Non voglio fare il solito bastian contrario. Tuttavia, l'amore per la verità mi spinge a tanto.
Ieri, dopo la notizia della morte di Enzo Biagi, non c'è giornale, televisivo e cartaceo, che non esalti la figura e la coerenza del giornalista.
Guardando i profili biografici proposti dai giornali - e qui sotto riproduco quello tratto da Repubblica - si parte sostanzialmente dal '45. Si tace sul periodo precedente, tanto più laddove non si omette che egli aveva scritto il suo primo articolo a 17 anni. Dunque, dai 17 anni (vale a dire dal '37) sino al '45, cosa ha fatto e cosa credeva? E' stato un esempio di coerenza come lo si è dipinto?
Beh .... facendo qualche indagine, pare proprio di no. Si tratta di un altro mito costruito dal mondo.
Andiamo con ordine. Un mio amico ha raccontato che Biagi fu collaboratore della rivista "PRIMATO FASCISTA", fondata dal ministro Bottai e partecipò ai Littoriali del 1935.
Inoltre, un documento del Minculpop (Ministero della Cultura Popolare Fascista) datato 20 gennaio 1944 e ripubblicato dal "Domenicale", riporta le seguenti notizie scritte dallo stesso Biagi.
Egli, con orgoglio, si vantò di essere stato:
- prima balilla,
- poi avanguardista,
- poi membro della Gioventù italiana del littorio,
- e ancora, membro del Gruppo universitario fascista,
- che aveva scritto sulla rivista "L'assalto",
- che vinse i premi Prelittorali,
- che suo zio fece la marcia su Roma,
- che, infine, suo cugino fu un viceministro delle Corporazioni.
Sullo stesso documento si legge che: al rag. Enzo Biagi, per i servizi giornalisti resi al regime fascista, veniva dato un contributo di tremila lire. Cifra assai considerevole l'epoca. Ma la cosa più tremenda è la data del documento, 1944. Un anno prima veniva fondata da Mussolini la Repubblica Sociale Italiana.
Quindi Biagi fu fascista della RSI fino al 1944! Poi rimase quasi un anno in ombra, dopo di che, agli albori del 1945, quando ormai le sorti della guerra erano segnate, egli scoprì di avere un animo democratico e socialista tanto da aderire ad una brigata di assassini partigiani. Erano gli ultimi mesi prima dell'occupazione anglo-americana (v. QUI)
E questa sarebbe coerenza? Una persona sempre pronta a saltare sulla diligenza che passava?
Una cosa è certa: anche a lui non va negata la crsitiana pietà e l'affidamento alla misericordia di Dio.




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Enzo Biagi
Enzo Biagi, Giorgio Napolitano e Arrigo Levi nel 2006 durante una visita al Corriere della Sera
