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    Talking I "fratelli maggiori", figli di un dio minore, non rispettano gli accordi

    Israele non mantiene le promesse fatte alla Santa Sede, denuncia il nunzio a Washington

    In particolare sugli accordi fiscali


    ROMA, venerdì, 16 novembre 2007 (ZENIT.org).-L’Arcivescovo Pietro Sambi, nunzio apostolico negli Stati Uniti e già nunzio apostolico in Israele, denuncia che lo Stato di Israele non mantiene le promesse fatte alla Santa Sede.

    “Se devo essere franco, le relazioni tra la Chiesa cattolica e lo Stato d'Israele erano migliori quando non c'erano i rapporti diplomatici”, riconosce il presule in un’intervista concessa a www.terrasanta.net.

    Secondo il rappresentante vaticano, “la Santa Sede ha deciso di stabilire i rapporti diplomatici con Israele come un atto di fiducia, lasciando a promesse impegnative di regolare più tardi gli aspetti concreti della vita delle comunità cattoliche e della Chiesa”.

    Il 30 dicembre 1993 è stato firmato l'Accordo Fondamentale, il quale, oltre a prevedere lo stabilimento dei rapporti diplomatici, “comanda anche che vi sia un Accordo giuridico, firmato nel 1997 e mai entrato in vigore sul territorio israeliano, e un Accordo economico”.

    Quest’ultimo accordo, indica, “deve toccare soprattutto tre argomenti: le proprietà della Chiesa ingiustamente espropriate o sottoposte a ingiusta servitù; i servizi che la Chiesa rende alla popolazione israeliana, sia essa di origine ebraica o palestinese: ad uguale servizio deve corrispondere uguale compenso, come per le istituzioni statali; la questione delle tasse”.

    “Per la questione delle tasse, la Santa Sede chiede una cosa semplice e naturale: ciò che è avvenuto durante gli ultimi tre secoli, ciò che Israele ha promesso al momento della sua indipendenza nel 1948, ciò che è sottinteso con la firma dell'Accordo giuridico, ciò che di fatto avviene fino a questo momento in materia di esenzione di tasse per le istituzioni religiose cristiane, sia cristallizzato giuridicamente in un accordo di valore internazionale”.

    “Ora, c'è una strana situazione: gli accordi già firmati, quello Fondamentale e quello Giuridico, sono validi internazionalmente, ma non sono validi in Israele, perché la legge israeliana rende obbligatoria l'approvazione della Knesset perché un accordo valido internazionalmente diventi valido sul territorio israeliano”.

    “E l'approvazione della Knesset nessuno ha avuto la preoccupazione di chiederla”, rivela.

    “L'Accordo economico, dopo quasi dieci anni di trattative rese inutili da rinvii degli incontri da parte della delegazione israeliana, da mancanza di poteri della medesima nelle trattative, in una parola per assenza di volontà politica, non è stato ancora firmato”.

    “È sotto gli occhi di tutti quale fiducia si possa accordare alle promesse d'Israele”, osserva.

    “Il problema dei visti per il personale religioso cattolico – conclude – era di più facile soluzione quando non esistevano i rapporti diplomatici tra la Santa Sede ed Israele”.

    Fonte: Zenit, 16.11.2007

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  2. #2
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    Il Vaticano attacca Israele: una fiducia tradita

