Ieri sera, in televisione, ho avuto l’opportunità di assistere ad un evento che, per il mondo del tappeto, credo si possa definire “dell’anno”. Per la prima volta al mondo, è stata presentata una ricchissima collezione di tappeti “Bukhara”. Il bravissimo presentatore, durante un’indispensabile premessa, ha spiegato che questi tappeti, realizzati almeno quaranta anni orsono ma inusati, sono rimasti accatastati nei magazzini del governo russo per tutto questo tempo. Infatti, sono solo due anni, a seguito della caduta dell’impero sovietico, che questi annodati sono potuti giungere in occidente. Tutti i “Bukhara” sino ad allora venduti, anche da loro, erano di altre provenienze: principalmente Pakistan, India, Cina. Questi, infatti, sono “annodati in cotone”, mentre quelli in presentazione in tutta lana. Nonostante questo, la loro finezza è superiore ai Tabriz 60 radj e Isfahan trama seta. Ha anche raccontato che, a livello storico, i Bukhara sono nati nell’anno 450, poi corretto in 1450, e che nei dipinti esposti nei musei non troviamo rappresentati tappeti persiani, ma, esclusivamente tappeti Bukhara. Gli esemplari presentati erano delle tre tipologie classiche di questa produzione: a disegno Tekè, disegno Yomut, disegno Beshir, a cui poi ha aggiunto un altro disegno che, da ignorante quale sono, mi sembrava eguale ai Tekè ma definito Salor. I prezzi erano bassissimi; basta pensare, ha spiegato il presentatore, che un esemplare da 1,50x1,00 metri, eguale a quelli da loro presentati, è stato assegnato in asta a New York alla somma di 9000 dollari, mentre il prezzo da loro proposto era meno di mille euro. Come potete capire l’evento era di quelli veramente importanti. Voglio pubblicamente ringraziare il bravo presentatore, signor Alessandro Orlando, per aver scritto un’altra pietra miliare nel mondo del tappeto orientale, e dai, anche di quello occidentale. Un saluto.
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