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  1. #1
    il pescatore
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    Predefinito Arrestato Salvatore Lo Piccolo

    PALERMO - I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati a Carini.

    Insieme ai boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Palermo, anche altri due latitanti, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Il primo è reggente di Brancaccio il secondo di Carini. Tutti inseriti fra i 30 maggiori ricercati d'Italia. I quattro sono stati arrestati in una casa di campagna a Giardinello, vicino a Carini. Erano impegnati in una riunione fra boss.

    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._67990690.html

  2. #2
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    colpo ai vertici di cosa nostra. finiti in manette anche Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo

    Palermo, catturati i boss Lo Piccolo


    I latitanti Salvatore e Sandro, padre e figlio, presi in una casa di campagna vicino Carini


    Foto segnaletica di Sandro Lo Piccolo catturato assieme al padre, il boss Salvatore Lo Piccolo considerato l'«erede» di provenzano PALERMO- I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati a Carini. Insieme con i due Lo Piccolo sono stati arrestati i latitanti Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. I quattro sono stati presi dagli uomini della Catturandi in una villetta tra Cinisi e Terrasini, nel palermitano. Tutti inseriti fra i 30 maggiori ricercati d'Italia. I quattro sono stati arrestati in una casa di campagna a Giardinello, vicino a Carini. Erano impegnati in una riunione fra boss. Salvatore Lo Piccolo, latitante dal 1983, era ritenuto al vertice di Cosa Nostra palermitana dopo la cattura di Bernardo Provenzano.
    INDAGINI - Le indagini che hanno portato all'operazione che ha consentito l'arresto dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, di Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, è stata condotta dai pm Nico Gozzo, Gaetano Paci e Francesco Del Bene. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo.
    VILLE AL MARE - I boss mafiosi Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati in due vere e proprie abitazioni tra Cinisi e Terrasini: non in un casolare immerso nelle campagne, come invece accadde con Bernardo Provenzano dunque, ma in appartamenti veri e propri, anche se periferici, vicino al mare.



    05 novembre 2007

  3. #3
    il pescatore
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    Palermo, 5 nov. (Adnkronos) - La polizia ha arrestato i latitanti Salvatore Lo Piccolo (nella foto) e il figlio Sandro, boss mafiosi di Palermo. Insieme con i due Lo Piccolo sono stati arrestati anche i latitanti Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. I quattro sono stati presi dagli uomini della Catturandi in due villette tra Cinisi e Terrasini, nel palermitano.

    I Lo Piccolo non vivevano in un casolare immerso nelle campagne, come faceva invece Bernardo Provenzano, ma in appartamenti veri e propri, anche se periferici, vicino al mare. Salvatore, latitante dal 1983, era ritenuto al vertice di Cosa Nostra palermitana dopo la cattura della 'primula rossa'. I poliziotti, che da mesi osservavano giorno e notte da lontano le due villette, subito dopo la cattura si sono lasciati andare anche a pianti commossi.

    "Siamo tutti soddisfatti per l'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo". Lo ha detto il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, commentando la cattura dei due superlatitanti di Cosa Nostra. "Dall'arresto dei due - ha detto il capo del pool antimafia - ci attendiamo la disarticolazione dell'apparato criminale sul territorio. I due grandi latitanti erano punto di riferimento dei capimafia che esercitavano il controllo sull'apparato economico. Adesso ci attendiamo una conseguenza positiva anche sul piano della possibilità della collaborazione dei cittadini".


    http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=1.0.1514915057

  4. #4
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    ottima notizia

  5. #5
    il pescatore
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    PALERMO, 5 NOV - Il boss Salvatore Lo Piccolo, 65 anni, arrestato insieme al figlio Sandro, di 32 anni, per gli inquirenti e' il nuovo capo di Cosa Nostra. Dopo l'arresto di Bernardo Provenzano, infatti, avrebbe assunto il controllo dell'organizzazione criminale contendendo la leadership a Matteo Messina Denaro, boss latitante del Trapanese.Grande soddisfazione per la cattura dei boss Lo Piccolo e' stata espressa dal procuratore di Palermo Francesco Messineo e dal questore Giuseppe Caruso.

    http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...105134675.html

  6. #6
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    Adesso è questo il boss latitante più potente

    Scheda nr.12
    DATI ANAGRAFICI Cognome MESSINA DENARO Nome MATTEO Nato il 26/04/62 a Castelvetrano (TP) Ricercato per
    • - è ricercato dal 1993, per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro;
    • - il 29.6.1994 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

  7. #7
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    http://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Messina_Denaro

    Matteo Messina Denaro (Castelvetrano, 26 aprile 1962) è un criminale italiano, tra i boss più importanti di Cosa Nostra.

