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    Arrow «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    accuse ai militari olandesi. dura replica dell'ambasciatore a washington
    L'accusa choc di un generale Nato
    «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    La denuncia di un militare Usa sul massacro che fece ottomila vittime nel 1995 in Bosnia

    MILANO - Il massacro di Srebrenica? Colpa di soldati gay. La tesi choc sulla peggiore strage in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale, durante la quale, nel 1995, vennero trucidati ottomila uomini e ragazzi musulmani, è di John Sheehan, un generale americano in pensione, ex comandante delle forze Nato. Il militare ha esposto la sua teoria nel corso di una sua audizione al Senato americano, impegnato in questi giorni a legiferare sulla possibilità dei gay americani in divisa di dichiarare apertamente la propria omosessualità. Secondo Sheehan, il contingente olandese delle forze Nato in Bosnia non riuscì a proteggere la città di Srebrenica e i musulmani bosniaci dall'aggressione delle armate serbe anche per la presenza al suo interno di alcuni soldati gay.

    LA REPLICA DELL'AMBASCIATORE OLANDESE - «Il crollo dell'Unione Sovietica - ha aggiunto il generale - ha spinto gli eserciti europei, compreso quello olandese, a credere che non ci fosse più bisogno di persone dalla forte capacità di combattimento. Quindi hanno cominciato ad allargare le maglie del reclutamento, ammettendo anche i gay dichiarati». Contro queste dichiarazioni s'è espresso l'ambasciatore olandese a Washington, Renee Jones Bos: «Vorrei ricordare con orgoglio il contributo che gay e lesbiche hanno dato e danno quotidianamente alle nostre forze armate ormai da decenni distinguendosi in tanti teatri di guerra, e oggi in Afghanistan. La missione olandese a Srebrenica è stata studiata e valutata da molti rapporti al livello nazionale e internazionale, ma nessuno di loro - ha concluso l'ambasciatore - ha mai individuato alcuna relazione tra la strage dei musulmani e la presenza di soldati gay». (Fonte Ansa)

    Corriere 19.03.2010

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    bah, sinceramente mi sembra una teoria tutta da dimostrare, sebbene ritengo che la stampa si sia guardata bene dal riportare in maniera corretta e coerente le affermazioni e le spiegazioni logiche di questo generale...

  4. #4
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    Citazione Originariamente Scritto da AgnusDei Visualizza Messaggio
    Le persone omosessuali non dovrebbero avere accesso alle forze armate ma andrebbero inviate in opportuni centri specialistici allo scopo di essere guarite.
    ...l'omosessualità non è una malattia... hefico:

    D'après Jacques Balthazart, chercheur à l'Université de Liège, l'homosexualité n'est pas un phénomène d'éducation ou d'une relation mal vécue avec les parents. Pour lui c'est le contraire. On naît homosexuel, on ne choisit pas de l'être.


    Jacques Balthazart a écrit son livre (Biologie de l'homosexualité aux éditions Mardaga) pour s'opposer à un discours ambiant sur l'homosexualité, dans la littérature et dans les médias, selon lequel elle serait le fruit de l'éducation ou d'une relation mal vécue avec les parents. Pour Jacques Balthazart, c'est le contraire. L'homosexualité serait essentiellement déterminée par des facteurs biologiques prénatals.

    Comment peut-on affirmer que l'orientation sexuelle se détermine pendant la vie embryonnaire?

    Des études scientifiques suggèrent que les homosexuels auraient été exposés durant leur vie embryonnaire à des concentrations atypiques d'hormones, trop d'androgènes pour la femme et inversement pour l'homme, durant une phase précise du développement de l'embryon. Chez l'animal, il est d'ailleurs possible de modifier expérimentalement les taux d'hormones auxquels sont exposés les embryons. Soit on peut rajouter, lors d'une phase précise du développement, de la testostérone dans les embryons femelles, soit on peut bloquer l'action de la testostérone dans les embryons mâles. Et à l'âge adulte on retrouvera des caractéristiques comportementales du sexe opposé bien que les structures morphologiques et génitales de l'animal n'aient pas été modifiées.

    Qu'est-ce qui provoque ces déséquilibres hormonaux chez l'être humain ?

