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Discussione: Petrolio di Stato

  1. #1
    il pescatore
    Ospite

    Predefinito Petrolio di Stato

    Dopo il debutto sulla borsa di Shanghai, Petrochina – la maggiore compagnia petrolifera cinese – diventa la più grande società quotata al mondo. Con oltre 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione, vale più del doppio del secondo gruppo per dimensioni, l’americana ExxonMobil, che capitalizza circa 500 miliardi. Nel giorno dell’Ipo, i titoli del gruppo si sono apprezzati del 163 per cento, contro un’aspettativa attorno al 100 per cento, attraendo 9 miliardi di dollari, pur parzialmente erosi dalla riduzione dell’8,2 per cento subita a Hong Kong (dove il titolo è pure disponibile, come a Londra e New York). Il dato fa ancora più impressione se si considera che l’Ipo riguardava appena il 2,2 per cento del capitale del gruppo: l’intera quota piazzata sui mercati finanziari vale il 14 per cento, mentre il restante 86 per cento è in pancia alla compagnia di bandiera China National Petroleum Company. E’ probabile che, nei prossimi giorni, il titolo si ridimensioni, ma quanto accaduto lunedì è l’ennesima dimostrazione di alcuni importati processi in atto, densi di rischi ma anche di opportunità. In sé, la notizia del sorpasso è ambigua: se infatti si calcola la capitalizzazione assegnando alle quote governative il valore di Hong Kong anziché di Shanghai, da 1000 miliardi crolla a poco più di 400, una cifra comunque considerevole. Sul piano operativo e industriale, poi, non c’è storia: il ritorno sul capitale investito in Petrochina è stimato al 23 per cento, contro il 32 per cento di ExxonMobil. Tuttavia, riconoscere i limiti di un’operazione che ha avuto un vasto impatto mediatico non significa sottovalutarne l’importanza.

    L’entusiasmo degli investitori cinesi per la tranche appena privatizzata è segno che anche nell’ex impero celeste i mercati finanziari sono ormai una realtà concreta e dinamica, a cui i risparmiatori guardano con fiducia. Va anche detto che, di fatto, i piccoli risparmiatori cinesi non possono investire su listini stranieri, quindi le loro scelte sono più o meno obbligate, nel momento in cui decidono di giocare in borsa.

    Per altro verso l’Ipo di Petrochina segna un’ulteriore evoluzione. Il peso dell’attore pubblico è ancora predominante. Eppure, Petrochina non si candida a essere un fondo sovrano – cioè uno strumento al servizio della politica. Sebbene lo scetticismo verso provvedimenti volti a limitare lo spazio di manovra degli stessi sovereign funds sia forte, in questo caso neppure è il caso d’invocarlo. Petrochina – come, senza successo, Cnooc due anni fa, allorché tentò la scalata a Unocal, poi acquisita da Chevron anche grazie alle pressioni del Congresso – è una compagnia ancora pubblica che però aspira, in qualche modo, a divenire privata, e del privato mutua, o tenta di farlo, le logiche d’azione e di governo societario.

    Il caso di Petrochina è particolarmente interessante per le dimensioni del gruppo e l’immensa massa di liquidità che riesce a spostare, ma non si tratta di un unicum. Le compagnie petrolifere pubbliche stanno vivendo, grazie all’inatteso aumento dei prezzi degli idrocarburi, un periodo di vacche grasse che però, secondo la maggior parte degli osservatori, è destinato a esaurirsi. In altre parole, nel breve termine è possibile che il barile raggiunga o superi i 100 dollari, ma nel lungo termine è più probabile che le quotazioni si assestino su livelli molto più bassi (si dice attorno ai 40 dollari). Da parte dei protagonisti, dunque, c’è la consapevolezza che questa pioggia di soldi deve essere incanalata per non andare dispersa. In alcuni casi, come in Venezuela, dove il presidente Hugo Chavez ha completamente assoggettato la Pdvsa ai desiderata del governo, le ragioni della politica si sono imposte facendo piazza pulita di ogni dissenso. Più spesso si è creata una dialettica assai articolata. Un’indagine su cinque compagnie di bandiera mediorientali (quelle dell’Arabia Saudita, Kuwait, Iran, Algeria ed Emirati Arabi Uniti) effettuata da Valérie Marcel e pubblicata da Chatham House e Brookings Institution col titolo “Oil Titans”, mostra che “per sopravvivere alle pressioni competitive degli altri produttori e delle compagnie internazionali, per migliorare le relazioni coi consumatori e per rispondere alle sfide dei trend dell’industria globale come i merger tra le compagnie internazionali, le compagnie nazionali dovranno espandersi internazionalmente e integrare le loro attività... Non possono più essere un’incarnazione dello Stato, che domina l’economia nazionale”. In altre parole, esse sono a un bivio: diventare imprese vere – con una struttura di governance trasparente e la missione sociale di creare valore per gli azionisti – oppure regredire ad apparati pubblici, che devono soddisfare esigenze non necessariamente economiche. Si tratta, insomma, di una scommessa dalla quale i paesi consumatori di risorse hanno molto da guadagnare. Può andare bene, e tutto il mondo ne trarrà vantaggio. Oppure può andare male, e torneremo nella situazione iniziale. Ostacolare il processo è l’unico modo sicuro per perdere.

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=5815

  2. #2
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    Predefinito

    Penso che tu sappia benissimo cosa è una "bolla finanziaria".
    E' quando , in determinate circostanze , l'uomo diventa stupido , e sovverte la famosa legge della domanda e dell'offerta , comprando sempre di più più aumenta il prezzo.
    In questa situazione si hanno enormi guadagni da chi sa gestire bene il gioco (N.B. : siamo in Cina , dove tutto avviene sotto la regia del potente PCC) , e sa ritirarsi un minuto prima che la bolla scoppi (generalmente è lui che la fa scoppiare , vendendo di colpo grossi quantitativi di titoli , e qui ti ripeto di nuovo che siamo in Cina)...
    Alla fine rimane un campo di battaglia pieno di cadaveri , i poveri risparmiatori ignoranti che si erano buttati a capofitto nel "business"....che rimarranno senza i loro risparmi.
    Questi soldi , se li prendono quelli che hanno saputo gestire il gioco.....
    Che in Cina ci sia una bolla , è evidente...
    Quando scoppierà , potrebbero scoppiare disordini , ma sicuramente il regime , forte e potente , saprà reprimere nel sangue la rivolta del "parco buoi"...
    Appunto , perchè , nella loro ignoranza e stupidità , quelli che accorrono nel colmo della bolla sonmo appunto buoi , da scannare.......

 

 

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