitali degli immigrati? di' la tua!

Roma, è morta Giovanna Reggiani




Chi sono gli aggressori scatenati nelle nostre città? Si tratta di killer "di tipo 'primitivo': si tratta di assassini che hanno la tendenza ad essere predatori e ad assalire. Predatori e primitivi perché vanno a soddsfare i propri bisogni primari, che sono quelli della fame e del sesso. E si comportano come i primitivi: soggetti privi di regole per cui l'altra persone è un oggetto da consumare, di cui cibarsi o godere sessualmente per poi buttarlo".

Carmelo Lavorino, noto criminologo già al centro del caso Cogne e adesso impegnato nella difesa di Antonella Conserva, la moglie di Mario Alessi, accusato di aver ucciso il piccolo Tommaso Onofri, parla con Affari e traccia un profilo del presunto assassino di Giovanna Reggiani, la donna picchiata, violentata e gettata in un fosso a Roma.

Il premier Romano Prodi promette maggiore vigilanza, mentre il comune di Roma farà abbattere il campo Rom di Tor di Quinto e Napolitano firma il decreto sulle espulsioni, Lavorino propone la ricetta per affrontare l'emergenza scatenatasi in Italia: "Serve una banca dati del Dna, impronte digitali di chiunque venga in Italia. Non si capisce che cosa debba temere una persona onesta nel momento in cui non delinque".

Ma non solo: le forze dell'ordine, per il criminologo, devono adottare "una mentalità investigativa da parte delle forze dell'ordine, che devono capire lo stato d'emergenza in cui ci troviamo; serve un lavoro serio, corretto, senza creare mostri, monitorando continuamente la situazione".

Professore, che cosa pensa del caso Reggiani?
"Attorno al 2000 quando si classificavano i serial killer, ho classificato quello di tipo "primitivo": si tratta di assassini che hanno la tendenza ad essere predatori e ad assalire. Predatori e primitivi perché vanno a soddsfare i propri bisogni primari, che sono quelli della fame e del sesso. E si comportano come i primitivi: soggetti privi di regole per cui l'altra persone è un oggetto da consumare, di cui cibarsi o godere sessualmente per poi buttarlo".


Carmelo Lavorino

Qual è la loro particolarità?
"Se ai killer primitivi va bene il primo reato, immediatamente commettono il secondo, terzo, quarto... fino a perfezionarsi. Pensiamo a chi ha aggredito il giornalista Lamberto Sposini: si tratta di un predatore che si stava specializzando in questi attacchi in cui l'essere umano non esiste assolutamente. I predatori non hanno problemi di coscienza, perché per loro l'essere umano non esiste: è soltanto una merce da consumare per soddisfare bisogni primari, come dicevo. Vorrei dire che in Italia ormai stiamo vedendo nascere diversi killer e serial killer primitivi".

Come si può reagire?



Nicolae Romulus Mailat
(foto AP)

"A Roma, in Italia, assistiamo all'entrata di personaggi criminali e primitivi senza freni inibitori. Che hanno voglia di soddisfare i propri bisogni primari e tutto questo senza limiti. Per cui abusano, non sono schedati né individuati: penso dovrebbe essere obbligatorio prendere obbligatoriamente le impronte digitali e anche il Dna. A prescindere dall'essere criminali o meno, qui si tratta di individuare le persone. Nel caso della signora Reggiani, se non ci fosse stata la testimone, non avremmo mai potuto scoprire l'assassino perché se all'interno della povera vittima ci fossero state tracce del Dna - come sicuramente ci saranno - non avendo una banca dati del Dna e/o delle impronte digitali di questi soggetti, sarebbe diventato un grosso rompicapo. Qui sta il punto".

Ma la nazionalità incide su questi reati, l'allarme è generale?
"In Italia abbiamo 57 milioni di italiani e 3-4 di immigrati. Ma nelle carceri, il 70% dei detenuti sono stranieri, il 30 italiani. Non c'è alcun rapporto di proporzionalità, anzi l'inversione esasperata dei rapporti. Ciò significa che c'è un fenomeno abnorme di soggetti che vanno in carcere o perché hanno l'istinto criminale (anche se qualcuno pensa che non esista), o la tendenza a delinquere. E soprattutto hanno un tipo di mentalità che dice loro: 'per soddisfare il bisogno devi fare il delinquente'. C'è una percentuale altissima di carcerati e delinquenti tra le persone che vengono da fuori. Poi ognuno di loro può avere una tendenza particolare, sia per motivi di abitudine e tradizione che per motivi di contesto, ad effettuare eventuali reati".

Un esempio?
"Vediamo che gli assalti alle ville sono prerogativa degli albanesi e i rumeni; le aggressioni sessuali e gli scippi sono compiute in particolare da rumeni e alcuni africani (quindi non soltanto chi viene dall'Est europeo); un certo tipo di spaccio di droga viene fatto da nigeriani. Per cui, da un lato abbiamo un'altissima percentuale di delinquenti che in Italia hanno trovato il bengodi a causa del colabrodo delle frontiere. I criminali che arrivano in Italia sanno che hanno praticamente l'impunità e l'indulto, la lunghezza dei processi, la mancanza di strutture carcerarie lo hanno dimostrato. Ma dall'altra parte c'è la tendenza di queste persone ad aggregarsi attorno ad un progetto criminale".

E' possibile fare prevenzione?
"Per fare prevenzione occorre innanzitutto essere duri e decisi contro chi commette il crimine; fortificare le forze dell'ordine e di polizia; una legislazione da una parte preventiva e dall'altra punitiva (perché sappiamo che certi tipi di crimine si possono prevenire soltanto con forti punizioni); aumentando le strutture di vigilanza, i cosiddetti "sensori sociali" e per finire cambiare la mentalità dei politici e della gente comune".

In che modo?
"Parlo del perdonismo, del buonismo, della comprensione per l'aggressore o addirittura l'accusa alla vittima di essere provocante. In questo caso vorrei sapere la signora Reggiani cosa mai abbia potuto provocare. Era soltanto uno strumento per soddisfare l'impulso di questo criminale delinquente. C'è una serie di atti che devono essere effettuati con una legislazione punitiva, che non permetta a questi soggetti di farla franca. Ma soprattutto serve una banca dati di Dna, impronte digitali di chiunque venga in Italia. Non si capisce che cosa debba temere una persona onesta nel momento in cui non delinque. Se a me chiedono il Dna, non ho problemi a fornirlo. Tenuto presente che basta seguirmi al bar mentre prendo un caffè. Stessa cosa per le impronte digitali: se tocchiamo qualche oggetto le trasferiamo sempre. Occorre una mentalità investigativa da parte delle forze dell'ordine, che devono capire lo stato d'emergenza in cui ci troviamo; serve un lavoro serio, corretto, senza creare mostri, monitorando continuamente la situazione. E le iniziative di cui ho parlato".

Antonino D'Anna