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Vicino Oriente. L'intervista al ministro siriano Mohsen Bilal
Sabato 10 Novembre 2007 – 17:49 – Dagoberto Bellucci - Damasco
il ministro dell'Informazione siriano Mohsen Bilal
Rinascita presenta ai propri lettori le ragioni e l’opinione della Repubblica Araba Siriana attraverso la voce di uno dei principali esponenti del governo ba’athista di Damasco: il ministro dell’Informazione Mohsen Bilal. In un clima di assoluta fratellanza ideale e politica abbiamo analizzato con il Ministro dell’Informazione siriano quelli che sono i punti “caldi” che interessano lo scacchiere geopolitico e strategico del Vicino Oriente, i deliri di onnipotenza dell’amministrazione Bush e le priorità essenziali per l’esecutivo di Damasco in vista di una soluzione definitiva dei problemi irrisolti nell’area, nonché, per fare il punto della situazione regionale e internazionale dopo le recenti provocazioni sioniste e l’aggressione aerea condotta da Tel Aviv contro la Siria”.
Iniziamo dall’aggressione sionista di due mesi fa contro la Siria; il suo Governo ha condannato l’accaduto e richiesto ufficialmente all’Onu di prendere posizione contro Israele. Qual è la sua opinione su quelli che potrebbero essere gli sviluppi futuri, e pensate che vi siano possibilità di un conflitto tra i due paesi?
“Questa ennesima provocazione ci conferma semplicemente la natura aggressiva dello stato d’Israele. E’ la riprova della sua natura. Come voi sapete, Israele è stato fondato su un’aggressione, che gli ha consentito di occupare (da sessant’anni) i territori della Palestina, violando ogni diritto internazionale. Hanno espulso milioni di persone: la Siria ospita da cinquant’anni oltre mezzo milione di palestinesi cacciati da questo governo. L’ultima provocazione israeliana contro una postazione militare in costruzione, è senz’altro un’aggressione ed una violazione palese della nostra sovranità nazionale. La Siria ha segnalato all’Onu questo atto arbitrario e illegale commesso da Israele. Ora noi sappiamo perfettamente che le risoluzioni e le condanne dell’Onu rimarranno lettera morta, non passeranno, a causa della protezione politica, diplomatica e militare che gli Stati Uniti esercitano a livello di Nazioni Unite. In particolare questa amministrazione Bush si è distinta per il suo appoggio totale a Israele. La Siria ha comunque voluto informare il mondo, attraverso l’Onu, di questa aggressione che minaccia la stabilità e la sicurezza della regione. La Siria inoltre ha informato la comunità internazionale che si riserva il diritto di rispondere a questa violazione del suo territorio nel momento e nei modi che riterrà opportuni”.
Alla luce di quell’aggressione sembra che la situazione regionale sia peggiorata: esattamente qual è la versione fornita dal governo siriano e cosa pensa Damasco delle reazioni , invero blande, della comunità internazionale?
“La zona nella quale si produssero gli avvenimenti che opposero la nostra contraerea ai quattro F15 israeliani, si trova in prossimità della frontiera con la Turchia. Non sappiamo né possiamo affermare che quest’azione fosse diretta contro l’Iran. La stessa Turchia come sapete ha condannato immediatamente questa violazione dello spazio aereo siriano, chiedendo spiegazioni sull’incidente direttamente a Tel Aviv. Qualcuno dovrà rispondere anche se siamo coscienti che l’amministrazione Usa bloccherà qualsiasi risoluzione di condanna contro il suo alleato israeliano. La Siria non si attende certamente regali dagli Stati Uniti che considerano Israele come una parte essenziale della propria sicurezza nazionale. Queste sono le dichiarazioni quotidianamente rilasciate dall’amministrazione americana, non sono invenzioni siriane: sono dati di fatto.”
A proposito di questa sinergia americanosionista tornano attuali le parole con le quali l’ex premier israeliano Shimon Peres, sostenne che il suo paese non doveva preoccuparsi perchè le lobbies sioniste controllavano di fatto il governo degli Stati Uniti; lei crede che questa sinergia durerà ancora per molti anni?
“E’ vero, esistono lobbies sioniste a Washington molto influenti che hanno un peso sulla vita politica degli Stati Uniti. E’ con questo genere di lobbies che servono gli interessi capitalistici presenti all’interno del movimento sionista internazionale, che i politici americani - siano essi repubblicani o democratici - devono fare i conti. Organizzazioni come l’AIPAC determinano da anni la politica americana: i politici degli Usa considerano Israele come una sorta di “domestic policy”, un “affare” interno, una questione di sicurezza nazionale. I politici degli Stati Uniti, soprattutto durante gli appuntamenti elettorali per le presidenziali o per il Congresso, volenti o meno devono vedersela con il movimento sionista”.
