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Discussione: La Cerca

  1. #21
    Crocutale
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    Predefinito Rif: La Cerca

    Il chiostro quadrato del convento francescano era coltivato a giardino, quattro sentieri di mattoni rossi convergevano verso il pozzo ottagonale posto al centro, a rappresentare il terzo asse della croce.
    Un lungo tavolo di legno era stato sistemato sotto il lato del portico rivolto verso l'entrata, la luce falsa della sera si stava già ritirando verso il centro come inghiottita lentamente dal pozzo, ma i faretti sporgenti dalle pareti non erano ancora stati accesi. Questo non impediva a Beppe di apparire figo con i rayban e la maglietta nera sotto il completo gessato leggero, doveva solo alzare leggermente gli occhiali ogni tanto per capire dove stesse andando. Solo quando venne il suo turno di presentarsi al superiore li potè togliere con mossa studiata e riporre nel taschino interno prima di avvicinarsi.
    Il frate aveva quella strana espressione che si vede a volte nelle persone con delle responsabilità: un sorriso a denti stretti, gli occhi quasi chiusi, gli angoli della bocca tirati molto indietro come se avesse ricevuto un pugno alla milza o stesse per azzannare il suo interlocutore. La stretta di mano invece era più cordiale, con qualcosa di possessivo, sembrava non volerlo lasciar andare. Brevi impressioni prima di lasciare il posto all'ospite seguente e dirigersi al tavolo. Tovaglia, piatti, bicchieri, posate, tutto usa e getta. Bottiglie di bibite colorate, insalata di riso in contenitori di plastica da campeggio, prosciutto e melone, torte già tagliate a cubetti. L'unica concessione alla formalità erano i bigliettini che indicavano il posto di ogni invitato. Eppure nonostante l'aspetto dimesso della tavolata i commensali erano stati scelti con attenzione. Dosi già alla prima occhiata aveva riconosciuto due consiglieri comunali, un docente universitario e un consulente che aveva lavorato per diversi ministeri. Poi la persona che si stava sedendo alla sua sinistra; giacca verde a quadretti, capelli ricci castano chiaro, baffi curati. Il Grande Tessitore in persona.

    " Capitano Dosi ! Che piacere rivederla. "

    " Piacere mio. Sa la coincidenza? Stavo proprio pensando a lei stamattina. "

    " Coincidenza reciproca allora. Anche io stavo pensando a lei, sa ? "

    " E per una catena di coincidenze ci incontriamo lo stesso giorno e siamo anche vicini di tavola ? "

    " Questa è già meno coincidenza. Sapevo che lei era tra gli invitati. Dopo aver pensato ho telefonato a padre Bartolomeo e gli ho chiesto se potevo esserle messo vicino. Lei invece cosa ha pensato ? "

    " Pensavo come fosse strano che diversi amici suoi abbiano ricevuto del materiale coperto da segreto d'ufficio e pertinente a una mia indagine attuale. E chi potesse essere responsabile di questa violazione. "

    Il Tessitore rimase impassibile.
    " Ho sentito dire di questo fatto, ma non so chi sia stato. Però posso dirle che questi amici sono tutti persone con una forte coscienza civica, alla fine vorrebbero solo rendersi utili a questa sua indagine.
    Comunque sono contento di vedere come lei sia stato rapido nel mettersi al corrente, vuol dire che questo caso è in buone mani e io ci tengo. "

    " In realtà al momento sto solo cercando una persona che potrebbe avere informazioni sui fatti. " - rispose Dosi - " Non abbiamo ancora ipotesi di reato riguardo a questa persona, eppure vedo che tanti ci tengono a trovarla. Devo pensare che lei sappia qualcosa di più ? "

    " Se avessi delle informazioni posso assicurare che lei sarebbe il primo a saperlo. "

    Dosi sospirò, si versò dell'insalata di riso per prendere tempo, poi passò al Tessitore uno dei suoi biglietti.
    " Se dovesse ricordare qualcosa mi chiami a questo numero. Ma piuttosto, non sapevo che lei avesse amici anche da queste parti, pensavo che non godessero della sua simpatia.. "

    Sarto a sua volta prese una pausa allungando la mano verso le fette di melone.
    " Sono le pietre grezze che ragionano per esclusioni. Gli uomini risvegliati sanno che la tesi non potrebbe esistere senza la sua antitesi e quindi non escludono, ma in ogni momento scelgono quel che più conviene. "

    A quel punto altre persone richiesero l'attenzione del vicino e Beppe si perse ad ascoltare un intreccio di conversazioni, poi venne il momento del discorso da parte del superiore. Si discuteva di carità e amministratori, quanto fosse importante essere al servizio dell'Umanità e di come la Chiesa dovesse abbattere le barriere. Si poteva notare questa cosa col procedere dei discorsi: le poche volte che veniva pronunciata la parola "Chiesa" subito dopo, a distanza di un paio di frasi o meno, risuonava come un eco la parola "abbattere". Certo mai riferita allo stesso oggetto, sempre in relazione a qualche concetto astratto ai margini dell'argomento principale. Però arrivava sempre, inesorabile, come il tuono segue il fulmine.

    Venne il momento di alzarsi dal tavolo, l'attimo della verità in cui molto si può capire osservando chi si apparta con altri a chiacchierare, chi ha fretta di andarsene e chi rimane tagliato fuori dai giochi, con imbarazzo oppure con indifferenza. Il festeggiato naturalmente era il centro d'attrazione maggiore, il Tessitore invece si muoveva da un gruppo all'altro distribuendo sorrisi e strette di mano col fare di chi conosce tutto e tutti. Il capitano Dosi era li come rappresentanza delle autorità, ma in borghese e poco introdotto in quel giro, quindi dopo un paio di presentazioni era rimasto solo ad aspettare che fosse abbastanza tardi da potersi allontanare senza sembrare scortese. Verso le undici riuscì infine a congedarsi, ma invece di prendere la via più breve si addentrò nei corridoi del monastero fino alla biblioteca. Appena dopo la biblioteca c'era una cella abitata, l'unica situata a pianterreno, ancor prima di poter bussare la porta si aprì e comparve il faccione sorridente di un vecchio francescano col barbone grigio che copriva metà del saio.

