4 Novembre, giorno dell'ingratitudine.
Ci mettiamo sul retro dell'Altare della patria e celebriamo anche noi il 4 Novembre. Non lo celebriamo come la data della Vittoria, ma come data dell'INGRATITUDINE.
A stare a quel che è avvenuto negli ultimi sessant'anni, è difficile sostenere che Trento e Trieste volessero essere LIBERATE. La Repubblica italiana le ha tenute legate a sé a suon di migliaia di miliardi di lire e le continua a tenere legate a sé a suon di miliardi di euro. I contadini meridionali caduti per liberarle forse non meritano la riconoscenza dei trentini e dei triestini, però la meritano sicuramente dai milanesi e dai torinesi che inalberarono la rivendicazione delle "terre irredente" per fabbricare armi e munizioni e venderle allo Stato con colossali guadagni.
Appartengo alla generazione dei figli dei superstiti di quella guerra. Per i nonni, per i padri e per i figli, la guerra, il dolore, il lutto, i patimenti, l'alienazione dell'umanità cristiana erano un ricordo, una rievocazione quotidiana.
Il Sud non c'entrava, non sapeva nulla di Trento e Trieste. Aveva ben diversi interessi. Fu ingannato dalla retorica patriottarda, violentato dalla forza dello Stato. Però dette il maggior contributo di sangue. Fu a opera dei fanti meridionali che lo Stato italiano vinse l'unica guerra della sua pesante storia di sconfitte militari in terra e in mare.
Sarebbe giusto e doveroso che il presidente della Repubblica celebrasse la ricorrenza a Cagliari o a Catanzaro. Sfilano invece gli alpini, fra cui quelli delle Alpi orientali i cui nonni combatterono valorosamente per l'Austria e Francesco Giuseppe, contro i contadini meridionali.
L'etica dell'Italia è interamente descritta da questo falso.
(Nicola Zitara)




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