    L'origine peut être génétique ou environnementale. Les scientifiques, notamment américains, cherchent depuis plus de 20 ans "LE gène" de l''homosexualité, sans succès. Selon Jacques Balthazart, il est probable que plusieurs gènes sont impliqués dans un éventuel déséquilibre hormonal durant l'embryogenèse. Mais la cause de ce déséquilibre pourrait également être extérieure. Certaines études suggèrent qu'un stress très important subi par la mère durant la grossesse pourrait déséquilibrer la machine hormonale de l'embryon et influencer durablement l'orientation sexuelle de l'individu. Selon Jacques Balthazart, cet ouvrage sur l'origine biologique de l'homosexualité est de nature à favoriser l'acceptation de l'homosexualité. "Si l'homosexualité n'est pas un vice ou une perversion, affirme-t-il, et quelque part même pas un choix, il n'y a aucune raison de persécuter les homosexuels".

    Jacques Balthazart: la biologie de l'homosexualité | RTBF INFO

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  5. #5
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    Citazione Originariamente Scritto da AgnusDei Visualizza Messaggio
    Le persone omosessuali non dovrebbero avere accesso alle forze armate ma andrebbero inviate in opportuni centri specialistici allo scopo di essere guarite.
    il centro scpeicalistico di cui parli è il Narth?

    La sigla Narth, citata nella testimonianza, nasconde l’”associazione nordamericana per la ricerca e la terapia dell’omosessualità” (NARTH Home Page), fondata nel 1992 dal cattolico Joseph Nicolosi, che raccoglie un modesto gruppo di psichiatri e psicoanalisti che considerano l’omosessualità curabile con una terapia, (che “può durare anche anni”), battezzata riparativa, ricostitutiva o di riconversione.
    Tale “terapia” nasce nei primi anni Ottanta dagli studi di Elisabeth Moberly, telogo inglese autoproclamatasi psicologa, e dal testo Homosexuality: a new Christian ethic (“Omosessualità: un’etica cristiana”) che, osservando l’omosessualità con pregiudizi cattolici, individua le sue cause in “incomprensioni” nel rapporto tra padre e figlio.
    Nicolosi ha ripreso quegli studi e avrebbe individuato in una terapia psicanalitica (iniziazione alla mascolinità, superamento del falso “io”, ricomposizione del rapporto con il padre, attraverso la competizione e rapporti maschili non sessuali, biblioterapia, psicoterapia di gruppo, terapia del sogno, per arrivare alla trasformazione all’amore per una donna e altro) la possibilità di curare i gay trasformandoli in eterosessuali. Per questo si è appoggiato a personaggi come Charles Socarides, psicoanalista tradizionale che non ha mai accettato l’idea che l’omosessualità non sia una malattia.

    Il sito del Narth non fornisce indirizzi email a cui scrivere (è invece molto chiaro su come donare denaro all’associazione!).
    Spacciandomi per “Giovanni”, un “tipico” gay italiano in cerca di cura, invio un fax direttamente alla loro sede, in California, chiedendo se qualche terapeuta italiano sia in grado d’aiutarmi.
    Mi risponde Dinah Finley, l’assistente amministrativo del Narth, dopo poche ore: “Sfortunatamente la nostra rete di terapeuti non include l’Italia […]. Se cerchi un terapeuta, chiedigli ‘Credi che l’omosessualità sia curabile?’ Se ti dice no, continua con il successivo, fino a quando troverai quello che ti darà la risposta che cerchi”.
    Evidentemente non posso telefonare a tutti gli psicoterapeuti italiani. Siamo in un vicolo cieco. Che strada avrà mai seguito quindi il nostro “quasi etero” per trovare il suo guaritore?
    “Fortunatamente” il sito del Narth è ricco d’informazioni anche su altri gruppi americani che cercano di curare gli omosessuali. Tra i più celebri ci sono Exodus Exodus International - Home, Courage Courage, e Living Waters Home | Living Waters.
    Queste organizzazioni, tutte cristiane, si limitano però ad invitare i gay al cambiamento raggiungibile con castità e preghiera.
    Sui siti di tutte queste organizzazioni, oltre alla possibilità di donare denaro e acquistare gadget, si trovano innumerevoli testimonianze, anche tradotte in italiano, di ex omosessuali che, dopo un vissuto di misere, grazie alla fede e alla potenza di Dio hanno ritrovato la “retta via”.
    Tuttavia nemmeno le organizzazioni citate, che sono le più conosciute, hanno (fortunatamente) sedi in Italia. Altro buco nell’acqua.