    " Padre Timoteo. Buonasera ! "

    " Sapevo che non saresti andato via senza salutare e ho riconosciuto il passo. Entra che ho qua il vinsanto. "

    La cella conteneva una branda, un inginocchiatoio, un tavolo fratino basso con lo sgabello, un computer di livello professionale con modem, pile di libri da classificare sparse sul pavimento.
    Padre Timoteo lasciò lo sgabello a Dosi e si accomodò sulla branda, rimasero a bere vin santo e parlare della quotidianità per qualche minuto prima che arrivasse l'occasione di entrare nel discorso.

    " Allora lei ha ancora tutti i suoi corrispondenti ? " - diceva Dosi - " Hanno detto niente su quel prelato che è morto all'improvviso in Campo dei Fiori ? "

    " E lo scommettevo che ti davano il caso ! " - rispose il frate - " Io non ho più l'età per correre in giro, ma sono come un ragno nella tela. Sto fermo e le cose vengono da me. Però cosa te ne fai delle risposte se prima non mi hai fatto la domanda più importante di tutte ? "

    Beppe conosceva bene il frate e sapeva già dove voleva arrivare.
    " La salvezza dell'anima ? "

    " Proprio quella. Solo quella. Quant'è che non ti confessi ? "

    Con un sospiro Dosi si alzò dallo sgabello e andò a sistemarsi sull'inginocchiatoio, spostando i libri posati davanti. All'altezza degli occhi, incorniciato e appeso al muro, stava l'atto di dolore, scritto a lettere grandi.

    " Mi benedica Padre perchè ho peccato... "

    Solo dopo aver completato il sacramento Padre Timoteo acconsentì a spiegare quel che sapeva.

    " Nella struttura della Chiesa c'è una carica di cui pochi sono a conoscenza: il vescovo vagante. Sembra che solo al Papa e al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede sia concesso di conoscere la sua funzione, ce n'è sempre solo uno e alla sua morte un altro viene subito nominato. Le più lontane testimonianze scritte che ho potuto trovare riguardo a questa figura risalgono ai tempi di Carlo Magno e anche allora doveva essere già chiara la caratteristica più particolare di questa carica. Chi è nominato non sarà mai più visto a Roma. Fino a oggi. Posso giurarti che questa è la prima volta in secoli che si vede il vescovo vagante tornare a Roma vivo.. solo per morire pochi giorni dopo il suo arrivo.. potrei persino parlare di una maledizione e provare paura, se la verità di Cristo non mi avesse fatto libero dalla superstizione. "

    " Allora ne nomineranno uno nuovo ? "

    " A giorni, stanno facendo tutto di fretta, tu non hai idea, la curia sembra un formicaio calpestato. C'è un'altra cosa strana, hanno fatto il funerale subito, senza nemmeno aspettare i parenti, e poi lo hanno cremato. La cremazione per noi è una procedura molto scorretta, eppure a volte lo fanno, quando vogliono nascondere qualcosa.. " .

  2. #22
    Crocutale
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    Predefinito Rif: La Cerca

    Mezzanotte passata, la gente andava e veniva per le strade come se fosse giorno, Dosi camminava spedito verso casa. Era stata una giornata intensa, piena di scoperte che però non risolvevano nulla, anzi rendevano il caso sempre meno comprensibile, doveva dormirci sopra.
    Le luci al quarto piano erano accese. Il suo appartamento. La giornata non voleva proprio finire, per la seconda volta si rammaricò di aver lasciato il ferro a casa.
    Entrò e prese le scale in silenzio, niente ascensore, se c'è un agguato non è furbo chiudersi dentro una scatola rumorosa. Poteva chiamare una pattuglia, ma sai la figura se si trattava di falso allarme?
    Le luci delle scale erano accese, aspettavano di vederlo arrivare? Ma soprattutto, la vecchia del secondo piano era ancora sveglia? Se l'avesse visto salire le scale di notte, rasente al muro, guardando sempre alle rampe superiori con i rayban sugli occhi per non rimanere abbagliato, le scarpe in mano perchè scricchiolavano, il mattino dopo lo avrebbe saputo tutta la via.

    Corridoio del quarto piano, via libera, nessuna porta socchiusa, nessuna ombra fuori posto. Si accostò al muro all'altezza del suo appartamento e appoggiò l'orecchio. Mai mettersi davanti alla porta.
    Televisione.. qualcuno stava guardando la sua televisione.. poi voci. Si lasciò quasi cadere contro il muro e buttò fuori tutto il fiato trattenuto.
    Sua sorella e il cognato Ciliegini. Falso allarme appunto.
    Lasciò cadere le scarpe, prese il cellulare lasciato spento durante il ricevimento e mandò uno squillo al cognato.

