Giulietto Chiesa dà il calcio dell’asino
Maurizio Blondet
06/11/2007
Giulietto Chiesa
Vari lettori mi segnalano un attacco di Giulietto Chiesa, dal suo sito «ufficiale», www.giuliettochiesa.it .
E' bello pubblicarlo qui, molto istruttivo:
«Non è un compagno di strada» lettera firmata 1-11-07
"Ho sentore di ritenere che il signor Maurizio Blondet, ideologo di punta del Forzazuova-pensiero, sia «compagno di viaggio» nella missione «zero»; l'allegato chiarisce significativamente il vero volto del «mite» partecipante ai dibattiti di Matrix e berlusconate varie; Giulietto, non Ti devo insegnare niente, ma un'invito, guardatene!!!"
"Caro T.,
ho letto, con orrore, le farneticazioni di Maurizio Blondet contro i rumeni, gli zingari, gli 'altri', nell'articolo che mi hai girato, intitolato 'La Casta ci fa ammazzare' in data 1/11/2007. Si tratta di un caso tipico di infiltrato, che svolge il suo ruolo di provocatore appunto infilandosi in cause altrui, con il proposito nemmeno troppo recondito di inquinarle.
Io me lo sono trovato al fianco in due occasioni di dibattito, in entrambe le quali io non partecipai alla scelta degli interlocutori: una prima volta a Bologna, una seconda volta a Matrix. In un caso si trattò di un incidente involontario, probabilmente dovuto alla mancanza d'informazione degli organizzatori, nell'altro si trattò del deliberato tentativo di Mentana di mettermi accanto un personaggio squalificato con l'obiettivo di indebolire i miei argomenti. Per giunta in base al trucco della par condicio: due pro e due contro. Basta mettere un 'pro' screditato, o imbecille, e due 'contro' che sbraitano impedendo ogni discussione, ed ecco che la discussione si trasforma in una impari battaglia dove vinci solo se sei Ercole in persona.
In entrambi i casi io non mi ritirai dal dibattito perchè ritenevo, fatti tutti i conti, che sarebbe stato più vantaggioso comunque restare e discutere, anche in quella compagnia deplorevole.
Ma, con il passare del tempo, ho cambiato idea. Oggi non andrei più e nessun dibattito con personaggi che non solo sono apertamente fascisti ma, cosa ancora più insidiosa, con personaggi che agiscono con intenti provocatori. E, per giunta, vengono usati dall'altra parte come armi contundenti. Tipico il caso di Teodori che, al Costanzo Show, si mette a sbandierare il nome del forsennato Blondet per sminuire gli argomenti nostri. Un gioco delle parti. Credo che sia giunto il momento di bandire Blondet da tutte le discussioni tra persone civili che si occupano dell'11 settembre. Vada con i suoi pari. Non è un compagno di strada, non abbiamo nulla a che fare con lui. E' un avversario di tutte le nostre idee e motivazioni.
Voglio rendere pubblica questa mia posizione in modo che non ci siano più equivoci di sorta. E ti ringrazio per avermene dato l'occasione.
Cari saluti
Giulietto Chiesa"
Detesto farlo, per la perdita di tempo, ma dovrò querelare il nomenklaturista.
Essere chiamato «fascista» da Chiesa non è difficile: il regime che ha servito fedelmente lui in URSS bollò di fascismo anche Pasternak e Solgenitsin, e li azzittì come sapeva fare il comunismo reale.
Ma Chiesa dovrà spiegare ad un giudice - gli dò ampia facoltà di prova - da chi sono «infiltrato», per «provocare» cosa, e chi mi paga.
Chi paga Chiesa lo sappiamo: noi contribuenti.
Un bel 40 milioni al mese in vecchie lire.
Chiesa è infatti stato messo dal PCI nel ricco posto di deputato europeo: una sinecura che quel partito ti assicura non perchè sei un bravo giornalista, ma perché sei un nomenklaturista, uno di loro.
Di qui «l'orrore» del compagno Kiesa per il mio articolo «La Casta ci fa ammazzare»: quell'articolo, rileggetelo, non aveva come bersaglio gli zingari, ma la Casta (che ce li ha messi sul collo)
E Chiesa, giustamente, non s'allarma per gli zingari ma per la Casta, di cui è parte integrante e retribuita.
