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Discussione: [Rinascita]Analisi

  1. #1
    CON LA RESISTENZA!
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    "Il Ribelle è deciso ad opporre Resistenza. Il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata"
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    [Rinascita]Analisi

    Mondialismo: anticomunismo, antifascismo, poteri forti

    Domenica 28 Ottobre 2007 – 180 – Vittoriano Peyrani




    Qualche tempo fa in un incontro fra persone che la pensano come noi, ho sentito un paio di giovani fare grandi affermazioni di anticomunismo.
    Li ho ascoltati pazientemente ma poi ho fatto notare che si stavano comportando come il toro che, infuriato, si getta sulla muleta mancando il bersaglio significativo del torero. Hanno controbattuto che l’ideologia comunista è tuttora viva e molti se ne fanno ancora portatori, ma hanno però finito con il concordare che le nostre rovine oggi non derivano da quella parte politica, ormai completamente asservita ai poteri forti. Inoltre, non esiste più, come ci facevano credere nel periodo postbellico, alcun pericolo della conquista del potere da parte del comunismo essendo crollata la “casa madre” ed essendosi i parlamentari epigoni di tale ideologia, volti alle posizioni democratiche, globalizzatrici e liberiste proprie degli Stati Uniti.
    Oggi ci vogliono far credere che il pericolo gravissimo è il terrorismo, che vorrebbe distruggere tutti noi se gli Usa non ci proteggessero con le loro guerre democratiche e antiterroristiche. Dunque si riprende la solita tattica di creare un falso pericolo per farsi finti protettori e nascondere mire coloniali fortemente aggressive.
    I giovanotti, infine, hanno anche dovuto concordare che, mentre il comunismo ha molto inceppato l’economia con le sue utopie egualitarie innaturali, l’avvento del liberismo ha letteralmente distrutto gli equilibri economici che permettevano, bene o male, di vivere alle popolazioni che da esso ora sono state “liberate”.
    Il sistema comunista, che ci è stato ferocemente nemico e che si è comportato da servo sciocco del capitalismo, in qualche modo assicurava a tutti una esistenza anche se misera. Dava un lavoro poco impegnativo, scarsamente retribuito, ma forniva assistenza, cibo e servizi sia pure ad un livello più basso di quelli, peraltro costosissimi, offerti dal sistema occidentale.
    L’avvento della democrazia, delle liberalizzazioni, del libero mercato nei paesi ex-comunisti ha avvelenato la convivenza civile, rendendo difficilissima la vita della stragrande maggioranza della popolazione ed introducendo un forte sfruttamento del lavoro, sempre miseramente remunerato quando si riesce ad ottenerlo.
    Mentre infatti il comunismo, ignorando l’istinto al possesso ed alla trasmissione dei propri beni alla discendenza, ha rappresentato un grosso freno allo sviluppo economico, il capitalismo, di contro, ha scatenato l’avidità dell’individuo introducendo forme di speculazione e di corruzione senza limiti che, in una situazione di miseria generalizzata, si sono rivelate molto pericolose.
    In conclusione se posso capire la posizione di chi ha forti rancori verso i comunisti per i lutti, le devastazioni e le atrocità da loro commesse in tempi non lontani, ritengo che oggi questa ideologia vada ormai archiviata, come un esperimento fallito di società utopistica, come un fatto storico negativo, cercando invece di vedere chi stava dietro di esso, ancor oggi domina il mondo e ha scagliato nel passato l’U.R.S.S. contro l’Europa.
    E’ assurdo e stupido combattere contro qualcosa di ormai inesistente: ci vogliono infatti distogliere da altri poteri che ci stanno togliendo ogni libertà, ogni sovranità nazionale e ci procurano grandi rovine, insicurezza e miseria in misura crescente.
    Ma se si considera anacronistica e poco intelligente la posizione anticomunista dobbiamo riflettere profondamente sull’antifascismo, oggi più che mai ingigantito dal regime filoamericano che ci governa e diffuso attraverso i media soprattutto fra i giovani più conformisti e meno dotati di senso critico.