    " Pronto ! Parlo con la Cariatide ? "

    " Ooh vecchio ! Dove eri finito ? E' una vita che ti aspettiamo, ho dovuto mettere Ludovicomaria a dormire nella cameretta dei tuoi bimbi. "

    " Sto qui fuori aoh. Aprimi la porta. "

    " Stai arrivando ? "

    " No, no. Sono proprio qui fuori dalla porta dietro di te. "

    " E non hai le chiavi? .. "

    " Si, ma voglio ugualmente che alzi il sedere dalla mia poltrona e dalla mia televisione e vieni ad aprire sta porta. "

    " Che sfigato a manovella ! Io sto comodissimo qua, ma se vuoi puoi dormire sul tappetino. "

    " Cos'è sto sciacquamento ? Hai anche aperto il mio vino ? "

    " Il Cabernet Shiraz è ottimo, grazie. Però secondo me non andava tenuto in frigo. "

    " Te non capisci una mazza di vino e questo è appurato. Ma il mio Cabernet Shiraz! Alla violazione di domicilio si aggiunge il furto con scasso, la lista dei reati si allunga. Faresti bene a collaborare fin che puoi e aprire spontaneamente quella porta ! "

    " Monaaa ! Mi consumi la batteria del telefonino. Ma basta ! "

    Sarebbero andati avanti a lungo se la sorella non si fosse affacciata alla porta nel frattempo.

    " Giuso entri o no ? E levati quegli occhiali che sembri vestito da carnevale ! "

    Infilò le scarpe e seguì la sorella in casa. Gli avevano lasciato anche un bicchiere del suo cabernet, generosamente.
    La zotina aveva la faccia troppo seria, si era portata anche il bambino per aspettarlo, sicuramente altri pezzi di enigma in arrivo. Aveva solo voglia di chiudere gli occhi.

    " Sono stata da Araldi questo pomeriggio.. "
    Comincia..
    " .. Di solito mi lasciano consultare gli schedari senza obiezioni, ma questa volta mi hanno detto che serviva una autorizzazione e mi hanno indirizzato a un altro ufficio. Sono andata, e pensa chi mi sono trovata davanti ?? "

    " Uno che conosciamo ? "

    " Zeronove ! C'era Zeronove nell'ufficio, c'è rimasto malissimo quando l'ho sgamato. E' venuto qui a Roma e non ce l'ha detto ! E non mi ha neanche lasciato esaminare gli schedari ! Ma io domani telefono alla mamma che lo dica anche alla sua che non si fa così ! "

    Zeronove, lo chiamavano così dalle prime cifre del numero di matricola. Era nato e cresciuto come i Dosi nello stesso paese tra le montagne liguri, aveva seguito le orme di Beppe fino al corso ufficiali, poi però gli si era aperta una strada diversa. Era entrato nei Servizi Segreti, ma di solito era comandato presso l'arsenale militare di Spezia. Si rivedevano spesso al paesello quando le loro vacanze coincidevano.

    " E' normale, quando lo Sbirulino è in giro per lavoro non vuole farlo sapere. Ma glielo hai detto che servono a me le informazioni che cercavi ? "

    " Si, ma non c'è stato verso. Tanto poi all'uscita ho incontrato un ragazzo che si paga l'università facendo lo scaricatore per loro. E' uno di quelli che sono andati a sgombrare quel giorno. Ha visto diversi pezzi che secondo lui dovevano essere di un acceleratore di particelle. "

    Questo poteva confermare che il capellone fosse coinvolto in esperimenti di qualche tipo.

    " Hanno chiamato giù Zeronove da Spezia. " - disse Dosi pensando a voce alta - " Ma allora questo deve essere un casino gigante. "
    Ultima modifica di Perseo; 30-05-10 alle 11:38

  3. #23
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    Giorno 4 :

    " Non so chi è Osvaldo non so di chi parli. Senti amico io sono un duro, se pensi di far parlare me caschi male. "

    Beppe Dosi ascoltava a metà le parole dell'aiutante, seguiva l'alternarsi di ombra e luce nel camminare sotto gli alberi.
    " Ma si chiama Osvaldo quello che cerchiamo ? Da quando ? "

    " No era un film di Bud Spencer. Stessa situazione nostra, cercava informazioni da un barbiere omertoso. La differenza è che Bud Spencer può farli parlare a schiaffoni. "

    Camminavano per Viale Einaudi sul lato della basilica. Il capitano aveva la stessa maglietta nera del giorno prima, però con una giacca più chiara, meno formale. Il maresciallo assistente invece si era inventato una camicia smanicata da country boy a quadrettoni bianchi e rossi. Avevano passato la mattina a interrogare tutti i barbieri tra Villa Borghese e Piazza della Repubblica, scoprendoli molto poco disposti a collaborare
    Mezzogiorno si avvicinava, Chiattoni continuava a parlare.

    " Per completare la zona rimarrebbe via del Viminale e laterali, giriamo a destra da qua. "

    " No, andiamo verso le Terme." - interruppe Dosi - " Battiamo prima la zona di via Marsala, poi passiamo da via Palestro dove c'è il mio barbiere Pippo. Lui se ha saputo qualcosa me lo dice. Molti stranieri vanno da lui a farsi tagliare i capelli. "

    " Si, quelli che arrivano col treno, ma non risulta che il nostro uomo sia passato dalla Termini. Comunque andiamo pure. "

    Proseguirono lungo la recinzione dell'area archeologica fino alle Terme di Diocleziano, superarono i chioschi di Via Gaeta e attraversarono per passare in via Marsala. Li trovarono una bottega da barbiere con tanto di colonnina a spirale, chiusa. Un altro in via Milazzo, non aveva visto nessuno che corrispondesse alla descrizione. Tra gruppi di turisti proseguirono fino all'incrocio con via Palestro e girarono a sinistra con l'intenzione di tornare poi al punto di partenza attraverso Piazza dell'Indipendenza. Sul percorso si trovava il Barber Shop 2000, detentore unico del taglio Catania anni cinquanta che Beppe Dosi abitualmente portava.

    " Amico Giuseppe benvenuto. E' con te quell'altro signore ? "

    Pippo il barbiere aveva già un cliente sotto le mani. Altri due, seduti su sedie basse e quadrate, stavano improvvisando un tressette in attesa del loro turno.

