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    Predefinito Chi Ha Paura Della Falce E Martello?





    No al simbolo unico

    di Claudio Grassi *

    su redazione del 14/11/2007

    Comunicato stampa

    Ho letto che alcuni grafici sono al lavoro per realizzare un nuovo simbolo
    per la Sinistra. Non so chi siano, chi li abbia incaricati e chi ha deciso
    tutto ciò. Vorrei però ricordare una cosa che mi pare importante.
    La cosiddetta "cosa rossa" viene stimata, dai sondaggi più ottimistici,
    tra l'8 e il 10 per cento. Alle ultime elezioni politiche i due partiti
    che hanno nel loro simbolo la falce e il martello hanno raccolto oltre l'8
    per cento. Nonostante ciò, si pensa di fare un simbolo senza falce e
    martello. Se la scelta fosse questa la considererei sbagliata non solo dal
    punto di vista politico e culturale (che resta fondamentale), ma anche sul
    piano elettorale. Occorre infatti valutare seriamente il rischio concreto
    che un pezzo importante di elettorato comunista possa confluire
    nell'astensionismo qualora non ritrovasse più nella scheda ilsimbolo delle
    lotte operaie - la falce e martello - al quale è legato per tradizione ed
    esperienza.
    L'Area Essere Comunisti del Prc ritiene che le forze a sinistra del
    Partito Democratico debbano unirsi sui contenuti e nelle iniziative
    politiche nel Paese e in Parlamento. Condividiamo pertanto la proposta di
    costruire un soggetto unitario e plurale della sinistra. Ma i partiti
    devono mantenere la propria autonomia, perché è giusto che chi è comunista
    possa, se vuole, rimanerlo, così come chi è socialista o verde.
    Sì alla Confederazione tra le forze della sinistra, no al simbolo unico e
    al partito unico.

    * coord. naz di Essere Comunisti

    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=19657

  2. #2
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    Sinistra unita, due passi in avanti e uno indietro

    di Matteo Bartocci

    su Il Manifesto del 15/11/2007

    Primo vertice sull'«assemblea» di dicembre. Diliberto e gli ex «cossuttiani» del Prc premono per la falce e martello e mirano a un «nocciolo duro» comunista

    «La falce e martello deve rimanere nel simbolo della cosa rossa», avverte Claudio Grassi, coordinatore di Essere comunisti, la minoranza più corposa di Rifondazione. Di più: «La falce e martello ci sarà. La manifestazione del 20 ottobre su questo è stata inequivoca», rispondono all'unisono dal Pdci. All'indomani del primo incontro politico-organizzativo (due uomini e due donne per ognuno dei quattro partiti), Prc-Pdci-Sd-Verdi hanno fatto importanti passi in avanti sull'unità a sinistra ma rimangono, sullo sfondo, ipotesi un po' diverse su come farla.
    La «federazione della sinistra e degli ecologisti» si farà, su questo non c'è nessun dubbio ai vertici dei quattro. Ma nella minoranza che fu cossuttiana di Rifondazione e nel partito di Diliberto non si nasconde nemmeno l'idea di una federazione «a due velocità». Un nocciolo «duro» comunista che rimescoli le carte tra i due partiti scissi dal '98 e che faccia da contrappeso a un'identità più sfumata tra la maggioranza di Rifondazione, Sinistra democratica e Verdi.
    La competizione va avanti sottotraccia e non esclude il percorso unitario. In fondo, «i merli con i merli e i passeri con i passeri» era una metafora molto cara anche a Bertinotti. Ma potrebbe essere deflagrante per Rifondazione, che a marzo andrà a congresso. Contatti di vertice tra Grassi e Diliberto ancora non ci sono stati. Sondaggi riservati sì, il tentativo di tenere un canale aperto al di là degli incontri di vertice tra segretari. Alberto Burgio, dirigente autorevole di Essere comunisti, sostiene l'unità a sinistra ma non nasconde le sue perplessità soprattutto su un atteggiamento che definisce «presuntuoso» di Sinistra democratica: «Se oggi si può ricostruire qualcosa tra noi è merito di Rifondazione, cioè di chi disse no alla svolta della Bolognina. Chi ha scommesso per anni su un condizionamento da sinistra del Pds/Ds e poi è stato costretto a uscirne vorrà fare un bilancio politico e culturale sul suo fallimento? Parlare di comunismo e di anticapitalismo oggi non è una cosa per nostalgici. Liquidare questa storia, inclusa la falce e martello, non è proprio possibile».
    Stoccate che trovano sponda nel Pdci. «Federarsi è un processo irreversibile anche se è vero che nessuno si scioglierà - concorda Jacopo Venier - per fortuna la sinistra, anche fuori i partiti, è plurale. Questo non è un limite ma un'opportunità. L'obiettivo comune è competere con il Pd, per noi la falce e martello è essenziale ma non lanciamo ultimatum, ci deve essere una totale fiducia reciproca, una discussione laica, è chiaro a tutti ormai che nessuno può andare avanti a scapito degli altri». «Smentisco categoricamente la vulgata di un Pdci frenante sulla federazione della sinistra - risponde il coordinatore Orazio Licandro - stiamo investendo tutto su una svolta unitaria che metta fine a più di un secolo di scissioni e fraintendimenti».
    A preoccupare, ovviamente, anche motivi pratici, di visibilità elettorale. Esordire con un simbolo nuovo potrebbe provocare un «bagno» che metterebbe a rischio tutto il processo. «E' ovvio che non si può imporre la falce e martello a Verdi e Sd - dice Licandro - ma dobbiamo trovare un segno forte, riconoscibile in modo quasi istintivo». I simboli del lavoro valgono da soli oltre l'1%. Rinunciarci in partenza o «regalarli» a terzi non è facile.
    Il nuovo simbolo, del resto, sarà il piatto forte dell'«assemblea generale della sinistra e degli ecologisti» dell'8-9 dicembre. Entro venerdì della settimana prossima uno studio grafico di Roma presenterà ai segretari la bozza finale: la base di partenza sono i colori dell'arcobaleno e il tricolore con la scritta «la sinistra».
    Alla riunione di ieri soprattutto Angelo Bonelli (Verdi) ha provato a fare chiarezza, ricevendo comunque segnali rassicuranti. L'«assemblea» sarà organizzata in un giorno (l'8) di confronto aperto sui «contenuti» (diritti civili, lavoro, pace, clima, ricerca, lotta alla mafia e sicurezza) e in una plenaria politica che sancirà l'inizio di una nuova storia. Si lavora anche a una «carta fondativa di intenti» che sarà sottoposta nel 2008 a una grande consultazione di massa come voleva Sd. Nessun chiarimento, per ora, sulla presentazione comune alle amministrative di primavera o sulla riforma elettorale: le posizioni dei quattro partiti restano molto distanti.

