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    Gravissime accuse a Prodi dal suo consigliere economico Rovati!

    “DOTTOR TRONCHETTI, SONO PRONTO A TESTIMONIARE DEL NOSTRO ACCORDO”
    “NON HO ANCORA SCOPERTO CHI FU AL TELEFONO A FAR CAMBIARE IDEA A PRODI”
    PANERAI, TESTIMONE INVOLONTARIO DELLO SFOGO DI ANGELONE, VUOTA IL SACCO




    Paolo Panerai per Milano Finanza


    Angelo Rovati aveva il volto sereno di chi è passato per la seconda volta nel tunnel del male peggiore che possa capitare e che quindi guarda alla vita non solo come a un bene immenso ritrovato ma anche con la determinazione, proprio per questo, di non accettare più i compromessi della vita precedente. E a entrare in argomento non ha aspettato un secondo: “Dottor Tronchetti, lo sappia, sono pronto a testimoniare in qualsiasi circostanza che io e lei, io per conto della presidenza del consiglio, lei come presidente e maggiore azionista di Telecom, un accordo lo avevamo trovato e positivo sia per l'azienda che per il paese. Non ho ancora oggi scoperto chi fu alle 22 e 23.30 di quel giorno, quando il presidente Prodi era in visita al presidente del Senato, Franco Marini, lo abbia chiamate a telefono e gli abbia fatto cambiare idea...».

    Marco Tronchetti non credeva alle sue orecchie e ancor più io che ero lì, accanto a lui, ai primi di settembre, nel giardino di Villa Fungarino, prima di sederci a tavola per il matrimonio di Matteo Montezemolo. Ero lì, testimone involontario, e non potevo non apprezzare la schiettezza di Rovati che raccontava fatti così cruciali senza preoccuparsi di riferirli a Tronchetti davanti a un testimone.

    A pochi passi lo seguiva Claudio Costamagna, il consulente finanziario più ascoltato da Prodi e protagonista della fallita trattativa fra Tronchetti e Rupert Murdoch come consulente del grande editore australiano. A fianco di Costamagna c'era la sua compagna, Carole Bouquet, fresca come una rosa. Quando ha intuito il tono della conversazione, Costamagna ha preferito proseguire diritto verso il tavolo della cena.

    L'angelico Rovati (e lo dico assolutamente senza la minima ironia), invece, è andato avanti piatto piatte: “L'accordo era ottimo poiché lei, dottor Tronchetti, aveva accettato di scorporare parte della rete, quella monopolistica di accesso, e io ero portatore del consenso al suo progetto di scorporare anche la parte commerciale di Tim visto che dopo la fusione con Telecom il Garante delle comunicazioni non aveva autorizzato la tariffa unica fisso-mobile. Una legittima mossa per ridare fiato all'azienda, ma quando dopo la visita al Senato ho sentito il presidente Prodi, l'intesa non era più valida e non è stato possibile, la mattina dopo, frenare l'intervista a Repubblica in cui il presidente Prodi si diceva stupefatto del piano annunciato da Tronchetti, che non teneva conto del valore strategico per il paese del gruppo Telecom... A distanza di mesi non ho ancora capito chi gli ha fatto cambiare idea facendo fare a me la figura che ho fatto, ma non solo...».

    Rovati nel parlare era così candido e schietto che è venuto naturale stringergli la mano. In fin dei conti aveva accettato di fare il capro espiatorio per proteggere il suo presidente, ma aveva sentite il dovere di riconfermare la sua lealtà anche a chi, come Tronchetti, dopo quei fatti, è stato costretto a passare la mano in Telecom, ben consapevole che quello di Prodi era il segnale che il governo in carica non lo voleva e che dopo avere osteggiato l’accordo con Murdoch, attraverso l’opera dissuasiva di Costamagna verso l’editore australiano, ora voleva quasi l'eliminazione fisica del presidente di Pirelli dopo avergli fatto accettare, attraverso Rovati, una sorta di compromesso.

    E prima di lasciarci, da persona razionale qual è, Rovati ha voluto concludere la sua testimonianza: «Con l’accordo che avevamo raggiunto,Telecom continuava ad avere un azionista capace come lei, il paese faceva un passo avanti sul piano di una concorrenza ancora più piena; invece ora, dopo l'impegno a vendere a Telco, non c'è più un azionista imprenditore, le banche non hanno avuto il coraggio di prendersi tutto e hanno accettato che Telefonica diventasse il singolo maggior azionista, un'azienda solida e produttiva di forti utili è stata messa in pericolo..”.