    " Si, è con me. Però vedo che hai della folla, magari torniamo questo pomeriggio. "

    " Mi farebbe piacere amico Giuseppe. "

    " Ma comunque. Non per farti perdere del tempo. Ieri o l'altro ieri è venuto da te un signore come quello disegnato qua ? "

    Pippo gettò un breve sguardo senza smettere di sforbiciare.

    " Non mi sembra proprio. E poi mercoledi non c'ero. Tu non lo sai, ero in treno come sempre per venire qui e mi sono addormentato. Nel sonno ho visto la Madonna ! E mi chiamava !
    Allora quando mi sono svegliato ho visto che il treno andava verso Napoli e invece che scendere alla Termini ho tirato dritto fino al santuario della Madonna di Pompei. Capisci, amico Giuseppe ? Così qui è rimasto chiuso ! "

    " Ah..ho capito.. allora torniamo questo pomeriggio.. "

    Anche li non c'era nulla da fare, stesso risultato con l'altro barbiere poco più avanti, arrivarono così all'altezza della Presidenza del Consiglio dove intendevano svoltare.

    " Tanto per cambiare gente con i volantini. " - disse Beppe - " Che vogliono stavolta ? "

    " E' la solita manifestazione di Milizia Cristiana contro l'aborto. " - rispose Chiattoni - " Ma allora... "

    Si guardarono un attimo in faccia, poi di scatto si gettarono contro il muro per nascondersi.

    " No ! Alfredo no ! Preferesse nu schiacciasassi n'gopp e' ppall ! Beppe, torniamo indietro e passiamo dalla strada prima, si arriva uguale. "

    " Gli Spartani non si ritirano mai ! Piuttosto vediamo la situazione, possiamo cogliere un attimo in cui è occupato. "

    Come se si trovassero sotto il fuoco in zona di guerra attraversarono di corsa a destra e andarono a ripararsi sotto il telone dell'edicola davanti all'Istituto Tecnico.
    I passanti si giravano a guardare incuriositi quei due signori mezzi nascosti dietro una rastrelliera di riviste, forse uno dei soliti spettacoli per i turisti.
    Loro comunque non si preoccupavano degli sguardi, avevano attenzione solo per il gruppo di volantinatori all'angolo opposto dell'incrocio.

    " Lo vedi ? Lo vedi ? "

    " Ne vedo cinque..sei.. ma lui no, non c'è. Forse deve ancora arrivare o sta sull'altro lato. "

    " La fortuna è con noi ! Se avanziamo con un balzo audace possiamo passare prima che arrivi. Avanti Spartani ! "

    Attraversarono nuovamente di corsa come se dovessero assaltare un bunker e superarono con successo il blocco di tre manifestanti che tentavano di placcarli per spiegare l'estrema importanza della loro causa.
    Pochi passi dopo però il maresciallo Chiattoni vide Dosi fermarsi come colpito da un pensiero.

    " Sai che mi è sembrato di vedere.. Devo tornare indietro ! "
    Si diresse spedito verso uno dei tre che aveva appena superato.

    " Mi scusi, ho cambiato idea, vorrei vedere i vostri volantini. Tutti e due. "

    " Ma veramente abbiamo solo questo. Stiamo esprimendo la nostra contrarietà all'introduzione della pillola RU 486 perchè.. "

    " Si, ma lei ne aveva in mano uno diverso. Non è quello che vedo sporgere dalla sua tasca ? "

    " Guardi, cosa ho in tasca sono fatti miei. Lo vuole il nostro volantino o no ? "

    " Questa tessera dei Carabinieri attesta che sono pagato appunto per farmi i fatti degli altri. So di non poterla perquisire in questa situazione, però posso fare in modo che abbiate diverse scocciature quando chiederete di nuovo i permessi per le vostre attività. Che famo ? "

    Gli altri cinque non dicevano nulla, probabilmente stava parlando con il loro dirigente. Questo sospirò e gli consegnò il foglio che aveva in tasca.
    " E' una direttiva interna, ma non c'è niente di illegale. Può chiedere alla nostra sede. "

    " Infatti è solo per l'archivio. Ora scusate per il disturbo e buon lavoro. "

    Detto questo Dosi riprese la sua strada. Nel camminare mostrò il foglio all'aiutante. Era l'identikit del capellone, sempre lo stesso, con un numero di telefono cui si chiedeva di riferire ogni avvistamento.

    " Nel pomeriggio in ufficio devi trovarmi a chi è intestato questo cellulare. "

  4. #24
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    Il maresciallo ripose il foglio in una tasca.
    " A quanto sapevo quelli di Milizia Cristiana e gli amici di Spartaco sono nemici giurati. Però hanno tutti e due il nostro ritratto segnaletico. Certo questi mentre sono in strada a fare la diecimillesima menata sull'aborto vedranno passare un sacco di gente. Ma non potrebbero cambiare argomento ? Io gli darei anche ragione, ma dai e dai non se ne può più. "

    " E' normale. " - si mise a spiegare Dosi - " I capi di qualunque gruppo di quel genere da una parte non devono toccare nessun argomento che possa infastidire amici e finanziatori. Dall'altra però devono dare ai loro militanti l'impressione di combinare qualcosa. Devono sempre tenerli attivi perchè abbiano meno tempo da passare fuori dal gruppo. E allora cosa fanno: scelgono una cosa sola e ci battono sopra fino allo sfinimento.
    Questo può renderli noiosi all'esterno, ma loro puntano alla coesione interna, perchè devono assicurarsi che i militanti sgancino soldi a ogni scadenza. Per la causa s'intende. "

    " E noi non possiamo farci niente, visto che non c'è più il reato di plagio.. "

