Martedì scorso in commissione di Vigilanza si è consumato il quinto atto del caso Biagi-Santoro e anche questa volta l'audizione dei vertici Rai,alla quale non hanno partecipato per protesta i membri dell'opposizione, si è conclusa con un nulla di fatto. Ne abbiamo parlato con il presidente, Claudio Petruccioli, (l'intervista integrale è sul sito www.ilvelino.it, ndr) al quale abbiamo chiesto di mettersi per un attimo nei panni del presidente Antonio Baldassare e di decidere il futuro di Biagi e Santoro.
"Alla dichiarazione improvvida di Silvio Berlusconi rilasciata in Bulgaria avrei risposto confermando che sia Biagi sia Santoro dovevano restare al loro posto", ha esordito Petruccioli, che poi ha spiegato: "Naturalmente, però, avrei chiarito che non potevano essere gli stessi Biagi e Santoro. Avrei riservato ai due giornalisti un trattamento diverso. Biagi può piacere o non piacere, ma non c'è dubbio che è un ottimo giornalista. Certo, la sortita con Benigni a tre giorni dalle elezioni, che devo ammettere mi ha divertito parecchio, se fosse stata fatta a parti invertite avrebbe suscitato ugualmente un putiferio". Quindi Biagi confermato, semmai in un'altra fascia oraria. A Santoro, invece, sarebbe toccata in sorte una situazione più complicata. "Questa è tutta un'altra faccenda. Con lui avrei intavolato una discussione molto impegnativa. Vede, Sciuscià più che una trasmissione di approfondimento, è uno spettacolo teatrale nel senso direi antico del termine. Nell'antichità i cittadini si riunivano e gli veniva presentato uno spettacolo che raccontava di vicende drammatiche, con il coro e imponenti scenografie. Santoro teatralizza tutto, un po' come fanno Marco Paolini e anche Giuliano Ferrara e questa per la televisione è una dote straordinaria. E allora, qual è il problema? Il teatro prende, afferra e coinvolge quando è di una unilateralità unica, questo è il problema.
Ecco perché avrei chiesto a Santoro di cambiare la sua logica, il suo modo di fare giornalismo televisivo. La formula Santoro rischia in ogni momento di scivolare dal teatro al comizio, allora la maieutica del teatro si riduce a un messaggio ripetitivo, rivolto solo a quelli che la pensano come te.
(glv)




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