Quando Luttazzi si «sparò» in tv
Peter Gomez e Marco Travaglio
Un giorno Daniele Fabbri da Santarcangelo di Romagna (Rimini), in arte Luttazzi, legge sul
manifesto un articoletto che lo colpisce. Racconta la presentazione di un libro semiclandestino uscito tre settimane prima,
L’odore dei soldi. Origini e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi, pubblicato da Editori Riuniti e scritto dal deputato dipietrista Elio Veltri, membro della commissione parlamentare Antimafia, e dal giornalista di
Repubblica Marco Travaglio. Sono gli ultimi giorni del febbraio 2001. Alla presentazione romana, nella sala stampa della Camera, sono intervenuti diversi deputati del centrosinistra ma non solo (c’erano persino alcuni leghisti, come l’ex ministro Giancarlo Pagliarini); pochissimi giornalisti italiani, il direttore di
Liberazione Sandro Curzi e la cronista del
manifesto Daria Lucca; e molti corrispondenti della stampa estera. Del libro, salvo
la Repubblica, non ha parlato nessuno, eppure nelle prime due settimane ha venduto 18mila copie (merito anche di misteriosi personaggi che si presentano nelle librerie più in vista, come quella dell’aeroporto di Fiumicino, a fare incetta di tutte le copie disponibili). Luttazzi se lo procura e comincia a leggerlo. C’è l’ultima vera intervista di Paolo Borsellino prima di morire (rifiutata da tutti i tg Rai e trasmessa nottetempo da Rainews24 il 19 settembre 2000), in cui il giudice antimafia parla di indagini sui rapporti fra Berlusconi, Marcello Dell’Utri e il cosiddetto «stalliere di Arcore», il boss mafioso Vittorio Mangano. Ci sono stralci della requisitoria del pm di Caltanissetta Luca Tescaroli, che parla anche delle indagini in corso su Berlusconi e Dell’Utri come possibili «mandanti a volto coperto» delle stragi politico-mafiose del 1992-93 (indagini archiviate soltanto nel 2002). C’è una sintesi dei rapporti dei consulenti tecnici della Procura di Palermo sui finanziamenti alle società - le «Holding Italiana» numerate dalla 1 alla 37 - che controllano la Fininvest, imbottite fra il 1978 e il 1983 di oltre 500 miliardi di lire al valore attuale di origine misteriosa e mai spiegata. Ci sono gli esilaranti interrogatori di Berlusconi e Dell’Utri nel processo di Torino, in cui Dell’Utri è stato appena condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per false fatture e frode fiscale.
Luttazzi divora il libro in un paio di giorni. Trova strano che nessuno ne parli: il materiale è incandescente. L’attore conduce un programma su Rai2,
Satyricon, dichiaratamente ispirato al
David Lettermann Show e di grande successo, vicino al 20 per cento di share, con un pubblico (2 milioni e mezzo di persone) addirittura superiore alla
Piovra 10 e a
Porta a Porta, ma soprattutto alla concorrenza di Mediaset, che in prima serata strapazza la Rai con
Il grande fratello. Ogni settimana Luttazzi intervista personaggi della politica, della cultura, dello spettacolo, dello sport. Decide di invitare Travaglio per parlare dell’
Odore dei soldi. Il suo accordo con Carlo Freccero, direttore di Rai2, gli permette la più ampia libertà nella scelta degli ospiti e nell’elaborazione di ogni puntata. Freccero e il capostruttura Antonio Azzalini assistono alla registrazione per valutarne i contenuti prima del montaggio tecnico definitivo, che Luttazzi esegue il giorno seguente, a ridosso della messa in onda.
L’addetta al casting Raffaella Fioretta telefona a Travaglio per concordare la data: 13 marzo. Quel martedì sera Luttazzi registrerà la puntata che verrà trasmessa l’indomani, in seconda serata. Travaglio chiede di poter incontrare Luttazzi qualche minuto prima della registrazione. I due non si conoscono e, vista la delicatezza e la complessità dei temi trattati nel libro, il giornalista vuole sapere fin dove l’attore intende spingersi con le domande. Viene convocato in studio per le 20, un’ora prima della registrazione. Si sottopone al rito riservato dalla produzione (Bibi Ballandi) a tutti gli ospiti di
Satyricon, all’insaputa di Luttazzi: posa per un’istantanea, sulla quale gli viene chiesto di scrivere a pennarello una dedica al conduttore. Scrive queste parole: «Ecco un teppista (quasi) paragonabile a te. Uno che, con quel che dirà, anticiperà la chiusura di
Satyricon». Luttazzi, bloccato dal traffico, arriva qualche minuto dopo le 20,30. Appena in tempo per cambiarsi, incontrare la regista Franza Di Rosa per gli ultimi dettagli, salutare di corsa gli ospiti e infilarsi in studio. Travaglio riesce a malapena a stringergli la mano, senza poter concordare nulla.