    " Se dovessimo indagare tutti i casi di plagio toccherebbe incriminare mezza Italia per aver truffato l'altra metà. " - rispose Dosi - " Solo per i processi ci vorrebbero cento anni. E poi? Dopo aver emesso le condanne dove la metti tutta quella gente ? "

    Così ragionando arrivarono in via del Viminale dove avrebbero dovuto continuare la loro ricerca. Ma le dodici erano ormai passate da un pezzo, i barbieri avevano probabilmente chiuso e la fame si faceva sentire.
    Proprio all'inizio della via c'era un localino con una testa di cinghiale esposta sotto l'insegna e panini con la porchetta in bella mostra. Er Buchetto, nome azzeccato visto che che all'interno c'era posto per due soli tavolini, uno dei due libero. Decisero così di entrare e ordinarono due panini e una caraffa di bianco dei Castelli.
    Chiattoni aveva voglia di fare il difficile.

    " Scusi, ce li potrebbe scaldare i panini ? "

    " No. A' porchetta se magna così. "

    Ci si mise anche Dosi.
    " Nel mio potrebbe metterci quelle melanzane marinate ? "

    " Ho detto che a' porchetta se magna così aoh ! "

    Comprendendo di trovarsi davanti a un purista che sulla porchetta non sarebbe sceso a compromessi rinunciarono alle loro pretese e presero i loro panini come dovevano essere.


    " Io sto cominciando a sospettare che avesse qui degli amici. "
    Avevano finito i panini e Dosi parlava versando il vino dalla caraffa.
    " Amici sconosciuti che lo hanno ospitato. Potrebbero aver cambiato il suo aspetto senza ricorrere a un barbiere.. potrebbero anche averlo portato fuori città con un'automobile privata.. chi lo troverebbe più allora. "

    Il maresciallo seduto di fronte non rispondeva, stava fissando qualcosa oltre le spalle di Dosi, forse l'altro tavolino.
    " Oh grazie dell'attenzione eh ? Scusa il disturbo, adesso non ti dico più niente per tutto il giorno così impari. "
    Chiattoni continuava a tacere, fingeva di guardare il bicchiere, ma intanto faceva segnali con le sopracciglia.
    " E che sarà ? Truzzetta scosciata ? Pariolina ? Sta all'altro tavolino ? "
    Dava segni di impazienza, ma proprio non riusciva a parlare, faceva dei gesti con le mani sulla testa come se si stesse grattando.
    " Lo shampoo ? La truzzetta si fa lo sciampo al tavolo ? "
    Chiattoni si ricompose e prese un sorso di vino prima di rispondere a voce bassa.
    " Non è una lei, non ti girare. Per carità non girarti. "
    " Ma chi è allora. Belli Capelli ? "

    Il posto improvvisamente gli pareva silenzioso, vide l'aiutante annuire. Stava passando un piatto con tonno, fagioli e le melanzane marinate che avrebbe voluto lui.
    Passò a un tono di voce più tranquillo, come se si stesse parlando dell'ufficio.

    " Mi stai dicendo che Belli Capelli è seduto qui e sta mangiando del tonno coi fagioli ? "

    " E' lui preciso, coincide tutto. Non è neanche stato dal barbiere, da le spalle all'entrata, non si guarda attorno. E' come se non gli importasse minimamente di essere trovato. Eppure con mezzo mondo che lo cerca deve saperlo anche lui. "

    Beppe si rivolse al padrone del Buchetto.
    " Ce ne porta altri due ? Grazie. "

    Chiattoni lo guardò incerto.
    " Non lo fermiamo subito ? "

    " Dobbiamo assicurarci che non sia solo uno somigliante. E poi lasciamogli finire il pranzo.. "

    " Non fai prima a dire che non vuoi coinvolgere dei civili se facesse come a Campo dei Fiori ? "

    " Quando esce alzati e vai a pagare il conto, io allora lo seguo. Ah, non buttare lo scontrino, questo adesso risulta pranzo di servizio e paga lo Stato. "

  5. #25
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    Predefinito Rif: La Cerca

    Come il cacciatore che non deve lasciar passare l'eccitazione nel suo odore, da quel momento parlarono solo di fatti loro ignorando l'altro tavolo. Solo quando il maresciallo finalmente andò alla cassa Dosi si concesse un moto di fretta nel girarsi, uscire e cercare con lo sguardo il sospetto. Aveva preso la direzione da cui erano venuti, lo vedeva di spalle, ma quella pettinatura afro spiccava veramente. Valutò che potesse superare di poco il metro e settantacinque, indossava una polo azzurra e pantaloni di buon taglio, aveva le ossa sottili e i movimenti di un uccello d'acqua, procedeva senza guardare indietro. Non sarebbe stato un pedinamento difficile.
    Lo seguì senza difficoltà lungo Piazza dei Cinquecento, arrivò anche Chiattoni di corsa, mentre il capellone già infilava Via Solferino. Stavano ripercorrendo il tragitto di poco prima.
    Piazza dell'indipendenza, il tipo proseguiva, Dosi e Chiattoni si guardarono in faccia.

    " Lo vedranno quelli di Milizia ? Sarei curioso di sapere se poi lo segnalano anche a noi. "

    " Guarda bene, Bè. Non ci sono più, saranno a pranzo anche loro ormai. "

    Lo videro svoltare a destra in Via Palestro, raggiunsero di corsa l'angolo per non perderlo.

    " Sono le due. Fa orario continuato il tuo barbiere ? Forse ci sta andando proprio adesso. "

    " Fa orario continuato si. " - rispose Dosi - " Il cinese di fianco gli porta il pranzo in bottega in cambio dei tagli per tutta la famiglia."