    Matteo Messina Denaro - Identikit


    Indice

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    Biografia [modifica]

    È figlio di Francesco Messina Denaro (soprannominato Don Ciccio), storico capo del mandamento di Castelvetrano e poi dell'intera provincia di Trapani, che, prima della latitanza, visse per 20 anni ufficialmente come campiere nelle terre di una delle più potenti famiglie di imprenditori siciliani: la famiglia D'Alì.
    Il giovane Matteo impara in fretta le abitudini mafiose. Sin da quattordici anni inizia ad usare le armi da fuoco e a diciotto uccide quella che sarà la prima vittima di una sconfinata serie di omicidi. Famosa a questo proposito è la confidenza fatta ad un amico: "Con le persone che ho ammazzato, io potrei fare un cimitero". Secondo alcune fonti sarebbero almeno 50 gli assassinii compiuti da Messina Denaro.

    La personalità [modifica]

    In ogni caso la sua fama giovanile è quella di ragazzo dalla grande voglia di divertirsi e soprattutto di mostrarsi: la sua immagine è infatti tradizionalmente legata a veloci corse in Porsche, agli orologi Rolex Daytona al polso e al suo guardaroba firmato Giorgio Armani o Versace. Di certo Messina Denaro non è quindi una persona che ha intenzione di passare inosservata, ed in questo senso è evidente la profonda differenza della sua immagine rispetto a quella di altri storici mafiosi come Totò Riina o Bernardo Provenzano, dai quali si differenzia ulteriormente per la marcata vita relazionale con le donne. Egli è infatti conosciuto come grande seduttore e nonostante attualmente sia ritenuto sposato con Maria Mesi (condannata il 28 marzo 2001 per favoreggiamento), ed è cognato di Filippo Guttadauro, fratello di Giuseppe Guttadauro, il medico boss di Brancaccio, che ne ha sposato la sorella Maria. Messina Denaro aveva già avuto una figlia da una precedente relazione con Francesca Alagna, elemento che fa intendere quanto la sua figura si discosti nettamente dallo stereotipo dell'"uomo d'onore" legato rigidamente ai tradizionali valori familiari.

    La sua crescita nell'ambito mafioso [modifica]

    La carriera mafiosa di Matteo Messina Denaro, il cui soprannome è Diabolik per via della sua passione per il famoso personaggio dei fumetti (da cui pensò di copiarne l'automobile dotata di mitragliatrici nascoste), inizia nel momento in cui suo padre è costretto alla latitanza, che dura ormai da più di 13 anni. Da quel momento in poi egli sarà prima il reggente e poi, in seguito alla morte del genitore, trovato cadavere sul bordo di un fiume nelle campagne vicino a Triscina nel '98, il capo ufficiale del mandamento di Castelvetrano. Diventerà poi, in seguito alla cattura di Vincenzo Virga, capo dell'intera provincia di Trapani. Sin da piccolo dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, Messina Denaro può vantare ora notevoli conoscenze nell'ambito dei cartelli sudamericani ed è considerato dall'FBI uno dei maggiori attori nel commercio mondiale della droga. I suoi interessi si muovono però anche nell'ambito del traffico di armi e della macellazione clandestina, nonché nello sfruttamento di importanti cave di sabbia del trapanese.

