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    Avanguardia
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    Predefinito Diteci qualcosa di Sinistra: ma Nazionale

    RINASCITA
    PAGINA PRINCIPALE > ACCESSO :: LIBERO Primo Piano Diteci qualcosa di sinistra, ma nazionale

    Destra e sinistra sono due termini ottocenteschi, nel senso che il loro uso entrò nel linguaggio comune per descrivere realtà politiche del XIX secolo, che oggi non esistono più.
    Come tutte le parole il significato si è però modificato strada facendo.
    Destra era sinonimo di conservatorismo, sinistra di cambiamento.
    Questo perché la destra era quella che difendeva gli interessi di coloro che volevano mantenere i loro privilegi, mentre la sinistra rappresentava i ceti più poveri, che volevano ovviamente cambiare le cose.
    Le cose in Italia si confusero presto. Il fascismo, proprio per la sua naturale carica rivoluzionaria e per le sue radici socialiste, era un movimento sicuramente di sinistra, ma giunse al potere alleandosi con i conservatori divenendo automaticamente di destra. Allora nacque anche un altro teorema: l’internazionalismo è di sinistra, il nazionalismo (quello dell’epoca) è di destra.
    Finita la guerra con l’esito che tutti sappiamo si continuò con il vecchio schema.
    Più che tra nazionalismo e internazionalismo bisognerebbe però dividere tra nazionalisti e antinazionali, ma in questo modo si arriverebbe a trovare subito tutti i partiti di Palazzo da una stessa parte, quella nemica degli interessi nazionali del popolo italiano.
    In ogni caso, poiché il fascismo era “il male assoluto” tutti facevano del loro meglio per rimanerne lontani. E se il fascismo era percepito come destra e nazionale, bisognava essere tutti di sinistra e internazionalisti.
    Divenne di sinistra la Dc e nei governi di centrosinistra entravano pure i liberali (l’essenza della destra economica, ma la sinistra ottocentesca). Il tricolore venne quasi bandito (quasi equivaleva al fascio), non parliamo poi dell’inno nazionale, al massimo si poteva usare durante una partita di calcio. In pratica divennero tutti “di sinistra”.
    La storia però continuava a correre e l’Italia, tutta di sinistra, un giorno si guardò allo specchio e si scoprì tutta di destra, almeno nella sostanza.
    Il merito o demerito dell’uso del nome destra va attribuito a Berlusconi, che sdoganò il partito di Fini e creò una coalizione con l’etichetta di centrodestra, ma non è questione di nomi, sono stati i partiti ad operare una vistosa deriva a destra.
    Se trenta o quaranta anni fa era il socialsimo il riferimento progressista, anche se malissimo applicato, oggi non si fa che parlare di liberismo, di privatizzazioni, di mercato globale.
    Non è un caso se gli eredi del Pci hanno fatto comunella con gli ex democristiani creando un partito, definito “democratico” che è ideologicamente di destra. Possono dire quel che vogliono, ma il liberismo selvaggio è destra; la distruzione dello stato sociale è destra; la globalizzazione è destra.
    Ed anche la vecchia divisione tra internazionalismo e nazionalismo è cambiata.
    Un tempo i grandi gruppi industriali erano prevalentemente legati ad interessi nazionali ed aveva anche un senso la lotta internazionalista dei proletari di tutto il mondo, quelli che Marx voleva “uniti”. Oggi più che dai gruppi industriali il potere economico è detenuto dalle lobbies finanziarie e queste sono per loro stessa natura apolidi. Sono quelli che Marx avrebbe definito i padroni ora i maggiori fauttori dell’internazionalismo, ma quello dei capitali, dei profitti e dello sfruttamento.
    Il proletariato avrebbe invece interesse a difendere l’identità nazionale, il proprio lavoro dalle delocalizzazioni, che significano poi sfruttamento feroce di altri popoli ancora più deboli.
    L’internazionalismo “storico” della sinsitra italiana è invece diventato la sua trappola mortale. L’insensata difesa ad oltranza dell’immigrazione selvaggia si è trasformata nel miglior aiuto per gli speculatori che da questo traffico di disperati colgono vantaggi, non ultimo quello di destabilizzare il mercato del lavoro in Italia minando le antiche conquiste sindacali.
    La sinistra trova ragione della sua posizione da certe uscite xenofobe della destra, non riuscendo a capire che una cosa è la richiesta di “ordine e sicurezza”, condito da un po’ di razzismo, che sono pane quotidiano dei conservatori di ogni tempo, e ben altro è invece combattere i nuovi schiavisti chiedendo sovranità, dignità e sviluppo per tutti i popoli della Terra in casa loro, considerando la migrazione forzata per quello che è: un atto di violenza contro i più deboli.
    In Italia, nonostante la parola sinistra sia ancora di moda, si è così realizzata una grande ammucchiata liberista e nella sostanza mondialsita. La cosiddetta sinistra radicale non fa eccezione. Certe radici socialiste sono certamente ancora vive in molti loro militanti e simpatizzanti (speriamo anche tra i loro dirigenti) ma sono sempre troppo fragili di fronte alle pressioni di chi mischia le acque ed i termini invocando magari improbabili crociate antifasciste contro il nulla.
    Oggi bisognerebbe dividere gli schieramenti politici secondo un semplice criterio: da una parte i filo atlantici, i servitori della grande finanza, i filosionisti, i liberisti selvaggi, di destra o di sinistra, conservatori, razzisti, xenofobi, reazionari oppure progressisti e multietnici che dir si voglia; dall’altra chi difende i popoli, la loro sovranità, l’identità culturale, storica, linguistica, etnica e naturalmente difende la solidarietà come un valore.
    Abbiamo bisogno ancora di un termine come destra e sinistra? Se sì, diciamo allora che i primi sono di destra ed i secondi di sinistra.
    E per essere ancora più chiari diciamo che contro l’internazionalismo cavallo di Troia del mondialismo opponiamo il nazionalismo, quello di tutti i popoli.
    Ecco, abbiamo bisogno di sentir dire finalmente qualcosa veramente di sinistra, di sinistra e nazionale: socialista.
    sn

  2. #2
    Klearchos
    Ospite

    Predefinito

    ottimo

 

 

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