Quel popolo dimenticato
di Massimo Fini

Quando George W. Bush ha occupato l'Iraq doveva sapere che, fra le altre cose, avrebbe innescato il sempre temuto indipendentismo curdo. I curdi sono un antichissimo popolo che abita da sempre una vasta regione montuosa che da loro prende il nome. Se c'è uno Stato dell'area che avrebbe diritto d'esser tale, per ragioni storiche, per compattezza etnica, sociale e culturale, questo è il Kurdistan.
Molto più dell'Iraq che è una cervellotica costruzione degli anni Trenta degli inglesi, che misero insieme tre realtà etniche che nulla avevano da spartire fra loro, sciiti, sunniti, curdi , con i risultati, prevedibili, che si sono visti, perchè solo un feroce dittatore poteva tenere insieme, con la violenza, tre popolazioni così diverse. O molto più del Kuwait che è un'invenzione americana del 1960, ad uso di sfruttamento petrolifero.Invece il Kurdistan, con la sua popolazione, è diviso fra cinque potenze: Turchia, Iraq, Iran, Siria, Azerbaigian (ex Urss). Nessuno è mai intervenuto a difesa della causa dei curdi perchè costoro, non essendo nè cristiani, nè arabi, nè ebrei, non hanno santi in Paradiso.

I più feroci nella repressione dell'indipendentismo di quel "popolo dimenticato" sono stati la Turchia e l'Iraq di Saddam, che avevano stretto un patto leonino per cui i rispettivi eserciti avevano licenza di passare i confini per inseguire i guerriglieri curdi . Ci sono stati anni in cui non passava quasi giorno in cui Phantom turchi non si levassero in volo per andare a bombardare villaggi curdi , usando anche il napalm, sia in territorio turco che iracheno. In quanto a Saddam li 'gasava' con le famose 'armi di distruzione di massa' che Stati Uniti, Francia e Urss gli avevano fornito in funzione appunto anticurda e antisciita. Ma adesso la situazione è radicalmente cambiata.Col nuovo Stato federale i curdi iracheni si sono ritagliati un'autonomia che somiglia, di fatto, a un'indipendenza. Ciò ha rinfocolato le ambizioni indipendentiste dei curdi che vivono nel Kurdistan turco che sono dieci milioni (circa un terzo della popolazione). I curdi -turchi possono ora contare sul retroterra iracheno, dove vivono i loro confratelli, dove non c'è più un Saddam che li massacra e dove le loro basi sono al riparo al di là del confine turco. Per questo i guerriglieri curdi del Pkk hanno potuto, di recente, infliggere pesanti perdite al pur agguerrito esercito turco. Ankara ha però deciso di reagire preparando, e cominciando ad attuare, un vasto piano di bombardamenti che, fegandosene dei confini, come ai vecchi tempi di Saddam, colpisca i guerriglieri curdi anche in territorio formalmente iracheno.

Washington si trova così fra due fuochi. Se permette ai turchi queste operazioni, permette che si colpisca uno Stato, l'Iraq, che è sotto la loro tutela. E quindi c'è una caduta verticale di prestigio oltre che il crollo di ogni speranza di rifare dell'Iraq, dopo la cacciata di Saddam, un vero Stato. Ma se gli americani fanno la voce grossa con la Turchia rischiano di alienarsi il loro più importante alleato nella regione, quella sorta di portaerei naturale, piazzata in posizione strategica, che per loro conta di più di tutta l'Europa messa insieme.

Insomma un altro autogol che segue quello di aver consegnato, con la 'democratizzazione' sia pur fasulla del Paese, il resto dell'Iraq alla maggioranza sciita cioè agli iraniani.