    Ho aspettato io stesso fino a oggi a render conto di quel colloquio inaspettato e inaspettabile per vedere come si sarebbe chiusa la vicenda Telco,il cui closing è appunto di giovedì 25. Quella candida testimonianza di Rovati inevitabilmente, infatti, riaprirà la grave questione di un arbitrario intervento del presidente del consiglio nelle vicende di un'azienda privata sia pure con rilevanza pubblica come l'ex monopolista delle telecomunicazioni in Italia.

    E questa volta il presidente Prodi non potrà limitarsi a una generica dichiarazione in Parlamento per sacrificare a suo vantaggio Rovati. Ma dovrà anche rendere conto (magari ha argomenti segrèti per farlo e ben volentieri li ascolteremo) del perché ha messo fuori gioco un imprenditore che aveva investito in Telecom tutti i miliardi di euro di cui Pirelli disponeva per poi accettare una soluzione che appunto ha fatto diventare, sia pure attraverso Telco, maggior azionista del gruppo di tlc un temibilissimo concorrente come Telefonica, in un assetto azionario nel quale a tutt'oggi gli azionisti non sono riusciti ancora a esprimere una scelta netta per la gestione manageriale della società.

    Insomma, con quel gesto da voltagabbana nella notte al Senato, estrinsecato la mattina dopo in una lunghissima interviste per telefono a Repubblica alla quale si accodarono immediatamente i sindacati, Prodi non solo determinò una violenta inversione di tendenza del titolo in borsa, che dal rialzo seguito all'annuncio del piano di Tronchetti (ora si può dire di Tronchetti e del governo) cominciò un'immediata discesa dalla quale tuttora non si è ripreso. Se a parlare fosse stato un azionista o un operatore di borsa invece del presidente del consiglio, quelle parole avrebbero assunto connotati rilevanti per la magistratura, incaricata inevitabilmente di valutare le responsabilità per i danni subiti da risparmiatori o investitori.

    Ma le candide e oneste rivelazioni di Rovati hanno anche un altro effetto, quello di far comprendere come sulla storia di Telecom, oltre agli abusi, il governo non ne abbia azzeccata una. A cominciare dalla ridicola privatizzazione (con Carlo Azeglio Ciampi ministro del tesoro e Prodi ancora presidente del consiglio) che partorì il nocciolino (morbido morbido) dentro il quale la quota più importante, lo 0,7%, dava al gruppo Agnelli la gestione della società. Una privatizzazione radicale che fruttò alle casse dello stato addirittura meno di quanto ricavò il governo francese vendendo solo il 30% di France Télécom, una società assai meno profittevole di Telecom Italia.

    Allora serpeggiava la paura che i principali paesi europei non avrebbero ammesso la lira nell'euro: Ciampi e Prodi erano quasi ossessionati da questa prospettiva e quindi cercarono di racimolare soldi dovunque pur di ridurre il debito pubblico, senza tener conto dei dispacci che inviava l'ambasciatore Sergio Vento da Parigi: la Francia, sotto la pressione degli industriali francesi, non avrebbe mai consentito che la lira restasse fuori dall'euro anche se non venivano raggiunti i ratios di Maastricht perché le merci e i servizi italiani avrebbero stracciato sul piano dei prezzi le merci francesi.

    Vento segnalava non certo di non entrare nell'euro, ma che fare eccessivi sacrifici come la liquidazione senza stabilità azionaria di Telecom non era necessaria. Poi ci fu l'opa di Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti, la razza padana che esaltò il presidente del consiglio di allora, Massimo D'Alema. Si dice che l'errore di Tronchetti, appena reduce dal colpo di aver venduto per 6 mila miliardi di lire la fotonica agli americani, fu di pagare le azioni di Telecom oltre 4 euro. Il consiglio di Gerardo Braggiotti certo fu di pagare un prezzo alto, ma la gestione attuata negli anni dal meticoloso, pervicace e determinato presidente della Pirelli insieme a Carlo Buora e Riccardo Ruggiero aveva fatto recuperare molta redditività all'azienda sì da rendere meno oneroso quel prezzo.

    E quando all'orizzonte si era presentata più significativa la pesantezza del debito e la necessità di definire una strategia nuova per una tlc, Tronchetti non aveva mancato di senso strategico. Prima aveva deciso la fusione fra Telecom e Tim, sicuro che la via giusta fosse la convergenza e la tariffa unica; ma AgCom non gli concesse l'autorizzazione alla nuova tariffa che invece è stata concessa poco tempo fa e ora su tutti i giornali trionfa l'offerta Unico, il telefonino che funziona sia in casa, sul fisso, che fuori come cellulare.