    Le bombe del '93 [modifica]

    In seguito alla reazione dello Stato susseguente le stragi di Capaci e di via D'Amelio, l'arresto di Totò Riina, avvenuto il 15 gennaio del 1993, e l'introduzione del regime carcerario duro (attuata con l'articolo 41 bis), varie personalità mafiose, tra cui Matteo Messina Denaro, oltre a Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, Antonino Gioè e Gioacchino La Barbera si riunirono più volte (soprattutto a Santa Flavia, vicino Bagheria) per decidere quale avrebbe dovuto essere la strategia mafiosa da adottare per portare lo Stato sul terreno della trattativa. In questo senso si decise un'attacco al patrimonio artistico che portò agli attentati di via dei Georgofili a Firenze, di via Palestro a Milano e di Piazza San Giovanni in Laterano e via San Teodoro a Roma, che provocarono 10 morti e 93 feriti nonché la distruzione di alcune opere d'arte a Milano e a Firenze. Nell'organizzazione di questi attentati Messina Denaro (che ha sempre fatto parte dell'ala stragista di Cosa Nostra) giocò un ruolo di primo piano. Fu egli inoltre a pedinare personalmente il giornalista televisivo Maurizio Costanzo (e probabilmente anche un altro giornalista come Michele Santoro) per l'organizzazione del fallito attentato di via Fauro del 14 maggio (nel quale solo per fortuite coincidenze Costanzo non perse la vita).
    Atti di pedinamento vennero inoltre svolti a Roma verso la fine del 1991 per lo studio degli spostamenti del giudice Giovanni Falcone e dell'allora ministro della Giustizia Claudio Martelli.
    Sempre nel 1993, secondo le testimonianze del pentito Antonino Giuffrè, ex braccio destro dell'ultimo capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, Messina Denaro sarebbe diventato il custode del più importante archivio della mafia siciliana (contenente probabilmente anche le chiavi di lettura dei più grandi segreti riguardanti alcuni crimini nazionali): questo gli sarebbe stato affidato, per volontà di Leoluca Bagarella e di Totò Riina, dopo esser stato portato via di tutta fretta dal covo di quest'ultimo, in seguito all'arresto di Riina avvenuto il 15 gennaio del 1993.

    Altri atti efferati [modifica]

    • Luglio 1992, uccisione del boss di Alcamo Vincenzo Milazzo, contrario alla strategia stragista adottata in quegli anni da Riina, e strangolamento della sua fidanzata Antonella Bonomo, dichiaratamente incinta di 3 mesi, sospettata di avere legami parentali all'interno dei servizi segreti.
    • 21 febbraio 1991, omicidio Gonzales, direttore dell'hotel Paradise Beach, di cui Messina Denaro era abituale frequentatore durante gli anni giovanili.
    • 14 settembre 1992, tentativo di omicidio del dott. Calogero Germanà, commissario di Polizia di Mazara del Vallo.
    • omicidio di 4 persone tramite impiccagione davanti ad un "tribunale" di Cosa Nostra, poi buttate nella calce viva.

    Posizione giudiziaria ed altre notizie [modifica]

    Dal 1993 Matteo Messina Denaro è ricercato per associazione di stampo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplodente, furto ed altro. Dal 6 maggio del 2002 è condannato in maniera definitiva all'ergastolo nell'ambito del processo sulle stragi del '93.
    Secondo la trasmissione di Rai Tre Chi l'ha visto? Messina Denaro si è recato in Spagna nel gennaio 1994 presso la clinica oftalmica «Barraquer» di Barcellona, riconosciuta a livello internazionale, a causa di una patologia sofferta agli occhi. Secondo altre informazioni soffrirebbe inoltre di insufficienza renale cronica, a causa della quale avrebbe continuamente bisogno di sottoporsi a dialisi. Per questo avrebbe anche installato nel suo rifugio le apparecchiature necessarie, cosicché egli non debba più recarsi nelle strutture ospedaliere.
    Il 19 aprile 2006, inoltre, sono stati scoperti fra i pizzini trovati nel covo di Provenzano, usati per comunicare con gli altri affiliati a Cosa Nostra, anche quelli di Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo, da cui emerge il ruolo di vertice ricoperto fino al giorno dell'arresto da Provenzano ma anche il ruolo di assoluta subalternità di Denaro allo stesso, cosa che era stata da molti messa in dubbio, sottolineando una possibile frizione tra i due. Sempre dalla lettura dei pizzini trovati nella magione in cui si nascondeva Provenzano si comprende come Messina Denaro (il quale nei pizzini usava lo pseudonimo di Alessio) abbia anche ricevuto una lettera da Totò Riina. Ciò, essendo questi da più di 10 anni sottoposto ad un duro regime carcerario previsto dall'articolo dell'ordinamento penitenziario 41 bis, fa emergere perplessità sul reale isolamento dell'ex boss dei boss.

