dal Corriere della Sera
"
Corriere della Sera del 09/12/2003
--------------------------------------------------------------------------------
Se la sinistra non sa fare i conti con il tabù
Il comunismo del Gulag
Ernesto Galli della Loggia
--------------------------------------------------------------------------------
«Quegli strani pudori sui gulag del socialismo: perché un abominio non inferiore alla Shoah rimane per molti un argomento tabù»: con questo titolo Il Riformista ha annunciato il convegno che si apre oggi a Milano sui «Giusti nel gulag», dedicato al «valore della resistenza morale al totalitarismo sovietico». Un titolo esattissimo (tranne che per il piccolo particolare che i gulag non appartengono al «socialismo» ma al «comunismo» ): effettivamente, in Italia, sia la concreta realtà delle politiche concentrazionarie-sterminazionistiche sovietiche, sia la loro diffusione e il loro evidente significato storico stentano molto ancora oggi a divenire parte integrante del discorso pubblico sulla storia del Novecento . Sul perché possono esserci pochi dubbi: perché la storia del gulag (uso il nome della parte per il tutto) dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che non solo la dimensione repressivo-omicida è stata consustanziale al comunismo fin dall'inizio della sua versione russa (il meccanismo del terrore si mise in moto già nelle prime settimane del 1918) e dunque indipendentemente dallo «stalinismo», ma indica altresì che quella dimensione è sempre stata e continua a essere propria del comunismo in ognuna delle sue varie incarnazioni: dalla Cina, a Cuba, al Vietnam . Il gulag, insomma, con la sua diffusione planetaria, ingenera inevitabilmente il sospetto che sia proprio il comunismo in quanto tale, il comunismo in tutte le sue versioni, l'origine del male . Ma è precisamente ciò che ancora oggi in Italia non si vuol sentire dire e che ancora suona in molti ambienti come politicamente scorretto perché indizio di «anticomunismo viscerale» . Ciò accade vuoi perché il «comunismo» ha rappresentato per decenni l'ideale sia pure mitico di una grande forza politica con milioni di seguaci (il Pci: e la cosa ha lasciato il segno), vuoi perché tuttora esso rappresenta lo sfondo altrettanto mitico di correnti e movimenti i più vari: da parti del «fronte antagonistico» specialmente giovanile, a vari gruppi no global, da consistenti settori di elettorato della sinistra radicale a intellettuali e figure pubbliche importanti. Nell'Italia del 2003, insomma, ci sono ancora molti i quali pensano che «comunismo è bello», e vogliono essere lasciati in pace a continuare a pensarlo.
Ci troviamo così davanti a un tipico circolo chiuso: l'esistenza di questo multiforme ambiente di sinistra, che ha alle spalle la lunga storia del Pci, impedisce che il gulag entri con tutti i suoi effetti nella coscienza pubblica dell'intero Paese, e ciò, a propria volta, contribuisce in modo decisivo - caso assolutamente unico in Europa - alla sopravvivenza di quell'ambiente stesso e del suo «comunismo».
È su questo terreno, che chiamerei del senso comune di tanta parte del popolo di sinistra, che si misura quanto in realtà siano stati poco efficaci le «prese di distanza» e gli «strappi» pur operati a suo tempo dai dirigenti del Pci e poi dai Ds. In realtà né le une né gli altri hanno significato davvero «fare i conti con il comunismo» . Ciò avrebbe richiesto, infatti, comprendere e dire a piena voce che quell'idea era destinata per sua natura, e dunque dappertutto e fin dall'inizio, a produrre gli orrori che per l'appunto ha prodotto; e di conseguenza avrebbe richiesto di porre in una luce comunque moralmente problematica l'adesione ad essa, a prescindere dalle intenzioni e dagli atti.
Nulla di tutto ciò è invece avvenuto: il gulag e la sua storia sono rimasti un tabù , a sinistra il comunismo conserva il suo prestigio e ancora «lotta insieme a noi» mentre, da più di dieci anni, come è ovvio, il socialismo riformista è ancora al palo di partenza . ".
Ineccepibile. Ben scavato....vecchia talpa!!!
Saluti liberali




Rispondi Citando
