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Discussione: Socialismo oggi.

  1. #1
    BERLUSCOPERTA.BLOGSPOT.CO M
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    Predefinito Socialismo oggi.

    Questo è un topic che apro non per aprire una discussione ma più che altro per chiedere informazioni a forumisti più esperti di me. Vorrei sapere cosa si può intendere, oggi, quando si parla di socialismo in generale, considerando che ci si trova in un paese come l'italia in cui il socialismo ha avuto una storia molto particolare (come il resto delle storie d'italia).

    Io sono una persona fortemente di sinistra, nel senso che credo fortemente nell relativismo, da cui consegue l'uguaglianza, da cui consegue la democrazia, da cui consegue la laicità. E credo nella gestione comune delle risorse collettive da parte di un unica grande macchina controllata dai cittadini che redistribuisca la ricchezza, credo nella necessità di difendere i diritti di tutti dal mostro del capitalismo liberista, che rende i cittadini come virus che crescono in maniera esponenziale tutti contro tutti fino a quando il più veloce a crescere sarà destinato a diventare monopolista assoluto, quindi dittatore. ecco perchè credo, al contrario, nel socialismo: come massima espressione della democrazia e di libertà, proprio come ha detto Carlo Rosselli.

    Proprio per questi motivi però, man mano che ho potuto chiarire il significato di "comunismo", ho capito di non potermi dire tale perchè, ripeto, il mio socialismo deriva matematicamente dalla mia "democraticità" e se il socialismo "reale" alias comunismo si distingue dal socialismo ("utopico") proprio come via NON democratica al socialismo (ma via rivoluzionaria e transitoriamente dittatoriale) io non posso dirmi comunista.

    Al di la dei "mezzi", il fine socialista dovrebbe essere lo stesso di quello comunista, ed oggi lo stesso partito socialista europeo è un partito nettamente a sinistra, se è vero che i vertici del partito democratico italiano hanno annunciato che non entraranno mai a farne parte e che "sinistra democratica" di Mussi ne è invece già parte integrante.

    Il problema è che in italia socialismo non è solo la variante tecnica del comunismo democratico, ma è un qualcosa di incredibilmente diverso. Basti ricordare la corruzione del vecchio PSI, la vicinanza di Berlusconi a Craxi così come quella dei partiti socialisti all'attuale casa delle libertà.

    Posso o non posso dirmi dunque, in un paese come questo mio disgraziato paese, dirmi Socialista? se mi dico socialista sono più un socialista "vero" o un liberista centrista che si sposterebbe volentieri dal partito più ladro della storia d'italia (PSI) al partito più ladro contemporaneo (FI)?

    E soprattutto qualcuno sa come andrebbe collocato, inquesto senso, il nuovo PSI di Boselli?
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  2. #2
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    Predefinito

    I tuoi dubbi seguono dalla semplice autoevidenza che il socialismo non può realizzarsi se non mediante totalitarismo e dittatura. Infatti il comunismo (come il nazismo) è socialismo poichè viola sistematicamente i diritti individuali

    Citazione Originariamente Scritto da Eyes Only Visualizza Messaggio
    Questo è un topic che apro non per aprire una discussione ma più che altro per chiedere informazioni a forumisti più esperti di me. Vorrei sapere cosa si può intendere, oggi, quando si parla di socialismo in generale, considerando che ci si trova in un paese come l'italia in cui il socialismo ha avuto una storia molto particolare (come il resto delle storie d'italia).

    Io sono una persona fortemente di sinistra, nel senso che credo fortemente nell relativismo, da cui consegue l'uguaglianza, da cui consegue la democrazia, da cui consegue la laicità. E credo nella gestione comune delle risorse collettive da parte di un unica grande macchina controllata dai cittadini che redistribuisca la ricchezza, credo nella necessità di difendere i diritti di tutti dal mostro del capitalismo liberista, che rende i cittadini come virus che crescono in maniera esponenziale tutti contro tutti fino a quando il più veloce a crescere sarà destinato a diventare monopolista assoluto, quindi dittatore. ecco perchè credo, al contrario, nel socialismo: come massima espressione della democrazia e di libertà, proprio come ha detto Carlo Rosselli.

    Proprio per questi motivi però, man mano che ho potuto chiarire il significato di "comunismo", ho capito di non potermi dire tale perchè, ripeto, il mio socialismo deriva matematicamente dalla mia "democraticità" e se il socialismo "reale" alias comunismo si distingue dal socialismo ("utopico") proprio come via NON democratica al socialismo (ma via rivoluzionaria e transitoriamente dittatoriale) io non posso dirmi comunista.

    Al di la dei "mezzi", il fine socialista dovrebbe essere lo stesso di quello comunista, ed oggi lo stesso partito socialista europeo è un partito nettamente a sinistra, se è vero che i vertici del partito democratico italiano hanno annunciato che non entraranno mai a farne parte e che "sinistra democratica" di Mussi ne è invece già parte integrante.

    Il problema è che in italia socialismo non è solo la variante tecnica del comunismo democratico, ma è un qualcosa di incredibilmente diverso. Basti ricordare la corruzione del vecchio PSI, la vicinanza di Berlusconi a Craxi così come quella dei partiti socialisti all'attuale casa delle libertà.

    Posso o non posso dirmi dunque, in un paese come questo mio disgraziato paese, dirmi Socialista? se mi dico socialista sono più un socialista "vero" o un liberista centrista che si sposterebbe volentieri dal partito più ladro della storia d'italia (PSI) al partito più ladro contemporaneo (FI)?

    E soprattutto qualcuno sa come andrebbe collocato, inquesto senso, il nuovo PSI di Boselli?