In particolare questa amministrazione Bush sembra completamente influenzata dalle tesi Neocons che sono asservite ai diktat delle lobbies sioniste: un nuovo maxi-finanziamento è stato elargito a Israele. Qual è la vostra opinione, dove porteranno le politiche di sedizione e di divisione degli americani e dei loro alleati nella regione del Vicino Oriente?
“Questa amministrazione con i vari Bush, Cheney, Rice, Gates ha deciso di offrire armamenti per i prossimi 10 anni al governo israeliano, per un valore di oltre 30 miliardi di dollari. Questa superpotenza che influisce con le sue decisioni di politica estera ed economica sui destini dell’intera umanità, ha stabilito di destinare tutti questi miliardi di finanziamenti per armare ex novo Israele. Invece di lavorare per pacificare i conflitti, spegnere gli incendi e risolvere le situazioni belliche del pianeta, hanno fornito i mezzi necessari a Israele per aumentare il caos nella regione. Anziché lavorare per migliorare la situazione in quest’area vitale del pianeta, gli Stati Uniti aumentano il loro sostegno a Israele. Vedete il Medio Oriente rappresenta il cuore del mondo. Nessuno può muoversi senza passare da queste parti, da quest’area strategica essenziale. Il Medio Oriente rappresenta una fortezza, un castello di civiltà e di storia, valori e tradizioni, una culla di civilizzazione”.
All’interno dell’attuale amministrazione Bush inoltre, sono molto forti le correnti di pensiero del fondamentalismo wasp, che ispirano determinate idee di tipo messianico-religiose: pensa che questi fenomeni siano un pericolo per una superpotenza come gli Usa?
“Quando un uomo come Bush dichiara di prendere le sue decisioni in base ad ordini che riceve direttamente dal cielo, è chiaro che c’è di che preoccuparsi. Queste sono cose estremamente pericolose. Ricorderete il discorso pronunciato dal presidente Usa quando annunciò, quattro anni e mezzo fa, l’aggressione contro l’Iraq. Bush sostenne di esser stato ispirato da Dio in persona, che gli avrebbe ordinato: “George you had!”. Personalmente io credo che esistano degli insegnamenti cristiani che dovremmo ricordare al presidente americano. Gesù dice di porgere l’altra guancia e di perdonare il proprio nemico. D’accordo può sembrare un discorso pacifista ma mi domando come una persona che si professa cristiano, un super-cristiano come Bush, possa pensare seriamente che Dio dia ordini per aggredire e violare la vita degli esseri umani, come hanno fatto in Afghanistan e Iraq, come continuano a fare indirettamente in Palestina. Queste visioni mistiche si scontrano fortunatamente con la realtà quotidiana che, soprattutto in Iraq, ci parla di un pantano nel quale l’esercito americano si è bloccato. Se osserviamo dunque tutto questo panorama così cupo, se diamo un occhiata al futuro con gli occhi del presente, le minacce americane contro il Medio Oriente non possono che inevitabilmente porci tutti quanti in uno stato di allarme, noi arabi e i paesi che hanno interessi in questa regione”.
Ministro, secondo lei qual è il ruolo che potrà giocare l’Europa in Medio Oriente: c’è ancora spazio per nuove iniziative europee per opporsi alle logiche di guerra degli Stati Uniti?
“Penso che i governi dell’Europa, soprattutto quelli del Mediterraneo (italiani, francesi, spagnoli, portoghesi), saranno costretti a prendere atto del fallimento delle politiche Usa, a rivedere la loro politica estera e a sostenere iniziative di dialogo e pace basate sul rispetto di tutti i paesi coinvolti. L’Europa deve comprendere esattamente qual è la situazione oggi nella regione mediorientale. Noi ci auguriamo che soprattutto la Francia possa muoversi in direzione mediterranea, anziché verso l’Atlantico. E’ chiaro che bisogna continuare a cercare di dialogare anche con gli Stati Uniti, se non altro alla luce del fatto che questa amministrazione Bush non durerà in eterno, tra un anno in America ci saranno le elezioni e ci auguriamo che vi siano passi avanti nella direzione del dialogo, nella ripresa di relazioni diplomatiche stabili”.
Qual è attualmente la situazione della Siria: cosa chiede Damasco alla comunità internazionale?