    Si fanno leggi per impedire la revisione storica di fatti accaduti sessanta anni fa, per demonizzare i regimi europei del passato vicino e lontano con una manipolazione della verità che esalta solo il presente come unico sistema di vita accettabile. Questa revisione nei riguardi di fatti che sono posti alla base della legittimazione dei regimi demoplutocratici attuali, vorrebbe eliminare o quantomeno attenuare la “colpa” considerata la più grave, quella del preteso sterminio di 74.000 persone ad Auschwitz. Tale cifra, diversa da quelle solite molto discusse, è emersa dai documenti sequestrati nel detto campo di lavoro, riposti negli archivi di Mosca e aperti dopo cinquanta anni dagli avvenimenti. I campi di lavoro erano stati allestiti per la costruzione di una fabbrica di Buna, la gomma sintetica prodotta allora dalla Germania nazionalsocialista per esigenze militari.
    Si legga a questo proposito il celeberrimo libro, adottato in moltissime scuole, del chimico ebreo internato ad Auschwitz dottor Primo Levi, dal titolo “Se questo è un uomo” che non parla affatto di sterminio. Nel Lager (in tedesco significa campo) dove egli lavorò molto duramente per un paio di anni, erano infatti funzionanti per i prigionieri, stando sempre a quanto egli visse e scrive, infermerie per incidenti sul lavoro, per malattie gastroenteriche, per malattie contagiose e addirittura per tubercolotici. In un campo di sterminio? Alla fine della guerra giunsero i soldati Russi a liberarlo, ritornò in Italia e scrisse questo nelle sue memorie.
    Ma più ancora stupisce l’antifascismo di quelli che si dicono comunisti. Il comunismo infatti si è gettato contro la Germania e l’Europa istigato e aiutato dagli Stati Uniti d’America, paese dominato dalla grande finanza capitalista. Già questo dovrebbe rendere sospettosi coloro che sono convinti “compagni”. L’U.R.S.S. ha subito gravissime perdite umane e materiali ma poi, quando si è esaurita la sua funzione militare, è stata disgregata dalle stesse grandi banche americane che avevano concesso fortissimi crediti a Lenin nella sua lotta contro lo Zar ed anche in periodi successivi.
    Certe persone ideologizzatissime ed informatissime dovrebbero capire che vi sono delle analogie molto forti fra la distruzione dell’Europa, o del fascismo che dir si voglia, e la distruzione della Russia, o del comunismo, e rivedere il proprio giudizio. Infatti, se fosse stato rispettato il patto Molotov Ribbentrop fra la Germania nazionalsocialista e la Unione Sovietica, il capitalismo, meglio dire la grande finanza internazionale, sarebbe rimasta ai margini del continente Eurasiatico.
    Chi ha tradito tale patto, se i nazionalsocialisti con il loro attacco di sorpresa o i sovietici con l’ammassamento di truppe ai confini della Germania in previsione di loro operazioni aggressive, non ha grande importanza. Certo la seconda guerra mondiale è stata dichiarata ed iniziata da Inghilterra e Francia spinte in ogni modo dagli Stati Uniti. L’obbiettivo era una occupazione militare Americana permanente di tutta l’Europa, come si può vedere dalla presenza, ancora dopo sessanta anni, di oltre cento basi extraterritoriali sul suolo Italiano pagate con le tasse dei nostri contribuenti. Non si tratta però solo di un’occupazione militare, ma anche di rapina e beffa: si inducono i governanti corrotti a svendere le nostre aziende alle multinazionali e a cambiare la tradizione culturale attraverso la diffusione di una grandissima massa di programmi televisivi provenienti dagli studi holliwoodiani. A furia di far vedere tutte le sere film televisivi, e telegiornali, su ricatti, assassini, rapimenti, violenza, spaccio di droga e sadismo finiranno con l’americanizzarci e creare anche da noi una società corrotta e pericolosa sul modello di oltreoceano. E si distrugge anche la istruzione pubblica per poter imporre più facilmente una visione distorta di tutti gli aspetti economici, filosofici e politici della vita.
    A questa snaturazione del nostro sentire profondo, a questo diabolico innesto di culture diverse dalla nostra dobbiamo opporci con ogni forza altrimenti verremo eliminati anche fisicamente nella nostra discendenza, in un futuro non troppo lontano. L’antifascismo e l’esaltazione dell’”olocausto” sono le chiavi di volta di questa operazione di distruzione e cancellazione dell’Europa e dei popoli Europei.

