Aprire la crisi
Strumenti costituzionali per uscire dal pantano dell'attuale situazione
Esiste solo un modo per uscire dal pantano dell'attuale situazione politica: l'apertura della crisi, nelle forme previste dalla Costituzione. Ogni altro tentativo è solo inutile e dannoso. E' dannoso perché alimenta la confusione, disarticola i già fragili equilibri in entrambi gli schieramenti, accentua il solco tra paese reale e quello legale, dando alimento alle pulsioni del ribellismo.
Che cresce con il disincanto ed il triste spettacolo di una classe dirigente tutta rattrappita nella difesa del proprio status particolare, mentre la gente comune è alle prese con il crescente disordine della propria vita: dall'economia, alla sicurezza, alla mancanza di guida e all'assenza di prospettiva.
Basterebbe questo per dire che occorre cambiare pagina rapidamente. Se non si vuole che la maionese impazzisca del tutto, rompendo quel filo sottile che lega ancora governanti e governati. Ma c'è di più. Ogni altro tentativo è inutile. Si possono disegnare scenari, puntare su sofisticati posizionamenti, in vista del dopo, strizzare l'occhio a questo o quel raggruppamento, cercare il sostegno improprio dei "padri della patria". Ma serve a poco: sono geometrie astratte ed inconcludenti, perché quando la crisi, inevitabilmente, si aprirà tutto quello che si è fatto in precedenza avrà scarso valore. Perché è nella crisi e solo da essa che nascono le risposte effettive.
Questo è, almeno, l'insegnamento di quasi 60 anni di vita costituzionale. Essa è stata sempre costellata dal susseguirsi di grandi e piccole illusioni.
Promesse elargite e poi non mantenute.
Affidamenti dati e caduti un attimo prima della firma del decreto di nomina del nuovo Governo. Come non ricordare i mille aneddoti che hanno segnato la vita politica italiana?
Nessun complotto, ai danni di chicchessia. Ma solo il prevalere di una logica complessa, che incide sul comportamento degli stessi protagonisti. Sugli attori politici. Ma soprattutto su quelli istituzionali. A partire dal Presidente della Repubblica che per l'occasione cessa di essere un semplice garante, per divenire il motore di questa fase. Colui che contribuisce a ricomporre un equilibrio politico in cui ciascuna forza politica è costretta a rivedere strategie e collocazioni. Se questo è lo scenario, come descritto dalla nostra Costituzione, ha senso ipotizzare, prima di quel punto di non ritorno, governi istituzionali o elezioni anticipate? Quei contatti preliminari sono importanti. Ma tutt'altro che risolutivi. Possono arare il terreno, ma il raccolto dipende da altri variabili, che nessuno è in grado di predeterminare.
Si esca, quindi, da questa soluzione confusa. E si abbia fiducia nell'esistenza di regole costituzionali, che sono più forti di qualsiasi volontà politica. Specie in un momento in cui essa è frantumata ed incapace di ritrovare un orizzonte che consenta di riannodare i fili di un comune sentire. Se la politica fosse più forte delle istituzioni, come è avvenuto qualche volta in passato, non saremmo giunti a questo punto. E forse le condizioni più generali del Paese non sarebbero quel disastro che rischia di spezzare ogni speranza di futuro.
di Gianfranco Polillo
Roma, 12 dicembre 2007
tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4566





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