“Damasco è una delle capitali più antiche del pianeta e l’intera nazione è sempre stata il crocevia di popoli e civiltà . Noi siamo un popolo aperto al confronto con il mondo intero, uno Stato laico capace di preservare le proprie tradizioni che contemporaneamente chiede di avanzare nella ricerca tecnologica e progredire nelle scoperte scientifiche. In Siria non abbiamo mai avuto alcun problema confessionale: qui convivono assieme musulmani, cristiani, drusi, ebrei. Esiste una storica tradizione di rispetto tra le fazioni che compongono le tre grandi religioni monoteiste: qui sorgono le chiese, le sinagoghe e le moschee più antiche. L’unità nazionale siriana è una delle più esemplari. Vorrei ricordarvi la visita del papa Giovanni Paolo II del 5 maggio 2001: un momento storico come storico fu l’incontro, alla moschea degli Ommayadi, con i leader religiosi musulmani. Fu in quella occasione che il papa dichiarò che la Siria era un “esempio di convivenza e di fratellanza tra tutti i credenti”. Nessun altro Stato può vantare parole così profonde pronunciate da un pontefice. Noi andiamo fieri di quella dichiarazione che riflette lo spirito nazionale siriano”.
Sotto il profilo politico qual è invece l’atmosfera che circola nel paese? La Siria sembra uscita rafforzata soprattutto dopo il referendum che ha consolidato il potere del presidente Assad confermandolo alla guida del paese. Qual è la situazione oggi?
“Abbiamo un governo di coalizione nazionale composto da nove partiti che formano il Fronte Nazionale Progressista e che vede partecipare ba’athisti, socialisti, comunisti, laici e nazionalisti. Questa unità nazionale è esemplare, come dimostra il sostegno dato dal popolo al presidente Bashar el Assad che ha ottenuto una conferma pressoché unanime. La sua candidatura ha superato i tre gradi di giudizio elettorali previsti dal nostro ordinamento: il voto popolare, quello parlamentare e il voto della direzione centrale del partito Ba’ath”.
Ministro, in un discorso pronunciato qualche mese fa sulle alture del Golan, lei esortò la nascita di un movimento di resistenza siriano al fine di riappropriarsi dei territori occupati da oltre quarant’anni da Israele: qual è esattamente la posizione siriana sul contenzioso storico con i sionisti?
“La nostra posizione è semplice: abbiamo le alture del Golan occupate dal 1967. Noi abbiamo detto che il popolo siriano non può aspettare all’infinito è necessario promuovere negoziati politico-diplomatici che definiscano la situazione. I negoziati con Israele cominciarono il 31 ottobre del 1991 nella conferenza internazionale di Madrid. Il nostro Governo ha accettato il principio stabilito allora della “pace in cambio dei territori” come volevano gli israeliani; quella conferenza e quei negoziati si fondavano altresì sulle risoluzioni Onu (242, 338, 442 etc). Ora il principio della “pace in cambio dei territori” venne posto dal presidente Bush padre; la Siria ha accettato quel principio.
Siamo stati coinvolti in discussioni infinite per dieci anni. L’ultimo incontro avvenne negli Stati Uniti sotto la presidenza Clinton, con Madeleine Albright ed Ehud Barak per Israele, e con Farouk Shara’a quale nostro rappresentante. Un bel giorno Barak ha abbandonato il tavolo dei negoziati e da allora tutto si è interrotto. Questi negoziati sono congelati dal 2000 ad oggi. Attualmente noi diciamo: se ritornano i negoziati siamo disposti ad andare avanti. Il presidente Bush ha proposto l’ennesima conferenza “di pace” tra i palestinesi e gli israeliani, che si terrà a Annapolis. Ha delegato il suo ministro degli Esteri, Condoleezaa Rice, di muoversi in questa direzione. Abbiamo già dichiarato di essere pronti per qualsiasi conferenza sulla questione del Golan, non possiamo più aspettare, o il dialogo diplomatico, oppure l’alternativa sarà la resistenza”.
I rapporti sirio-libanesi da tempo sono molto tesi: la maggioranza e il governo continuano a lanciare accuse quotidianamente all’indirizzo di Damasco, chiamandola in causa per qualsiasi avvenimento nel paese dei cedri. Qual è la posizione del governo siriano, crede che vi saranno spazi per riaprire il dialogo anche con il governo libanese?
“La Siria tratterà , discuterà e avrà relazioni con tutta la fratellanza, amicizia e vicinanza possibile, con un governo libanese che sia espressione della riconciliazione nazionale. Un governo libanese che rappresenti tutte le fazioni politiche. Saremo pronti a questo passo quando vi sarà un simile esecutivo, nel rispetto della costituzione libanese; degli accordi di Taif. La Siria non tratta con una parte del popolo libanese e soprattutto non tratta con un governo mutilato che rappresenta solo una fazione. Quando i libanesi eleggeranno un presidente attraverso il consenso popolare; che rappresenti tutti e che sia il simbolo dell’intera nazione, allora la Siria aprirà le porte al Libano amico. Questa tesi siriana l’abbiamo detta recentemente alla troika europea (D’Alema, Moratinos e Kouchner) e anche il Presidente Bashar el Assad l’ha ribadita tre giorni fa alla delegazione francese inviata dal Presidente Sarkozy composta dal segretario generale dell’Eliseo Pitt e dal consigliere diplomatico del presidente francese Gaillard. Noi con la troika abbiamo sostenuto che l’elezione del presidente libanese deve rappresentare un momento di unità nazionale, che sia un uomo che unisca il popolo, non l’espressione del dissenso e della divisione.”