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  2. #2
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    Se il "clandestino" è palestinese "non bastano" le parole...


    Mercoledì 31 Ottobre 2007 – 18:25 – Enrico Galoppini



    Domenica 28 ottobre, in prossimità delle coste calabresi di Roccella Jonica, un barcone fatiscente partito una settimana prima dall’Egitto con a bordo circa 150 persone, tutte palestinesi, ha fatto naufragio, spezzandosi in vari tronconi a causa del mare che, in quel momento di forza 7-8, l’ha mandato a sbattere contro una secca. Così, dopo una settimana da incubo con viveri ridotti e in balia delle onde, sette di questi disperati sono passati a “miglior vita”, mentre altri (25) sono rimasti più o meno feriti. Tra quelli che si sono salvati vi sono anche 12 minori. Intanto proseguono le ricerche di altri eventuali cadaveri in mare, poiché alcuni sostengono che in Egitto si siano imbarcate tra le 160 e le 170 persone.
    Ogni volta che accade una tragedia simile, i commenti dei politici si sprecano, così c’è chi se la prende con la legge che regola l’immigrazione (Ferrero), chi invoca “aiuti per i Paesi poveri” (Pecoraio Scanio), chi reclama la “mano dura contro gli schiavisti” (Loiero), chi auspica una “strategia comune” a livello dell’Unione Europea (Cuffaro)… Frasi fatte, di circostanza, alle quali non corrisponde alcuna volontà di operare affinché queste situazioni non si verifichino più.
    Ma tra questi commenti ne abbiamo sentito uno, quello di Calderoli, che ci ha colpito per la sua inopportunità: “Basterebbe poco” all’Italia e all’Europa per creare “dei presupposti di vita e di lavoro accettabili” anche nei Paesi d’origine degli immigrati (fonte Ansa, 28-10-2007).
    Intendiamoci, in linea di principio non gli si può dare torto. Se a casa propria esistesse la possibilità di vivere come meglio si crede, liberi dall’usura dei vari Fmi e Banca Mondiale, e liberi di darsi i governanti che si preferisce senza che elezioni dagli esiti non graditi forniscano la scusa per pressioni e boicottaggi da parte della “Comunità internazionale” (quando non scatta addirittura il colpo di Stato come in Algeria), certamente la stragrande maggioranza di coloro che si trasformano in emigranti sarebbe ben felice di risparmiarsi tale “crociera” (nel caso in questione costata l’equivalente, in valuta egiziana, di 1.500 euro, quindi un patrimonio)… però il Nostro forse si dimentica di appartenere ad un partito che dell’allarmismo sull’Islàm e i musulmani ha fatto uno dei suoi fiori all’occhiello, al punto che non solo s’è reso protagonista di tutte le iniziative islamofobe più sguaiate condotte sul territorio italiano (pardon, in “Padania”), ma s’è ridotto - contraddicendo la propria teorica propensione verso i “diritti dei popoli” - a svolgere una patetica recita da Crociato dello Zio Sam, predicando, come il resto del teatrino della politica, l’opportunità di attacchi verso questo o quell’altro Paese arabo-musulmano ogniqualvolta il padrone a stelle e strisce dà l’imbeccata in tal senso.
    L’inopportunità dell’affermazione di Calderoli deriva poi dal fatto che questa volta i “clandestini” sono palestinesi, e la Lega Nord, com’è noto, perora a spada tratta non solo l’attacco agli arabi, ai musulmani e all’Islam su tutta la linea ma anche la causa sionista e il “diritto di Israele ad esistere”. La cosa è invero alquanto strana, perché mentre quello “palestinese” (musulmani, cristiani ecc.) è un popolo radicato in una lingua, quella araba, e in una terra, la Palestina, quello “israeliano” è una macedonia di persone provenienti da ogni angolo della Terra, unite solo dalla “passione per Sion”, ovvero per una narrazione mitico-simbolica all’interno della quale per gli autoctoni, che con la loro presenza tormentano i colonizzatori come una prova vivente della loro falsa coscienza, non c’è altro spazio se non quello riservato nella suddetta narrazione ai Moabiti, ai Sodomiti e agli Amaleciti. Tutta gente per la quale è prevista una “soluzione finale” del “problema”…