    Il capellone si era fermato appunto davanti al cinese, ondeggiava con aria incerta, sembrava fissare la vetrina del barbiere.

    " No, dai, è da non crederci... "

    Riprese a muoversi, passò oltre il barbiere e il cancello subito dopo, infine entrò nel portone seguente.

    I due inseguitori ci rimasero male per un attimo, ma subito si portarono di fronte a quell'edificio.
    Tre piani, bianco e rosa salmone, porta e finestre a tutto sesto, una scritta sull'arco principale.
    La chiesa Ortodossa Russa.

    Per un po rimasero a bocca aperta davanti a quel portone. Vederlo entrare in una chiesa ortodossa non rientrava nelle teorie che si erano fatti fino a quel momento, apriva tutta una serie di nuove possibili implicazioni.
    Era li per pregare o per incontrare qualcuno ? Le finestre del terzo piano erano diverse, potevano esserci delle camere. Forse era li che aveva trovato ospitalità, ma conosceva il sacerdote ? O c'era addirittura di mezzo un'agenzia di spionaggio estera ? Irrompere in una chiesa magari col rischio di causare un incidente diplomatico non sarebbe stata una cosa furba, però se veramente alloggiava li sarebbe bastato chiamare la centrale e far mettere sotto sorveglianza il posto. Volendo c'era anche il numero di Zeronove nel cellulare.

    " Chiattò, vai a vedere dentro.. "

  6. #26
    Crocutale
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    Non ho capito com'è che le letture arrivano a gruppi di 30. Comunque punto a raggiungere le mille visite.

  7. #27
    Crocutale
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    Quello scostò appena la porta e mise dentro la testa prima di tornare a riferire.

    " E' solo, non c'è neanche il prete. Sta pregando inginocchiato. "

    " Non è detto. Se ci fosse un microfono nascosto sotto il banco potrebbe comunicare con qualcuno in segreto ! "

    " Eh come sei fantascientifico. Per me ci sta che venga qui a pregare, se è credente. Abbiamo già capito che in una chiesa normale verrebbe subito segnalato, ma qui chi lo cerca. Sarebbe la prima cosa sensata che gli vedo fare. "

    Invece di rispondere Dosi tagliò un sigaro con l'apposito attrezzo e lo accese. Come al solito non si riconosceva la sua genialità, ci era abituato.
    Col sigaro in bocca soppesava il cellulare nella mano, come se contenesse tutte le possibilità.
    Chiamare subito la centrale e lavarsi le mani di tutto, oppure aspettare ancora per assicurarsi che veramente fosse quello il suo rifugio e si trattasse della persona giusta. Chiamare prima Zeronove per bullarsi di averlo preceduto, o forse per consigliarsi con lui prima di agire. Irrompere nella chiesa.. no.. quello l'aveva già escluso, però poteva lasciare il Chiattoni di guardia al portone e fare il giro per entrare dall'abitazione del prete, fargli qualche domanda per chiarire. Non c'era una soluzione che avesse dei netti vantaggi rispetto alle altre.
    Fissava la tastiera.
    Si trovò a dover riconoscere con se stesso la verità; quel che gli impediva di premere i tasti era che il gioco sarebbe finito. Era certo che dopo aver trovato quella persona gli avrebbero tolto il caso, non avrebbe potuto interrogarlo. Non avrebbe potuto sapere come finiva la storia.
    Nell'esitazione decise per lui la sorte.
    Rumore di passi dall'interno e un brivido freddo, il capellone aveva già finito di pregare e stava uscendo, non avevano dubbi che fosse lui, la sua presenza lo precedeva come un'onda d'urto.
    Forse dopotutto non alloggiava nella chiesa, Dosi si guardò attorno, potevano ancora nascondersi da Pippo e continuare il pedinamento. Però c'era una cosa strana: l'intera strada era deserta, nessuna macchina, nessun passante, ecco perchè riusciva a sentire i passi da fuori, assurdo per quell'orario. La scusa di non voler coinvolgere dei civili non reggeva più, era come se tutta la realtà gli stesse dicendo che era arrivato il momento e non si poteva più rimandare.
    Il maresciallo sudava, si era portato di fianco allo stipite mentre il capitano rimaneva impalato davanti alla porta. La bocca dello stomaco ballava per l'ansia, i referti parlavano di organi interni che si fermano e subito cominciano a marcire. Non riusciva a togliersi dagli occhi l'immagine di quel sorriso, non ci riusciva.
    Dentro una mano si era posata sulla maniglia e aveva cominciato a spingere.
    Finalmente Dosi poteva vedere in faccia la persona che cercava. Sotto quella matassa di capelli brizzolati aveva occhi infossati che sembravano guardare un altro mondo, le sopracciglia fini, il naso arcuato e attaccato appena troppo in alto.
    " Branduardi è più bello. " Pensò Beppe mentre prendeva fiato.
    Il tipo fece un passo prima di accorgersi che la sua strada era sbarrata.

    " Carabinieri ! Favorisca i documenti, prego. "

    " Mi spiace signora guardia. Io non ho documenti. "

    Non era una risposta attesa, ma prima che potesse replicare vide la testa del capellone scomparire, sostituita da un pugno e un braccio.

    " Prendi per il culo. Ommemmerd ! Ci prendi per il culo !! "

    Tutte le cose si muovevano al rallentatore, Chiattoni era andato in sclero pesante e aveva tirato un destro al sospetto facendolo volare. Poteva vedere ogni movimento, ogni gesto, le pieghe della camicia rosata che quello indossava. Però non riusciva a muoversi, come se non appartenesse più a quella scena, restava a bocca aperta, la mano sinistra di sua volontà era andata a toccare la guancia, dove era atterrato uno schizzo di saliva del poveraccio colpito alla mascella.

