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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Per Silvio Berlusconi IV°

    Il sangue del Governo sta defluendo con sempre maggior forza nonostante il premier Romano Prodi da medico ostinanto qual'è tenti in ogni modo ci chiudere le ferite.

    Sembra che la data delle prossime elezioni sia informalmente merce di trattativa con gli spezzoni più collaborativi del cdx. (UDC)

    Primavera elettorale, anche se il presidente Silvio Berlusconi spinge perchè il governo cadendo sulla finanziaria sia immediatemente liquidato insieme alla maggioranza che lo ha sostenuto, nel pubblico ludibrio e auspicabilmente con lancio di monetine (simbolo della rapina fiscale). A questo dovrebbero servire i tre giorni di gazebo di pressione che si stanno organizzando in 10.000 piazze italiane; ma anche a creare una certa quale pressione sugli ambienti quirinalizi.
    anche nel centro sinistra sarebbe poko sostenibile il rinvio della data delle lezioni e il lancio di un clima di collaborazione, dal momento che l'avvento di Veltroni nulla di sostanzialmente nuovo ha portato da quella parte.

    in vista , quindi dell'ormai prossimo IV° governo Berlusconi, ci permettiamo di fare qualche considerazione che potrebbe, da parte nostra, persino sembrare un consiglio dato al Presidente.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    to continued...Nelle riflessioni di Giorgio La Malfa all'ultimo consiglio nazionale del P.R.I. una mi ha colpito: quella sulla futura maggiore debolezza del Silvio Berlusconi IV° prossimo venturo rispetto al passato Silvio Berlusconi III°.
    beh se così fosse i riformatori e liberali italiani avrebbero un motivo di più di preoccupazione: se non è stato sufficiente lo sforzo riformatore del Silvio Berlusconi III allora il paese è fritto.
    In effetti gli alleati che volevano cucinarsi il Berlusca alle scorse elezioni, ora pur dando segno di seguire le direttive del capo volrte a far cadere Prodi, hanno messo i classici paletti col filo spinato per bloccare il cavaliere ed aprire la successione in caso il capo della coalizione perda la scommessa.

    pare che la salvezza della politica del paese (quella schifezza di prolungamento della prima repubblica fatta di teatrini e vericfiche e vecchi riti che abbiamo avuto finora e che ci ha portato diritti al bipolarismo dello scontro a fuoco che tanti vecchi residuati dell'ancien règime imputano direttamente al Berlusconismo) stia in un governo tecnico del capo di confindustria Luca Cordero di Montezemolo o, nel migliore dei casi, del governatore della Banca d'Italia.



    il governo tecnico, in caso di sconfitta della scommessa berlusconiana metterebbe d'accordo un'ampia sezione di parlamento dai centristi del PD fino ad Alleanza Nazionale.
    Liquidare il Berlusconismo sembra la parola d'ordine dei vecchi partiti di massa, divenuti partiti delle manifestazioni di massa.

  3. #3
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    Predefinito

    I riformatori liberali non sono un partito di massa vecchio stile e vogliono che in Italia si instauri, come nelgi altri paesi, un democrazia competitiva per il bene del paese.
    questo significa che ci devono essere in Parlamento due schieramenti portatori di due proposte ben distinte di governo alimentate da due visioni al limite alternative della società. Tuttavia questo non signifiuca stare in Parlamento come su una trincea, (con L'elemetto come ha detto Marco Follini, ex segretario UDC ed ex vice presidente del consiglio con Berlusconi).
    Sulla soluzione dei problemi che toccano gli assetti istituzionali, i valori fondamentali, l'ordine costituzionale le scelte devono essere condivise; perchè anche all'alba della Repubblica forze politiche diversissime ideologicamente tra di loro poterono accordarsi su un terreno comune che ha costituito per 50 anni la norma fondamentale dello Stato.

    Quelle norme devono essere aggiornate oggi, e deve essere consentito al Parlamanto di farlo nella massima libertà, impoegnadosi in una riflessione meditata su tutto il corpo delle norme costituzionali. Nessuna esclusa!

    Il Parlamento è sovrano, per delega del Popolo! In Italia la delega è pure nascosta.
    A maggior ragione il Parlamento è libero di modificare la Costituzione Italiana.

  4. #4
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    Predefinito per evitare il caos derivante dalla marcescenza della sinistra

    Il ritorno al voto non è solo giusto, ma anche conveniente dinanzi alla paralisi delle istituzioni

    Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia

    Nel 1994 (cioè nella prima legislatura maggioritaria) Pannella, di fronte allo sfaldamento della coalizione berlusconiana, fu tra quanti più chiaramente si espressero, insieme all’ex Presidente del Consiglio, per un immediato ritorno alle urne. Oggi, la sua posizione è opposta a quella di allora.
    Dal congresso di Radicali Italiani sembrerebbe infatti che le priorità siano quelle di “salvare” Prodi, e, quand’anche Prodi cadesse, di “salvare la legislatura”.
    L’obiettivo del Parlamento non può essere quello di rimandare il momento del voto e della verifica del consenso. E i mezzi che le forze politiche usano, dentro e fuori dal Parlamento, per perseguire questo obiettivo, non possono contraddire il mandato espresso dagli elettori sulla base di una legge elettorale (bella o brutta che sia) che prima del voto identifica le coalizioni concorrenti e i leader designati, “gratificando” quello vincente di un premio di maggioranza.
    Dopo la caduta di Prodi, che tutti, anche i suoi alleati, danno per imminente, e di fronte alla paralisi delle istituzioni, il ritorno al voto non è solo giusto, in termini istituzionali, ma conveniente in termini politici. E io continuo ad auspicare che Pannella e i Radicali, ad un certo punto, possano aprire una stagione nuova, tornando a guardare al centro-destra.