Qual è la posizione siriana sul Ba’ath iracheno e la resistenza nazionale all’occupazione in Iraq?
“La divisione tra Ba’ath siriano e iracheno è stata causata dal conflitto interno al blocco comunista tra sovietici e cinesi. La Siria non interferisce nei problemi interni del vicino Iraq, ma condanna fermamente l’occupazione americana e sostiene il diritto del popolo iracheno a resistere contro questa occupazione”.
La Turchia ha dichiarato che il Pkk rappresenta un problema di “sicurezza nazionale” per il governo di Ankara: qual è esattamente la posizione siriana, dopo le dichiarazioni del Presidente Assad che sembrava avesse preso posizione al fianco del governo turco? E qual è la situazione al confine turco-iracheno, esiste veramente il rischio di un intervento massiccio dell’esercito turco contro le basi del Pkk?
“Per essere chiari, il presidente Assad, non ha detto di appoggiare un’invasione di Ankara. Assad testualmente ha affermato che il governo siriano sostiene la Turchia, nostra alleata, nella sua lotta contro il terrorismo che è rappresentato dal partito dei lavoratori del Kurdistan. La Siria ha ribadito che questo movimento del Pkk è per Siria e Turchia un organizzazione terrorista; che Damasco appoggia Ankara nel principio di avere il diritto a difendere se stessa. La Siria rimane al fianco della Turchia nella sua lotta contro il terrorismo.”
La Siria sostiene il diritto della resistenza in Libano e in Palestina, Damasco ospita le organizzazioni della resistenza palestinese e il suo governo non ha mai nascosto il sostegno a Hizbollah in Libano; secondo lei esistono altre vie al di fuori della resistenza militare contro l’aggressione sionista, per recuperare la sovranità nazionale palestinese e i territori libanesi sotto occupazione delle fattorie di Sheeba e il Golan? Qual è per la Siria la soluzione efficace, rispetto al problema rappresentato da Israele in Palestina e Libano?
“C’è una netta differenza, tra la resistenza nazionale legittima, e l’occupazione dei gruppi terroristici criminali che - come accade in Iraq - uccidono i civili innocenti senza distinguere tra cittadini e forze occupanti, arabi e non arabi. La Siria appoggia Hizbollah, Hamas e la resistenza nazionale irachena, ma condanna il terrorismo che considera un fenomeno barbaro, criminale e nemico di tutta l’umanità. La nostra posizione è chiara: chi lotta contro l’occupazione straniera in tutte le forme e con tutti i mezzi, compresi quelli armati, ha il nostro sostegno”.
Un'ultima domanda Ministro, se dovesse lanciare un messaggio dalle pagine del nostro quotidiano al governo di Roma e alla classe politica italiana, che cosa direbbe loro?
“L’Italia è il primo partner economico, di interscambio commerciale, culturale del nostro paese. L’Italia è il paese mediterraneo più vicino alla Siria. Questo paese amico che ha preso molte volte posizioni per comprendere la nostra realtà e la nostra politica e che mai ha interrotto i suoi rapporti di amicizia con il nostro Stato, ha tutta la nostra stima. E’ questo vostro paese che mi ha ricevuto un anno fa quando incontrai Prodi, D’Alema, Andreotti, Dini, il presidente del parlamento; che ha ricevuto il vice-presidente siriano Farouk al Shara’a tre mesi fa; l’Italia che ha inviato Massimo D’Alema e inviati speciali del presidente Prodi in Siria; noi con questa Italia vogliamo andare avanti per realizzare la vera pace; una pace giusta, globale e generale nella regione, dove sia assicurato il ritorno della sovranità siriana, il ritiro israeliano da Sheeba e dai territori palestinesi occupati fino alla linea del 4 giugno 1967.
Questa è la pace che dovrà stabilire la nascita di uno Stato nazionale palestinese, con capitale Gerusalemme est e il diritto del ritorno dei profughi alla loro terra. Noi con questa Italia vogliamo continuare a migliorare i nostri già ottimi rapporti. Siria e Italia possono e devono essere i due pilastri di una pace che dobbiamo sforzarci di costruire assieme, Europa e mondo arabo, per assicurare un futuro di sviluppo alle due sponde del Mediterraneo. Al vostro governo e al popolo italiano vanno sicuramente i ringraziamenti e la stima per gli sforzi compiuti fino ad oggi sulla via della pace, della convivenza e della solidarietà”.




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