Un anno fa:
Mafia/ Maxiretata nell'agrigentino, 68 arresti
Giovedí 22.06.2006 10:22
Retata antimafia nell'agrigentino condotta dai carabinieri del comando provinciale della città dei templi, disposta dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Una decina gli arresti nell'operazione denominata "Saraceno" nei confronti di esponenti mafiosi, appartenenti alle cosche di Campobello di Licata, Ravanusa, Licata, Favara e Canicattì, e di persone ritenute a loro contigue. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi, il sindaco di Campobello, il diessino Calogero Gueli, ex parlamentare regionale del Pci.
Il sindaco di Campobello di Licata, Calogero Gueli (Ds), è accusato di estorsione, mentre è emerso dalle indagini il ruolo di un insospettabile, l'ex bancario Giovanni Lauria residente a Licata, accusato di concorso in associazione mafiosa. Uno dei dieci destinatari dell'ordinanza si è invece al momento reso irreperibile. Grazie a intercettazioni ambientali e telefoniche i carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno ricostruito numerose estorsioni e danneggiamenti compiuti nella zona compresa fra Licata, Campobello di Licata e Ravanusa.
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Oggi:
MAFIA/ IMPRENDITORI DENUNCIANO PIZZO, 11 FERMI NELL'AGRIGENTINO
Indagato sindaco Siculiana (Ag), fermato consigliere comunale
Messina, 29 ott. (Apcom) - Imprenditori agrigentini stanchi di pagare il "pizzo" decidono di denunciare il racket. E' grazie alla loro collaborazione che la polizia di Stato ha provveduto ad eseguire oggi 11 fermi di polizia giudiziaria, disposti dai pm della direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha coordinato l'inchiesta.
Nell'indagine sono coinvolti alcuni politici. Tra i fermati, con [accuse che vanno dall'associazione mafiosa all'estorsione, il consigliere comunale di Siculiana (Agrigento), Francesco Gucciardo (Ds), mentre tra gli indagati dell'inchiesta risultano anche il sindaco di Siculiana Giuseppe Sinaguglia (Ds) e il comandante dei vigili urbani dello stesso comune, Giuseppe Callea.
Secondo gli investigatori nove degli undici fermati facevamo parte della scorta armata che avrebbe protetto per mesi il latitante di Porto Empedocle, Gerlandino Messina, considerato il numero due della provincia agrigentina, dietro il superlatitante e capo di Cosa nostra, Giuseppe Falsone.
Tra i cinque imprenditori che hanno denunciato il giro di estorsioni del gruppo mafioso facente capo al latitante Gerlandino Messino, di cui erano vittime, anche il presidente di Confindustria di Agrigento, Giuseppe Catanzaro.
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