    Quando quello toccò terra il tempo riprese a scorrere normale, Beppe si buttò a trattenere l'aiutante per paura che volesse infierire.

    " Cazzo fai ! Chiattò checcazzofai !!! "

    Nella concitazione furono li li per menarsi, mentre il capellone, dimenticato, avrebbe potuto alzarsi in qualunque momento e scappare. Aveva anche il fisico da scattista, diversamente da loro.
    Invece dopo essersi rialzato rimase li a guardarli ancora appiccicati.

    " Ahia.. Ve lo ha lasciato fare. Forse vuol dire che gli siete simpatici. "

    Aveva un tono più stupito che arrabbiato, l'aria rassegnata di uno che nella vita ha preso tante botte da non farci più caso. Dopo quelle parole rimase a guardarli come se aspettasse una conferma.
    Dosi lo prese a braccetto per non farselo scappare, sembrava ancora più matto del previsto, ma il manuale del perfetto paraculo suggeriva di dargli ragione per tenerlo calmo.

    " Si è vero, gli siamo simpatici, quindi può fidarsi di noi. Venga a sedersi a quel tavolino e vediamo se hanno del ghiaccio secco da darle prima che la botta si gonfi. "

    Lo portarono a un tavolino del cinese, la prima regola in un arresto è attirare il meno possibile l'attenzione perchè non si formino capannelli di curiosi. Già, le persone che camminano per i marciapiedi, ne stavano passando molti, poi le automobili le biciclette, tutto normale, normalissimo. Ma allora dove erano prima ?
    Il figlio del padrone portò the freddo e una pomata per le contusioni. Era tempo di domande.

    " Allora, per cominciare, lei come si chiama ? "

    " Potete chiamarmi Giò. "

    " Giò come John Dillinger ? " - intervenne Chiattoni ancora invelenito - " E' da quando è arrivato in aereo che lei prende in giro tutti ! "

    Il cartonazzo preso in faccia aveva reso Giò molto rispettoso, la sua risposta non aveva più l'indifferenza assente di prima.
    " Ah, è per quello che se l'è presa. Mi spiace signore, mi era sembrata una cosa spiritosa. Io comunque mi chiamo veramente Giovanni. "

    Aveva ammesso subito di essere lui, era lui, non c'era più pericolo di sbagliarsi. Beppe si sentì subito più leggero, passò il suo cellulare all'aiutante perchè chiamasse una macchina dalla centrale, poi riprese in mano il discorso.

    " Spiritosissimo ! Però fatto sta che lei è entrato in Italia con un nome falso, anche documenti falsi dobbiamo presumere, quelli che ora lei sostiene di non possedere. Lei si è inoltre reso colpevole di omissione di soccorso martedi scorso in Campo dei Fiori, sono tutti motivi per cui dobbiamo portarla al nostro comando e identificarla. "

    " Non era omissione di soccorso.. non c'era più modo di aiutare quella persona. "

    " Questo lo stabiliranno le indagini. Lei abita qui, nella chiesa russa ? "

    Giò ebbe un accenno di risata, come se fosse una battuta divertente.
    " A pensarci si potrebbe veramente dire che io abito nella Chiesa. Ma no.. capisco cosa intende.. non è li che dormo. "

    Al the si era aggiunto un liquore cinese di prugne, dolce, fresco. La mascella si stava gonfiando nonostante la pomata, sarebbe rimasto un bel livido.

    " Lei sa nulla di un esperimento con un acceleratore di particelle all'inizio di questa settimana ? "

    Questa volta Giò rimase colpito, rispose guardando Beppe negli occhi.
    " Lei lo fa bene il suo lavoro. Si, ne so qualcosa. E no, non intendo darle spiegazioni in merito. "

    Era difficile da inquadrare, prima sembrava un matto fuori dalla realtà, ora invece parlava come una persona lucida, sicura, sostenuta da una larga esperienza.
    Dosi continuò come se non avesse sentito.
    " E quell'esperimento è continuato il giorno dopo a Campo dei Fiori ? "

    Un sospiro.
    " Se lei vuole pensare che si trattasse di un esperimento forse è meglio. In ogni caso io non le dirò nulla perchè non voglio metterla nei guai. Essere al corrente di certe cose è un pericolo. "

    Dosi non rispose. Capiva anche troppo bene che Giò aveva detto il vero.
    L'autopattuglia non si fece aspettare troppo. C'erano già tre agenti a bordo, per cui Chiattoni venne lasciato indietro con l'ordine di pagare il cinese e tornare al comando con mezzi propri.
    In macchina il capellone rimase silenzioso, solo alla fine, quando stavano entrando nel parcheggio, si rivolse a Dosi toccandogli il braccio.

    " Per favore, dica al suo amico che non ce l'ho con lui per quel che ha fatto. Mi spiacerebbe se si mettesse a pensarci e si rovinasse il fine settimana. "

    Il Colonnello li aspettava all'entrata del comando assieme a due signori in borghese che sapevano di ministero dell'interno anche visti da lontano. Furono loro a prendere in consegna il ricercato mentre il Colonnello metteva Dosi sull'attenti.

    " Un gran lavoro, Capitano. Ora voglio che lei vada nel suo ufficio e mi prepari un rapporto scritto. Quando ha finito si prenda libero il resto della giornata, ci rivedremo la settimana prossima. "

    L'uso del lei da parte del superiore indicava che non sarebbero state accettate obiezioni. Dosi gli strinse la mano, salutò secondo le regole e andò a compilare il suo rapporto.
    L'aveva saputo fin dall'inizio che sarebbe andata così. E Zeronove non si era nemmeno degnato di farsi vedere.
    Ultima modifica di Perseo; 30-06-10 alle 22:58

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    Non ho capito com'è che le letture arrivano a gruppi di 30. Comunque punto a raggiungere le mille visite.
    Ormai ci siamo...(la moderatora)

  9. #29
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    Io intanto me ne vado in vacanza. Ciao a tutti.

