posto una lettera scritta da un campano e pubblicata oggi dal Corriere della Sera:
Caro Beppe,
vorrei ritornare sulla lettera "Dal Vermont, sulla questione meridionale" (Erin McCormick, 9 novembre). Non voglio discutere delle cause della "questione meridionale", si è scritto tanto. Perso nello sconforto di vivere in una regione del sud (la Campania), mi chiedo se esiste una soluzione. Quella che vedo io è un serio federalismo fiscale. Quando le istituzioni del sud dovranno gestire i propri bilanci senza poter sperare in aiuti e assistenza chiesti dietro lo slogan della "questione meridionale", allora sono sicuro che la gente comune inizierà a chiedere conto ai propri feudatari. In Campania abbiamo un sistema sanitario con bilanci al collasso, le strade piene di sporcizia, crimine diffuso e illegalità autorizzata, ma la gente mediamente è convinta che come nel passato arriveranno gli aiuti. Tranne qualche eccezione, la maggior parte del meridione campa di impiego pubblico, di fondi nazionali e comunitari. Hai idea di come vengono usati i fondi comunitari da queste parti? Servono a finanziare i feudi, un misto di potere politico e criminale. Da queste parti i feudi stanno in vita solo perché ci sono fiumi di soldi improduttivi che li alimentano. Quei soldi permettono ai feudatari di costruire le loro clientele, di alimentare i loro fedelissimi con un posticino pubblico. La gente va a votare (più che al nord) perché la cabina elettorale è il posto dove si conquista il proprio posticino nell'organigramma feudale locale. Per andare a Roma i nostri feudatari hanno bisogno di fare promesse e mantenerle, per mantenere queste promesse hanno bisogno di soldi pubblici. Tagliamo l'assistenza al sud e vediamo che cosa succede.
Pietro Coretto, pcoretto@unisa.it




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per quello più che il federalismo servirebbe un intervento divino. ancora con sta pagliacciata del federalismo che fa bene a tutti... ciò è vero dove non vi sono grosse disparità sociali ed economiche ma non certo qui. 