    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=19658

  3. #3
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    La Cosa rossa non rinuncia alla falce e martello

    da Il Resto del Carlino del 15/11/2007

    "Sinistra, nuovo simbolo (senza falce e martello)"

    titolo della prima pagina di Liberazione, 15 novembre 2007

  4. #4
    dubito, ricerco, costruisco
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    demenzialmente schifoso..

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    Secondo me spunterà fuori una 4 stagioni...

  6. #6
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    ..

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da REGNO D'ITALIA Visualizza Messaggio
    ...
    Cuccia, sù...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Erenis Visualizza Messaggio
    Secondo me spunterà fuori una 4 stagioni...
    Toglierei i condimenti superflui e la mozzarella!


  9. #9
    Μάρκος Βαφειάδης
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    GRAVE E ANTIDEMOCRATICA LA SCELTA DEL GRUPPO DIRIGENTE DEL PRC DI ABBANDONARE IL SIMBOLO COMUNISTA

    Leggo su “Liberazione” di oggi, 15 novembre, che il mio Partito, il PRC, avrebbe deciso di abbandonare, per scegliere il “logo” della “Cosa Rossa”, il simbolo comunista della falce e il martello.
    Dichiaro di essere profondamente contrario a tale scelta e che mi batterò per il mantenimento del simbolo comunista. Per almeno tre considerazioni.

    1) La falce e il martello non è un feticcio, non è una resistenza dogmatica. Questo simbolo racchiude in sé la storia gloriosa della lotta dei lavoratori e delle classi subordinate su scala internazionale e rappresenta ed evoca , oggi come un tempo ed in termini modernissimi, la condizione e la lotta di centinaia di milioni di sfruttate e sfruttati, di giovani e precari, in Italia e nel mondo.

    2) Storicamente, la cancellazione del simbolo comunista non è stata mai un passaggio “tattico” : tale cancellazione si è sempre rivelata un cavallo di Troia per la mutazione profonda della cultura e della natura politica comunista. Si è sempre rivelata, alla fine, come il passaggio necessario per l’abbandono della cultura comunista e rivoluzionaria. Quando il PCI abbandonò il proprio simbolo, alla “Bolognina”, non abbandonò “solo un simbolo”, come affermava Occhetto: il PCI abbandonò se stesso, la propria storia e la lotta anticapitalista.

    3) E’ grave il fatto che scelte così grandi ( cancellazione sia del simbolo comunista che dell’autonomia del PRC attraverso la costituzione di una indefinita “Cosa Rossa”) si ratifichino senza la minima consultazione dei militanti e degli iscritti di Rifondazione Comunista e a “dieci minuti” da un Congresso Nazionale che a questo punto rischia di essere svuotato di ogni senso, con una grave lesione della democrazia interna. La base del nostro Partito vive già una fase di grande disorientamento, di abbandono della militanza e di disaffezione. Le scelte antidemocratiche del gruppo dirigente del PRC rischiano di aumentare a dismisura il disagio della nostra base. Tali scelte, da vertice ultraburocratico, possono obiettivamente trasformarsi, al di là degli intenti, in una sorta di espulsione preventiva degli iscritti, dei militanti e dei dirigenti comunisti del PRC

    Fosco Giannini giovedì 15 novembre 2007

    http://www.lernesto.it/



  10. #10
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    Ammettiamo che un partito comunista, il PCUS, per esempio, senta il bisogno di cambiare simbolo perchè legato ad ombre troppo pesanti: Purghe Staliniste tanto per citare. In quel caso, forse e sottolineo forse, lo potrei capire, senza tacer del fatto che i comunisti russi col cavolo che rinunciano ai loro simboli. Domanda: perchè i Comunisti italiani che non hanno fatto ne purghe ne gulag in Italia, dovrebbero vergognarsi del simbolo che ha rappresentato un partito con oltre il trenta per cento di preferenze negli anni d'oro? Di che cosa abbiamo da vergognarci? Oppure, con una malignità e malizia che non mi appartengono, devo pensare: Chi dobbiamo far contento rinunciando al simbolo delle nostre radici?

 

 
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