Ovviamente, da vero leninista, Chiesa mente: Blondet «svolge il suo ruolo di provocatore infilandosi in cause altrui, con il proposito nemmeno troppo recondito di inquinarle».
Come tutti sappiamo, è il contrario: è Chiesa che s'è infiltrato nel movimento per la verità sull'11 settembre.
Lui s'è ficcato nelle «cause altrui», di cui non sapeva e nulla voleva sapere fino a un anno fa.
Poi, con il consueto ritardo, ha visto l'occasione.
Ha scopiazzato i libri che tanti di noi avevano scritto quattro-cinque anni prima (la prima edizione del mio «11 settembre colpo di Stato in USA» è del gennaio 2002), e ci ha fatto un libro e un film di cui sta facendo la promozione, facendosi invitare in TV; l'abbiamo visto recentemente da Costanzo.
Ma sì, meglio, ci siamo detti: uno in più, uno importante, uno che finalmente può far sapere la verità.
Ma a Chiesa non interessa la verità.
Da leninista, sa che la verità non c'è, che c'è solo la tattica: identificare «le forze materiali più potenti», come insegnò il compagno Ulianov, e mettersi dalla loro parte, farsi portare da loro, parassitare il loro potere.
E la tattica leninista imparata nella scuola-quadri gli suggerisce: chi colpire se sei in difficoltà?
Teodori no, Cardini nemmeno, e nemmeno il direttore (come si chiama) de Il Giornale: tutti questi hanno un qualche potere, una qualche protezione, un partito dietro le spalle.
Allora attacchiamo Blondet, che non è protetto da nessuno.
Una bella pugnalata alla schiena a questo nessuno, e riacquistiamo l'onore del Costanzo Show e dei poteruzzi forti e semi-forti e fortissimi.
«Anche Chiesa ha preso le distanze», noterà Informazione Corretta.
Ottimo, buona tattica.
Anche perché i compagni vegliano, pronti alla denuncia: compagno Chiesa, gli scrive questo, attento con chi ti metti, «Giulietto, non Ti devo insegnare niente, ma un invito, guardatene!!!».
Quello è «l'ideologo di punta del Forzanuova-pensiero».
O cazzo, si dev'essere detto Chiesa, che sa benissimo per esperienza sovietica quali intenzioni stiano dietro a questa lettera del «compagno amico»: l'accusa pendente di «deviazionismo di destra».
Oltretutto, questi sono i miei elettori-robot, rischio il seggio europoide.
Subito una bella «autocritica», come si usava ai bei tempi di Baffone.
Subito una «presa di distanza», e pubblica, come ne pubblicava la Pravda nel 1937: «Voglio rendere pubblica questa mia posizione in modo che non ci siano più equivoci di sorta. E ti ringrazio per avermene dato l'occasione».
Egli si giustifica: compagni, ho sbagliato, ma sono stato ingannato, non sapevo.
«Blondet me lo sono trovato al fianco in due occasioni di dibattito, in entrambe le quali io non partecipai alla scelta degli interlocutori: una prima volta a Bologna, una seconda volta a Matrix. In un caso si trattò di un incidente involontario, probabilmente dovuto alla mancanza d'informazione degli organizzatori, nell'altro si trattò del deliberato tentativo di Mentana di mettermi accanto un personaggio squalificato con l'obiettivo di indebolire i miei argomenti».
Grazie, compagni, per avermi ricordato la linea del Partito.
Mi avete aiutato a ravvedermi; non lo farò più, prometto, «oggi non andrei più e nessun dibattito con personaggi che non solo sono apertamente fascisti ma, cosa ancora più insidiosa, con personaggi che agiscono con intenti provocatori».
Bucharin fece la stessa autocritica.
Insomma, qui si è svolto sotto i nostri occhi, fuori tempo massimo, un processetto-farsa staliniano.
Una roba tutta interna al Partito che oggi si maschera da «democratico».
Tutta giocata sul gergo bolscevismo più datato: attenzione, Blondet «non è un compagno di strada».
