Propongo l'ennesimo dibattito sull'ormai famoso D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361, 'Testo unico delle leggi elettorali', di cui riporto il famoso art. 10.
In particolare chiedo a tutti forumisti:
Chi è tenuto a far rispettare qusta legge?
Come mai la sua interpretazione è stata demandata a una commissione parlamentare, e non alla magistratura?
Non vi sembra che si tratti di una eccezione alle regole usuali dello stato di diritto, in cui il controllore deve essere diverso dal controllato?
Art. 10
1. Non sono eleggibili inoltre:
1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta;
2) i rappresentanti, amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di privati e sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative o con garanzia di assegnazioni o di interessi, quando questi sussidi non siano concessi in forza di una legge generale dello Stato; 3) i consulenti legali e amministrativi che prestino in modo permanente l'opera loro alle persone, società e imprese di cui ai nn. 1 e 2, vincolate allo Stato nei modi di cui sopra.




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