Venezuela verso il Socialismo, oligarchie all'attacco

Mercoledì 7 Novembre 2007 – 16:29 – Siro Asinelli

l'ex capo delle Forze Armate e della Difesa venezuelano Raùl Isaìas Baduel
Un “atto di tradimento”. Il presidente venezuelano Hugo Chávez qualifica così, senza mezzi termini, le parole pronunciate dall’ex ministro della Difesa ed ex capo delle Forze Armate, Raúl Isaías Baduel, nel corso di una conferenza stampa dove ha tolto il proprio appoggio alla riforma costituzionale che il Paese si appresta a votare il prossimo 2 dicembre con un referendum popolare (foto). Un voto che grazie ai toni sempre più accesi dell’opposizione anti chávista si sta trasformando in una vera e propria conta dei nemici del presidente e dell’idea che in Venezuela si possa costruire quello che lo stesso Chávez ha battezzato il “Socialismo per il XXI secolo”.
Per Baduel, che per oltre due decenni è stato al fianco del primo mandatario, il progetto di riforma è “un colpo di Stato”. Il generale, ritiratosi a luglio scorso, ha usato parole dure: “Metto in guardia il popolo venezuelano affinché difenda la nostra Costituzione e lo chiamo a non essere indifferente di fronte questo atto talmente grave che cambierà la vita di tutti gli abitanti di questo Paese. Esorto le autorità e le istituzioni competenti – ha dichiarato – a non diventare complici di questo illecito”.
Dichiarazioni che all’orecchio di Chávez sono suonate come una vera e propria “pugnalata” da parte del compadre che con lui aveva fondato, nel lontano 17 dicembre del 1982, il Movimiento Bolivariano Revolucionario-200. L’uomo che in qualità di Comandante della Brigata Paracadutisti dell’esercito ha diretto la “Operazione riscatto della dignità” con la quale Hugo Chávez era stato riportato a Palacio Miraflores 48 ore dopo il colpo di Stato filo statunitense dell’11 aprile 2002, in questi giorni è diventato parte integrante di quella stessa opposizione che aveva tentato di travolgere il legittimo potere popolare della Repubblica Bolivariana. Di più: per il vice presidente Jorge Rodríguez, l’ex ministro della Difesa non è soltanto parte integrante dell’opposizione oligarchica e filo imperialista, ne è addirittura “il portavoce”.
La reazione della compagine bolivariana è proporzionata all’attacco sferrato da Baduel. Da Chávez in giù, la replica è altrettanto dura e compatta. “Negli alti comandi si è discusso apertamente con il presidente Chávez rispetto a ciò che si vuole significare con il motto ‘Patria, socialismo o morte’; se aveva dubbi perché non li ha espressi a suo tempo?”, si è chiesto l’ex Capo di Stato Maggiore Carlos Acosta Pérez nel corso di un’intervista televisiva rilasciata a Venezolana de Televisión. Per l’ufficiale, ma è un sentimento diffuso, l’ex ministro della Difesa sta mostrando “incoerenza con una strategia di lavoro in cui ha avuto alte responsabilità”.
In molti indicano che questo cambio radicale di idee, questa “pugnalata al suo stesso giuramento”, questo “salto de talanquera” – come dicono coloritamente in Venezuela -, può essere ricercato nella mancata nomina a direttore generale di PDVSA, il gigante petrolifero che la Ley de Idrocarburos ha legittimamente riconsegnato nelle mani del popolo e dello Stato venezuelano.
Sia come sia, Baduel ha rigettato le accuse di incoerenza affermando che aveva rese note le sue opinioni sulla riforma costituzionale molto prima di abbandonare il suo incarico alla Difesa. Eppure i fatti sembrano dargli torto, e l’annuncio, appena ieri, che “in questo nuovo ciclo di vita” non scarterebbe l’eventualità di candidarsi in qualche tornata elettorale, non porta certo acqua al mulino. Al contrario, alimenta e giustifica le voci che lo vedono nuovo portabandiera di un’opposizione incapace di accordarsi, incapace di presentare un’alternativa al bolivarismo, incapace di ottenere consensi. Un’opposizione che cerca di allontanare il “Socialismo per il XXI secolo” pigiando sul tasto dell’astensionismo e che, vista la mala parata, ha opzionato Baduel quale nuovo paladino del NO alla riforma. Come a far finta che dalle ultime elezioni presidenziali non sia passato meno di un anno. Come a dimenticare che il consenso popolare di Chávez e del chávismo è radicato e, almeno per ora, inamovibile.
Un’opposizione cieca e sorda la cui arma, avvicinandosi la fatidica data del referendum, è alzare i toni dello scontro politico ed alimentare le tensioni interne al Paese.
La mala pianta del golpismo, dalle parti dell’opposizione oligarchica, sembra non morire mai. Ma come nell’aprile del 2002, anche a cinque anni e mezzo dal fallito golpe di Carmona e della Cia, le Forze Armate si stringono attorno al loro presidente.
È stato chiaro il generale a riposo Alberto Müller Rojas, voce di spicco dell’entourage bolivarista, intervistato nel corso del programma Contragolpe dell’emittente Venezolana de Televisión: accusando esecutivo e parlamento di stare usurpando il potere costituzionale e tacciando queste istituzioni di “golpismo”, Baduel ha lanciato un appello alla ribellione civile.