L’intervista, dunque, è senza rete. Il comico fa domande su tutto quanto ha letto nel libro: la mafia, le stragi, lo «stalliere» mafioso, i soldi di dubbia origine, la nascita di Forza Italia. Il pubblico ascolta ammutolito in 26 minuti d’intervista, interrompendo più volte con applausi. Alla fine Luttazzi dice a Travaglio: «A questo punto mi chiedo in che paese viviamo. Comunque volevo ringraziarti perché, scrivendo questo libro e parlando come fai, dimostri di essere un uomo libero. E non è facile trovare uomini liberi in quest’Italia di merda». Travaglio ricambia: «Sai chi mi ricordi? Quel governatore della Pennsylvania che un giorno si presentò in televisione, si infilò la canna di una pistola in bocca,e si sparò».
Dietro le quinte, il giornalista incontra un Freccero molto emozionato che gli dice: «Sei stato efficacissimo. Se potessi, ti darei subito un programma. Ma, da domani sera, non avrò più una rete...». Finito di registrare, Luttazzi domanda a Freccero: «L’intervista a Travaglio può andare in onda?». Il direttore lo rassicura: «Certamente. Travaglio non ha fatto altro che raccontare i documenti del suo libro».
Da un pezzo Luttazzi è un sorvegliato speciale. Ha annusato gli slip rossi di Anna Falchi. Ha mangiato una finta cacca di cioccolato in risposta al consigliere Rai Alberto Contri che gliel’aveva suggerita come l’ultima cosa disgustosa che gli restava da fare. Ha intervistato Marco Pannella che ha attaccato la Chiesa per la sua posizione sulla droga, la pillola del giorno dopo e il preservativo («un brutale attacco al Papa», per l’«Osservatore romano»). E poi Paolo Flores d’Arcais, che ha rincarato la dose sul cardinale Camillo Ruini e su Massimo D’Alema. Visti i precedenti, ogni mercoledì mattina il consiglio d’amministrazione Rai convoca Freccero per conoscere in anticipo il menu di
Satyricon. Il mattino del 14 marzo il direttore rassicura: «Stasera niente sesso né coprofagia». I consiglieri, visibilmente sollevati, dimenticano di informarsi su cos’è invece previsto.
La sera, appena partita la sigla, Freccero spegne il cellulare e si gode lo spettacolo. In quelle stesse ore Maurizio Gasparri arriva negli studi di Rai3 per partecipare a una puntata di
Mediamente, il programma di Carlo Massarini sulle nuove tecnologie informatiche. In attesa di andare in onda, fa zapping e s’imbatte in
Satyricon. Pochi minuti dopo, quando Massarini comincia a interrogarlo su Internet, esplode: «Ma quale Internet, su Rai2 stanno dando del mafioso a Berlusconi! Questa Rai è una vergogna!».
Forse, alla Casa delle Libertà, sarebbe convenuta la strategia del silenzio: a parte i quasi 3 milioni di fedelissimi di Luttazzi, nessun altro avrebbe saputo di quel libro e del suo contenuto. Ma la sparata di Gasparri innesca la corsa allo stracciamento di vesti, la gara alla dichiarazione più indignata. Alle 23,57 l’Ansa dirama quella di Mario Landolfi (An), presidente della commissione di Vigilanza: «La misura è colma. Quello che è andato in onda stasera non ha precedenti nella storia della tv. Il programma di Luttazzi va chiuso e Freccero deve essere allontanato. Zaccaria e tutto il vertice Rai devono dare le dimissioni». Gli fa eco, per non esser da meno, Paolo Romani, responsabile per l’informazione di Forza Italia: «È stato un attacco proditorio, vergognoso, senza precedenti contro il presidente Berlusconi sul servizio pubblico. Richiediamo una riunione immediata della commissione di Vigilanza per chiedere le dimissioni dell’attuale vertice Rai e dei suoi direttori. Un’azienda totalmente allo sbando non è più in grado di gestire il servizio pubblico nella prossima campagna elettorale». Alle 2 del mattino, Freccero chiama Travaglio: «Ho riattaccato ora il cellulare. Meglio che non ti dica chi ha chiamato la segreteria telefonica, e cosa ha lasciato detto». Freccero e Zaccaria (che non sapeva nulla dell’intervista a Travaglio) difenderanno a spada tratta la libertà di
Satyricon. E pagheranno prezzi altissimi.