    Che i “padani” tifino Israele non deve sorprendere, poiché quella “padana” è una delle tante identità moderne create a tavolino, come quella “israeliana”. Entrambe si alimentano di postulati indimostrabili, di una mitologia campata in aria (agli “ebrei della leggenda” o “della storia” corrispondono i Celti come “progenitori” degli odierni abitanti di Busto Arsizio o di Gallarate), e coloro che vi si riferiscono finiscono per provare nei confronti degli altri un sentimento di superiorità (evidente riflesso della consapevolezza d’aver “barato”) derivante dall’autoconvinzione d’appartenere ad una “razza pura”. I riferimenti leghisti al cosiddetto “etnonazionalismo”, che riecheggiano le fandonie otto-novecentesche sugli “ariani” (si rifletta sulle facce di Himmler, “ariano”, e di Heydrich, “mezzo ebreo”…), fanno il pari con le pretese sioniste di stabilire una “etnia” del tutto fasulla, a meno che non si voglia credere alle fole sulla “discendenza” di sangue dai vari patriarchi biblici!
    Ma torniamo alle dichiarazioni dell’ex ministro leghista. È vero, “basterebbe poco per creare dei presupposti di vita e di lavoro accettabili” nei Paesi d’origine. Soprattutto in Palestina.
    Basterebbe che “Israele”, questa creazione degli atlantici per alimentare continua tensione al crocevia d’Europa, Africa e Asia, venisse smantellato, indicando a tutti i cosiddetti “coloni” la via del ritorno verso le rispettive terre d’origine, senza dover imbarcarsi su una bagnarola fatiscente spendendo l’equivalente di mesi di stipendio (quando c’è).
    Basterebbe smetterla con la fandonia dei “Paesi arabi moderati”, anche quando si rendono conniventi del traffico di esseri umani.
    Basterebbe riconoscere il diritto alla resistenza dei palestinesi contro la rapina della loro terra, la distruzione delle loro case, la confisca dei loro campi, l’uccisione dei loro bambini, l’umiliazione delle loro donne: il desiderio di cancellarli come popolo. Basterebbe fare un confronto tra il grado d’insopportabilità di un’occupazione che dura da un secolo e il peso del… “centralismo romano”.
    Basterebbe che di fronte alla quotidiana uccisione di palestinesi i giornali (compresa “La Padania”) e le televisioni (compresa “Telepadania”) riportassero, con dovizia di particolari e d’immagini (che non mancano), quanto successo.
    Basterebbe che i politici di destra e di sinistra non scegliessero per le vacanze i kibbutz.
    Basterebbe che l’Italia e l’Europa, governate da ometti di nessuna levatura, protestassero fattivamente ogniqualvolta che le realizzazioni dei “progetti umanitari” in Palestina coi soldi pubblici vengono distrutte dai militari israeliani.
    Basterebbe chiudere gli occhi e immaginare la Padania fatta oggetto delle mire dei padroni del mondo, con i suoi abitanti ghettizzati in una riserva indiana per far posto a gente che li disprezza, che ti rapina l’acqua e ti lascia senza energia elettrica.
    Basterebbe fare uno sforzo e pensare ad un barcone di “padani” disperati con le pezze al sedere sballottato dalle onde e sfracellato sulle coste di un Paese i cui politici - che sanno la verità su cosa avviene in Palestina perché non è possibile non sapere - non sapranno andare oltre le solite frasi di comodo.
    Basterebbe mettersi la mano sulla coscienza e denunciare l’ingiustizia di tutta questa situazione.
    Come vede, caro Calderoli, “basta” davvero poco. Intanto basterebbe che tutti i Calderoli della politica cambiassero mestiere.