    Roma, 3 novembre 2007

  5. #5
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    la vicenda orrenda del disegno di legge sulla sicurezza che diventa decreto con applicazione immediata come mai si era visto in Italia sull'onda di un dellitto disumano quanto eccellente, con conseguente sbandieramento di facciata di demolizioni e contorno di raid punitivi in stile squadrista.

    la caduta del Paese deve essere fermata col ritorno a una politica seria e di lungo periodo priva di ingessamenti ideologici. Occore al paese una linea liberare chiara portata avanti da gente coi nervi saldi e una visione a dieci anni per cambiare lo stesso modo di organizzarsi dell'amministrazione guradando agli esmpi più originali, sperimentati ed efficaci.

    la decomposizione ideologica e pragmatica della sinistra radicale e "fanfaniana", in una parola dirigista che ha imperato per 50 anni in Italia non può avere come conseguenza la marcescenza del Paese e della sua coscienza civile. Anzi deve essere l'occasione per la ricostruzione di quest'ultima su basi "occidentali", moderne ma anche legate al rispetto della tradizione culturale italiana. Un modello innovativo che nei miei pensieri è simile alla Svizzera.
    (così era anche nella riflessione politilogico storico costituzionale del prof. Miglio)

  6. #6
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    Predefinito Nessuna riforma del sistema politico contro o senza Berlusconi

    E’ il competitor più credibile della sinistra, per questo è un interlocutore imprescindibile, dentro e fuori la Cdl. Alle altre componenti del centrodestra comprendere e valorizzare la svolta

    Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia


    Quando è avvenuto ieri a Milano dimostra che in Italia non si può immaginare alcuna riforma del sistema politico o della coalizione del centro-destra contro Berlusconi o senza Berlusconi; e conferma che non è ipotizzabile isolare chi tuttora rappresenta, più e meglio di chiunque altro, con una leadership oggettivamente forte, le istanze, le preoccupazioni e le impazienze dell’elettorato liberale, popolare e moderato.
    Quella di Berlusconi è stata, per i modi e l’occasione, una “mossa a sorpresa”. Ma dal punto di vista politico è tutt’altro che sorprendente che Berlusconi, proprio perché rimane il più credibile competitor elettorale del centro-sinistra, si proponga, all’interno e all’esterno della propria coalizione, come l’interlocutore imprescindibile di qualunque “trattativa” sui temi delle riforme elettorali e istituzionali.
    Non deve destare meraviglia che in una situazione in cui la “competition” interna alla Cdl stava assumendo toni esasperati, Berlusconi abbia scelto di reagire e di affermare il proprio ruolo puntando al rafforzamento e all’ampliamento dell’area politica che in lui direttamente si riconosce. Avrebbe meravigliato il contrario: che potesse accettare l’isolamento in cui molti speravano di confinarlo.
    Per quel che riguarda il centrodestra, sta ora alle altre componenti comprendere e valorizzare il senso di questa svolta.

    Roma, 19 novembre 2007

  7. #7
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    Ciò che è grave è che sia sempre Berlusconi a prendersi l'onere e la forza di iniziativa di spaccare il culo agli statalisti. Possibile che nessuno, magari più giovane e più grintoso, riesca a raccogliere l'eredità carismatica di un simile gigante della società? Certo che si arriverà al quarto governo Berlusconi. Magari si farà ancheil quinto e il sesto. Ma chi dopo di lui? La Brambilla non ha il suo carisma. E neppure Monetezemolo. E' questa la cosa grave.

  8. #8
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    Bene il Ppl. Nuove chances per i liberali
    Tutte le notizie, Rassegna stampa, Interviste

    Intervista a Benedetto Della Vedova di Barbara Alessandrini
    da L’Opinione del 21 novembre 2007



    Intervista sul quotidiano L'Opinione delle Libertà - direttore Arturo Diaconale






    Benedetto Della Vedova, uno degli ultimi giapponesi dell’area liberale del centro destra, traccia quelle che potrebbero essere le nuove chances per i liberali all’interno del nuovo partito lanciato da Berlusconi. Di cui, seppur da bipolarista convinto, condivide il contrordine in materia di riforma elettorale. “Ci sono – spiega- due elementi: e’ indubbiamente positiva l’idea del partito delle libertà o del popolo delle libertà, come forse verrà poi chiamato, che punti con uno scatto in avanti ad avviare il centro destra su un cammino verso un progetto politico a vocazione unitaria in cui possano confluire, più di quanto avvenuto in Forza Italia, anime distinte”.