    Che il nostro “quasi etero” sia passato da una libreria?
    In Italia sono a disposizione almeno quattro testi di guaritori di gay. Di Joseph Nicolosi: Omosessualità maschile, un nuovo approccio (Sugarco, 1997) e Omosessualità, una guida per i genitori (Sugarco, 2003). Di Gerard van den Aardweg (un Nicolosi olandese) Una strada per il domani: guida all’(auto) terapia dell’omosessualità (Città nuova, 2004) e Omosessualità & speranza (Edizioni Ares, 1995).
    Entrambi gli autori, richiamando l’uno i successi terapeutici dell’altro, sostengono che la condizione di omosessuale è di per sé infelice, che l’omosessualità non è innata ed è patologica, che l’amore omosessuale è falso e che potenti lobby gay influenzano gli studiosi, tanto da non permettere uno studio serio, scientifico e approfondito della cura dei gay (cfr. al proposito: http://it.gay.com/view.php?ID=19943).
    I risultati e le proposte dei due autori, al dì là della fama che si sono creati, non sono considerati attendibili dalla comunità scientifica.
    L’Apa, la maggiore associazione di psicologi americani, che dal 1973 non considera più l’omosessualità una malattia, in un documento [il numero 200001] condanna espressamente la cosiddetta terapia riparativa: “[gli ] sforzi di ripatologizzare l’omosessualità sostenendo che possa essere curata sono spesso guidati non da rigore scientifico o ricerca psichiatrica, ma, qualche volta, da forze religiose e politiche che si oppongono ai diritti civili di gay e lesbiche. […] La letteratura sulla terapia riparativa usa teorie che rendono difficile formulare una selezione scientifica dei criteri per le modalità di trattamento. La letteratura non solo ignora l’impatto dello stigma sociale […] è una letteratura che attivamente stigmatizza l’omosessualità”.
    Anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha cancellato l’omosessualità dal suo Manuale dignostico delle malattie mentali, ma Nicolosi e compagni sembrano non essersene accorti.
    In sostanza, non esiste alcuno studio su rivista scientifica che supporti la “terapia riparativa” o i tentativi di “curare” l’omosessualità.
    L’unico intervento psicologico condiviso dalla comunità scientifica, per gli omosessuali, come dice Antonella Montano (in: Psicoterapia con pazienti omosessuali, McGraw-Hill 2000) è “un aiuto ed un accompagnamento all'accettazione e alla scelta di sé e come rilevarsi gay o lesbica”.

    Ma torniamo al nostro quasi ex gay. Se si è informato in libreria, ed è attento, il testo Omosessualità maschile: un nuovo approccio potrebbe avergli aperto la strada per trovare un Nicolosi italiano.
    Quel testo ha infatti la prefazione della dottoressa Chiara Atzori, medico infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, mentre le conclusioni sono di padre Livio Fanzaga, direttore di “Radio Maria”, “filosofo del diritto” e “docente presso la facoltà di bioetica - Ateneo pontificio Regina Apostolorum”.
    Un vasto campionario dei loro interventi omofobi è reperibile con facilità sul web. Che il nostro quasi etero sia riuscito a contattarli?
    Lanciamo l’esca: Giovanni e la sua triste lettera di gay in cerca di cura scrive a Fanzaga e alla Atzori. Il primo non risponde.
    La dottoressa Atzori, la più celebre propagandatrice italiana del verbo di Nicolosi, che si è sempre rifiutata di farsi intervistare da “Pride”, questa volta risponde, con l’autorevole e-mail lavorativa della divisione malattie infettive ospedale Sacco di Milano, offrendomi il telefono di uno psicoterapeuta milanese, “persona preparata ed accogliente”.
    Con parole accorte insiste però sul fatto che non esistono terapeuti che curino l’omosessualità, perché la stessa non è una malattia. è evidente che la dottoressa Atzori sa di muoversi su un terreno minato: un medico che fornisce terapie non scientifiche rischia infatti la radiazione dall’albo. Nella sua prudente mail, quindi, non c’è nulla di illegale: abbiamo avversari fanatici, ma accorti.
    La Atzori mi conferma l’inesistenza di un Narth italiano, ma m’invita a un incontro informale con un gruppo di “gay in cammino verso l’eterosessualità”, offrendomi il volantino che pubblicizza un corso. Potevamo mancare?
    Nel volantino sono presenti altri nomi di religiosi, come padre Ferdinando Colombo, docente universitario di teologia pastorale presso lo Studio teologico dei frati minori cappuccini della provincia di san Carlo in Lombardia (che tiene conferenze con titoli ameni come “Maschio e femmina li creò”), e di due “ex gay”.
    In Italia la Atzori non è sola. A propagandare il verbo Nicolosi e a sostenere la “uscita” (visto che di “cura” non possono parlare apertamente) dall’omosessualità, alcuni crociati di comprovata fede cattolica: Mario Palmaro, Bruto Maria Bruti di Alleanza Cattolica (Alleanza Cattolica - Cristianita' __________) e Arrigo Muscio, che collaborano con alcune televisioni per le rubriche "Preghiera e guarigione" e "Momento di fede". Nessuno di loro si è lasciato intervistare.

