Lettera aperta a Nichi. Per due battaglie democratiche
Stampa questo post lunedì 05 aprile 2010 17:20 - di Massimo Rosati - Lettera aperta a Nichi. Per due battaglie democratiche
Caro Nichi,
nel disastro elettorale delle regionali spicca, quasi come un assolo, lo splendido acuto della tua affermazione in Puglia e il risultato, a mio parere incoraggiante, di SeL su scala nazionale. Solo occhi ciechi e orecchie sorde possono ormai non rendersi conto dei reiterati errori della classe dirigente del Pd, della miopia di una strategia politica esangue, priva di qualsiasi forza trasformatrice, di capacità di mobilitazione.
Solo la vischiosità di un sistema preoccupato della propria auto-conservazione può impedire di capire che SeL e il suo leader sono ad oggi l’unica alternativa credibile alla pratica quotidiana di imbarbarimento del Paese esercitata dal governo Berlusconi e dalla Lega. Tu hai un patto di fedeltà con la Puglia che va onorato, ma una responsabilità grande anche nei confronti della speranza in questo Paese, che dal tuo modo di interpretare l’agire politico viene oggi a dipendere. SeL è già impegnata in molte battaglie quotidiane: non solo quella legata alla propria stessa costituzione, ma molte lotte democratiche locali e nazionali. Chiedo però a te e a tutti noi che del progetto di SeL ci sentiamo parte, seppure in diversi modi e forme, un impegno per due battaglie, apparentemente lontane e slegate tra di loro, ma in realtà accomunate dall’essere parte integrante di un profilo passato, presente e futuro autenticamente democratico e non violento del nostro Paese.
La prima chiama in causa la memoria della Resistenza, che deve tornare a farsi narrazione condivisa, certamente sempre aperta al lavorio della riflessione storica, ma anche fonte viva a cui attingere un repertorio di immagini e storie capaci di innervare non solo il legame con il passato e la continuità ideale tra generazioni, ma anche per il futuro un modo di interpretare la politica come impresa e passione emancipativa, radicata eppure aperta ad orizzonti larghi e spessi; un modo di interpretare la dignità del lavoro, il senso della solidarietà e della responsabilità condivise. Tutto questo, oggi, è eroso da decenni di berlusconismo, da un progetto di società atomista, deregolamentata, escludente ed egoista. La difesa appassionata della Resistenza non è esercizio ritualistico, ma ritualizzata, cioè sempre reiterata, testimonianza di fedeltà per il futuro all’Italia migliore. Un atto d’amore verso il Paese tutto, a partire dai nuovi italiani, verso un’idea di cittadinanza democratica e aperta alle culture di quanti oggi vengono anche per arricchire la nostra storia e cultura. Il richiamo alla Liberazione è grande abbastanza per saper accogliere chiunque guardi alla politica come strumento di libertà conquistata insieme. Su questo ti chiedo, e chiedo a SeL, una forte mobilitazione.
La seconda mobilitazione la chiedo a te e a SeL per aprire una discussione, anche al nostro interno – giacché su questo la sensibilità è certamente meno pronta e scontata che sul richiamo alla Resistenza – per rilanciare la partita su una legge per la libertà religiosa, arenatasi in Parlamento per le resistenze di quanti usano il cristianesimo come escludente elemento dell’identità italiana e europea, al fondo mortificandolo. Di una saggia, equilibrata eppure coraggiosa legge sulla libertà religiosa c’è bisogno in Italia per dare dignità, in una sfera che solo a prezzo di enormi semplificazioni si può pensare di confinare al privato, ad una dimensione della vita di milioni di persone in cui in gioco sono non solo radicati convincimenti, ma pratiche del vivere associato, forme di costruzione della solidarietà. Per esperienza so che la questione fa storcere il naso anche a molti di noi, ed è per questo che ti chiedo un impegno e uno sforzo di sensibilizzazione. La posta in gioco in questa discussione è un’idea di Italia (e di Europa) aperta alle differenze, all’arricchimento culturale, all’accoglienza non tollerante ma ‘curiosa’ e desiderosa di apprendimento, aperta in altri termini al futuro.
La posta in gioco è un Paese davvero pluralista, attento ai diritti dei singoli come dei gruppi che lo innervano e sorreggono culturalmente, economicamente e, perché no, spiritualmente. Per quanto apparentemente lontane tra loro, sono due battaglie di libertà, di una libertà solidale. Due sfide buone per SeL.
Con stima,
Massimo Rosati




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