    Ha in mente qualche esempio in particolare?
    Penso all’Ump francese al cui interno più componenti si saldano in un programma di governo. Questo ritengo sia un dato molto positivo a cui si legano le considerazioni di Berlusconi sulla legge elettorale e sull’opportunità di adottare il sistema proporzionale.

    Considerazioni che hanno sparigliato radicalmente il quadro dei protagonisti del dialogo sulla riforma elettorale e riposizionato lo stesso Cavaliere nel ruolo di interlocutore principale di Veltroni sulle riforme…
    E questo è il secondo elemento. Il principio che ha mosso Berlusconi è quello dell’“ad impossibilia nemo tenetur”, nel senso che non essendoci stati più i margini per parlare di maggioritario, allora ben venga la via del proporzionale puro. Un messaggio che il Cavaliere ha inteso mandare soprattutto agli alleati.

    Ma Lei e gli altri liberali bipolaristi convinti presenti nella ex Cdl come avete preso la brusca inversione di rotta in materia elettorale?
    Io non ho cambiato idea e continuo a pensare che la democrazia competitiva sia un valore ed un vantaggio in sé. E lo continua a ritenere anche Berlusconi, che, però, ha il merito di aver disvelato le ipocrisie di chi era disposto ad avviare un confronto con la coalizione di maggioranza pur di scaricarlo fingendo di voler conservare il bipolarismo. E questa era francamente una quadratura del cerchio impossibile. Comunque da qui alla nuova legge elettorale il cammino è lungo e attualmente la fotografia dell’Italia è diversa da quella della Spagna dove sono presenti caratteristiche per cui si resta in uno schema bipolare, o della Germania dove si è fatta la grande coalizione soltanto perché i due blocchi hanno conseguito la parità alle elezioni. In Italia il cammino è ancora lungo. Difficile avere la certezza assoluta su quale sistema elettorale avrà la meglio. Comunque è impossibile fare le riforme senza o contro Berlusconi.

    Parliamo dell’imprimatur che il Cavaliere sembra voler dare alla sua nuova creatura politica. L’invito a Bondi e Cicchitto a rinunciare alla visibilità al momento della presentazione del Ppl o Pdl è il segno che l’intenzione è quella di farne il partito della gente e tenere fuori la vecchia nomenclatura?
    Il nuovo partito prende il via dai gazebo registrando comunque la passione le l’impegno di Forza Italia, dove Bondi, ad esempio, non si è risparmiato. Ora quali saranno gli assetti futuri per la classe dirigente è un’incognita legata comunque alla centralità indiscussa della leadership berlusconiana. Certo, vale sempre la regola che se dai il via qualcosa di nuovo non è opportuno farlo con le stesse persone di ciò che intendi superare.

    E per i liberali della ex Cdl, quali scenari e possibilità di farsi sentire si aprono all’interno della nuova iniziativa politica di Berlusconi?
    Penso che lo scenario migliore sarebbe stato indubbiamente quello di un rassemblement alla francese che saldasse tutto il centro destra, cioè capace di far convergere non tanto le persone quanto le componenti e gli istinti liberali presenti non soltanto in Forza Italia.


    Una prospettiva ora non più a portata di mano…

    Con l’ingresso del grande partito di Berlusconi nello scenario politico si aprono e si giocano nuove prospettive e chances per i liberali.

    Beh, le prospettive liberali, all’interno del nuovo partito non sembrano maestose. Daniele Capezzone ha comunque mandato a dire al Cavaliere di voler mettere a disposizione del Ppl gli obiettivi liberali del suo network. Riuscirete a superare i particolarismi che hanno sempre penalizzato i liberali per irrobustirne l’ansimante area nel centrodestra? La scelta di Capezzone, da me sollecitata più volte in passato, certamente non cade proprio nel periodo politico migliore in termini di liberalismo nel centrodestra. La deriva è quella del clericalismo ottuso, dello statalismo, del corporativismo e del consociativismo, che stanno mettendo la coalizione avversa in posizione di netto vantaggio in termini di soluzioni liberali rispetto a quanto avviene da noi. Il fatto che la nuova formazione si prefigge, nelle intenzioni di Berlusconi, di essere un partito articolato e, per usare un francesismo, virtuosamente plurale, è una buona premessa. In sostanza in questo partito c’è posto per i liberali. Resta da vedere quanti saremo, come lavoreremo e quale sintesi programmatica verrà fuori. Personalmente ritengo fisiologica una convergenza con Capezzone in termini di proposta politica e di sinergie.

    Berlusconi ha fatto un parallelismo con il Ppe. Che cosa ne pensa?
    Non mi spaventa affatto il riferimento al Partito popolare europeo (al cui interno sono per altro presenti anche i conservatori britannici), perché si tratta di un qualcosa di molto meno omogeneo di quello che qualcuno vorrebbe far credere agitandone lo spauracchio. Quindi i liberali possono stare benissimo nel Ppl.

 

 

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