A Torino nei pressi della stazione di Porta Susa gli squadristi fascisti aggrediscono le organizzazioni popolari: 11 antifascisti uccisi, decine di feriti gravi. Per tre giorni le autorità non intervengono. A ricordo di questa strage è intitolata la piazza che fronteggia la stazione torinese di Porta Susa, che dà anche il nome ad una fermata della linea 1 della metropolitana cittadina.
il 17 dicembre arrivarono a Torino molti gruppi di camicie nere provenienti da tutto il Nord Italia. Un gruppo di queste la sera stessa aggredisce un tranviere comunista, che nel tentativo di sfuggire all’assalto, uccide due fascisti.Scatta così il 18 dicembre 1922 la rappresaglia.
Ha inizio con l’arrivo di una cinquantina di squadristi capitanate dal federale Pietro Brandimarte, all’interno della Camera del Lavoro di Torino, in corso Galileo Ferraris.Le guardie regie, a difesa dell’istituzione, cedono il passo alle camicie nere ed il deputato socialista Vincenzo Pagella, il ferroviere Arturo Cozza, il ristoratore Leone Mazzola, gli operai Matteo Chiolero e Andrea Chiomo ed il segretario della FIOM Pietro Ferrero sono picchiati a sangue. La fine di Ferrero fu particolarmente terribile: il dirigente sindacale fu ucciso venendo trascinato sino alla morte, lungo corso Vittorio Emanuele, da un autocarro al quale era stato legato per i piedi.Ma è dal tardo pomeriggio che inizia la vera azione di morte che porterà alla strage.
Le incursioni di oltre 400 fascisti al Circolo Comunista di Borgata Nizza e al Circolo dei Ferrovieri, portarono al primo morto: Carlo Berruti, segretario del sindacato ferrovieri.
Le “visite” presso le abitazioni di comunisti noti, sindacalisti e la violenza nelle strade proseguono senza interruzioni.La rappresaglia finirà il 20 dicembre con l’uccisione a colpi di rivoltella di Evasio Becchio, giovane operaio di 25 anni.
Tra il pomeriggio del 18 e la sera del 20 si conteranno più di 50 morti, i più freddati presso le proprie case e davanti ai propri familiari.
Mi piacerebbe sapere la versione fascista della strage del XVIII dicembre.




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