Nella prima repubblica era normale assistere a lotte spietate per l’egemonia tra le diverse anime di un partito. Conquistare la segreteria nazionale era l’obiettivo necessario, ma non sufficiente: per poter veramente comandare, il segretario aveva bisogno di controllare tutti o quasi i gangli decisionali. Le coltellate alle spalle erano il pane quotidiano di questa lotta per il potere.
La logica maggioritaria, se applicata anche all’interno dei partiti, ci può permettere di superare questa triste eredità del passato. Attraverso di essa, anche il Partito Democratico, che non potrà mai essere un partito ideologicamente omogeneo, potrà offrire agli elettori governabilità e capacità di portare avanti riforme coerenti anche se non tutti, al suo interno, sono d’accordo. La strada delle primarie, imboccata con decisione in questa fase, va nella direzione giusta.
La logica delle primarie è che gli elettori possono scegliere, tra le diverse offerte di leadership e di programmi, quella da adottare per ogni ciclo elettorale. Se quell’offerta poi vince anche le elezioni generali, tutto il partito dovrebbe impegnarsi per consentirle di esprimersi appieno nell’opera legislativa e di governo. Con questo meccanismo, è fondamentale che la concorrenza tra le idee e le possibili leadership sia la più libera possibile. Anche quando il partito è al governo, il dibattito di cultura politica al suo interno non si deve fermare.
Una tendenza naturale, per una leadership al governo, è quella di tentare di soffocare il dibattito, esattamente come fa un’azienda leader di mercato che sfrutta la sua posizione dominante per impedire la formazione di offerte concorrenti valide. Per questo, anche dentro al Partito Democratico, servono delle regole antitrust che garantiscano la concorrenza tra le idee politiche e le persone che le sostengono; in particolare deve essere protetto l’ingresso di idee e di persone nuove che vengono dall’esterno del partito, superando uno dei limiti maggiori della politica italiana fino ad oggi.
Se la logica maggioritaria delle primarie si affermerà veramente, anche il rispetto di queste regole antitrust e della contendibilità della leadership potrà diventare accettabile per chi ha il potere. Se tutti si impegneranno a sostenere l’azione di governo e di riforma di un presidente del consiglio che abbia vinto le primarie, questi non si dovrà più preoccupare, come durante la prima repubblica, di “perdere le redini del partito“. Potrà allora accettare più facilmente che si svolga un dibattito anche critico della sua azione di governo, con la garanzia che le somme si tireranno solo alla fine naturale del ciclo elettorale, quando i suoi risultati potranno essere valutati e confrontati con le alternative che si sono sviluppate dal dibattito e dal confronto interno. Dallo scambio tra garanzia di governabilità e libertà di dibattito risulteranno tutti vincitori.
(pubblicato originariamente qui: http://blog.democrazialiberale.org/2...o-democratico/ )




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