  3. #3
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    Predefinito il socialismo è multiforme

    Se c'è una cosa che ritorna prepotentemente alla ribalta nell'era del liberismo è la negatività della privatizzazioni che una certa scuola bocconiana ha introdotto nelle file dei ds ora pd e sd. Quando si pensa al sequestro della terra da parte delle multinazionali per produrre biocarburanti anzicchè del buon pane ed al sequestro dell'acqua per venderla a caro prezzo facendone un bene di mercato; quando si pensa alle multinazionali del grano e del petrolio allora si capisce che l'idea del socialismo della proprietà collettiva dei mezzi di produzione è fondamentale per la salvezza dell'umanità

    Quando vedo i bambini- vermi che vivono nelle discariche dico che il socialismo è diventato urgente!!

    Tutto il resto è conseguenziale.

    Pietro Ancona
    http://pietro-ancona.blogspot.com/
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro936 Visualizza Messaggio
    Se c'è una cosa che ritorna prepotentemente alla ribalta nell'era del liberismo è la negatività della privatizzazioni che una certa scuola bocconiana ha introdotto nelle file dei ds ora pd e sd. Quando si pensa al sequestro della terra da parte delle multinazionali per produrre biocarburanti anzicchè del buon pane ed al sequestro dell'acqua per venderla a caro prezzo facendone un bene di mercato; quando si pensa alle multinazionali del grano e del petrolio allora si capisce che l'idea del socialismo della proprietà collettiva dei mezzi di produzione è fondamentale per la salvezza dell'umanità

    Quando vedo i bambini- vermi che vivono nelle discariche dico che il socialismo è diventato urgente!!

    Tutto il resto è conseguenziale.

    Pietro Ancona
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    Nessuna multinazionale può impossessarsi di nulla se qualcuno non lo vende loro. Nota poi che gran parte di quei bambini (direi tutti) vivono in paesi socialisti

  5. #5
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    piu che socialista,ti vedo bene in Rifondazione.

  6. #6
    sionismo = infamità
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    Predefinito

    Non mi considero più esperto di te: magari sarò più esperto in alcune cose rispetto a te, e semrpe rispetto a te più ignorante rispetto a molte altre. Ciò nonostante mi piace prendere parte a questa discussione.
    Da dove iniziare? Innanzi tutto mi risparmierei dal partire dalla definizione terminologica di "socialismo" consultabile sui vari dizionari di lingua italiana. Sopcialismo e comunismo non si differenziano in base ai mezzi che intendono utilizzare, ma in base alla ripartizione delle risorse prodotte. Prevedendo entrambi la condivisione dei mezzi di produzione (o su larga scala, fino all'intera collettività, o su piccola scala, fino al piccolo gruppo di affinità) il socialismo sostiene la ripartizione in base al merito, il comunismo in base ai bisnogni.Socialismo e comunismo possono poi esistere ciascuno nelle due forme autoritaria o non autoriaria.
    Ti pregherei, anche per il tuo bene, di non italicizzare troppo le vicende, specie quando si parla del mondo delle idee: il fatto che per "socialismo" viene in mente Craxi, è una dinamica che scomparirà sempre di più pure in Italia, man mano che si affievolisce la memoria di un periodo storico determinato e limitato. Sul discorso di PD e PSE, a mio avviso non significa niente che siccome il PD non entra nel PSE, automaticamente ciò fa del PSE un partito "di sinistra" (non mi paice parlare in termini dicotomici destra-sinistra, intendo qui dire su posizioni veramente socialiste): semplicemente il PD è ancora più "borghese" del PSE, nel quale saranno pure alcune correnti di alcuni partiti socialisti che sono salvabili, ma a cui - giustamente - non aderiscono i partiti socialisti veramente anticapitalisti, da quello olandese, a quello social-popolare danese, a quello statunitense.
    Sulla rivoluzione, non bisogna pensare che essa voglia dire per forza uccisioni e massacri indiscriminati e a random. Sarebbe troppo lungo qui parlare del problema della violenza, ossia sulla sua necessità per contenere, in una situazione in cui appunto si vuole realzizare il cambiamento radicale, quella messa in atto in primo luogo dalle autorità statali.
    Io mi definisco "socialista" aggettivandomi sempre, con "libertario", dato che sì, altrimenti sono socialisti (leggasi si definiscono o si sono definiti tali) da Rauti a Brunetta, da Blair a Gheddafi.

    Ecco un mio piccol oestratto da me scritto:
    Per un terzo campo socialista

    La risposta al presente quadro politico internazionale può essere offerta dalla costruzione di un terzo campo socialista a livello internazionale, alternativo ai due campi liberalcapitalista e stalinista che in realtà costituiscono un unico Sistema ed un solo ordine politico ed economico internazionale.
    Il concetto di terzo campo, la cui origine si deve soprattutto a Max Shachtman, e che sarebbe poi stato sviluppato da altri sulla scia di questi, nasce anch'esso durante la guerra fredda, andando ad indicare quell'insieme di movimenti e correnti che, richiamandosi in vario modo al socialismo, non si schieravano a difesa né del Capitalismo, né dello Stalinismo, ma esclusivamente dei lavoratori e degli oppressi ovunque collocati.
    Il terzo campo di cui si avverte la necessità oggi è quello di un socialismo democratico e libertario, autogestionario, anticapitalista ed antimperialista, che rigetti sia la socialdemocrazia liberalcapitalista sia lo stalinismo, schierandosi al fianco dei lavoratori e dei popoli; un socialismo che attinga, tra le molteplici esperienze storiche, anche al movimento sindacalista rivoluzionario e che abbia tra i padri nobili socialisti come Francesco Saverio Merlino, Carlo Andreoni, Lelio Basso ed Ignazio Silone.

 

 

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