    Poi aveva avviato la trattativa con Murdoch per fondere Telecom con Sky e creare la prima società di tlc trasformata in società media, ma l'interferenza della presidenza del consiglio con Costamagna fece fuggire l'editore australiano dopo che con Tronchetti aveva già trovato l'accordo per confermare come ceo il giovane Ruggiero. Infine, dopo il voltafaccia di Prodi per la conclusione dell'accordo raggiunto con Rovati, il governo ha impedito che Tronchetti vendesse il 40% di Olimpia a Telefonica che era disposta a pagare 3,2 euro ad azione, mentre poi lo stesso governo ha dato disco verde all'ingresso della stessa Telefonica in Telco, a un prezzo (per Pirelli di 2,60 euro) ma senza più nella compagine azionaria un imprenditore vero, esperto di telecomunicazioni. Con il rischio, quindi, se le banche non saranno accorte, che Telefonica piano piano, nonostante i divieti accettati contrattualmente, diventi padrona della situazione. Insomma, da una possibile partnership fra due imprese, il governo ha provocato le condizioni perché nella cabina di regia ci sia solo un imprenditore, cioè Telefonica.

    Da giovedì 25, dopo la firma definitiva per la vendita di Olimpia a Telco, Tronchetti sta contando oltre 3 miliardi di euro e ha recuperato la piena serenità oltre che la voglia di rilanciare in altri campi. Ma Telecom non ha ancora una strategia. I due manager, Buora e Ruggiero, che l'hanno guidata da circa un anno, hanno fatto miracoli per conservare alta la redditività e proprio una settimana fa è stato raggiunto alla convention con i dealer a Berlino il record di oltre 3,4 milioni di telefonini venduti.

    In una situazione normale, vicepresidente esecutivo e amministratore delegato sarebbero già stati riconfermati. Il confronto fra le banche azioniste di Telco non ha ancora determinato la scelta.
    Le somme che Prodi può tirare per la sua gestione delle vicende Telecom, dalla privatizzazione all'eliminazione di Tronchefti, sono quelle di un disastro, dove ai risultati pessimi sul piano strategico si sommano le gravi colpe di interferenza ripetuta e assolutamente illegittima, oltre che l'incapacità di mantenere la parola fatta dare dal suo consigliere economico.

    www.dagospia.com

  2. #2
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    In realtà le parole virgolettate, quelle di Rovati, sono davvero pochine e nulla dicono su Prodi, mentre l'articolo, con le considerazioni sul PdC, è scritto dal giornalista.

    Quindi, prima di gridare un titolo del genere, visto che non devi vendere niente, ci penserei due volte.....

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Curioso Visualizza Messaggio
    In realtà le parole virgolettate, quelle di Rovati, sono davvero pochine e nulla dicono su Prodi, mentre l'articolo, con le considerazioni sul PdC, è scritto dal giornalista.

    Quindi, prima di gridare un titolo del genere, visto che non devi vendere niente, ci penserei due volte.....
    Pfui, bastano le virgolette per poter dire che Prodi ha affermato il falso in Parlamento.

    Sul resto, trattasi di fatti presentati in elenco cronologico, difficilmente confutabili.

    Ma se vuoi fare l'emiliofede di sinistra, accomodati...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da avv.deldiavolo Visualizza Messaggio
    Pfui, bastano le virgolette per poter dire che Prodi ha affermato il falso in Parlamento.

    Sul resto, trattasi di fatti presentati in elenco cronologico, difficilmente confutabili.

    Ma se vuoi fare l'emiliofede di sinistra, accomodati...
    Se lo dici tu.....sentiamo le repliche di Rovati e di Prodi, se ve ne saranno......

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Curioso Visualizza Messaggio
    Se lo dici tu.....sentiamo le repliche di Rovati e di Prodi, se ve ne saranno......

    Bah, intanto vediamo se domani qualche giornale importante (del solito giro ) riporterà questa cosa...ne dubito.


  6. #6
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    Di sicuro la riporterà la stampa di famiglia; quella che senza vergogna riporta a nove colonne affermazioni del padrone del tipo: "Ho portato una nuova moralità in politica" ed "Ho sempre rispettato la parola data".

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    Di sicuro la riporterà la stampa di famiglia; quella che senza vergogna riporta a nove colonne affermazioni del padrone del tipo: "Ho portato una nuova moralità in politica" ed "Ho sempre rispettato la parola data".

    Ah, quello è scontato, ma lasciamo che i buffoni si facciano le solite seghine senza guardare la trave che hanno nell'occhio...


    Io spero che invece l'altra sponda approfondisca il caso Rovati-Telecom senza far finta di niente.


  8. #8
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    scusate ma non fu tronchetti a sputtanare il piano rovati per lo scorporo della rete? ma che s'inventa bechis.

  9. #9
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    addirittura tronchetti avrebbe investito miliardi di euro in telecom, che bufala.

  10. #10
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    Serpenti di mare si aggirano....solo adesso ci viene a raccontare tutta la storia...

 

 
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