    Ma dove sta lo scandalo? In fondo abbiamo scoperto solo un banale circuito d’individui con il vizio dell’omofobia. Il “Narth italiano” stesso si limita a pubblicizzarsi con il beneplacito di Radio Maria e dichiara esplicitamente (a scanso di denunce) di non offrire cure, ma solo speranze (per quanto vane) ad omosessuali disperati.
    Ebbene, le cose non sono così semplici. In primo luogo perché, come dimostrerà la prossima intervista, la speranza di una cura per l’omosessualità può rivelarsi molto pericolosa.
    Inoltre, sempre secondo l’Apa (in un’appendice al documento sopraccitato) la terapia di riconversione è rischiosa: “I rischi potenziali della terapia riparativa sono grandi, e includono depressione, ansietà e comportamenti autodistruttivi”, con un ritardo anche di anni nel processo di accettazione, unica “terapia” disponibile per l’omosessualità.
    è per questi motivi che negli Usa sono nati gruppi di omosessuali vittime della “terapia riparativa”, che lottano perché l’inefficacia della stessa diventi di dominio pubblico. Sono gli “ex ex-gay”.
    Recentemente questi gruppi hanno portato all’attenzione dei media la curiosa vicenda di due dei fondatori di “Exodus” (maschi entrambi) che, abbandonata l’associazione, ora sono felicemente in coppia.
    Lo scandalo ha travolto “Exodus” e tutto il fenomeno degli “ex gay”.

    Allora dove sta lo scandalo?
    Sta in psicologi che nonostante un codice deontologico che li obbliga a seguire procedure scientifiche, indirizzano verso una terapia non scientifica.
    Sta nel miscuglio tra scienza, moralismo e teologia spacciato come “la sola verità”.
    Guardando poi più lontano, sta nel fatto che propagandare certi metodi è più che pericoloso: non era una teoria (pseudo) “scientifica” anche la supremazia biologica della razza, nel nazismo? Purtroppo però gli effetti sugli innocenti di quella nefasta teoria di fantasia sono stati estremamente reali..

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  6. #6
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    SALUTE: TERAPIE CONTRO OMOSESSUALITA' 'INUTILI E DANNOSE'

