Dalla Stampa
Il decreto sulle espulsioni è stato annacquato per accontentare come al solito la sinistra radicale e finirà in un nulla di fatto
Il decreto sulle espulsioni di cittadini romeni ha comportato una serie di equilibrismi e voltafaccia nella maggioranza di governo, così strepitosi da gettare nella disperazione il più consumato funambolo. Sulla spinta dell’emozione suscitata dall’atroce delitto di Tor di Quinto, Walter Veltroni ha imposto al governo di superare le remore del disegno di legge per dare un segnale forte contro la criminalità. Anche se, a dire il vero, non erano mancati in varie parti d’Italia delitti altrettanto efferati. Ma Veltroni qui giocava in casa e ha colto l’occasione per rinvigorire il suo doppio profilo di sindaco di Roma e capo del neonato Partito democratico. Il Consiglio dei ministri ha sulle prime abbozzato, troppo grande era il consenso dell’opinione pubblica. Ma il tarlo della sua componente radicale ha portato a emendamenti che, limitando gli interventi ai casi più gravi e sottoponendoli a una dilatoria tempistica, rischiano di svuotare il decreto. Tanto rumore per nulla? Bastasse, invece si è pensato di «riequilibrare» le parche espulsioni adottando contestuali misure «contro la xenofobia e il razzismo» (il solito Ferrero dixit). A fornire il pretesto sono stati i teppisti che hanno sottoposto a pestaggio alcuni romeni. Ma sembra davvero troppo equiparare un circoscritto episodio di intolleranza ai problemi suscitati da un’immigrazione incontrollata, comunque li si voglia affrontare. A meno che il sospetto di razzismo debba estendersi alla stragrande maggioranza degli italiani che si preoccupano in modo acuto della loro sicurezza, e allo stesso Veltroni, accusato di facile populismo. La sinistra estrema si trova così allineata, con l’avallo di Prodi, al saccente premier romeno che è venuto in Italia a tenerci una predica sugli accampamenti disumani dei rom e sulla nostra incapacità di gestirli. Salvo ammettere che in Romania non sono mai riusciti a integrare quella scomoda etnia. Sappiamo bene che, se la giustizia funzionasse, non saremmo portati a distinguere tra l’una o l’altra forma di criminalità, da reprimere con uguale fermezza. Ma appare comunque strabiliante, sul tema di questi giorni, il tentato ribaltamento di responsabilità tra chi delinque e chi, non potendone più, è indiziato di razzismo. Meditate, cittadini, meditate...
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