    Il nuovo "boss dei boss"? [modifica]

    Matteo Messina Denaro, all'indomani dell'arresto di Bernardo Provenzano, insieme ad un altro latitante, Salvatore Lo Piccolo, è stato indicato da molti giornalisti come uno dei possibili nuovi capi di Cosa Nostra. Allo stato attuale delle cose però, dopo i numerosi arresti subiti dalla mafia siciliana nel 2006 e negli anni immediatamente precedenti, sembra prematuro indicare in una specifica persona il capo di un organizzazione così complessa come Cosa Nostra, soprattutto alla luce di così forti sconvolgimenti subiti ad opera della Direzione Generale Antimafia italiana.

    Citazioni [modifica]

    « Il figlio del paesano suo che è morto a Roma, questo figlio sta a Roma; e questo figlio del suo paesano morto sa di aver rubato soldi non suoi e di sicuro si è divertito a Roma visto che abita là. »
    • Sui pizzini trovati nel covo di Provenzano dopo il suo arresto, emerge come Messina Denaro, in un messaggio inviato a Provenzano, faccia riferimento a Massimo Ciancimino (figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), il manager indagato dalla Dda di Palermo per l'inchiesta sul tesoro nascosto del padre.
    « Devo andare via e non posso spiegarti ora le ragioni di questa scelta. In questo momento le cose depongono contro di me. Sto combattendo per una causa che oggi non può essere capita. Ma un giorno si saprà chi stava dalla parte della ragione... »
    « Messina Denaro era il gioiello di Riina, è lui il depositario del suo archivio »
    « Ti prego non dirmi di no. Desidero tanto farti un regalo. Sai, ho letto sulla rivista dei videogiochi che è uscita la cassetta di Donkey Kong 3 e non vedo l'ora che sia in commercio per comprartela. Quella del Secret of Mana 2, ancora non è arrivata... Sei la cosa più bella che ci sia. »
    • Da una lettera d'amore scritta nel 1998 dalla presunta moglie Maria Mesi testimoniante la passione di Messina Denaro per i videogiochi.
    « Io di ciò non dissi mai niente a lei perché capivo che si poteva solo mortificare della cosa e quindi ho preferito far morire il discorso. Ora glielo sto dicendo perché è lei stesso a chiedermelo; caso contrario non avrei detto nulla, in fondo ognuno di noi risponde del proprio nome e della sua dignità, questo figlio del suo paesano morto sa di aver rubato soldi non suoi e di sicuro si è divertito a Roma visto che abita là, quello che non sa è che quei soldi erano destinati a famiglie di detenuti che hanno bisogno... Ripeto se lei non mi chiedeva non le avrei detto nulla, a volte certe cose è meglio non saperle così si evitano delusioni e dispiaceri ed erano questi che io all'epoca ho voluto evitare a lei. Ma comunque ritengo il discorso chiuso, se la vede lui con la sua coscienza »
    • Da un pizzino scritto da Matteo Messina Denaro e inviato a Provenzano, che dimostra lo stretto rapporto, anche di "corrispondenza", tra i due boss mafiosi.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da il pescatore Visualizza Messaggio
    PALERMO - I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati a Carini.

    Insieme ai boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Palermo, anche altri due latitanti, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Il primo è reggente di Brancaccio il secondo di Carini. Tutti inseriti fra i 30 maggiori ricercati d'Italia. I quattro sono stati arrestati in una casa di campagna a Giardinello, vicino a Carini. Erano impegnati in una riunione fra boss.

    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._67990690.html
    .....se li riesce a fa' parla' a codesto lopiccolo la vedo grigia pe' parecchia gente .......ma tanto a codesti livelli un li parla di si'ùro .....

  9. #9
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    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._67990690.html

    Durante le fasi concitate della cattura Alessandro Lo Piccolo, figlio del boss Salvatore, è uscito dalla casa in lacrime urlando più volte "ti amo papà".

  10. #10
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    ottima notizia, ad un anno dall'arresto di Provenzano.... speriamo che si riescano ad ottenere gli stessi risultati anche contro ndrangheta e camorra....

 

 
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