    (ANSA) - ROMA, 7 NOV - Malattia, immoralita', errore. Sono in tanti a pensare ancora all'omosessualita' come disordine morale che va curato, persino invertito. Omosessualita' e psicoterapia sono state oggi al centro di un convegno internazionale che si e' svolto a Roma per delineare lo stato della ricerca scientifica e sociale, in un momento in cui si assiste alla preoccupante diffusione di episodi omofobici.
    Ha meno di dieci anni il documento prodotto dall'American Psychiatric Association (APA) in cui viene negata l'antica associazione omosessualita' - disturbo mentale; mentre, solo qualche mese fa, sempre l'APA ha ribadito le proprie posizioni contro le cosiddette terapie riparative che, in estrema sintesi, mirerebbero a riorientare l'identita' sessuale delle persone, 'riconvertendole' a relazioni etero.
    Come ha sottolineato il professor Vittorio Lingiardi, direttore della 2ø Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell'Universita' 'Sapienza' di Roma, 'siamo spesso di fronte a chi si rivolge a un terapeuta per risolvere l'enigma circa la propria identita', per liberarsi di quell'ingombrante inquilino che abita la sua casa'. Il terapeuta pero' non deve trovare soluzioni, ma ha l'obbligo di ascoltare le domande che spingono i pazienti a dubitare di se stessi. Le terapie riparative invece, a cui spesso le persone sono indirizzate dalla famiglia, dalle comunita' locali e da quelle religiose, potrebbero peggiorare le condizioni mentali dei pazienti, esasperando il senso di vergogna e di disprezzo verso verso se stessi. Si rinforza insomma il conflitto interiore a discapito di una ricerca piu' profonda. Uno dei piu' noti promotori della terapia riparativa e' l'associazione NARTH, fondata dallo psicanalista Charles Socarides nel 1992, che incoraggia, nel caso degli uomini, l'identificazione con una figura maschile, riforzando al contempo i cosiddetti 'ruoli di genere tradizionali' per ottenere uno spostamento dall'omo all'eterosessualita'. Tuttavia la testimonianza di molti pazienti sottoposti a terapia riparativa ha rilevato come questi, nello sforzo di cambiare il proprio orientamento, si siano ritrovati ingabbiati in un mondo di finzione in cui la scoperta della propria identita' gradualmente si allontana.
    Per molte persone, scoprire di essere gay e' giustamente motivo di stress, laddove pregiudizio, discriminazione e violenza sono solo alcune delle cause scatenanti. Affidarsi alle conoscenze di uno specialista serve quindi non a essere o diventare normali, ma a imparare ad accettarsi. Amare se stessi e' l'unico rimedio contro i dubbi che fanno spesso piu' paura delle certezze. Un cammino lungo, forse doloroso, in cui il disagio non sia sopito ma ascoltato. (ANSA)

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  7. #7
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    Si è svolto ieri a Roma, presso la Biblioteca nazionale, un importante convegno internazionale su “Omosessualità e psicoterapie” promosso dal Prof. Vittorio Lingiardi, medico psichiatra e psicanalista, Ordinario presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Università di Roma ‘La Sapienza’ dove dirige la 2° scuola di Specilizzazione in Psicologia clinica

    Il convegno, forse l’unico di questo genere in Italia, ha trattato e analizzato il tema delle ‘terapie riparative’, nate negli Usa, tra le altre, dall’Associazione Narth e ispirate dal fondamentalismo religioso degli evangelici cristiani, che anche in Italia, per altre vie, si stanno purtroppo diffondendo, è stato un grande esempio di confronto, chiarimento e affermazione della scienza davanti ad una platea di specialisti ed alcuni esponenti del movimento lgbt(e).

    Soprattutto nella parte finale del convegno vi sono stati momenti di grande confronto scientifico tra gli psichiatri dott. Paolo Rigliano e il dott. Tonino Cantelmi su alcuni approcci e studi riguardo le cosiddette ‘terapie’ riparative.


    Tra i punti più rilevanti chiariti dal convegno, con elementi, dati e studi scientifici, vi sono:

    a) l’omosessualità non è una malattia;

    b) le “terapie riparative” non hanno alcun fondamento scientifico;

    c) quasi tutte le persone che si sono sottoposte a tali pseudo “terapie” sono rimaste omosessuali, le pochissime che dichiarano di essere ‘guarite’ dall’omosessualità sono per lo più persone che lavorano nell’ambito di associazioni che promuovono o gestiscono le ‘terapie riparative’;

    d) coloro che svolgono l'attività di psichiatri o psicoterapeuti, e promuovono le ‘terapie riparative’, sono passibili di denuncia presso gli albi e istituti professionali per la totale infondatezza scientifica di questi metodi;

    e) affidarsi alle conoscenze di uno specialista serve quindi non a ‘esssere o diventare normali’ ma a imparare ad accettarsi....

    Certamente dimentico molte cose, per questo in coda a questo intervento metto un lancio dell’Agenzia Ansa di ieri che raccoglie altre informazioni e qui di seguito un breve testo storico su quanto accadde a un convegno di psichiatri nel 1972.

    Credo che tutto il movimento lgbt(e) italiano debba essere riconoscente al Prof. Vittorio Lingiardi per aver promosso questo convegno, di grandissimo livello scientifico e di grande aiuto per la nostra battaglia di superamento delle diseguaglianze.