Che almeno, finalmente, è una verità: non ero vostro compagno di strada quando eravate potenti e ne avevate a mazzi nel giornalismo, figurarsi adesso che siete ridotti a cavalcare Luxuria, a farvi indicare i capi da Goldman Sachs, e a copiare le cause altrui.
Aveva proprio ragione Marx: la storia esordisce come tragedia, ma si replica in forma di farsa.
Nel caso di Chiesa, in forma di comica ridicola e miserabile, sia pur diffamatoria.
Per fortuna.
Perché nel regime che questi compagnuzzi vorrebbero imporci di nuovo (se potessero), si sa come procedevano queste cose.
Prima la lettera del «compagno» che dà il consiglio amichevole di vegliare, e che veniva pubblicata sulla Pravda: «Sono un operaio delle Officine Siderurgiche Kaganovic e da compagno sento il dovere di…».
La redazione della Pravda ci metteva, di suo, un titolo: «Un deviazionista».
Era il segnale che il Partito ti voleva morto.
Perdevi l'emolumento, e il diritto ad acquistare caviale e Lucky Strike allo spaccio riservato alla Nomenklatura.
Gli amici non ti telefonavano più, in attesa di processo.
Solo l'autocritica poteva salvarti, e non era detto: essenziale era non tanto confessarsi pentiti, ma dimostrarlo con la delazione: fare i nomi degli altri, dei «complici», degli «infiltrati».
Dove li hai incontrati?
Perché?
Che cosa vi siete detti?
Perché hai copiato i loro libri (senza citarli per giunta, come fosse farina del tuo sacco)?
Magari non bastava e sparivi nel Gulag (sei fortunato, Kiesa).
Ma certamente i denunciati, gli «infiltrati» e i «fascisti» spontaneamente smascherati dal compagno-che-sbaglia non se la cavavano.
Arresto notturno, viaggetto in cellulare alla Lubianka e, dopo l'interrogatorio con strappo delle unghie, l'immancabile colpo alla nuca.
E' questo cui punta Chiesa «denunciandomi».
Gli manca solo una cosa: la Lubianka.
Per ora.
Perché in fondo la sua Casta è di nuovo al potere, lui è lì al suo ricco posto castale, e si sta perfezionando ogni giorno.
Chi sa, magari già alcuni compagni brigatisti (ce ne sono, ce ne sono ancora) hanno letto la sua presa di distanza come un mandato d'esecuzione.
In ogni caso, c'è la legge Mancinov, la legge Mastellovich, pronta a chiudere la bocca ai «fascisti».
Miserabile, nascosto dietro l'immunità.
Vile, capace di dare solo calci dell'asino.
Ma fosse solo questo, passi.
Il fatto è che ha confermato la calunnia di Blondet «antisemita e negazionista», mettendosi con Teodori.
Passi pure questa.
Ma guardi Chiesa da che parte si è messo in realtà, di quale Quarto Reich.
Guardi la foto che pubblichiamo qui.
E' spaventosa, ma guardatela anche voi, lettori.
Chi me l'ha mandata spiega che il cadavere era un bambino palestinese di Kiryat Arba, che gli occupanti israeliani avrebbero rapito e a cui hanno tagliato un braccio come avvertimento per gli altri coetanei: tirava le pietre ai loro carri armati.
Non so se sia tutto vero, non posso per ora controllare.
Ma quello che vedo mi basta.
Il bambino morto è sicuramente palestinese.
E a giudicare dal lago di sangue rappreso sul pavimento, il braccino gli è stato tagliato «da vivo»: i cadaveri non sanguinano, a tagliarli.
E sarei io l'antisemita?
L'antisemitismo esiste, sì.
E' armatissimo.
E' il Quarto Reich.
E può compiere impunemente questi atti, anche perché Chiesa «prende le distanze» da me, dopo essersi infiltrato per sabotare la «mia» causa.
Anzi, non mia, ma di quel povero piccolo morto ammazzato.
Maurizio Blondet
Post scriptum: Un lettore ci segnala la possibile manipolazione subìta dalla foto che ritrae il bambino palestinese; io stesso ho espresso il dubbio ("Non so se sia tutto vero, non posso per ora controllare"); la sostanza del mio scritto può però rimanere inalterata data la plausibilità - purtroppo- di un evento del genere.
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