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  3. #3
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    La cosa: tra spallate e serpenti marini è...Partito Democratico

    Mercoledì 31 Ottobre 2007 – 18:28 – Enea Baldi




    Con la manifestazione che si è svolta sabato scorso alla fiera di Rho-Pero a Milano, è cominciata l’avventura del Partito Democratico. Oltre 2.800 i delegati che hanno partecipato all’assemblea costituente.
    Ad aprire la riunione il presidente del Consiglio Romano Prodi, che oltre a difendere la linea del suo Governo ha ribadito che: “le spallate per farci cadere non sono servite”, e tra gli ossequi e gli elogi elargiti al nuovo leader, non ha perso l’occasione di ribadire agli italiani che, comunque, il “capo” rimane lui; ma soprattutto ha ricordato che “il governo andrà avanti, malgrado la moltitudine di serpenti marini che cospirano per farlo cadere”.
    La visione onirica, surreale, o quantomeno bislacca che Prodi ha del Parlamento italiano, in verità nasconde - così come farebbe una prateria di poseidonie - i veri motivi della crisi politica del suo esecutivo.
    A parte le giustificabili critiche, o le sollecitazioni di dimissioni da parte dell’opposizione (molto meno pressanti di quelle effettuate dal centrosinistra durante il governo Berlusconi), non sembrano esserci particolari correnti esterne ad inquietare le maree del governo, e probabilmente, i “serpenti marini” che il presidente del Consiglio ha visto, nuotano nelle acque burrascose dell’esecutivo stesso.
    Il segretario del nuovo partito, al contrario di Prodi, è apparso meno risoluto e non ha nascosto una certa commozione per un evento che egli stesso ha definito “storico”; commozione che ha sottaciuto però, l’evidente discrepanza tra l’ottimismo dell’attacco nel discorso d’obbligo d’iniziazione - che si è subito esautorato in un eloquio incerto - e il volto invece atteggiato nella consueta mimica di tristezza e pessimismo, con la voce che diveniva via via sempre più metallica. Dodici anni, tanti ne sono serviti per la smacchiatura dei vecchi vessilli, da parte degli ex centristi ed ex comunisti, che finalmente hanno visto sventolare la bandiera che li fonde insieme, in un tessuto senza cuciture né strappi col passato. Questo, in sintesi, è quanto emerso dalle interviste, al termine della proclamazione ufficiale, tra i delegati presenti all’evento. “Tutto ciò che c’è stato prima non conta - è stato detto in una intervista al Tg3, - bisogna guardare al futuro e fare in modo di poter considerare un giorno questo tempo con nostalgia”. Sia il discorso del segretario Veltroni, che quello del ministro Prodi, sono apparsi, soprattutto agli occhi dei futuri elettori, come una sorta di ufficializzazione, di naturalizzazione, che sterilizza il passato e con esso legalizza tutti i compromessi e le innumerevoli abiure politico-ideologiche, che gli aderenti al nuovo partito hanno dovuto affrontare per purificarsi dell’onta di essere appartenuti, in passato, chi alla Dc, chi al Pci.
    Il “nuovo che avanza”, nasce quindi all’insegna delle incertezze ideologiche e politiche trascorse. Non sarà quindi così facile per l’esecutivo del Partito Democratico, dimostrare la credibilità necessaria per farsi eleggere, poiché il programma, sarà redatto dagli stessi uomini che hanno generato l’attuale crisi economica ed istituzionale; una crisi con pochissimi precedenti nella storia della politica italiana.
    Mentre il “nuovo”, quello vero, il movente che serve al popolo per risvegliarsi dal torpore mediatico, per poter così guardare davvero al futuro, tarda ad arrivare.

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