    Un caro saluto,

    Sergio Rovasio

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  8. #8
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    polemiko mi pare che sei andato parecchio OT...

    i tuoi post andrebbero separati e spostati nel forum "gay è bello"...:sofico:
    ... non mi sembra... io ho proseguito la discussione iniziata da AgnusDei... quella nella quale egli parla di centri specialistici e di malattia da guarire... hefico:

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  9. #9
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    accuse ai militari olandesi. dura replica dell'ambasciatore a washington
    L'accusa choc di un generale Nato
    «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    La denuncia di un militare Usa sul massacro che fece ottomila vittime nel 1995 in Bosnia

    MILANO - Il massacro di Srebrenica? Colpa di soldati gay. La tesi choc sulla peggiore strage in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale, durante la quale, nel 1995, vennero trucidati ottomila uomini e ragazzi musulmani, è di John Sheehan, un generale americano in pensione, ex comandante delle forze Nato. Il militare ha esposto la sua teoria nel corso di una sua audizione al Senato americano, impegnato in questi giorni a legiferare sulla possibilità dei gay americani in divisa di dichiarare apertamente la propria omosessualità. Secondo Sheehan, il contingente olandese delle forze Nato in Bosnia non riuscì a proteggere la città di Srebrenica e i musulmani bosniaci dall'aggressione delle armate serbe anche per la presenza al suo interno di alcuni soldati gay.

    LA REPLICA DELL'AMBASCIATORE OLANDESE - «Il crollo dell'Unione Sovietica - ha aggiunto il generale - ha spinto gli eserciti europei, compreso quello olandese, a credere che non ci fosse più bisogno di persone dalla forte capacità di combattimento. Quindi hanno cominciato ad allargare le maglie del reclutamento, ammettendo anche i gay dichiarati». Contro queste dichiarazioni s'è espresso l'ambasciatore olandese a Washington, Renee Jones Bos: «Vorrei ricordare con orgoglio il contributo che gay e lesbiche hanno dato e danno quotidianamente alle nostre forze armate ormai da decenni distinguendosi in tanti teatri di guerra, e oggi in Afghanistan. La missione olandese a Srebrenica è stata studiata e valutata da molti rapporti al livello nazionale e internazionale, ma nessuno di loro - ha concluso l'ambasciatore - ha mai individuato alcuna relazione tra la strage dei musulmani e la presenza di soldati gay». (Fonte Ansa)

    Corriere 19.03.2010


    Bhe anche gli spartani alle Termopili, fra una strage di persiani e l' altra.. se lo appoggiavano un pò a vicenda... nel didietro..

    Più che altro la strage di Srebrenica va addebitata non ad "alcuni soldati gay".. ma alle tre compagnie di soldati Olandesi ( 600 soldati in tutto ) che hanno preferito lasciare la città in mano a Mladic, non ascoltano la popolazione inerme che chiedeva di non abbandonarli e pur sapendo che Mladic non era un angelo.. e che da li a poco avrebbe avuto via libera per fare quello che gli pareva.

    Quindi le responsabilità sono nell' ordine del ministro della difesa olandese del tempo ( Relus ter Beek ) il primo ministro Olandese Win Kok, il comandante ONU il Generale francese Janvier e il suo corrispettivo olandese Couzy.
    Gli ufficiali olandesi sul campo, Van Baal, Nicolai, Franken e Karremans.










    Ultima modifica di Supermario; 19-03-10 alle 14:38
    "I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."

  10. #10
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    Predefinito Rif: «Srebrenica? Colpa di soldati gay »

    Citazione Originariamente Scritto da Supermario Visualizza Messaggio
    Bhe anche gli spartani alle Termopili, fra una strage di persiani e l' altra.. se lo appoggiavano un pò a vicenda... nel didietro..

    Più che altro la strage di Srebrenica va addebitata non ad "alcuni soldati gay".. ma alle tre compagnie di soldati Olandesi ( 600 soldati in tutto ) che hanno preferito lasciare la città in mano a Mladic, non ascoltano la popolazione inerme che chiedeva di non abbandonarli e pur sapendo che Mladic non era un angelo.. e che da li a poco avrebbe avuto via libera per fare quello che gli pareva.

    Quindi le responsabilità sono nell' ordine del ministro della difesa olandese del tempo ( Relus ter Beek ) il primo ministro Olandese Win Kok, il comandante ONU il Generale francese Janvier e il suo corrispettivo olandese Couzy.
    Gli ufficiali olandesi sul campo, Van Baal, Nicolai, Franken e Karremans.
    ma infatti anche secondo me la cosa è un po' "tirata per capelli"...

    il generale USA è contrario alla possibilità di permettere ai soldati USA di fare outing e quindi ha tirato in ballo questo tema...

 

 
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