  10. #30
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    Alle ore sedici e qualcosa Beppe Dosi si trovava sull'autobus 360 diretto alle vicinanze di Villa Borghese.
    Mentre sbrigava la pratica in ufficio aveva messo in libertà l'aiutante e mandato un giro di SMS per sapere se qualcuno fosse libero quel pomeriggio. Il primo a rispondere era stato il surfista del Tevere, avevano deciso di trovarsi al Caffè Greco verso le diciassette.
    Prima dell'appuntamento c'era tempo per farsi un po di dolce vita nel parco. In poche ore era cambiato tutto, l'indagine era finita lasciando troppe domande senza risposta, a tratti era ancora preso da un senso di urgenza, come se ci fossero ancora cose importanti da fare. Ma non era così, difficilmente avrebbe visto ancora Giò nella sua vita e sarebbe stato meglio per tutti che i misteri restassero irrisolti.
    Si mise a canticchiare Vacanze Romane. Era proprio una dolce vita occuparsi degli X-Files, un reparto operativo fatto di due sole persone che per la maggior parte del tempo sonnecchiavano, salvo brevi e intensi momenti di indagine. Indagini che potevano finire o nel nulla o con un rapporto rilasciato a qualche centro studi universitario di parapsicologia, diretto da altri imboscati come loro. E poi tacere, la consegna dopo ogni rapporto era tacere, e anche questa volta si sarebbe taciuto. La dolce vita avrebbe portato via i dubbi entro poche settimane, ogni volta era come riprendersi da un innamoramento.

    Anche troppo presto venne il momento di raggiungere David Luthor, il surfista del Tevere, al caffè.
    Ogni volta che David Luthor e Beppe Dosi erano assieme si parlava o di libri o di sigari. Quella volta andarono subito all'argomento sigari. Beppe notò che David per una volta era vestito in maniera presentabile, non aveva neanche i pinocchietti, decise allora di fargli conoscere un suo fornitore di fiducia che aveva negozio non lontano. Arrivati alla tabaccheria passarono in rassegna numerose qualità di sigari in confezioni individuali, mentre il tabaccaio spiegava le caratteristiche di ogni pezzo come se si trattasse di capi da boutique. Ne presero due a testa, uno da gustare subito e uno da conservare.
    Dosi tagliò il suo con l'attrezzo a pinza, di marca, che portava sempre con se. Però con la sua scarsa manualità il taglio non venne perfetto, David Luthor lo guardava inorridito, lui infatti faceva l'alternativo, fantasista, fuori dagli schemi, però le sue cose le voleva perfette al millimetro. Beppe naturalmente non colse il significato di quello sguardo.

    " Taglio anche il tuo ? "

    " A bbello, pussa via te e il tuo arnese ! Non vedi che lo hai fatto tutto sghembo ? Sembra una S, ne hai fatta cadere metà per terra... "

    Il tabaccaio a quel punto tirò da sotto il banco una specie di strumento di tortura tutto arrugginito.
    " Vuole che glielo tagli io ? Ho qua la ghigliottina da sigari.. permette... "

    Il sigaro di David Luthor finì decapitato sotto lo strumento di tortura. Il negoziante estrasse le due parti con espressione dubbiosa e le porse tentando di nasconderle con la mano, ma era inutile, il misfatto era evidente. Uno dei due tronconi era molto più lungo dell'altro.David ci rimase come se avessero tagliato un dito a lui.

    " Non le va bene ? Forse vuole che glielo cambi ? "

    " No no tranquillo " - rispose David con le lacrime agli occhi e il mozzicone in mano - " Tranquillo, no dai, non è successo niente, non è successo niente.."

    Sempre rifiutando il cambio uscì dal negozio seguito da un Beppe Dosi imbarazzato.

    " Oh però eh. Io ti porto in un posto nuovo, ti faccio conoscere una persona, e tu mi fai queste scene come se i suoi sigari non fossero buoni. "

    " Ma non vedi? I sigari vanno tagliati a metà esatta, ci vogliono le quattro dita, poi pieghi l'indice, poi metti di fianco l'altra mano e trovi il punto da tagliare. Questo invece ha fatto un pezzo lunghissimo e un moncherino, e lo sai che il peggio del sigaro sta in fondo, posso anche buttarlo via il pezzo piccolo. "

    " Potevi fartelo cambiare allora. "

    " Ma hai visto come lo ha chiesto ? Come se fosse copla mia ! Io sono il cliente, sei tu il negoziante, sei tu che lo hai tagliato male, allora devi cambiarlo senza nenche chiedere ! "

    " Vabbè come vuoi. Però hai visto che questo è meglio dell'altro eh ? Perchè l'altro non è fumatore, questo invece si. "

    David Luthor si fermò di scatto e si mise davanti a Dosi.
    " Ma allora... Ma allora non hai ascoltato una cippa di quel che ho detto tutto questo tempo !! Come fa quell'altro a essere peggio.. li butta per terra e ci salta sopra ? Deve sputarci sopra quando te li vende.. pùù.. deve fare delle cose così se questo è migliore ! "

    David quando si arrabbiava faceva sempre una specie di sorriso, però con la faccia tirata, tutta rossa.
    Beppe capì che non era il caso di insistere, meglio continuare a camminare e aspettare che gli passasse.
    Fumando i loro sigari si diressero verso il negozio di fiori, dove avrebbero raccontato a Gebedia tutta la storia.
    Ultima modifica di Perseo; 03-07-10 alle 19:56

 

 
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