    PARLA IL NUNZIO PIETRO SAMBI, COMMENTANDO LO STALLO NELLE TRATTATIVE FRA SANTA SEDE E STATO EBRAICO


    La Santa Sede si sente “tradita” dallo Stato di Israele: è questa la dichiarazione che monsignor Pietro Sambi, nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 17 dicembre 2005, oltre che Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione degli Stati American e in precedenza nunzio presso lo Stato ebraico, ha rilasciato al sitto www.terrasanta.net . La città santa, i luoghi che per primi hanno conosciuto la Salvezza, la situazione dei cristiani in Medio Oriente, il lavoro della Chiesa locale e le relazioni tra Stato d'Israele e Santa Sede - anche ora che lavora negli Stati Uniti - non smettono di essere al centro degli interessi di monsignor Sambi. Che così spiega questa sua attenzione particolare: «Chi non c'è stato non può capire. Gerusalemme ti entra sotto la pelle, diventa parte di te». Il diplomatico in talare ha detto, commentando l’ennesimo stallo nelle trattative, imputabile alla parte israeliana:”Se devo essere franco, le relazioni tra la Chiesa cattolica e lo Stato d'Israele erano migliori quando non c'erano i rapporti diplomatici. La Santa Sede ha deciso di stabilire i rapporti diplomatici con Israele come un atto di fiducia, lasciando a promesse impegnative di regolare più tardi gli aspetti concreti della vita delle comunità cattoliche e della Chiesa. Il 30 dicembre 1993 è stato firmato l'Accordo Fondamentale il quale, oltre a prevedere lo stabilimento dei rapporti diplomatici, comanda anche che vi sia un Accordo giuridico, firmato nel 1997 e mai entrato in vigore sul territorio israeliano, e un Accordo economico che deve toccare soprattutto tre argomenti: le proprietà della Chiesa ingiustamente espropriate o sottoposte a ingiusta servitù; i servizi che la Chiesa rende alla popolazione israeliana, sia essa di origine ebraica o palestinese: ad uguale servizio deve corrispondere uguale compenso, come per le istituzioni statali; la questione delle tasse. Per la questione delle tasse, la Santa Sede chiede una cosa semplice e naturale: ciò che è avvenuto durante gli ultimi tre secoli, ciò che Israele ha promesso al momento della sua indipendenza nel 1948, ciò che è sottinteso con la firma dell'Accordo giuridico, ciò che di fatto avviene fino a questo momento in materia di esenzione di tasse per le istituzioni religiose cristiane, sia cristallizzato giuridicamente in un accordo di valore internazionale. Ora, c'è una strana situazione: gli accordi già firmati, quello Fondamentale e quello Giuridico, sono validi internazionalmente, ma non sono validi in Israele, perché la legge israeliana rende obbligatoria l'approvazione della Knesset perché un accordo valido internazionalmente diventi valido sul territorio israeliano. E l'approvazione della Knesset nessuno ha avuto la preoccupazione di chiederla. L'Accordo economico, dopo quasi dieci anni di trattative rese inutili da rinvii degli incontri da parte della delegazione israeliana, da mancanza di poteri della medesima nelle trattative, in una parola per assenza di volontà politica, non è stato ancora firmato. È sotto gli occhi di tutti quale fiducia si possa accordare alle promesse d'Israele! Il problema dei visti per il personale religioso cattolico era di più facile soluzione quando non esistevano i rapporti diplomatici tra la Santa Sede ed Israele”. E’ una dichiarazione che rompe la linea seguita fino ad ora dal Vaticano di non enfatizzare lo stato di disagio causato dal protrarsi all’infinito dei colloqui, senza una soluzione all’orizzonte.

    Fonte: La Stampa, 16.11.2007

  3. #3
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    In un certo senso notizie simili riempiono il cuore, aprendolo alla speranza: sì, la speranza che la Santa Sede torni su suoi passi (quello del riconoscimento dello Stato d'Israele, nato storicamente con un atto di prepotenza). E non solo. Ma mostri chiaramente a chi di dovere la vera pasta dei "fratell(astri) maggiori" .... .

  4. #4
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    “Né promesse né giuramenti impegnano l’Ebreo verso i cristiani” (Il Talmud)

  5. #5
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    ...ma come... in molti si critica i nostri fratelli maggiori quando confondono l'ebraismo con il supporto allo stato di Israele, cosicché ad ogni critica alla politica di un certo governo dello stato di Israele viene rinfacciata un pregiudizio antiebraico...

    ... e poi facciamo la stessa cosa noi...?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da bilbo Visualizza Messaggio
    ...ma come... in molti si critica i nostri fratelli maggiori quando confondono l'ebraismo con il supporto allo stato di Israele, cosicché ad ogni critica alla politica di un certo governo dello stato di Israele viene rinfacciata un pregiudizio antiebraico...

    ... e poi facciamo la stessa cosa noi...?
    Innanzitutto, non sono "nostri", ma semmai "tuoi" (parla, quindi, per te ). Quanto alle critiche, qui si è stati sempre coerenti: si è sempre rimproverato tanto lo Stato d'Israele quanto i c.d. "fratell-astri maggiori".

  7. #7
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    Se Israele non rispetta i patti

    Giuseppe Caffulli, direttore della rivista Terrasanta.net, ha pubblicato oggi un’importante intervista al nunzio apostolico a Washington Pietro Sambi, per alcuni anni rappresentante pontificio presso lo Stato d’Israele. Monsignor Sambi critica l’atteggiamento dello Stato ebraico affermando che la situazione per la Chiesa era migliore quando non c’erano i rapporti diplomatici e accusando Israele di non mantenere i patti sottoscritti né le promesse fatte. Sambi certamente non parla a caso - è un nunzio che sta negli Stati Uniti - e le sue parole sono un segnale preciso dell’insoddisfazione della Santa Sede per il comportamento del governo israeliano. Da leggere.
    La Sala Stampa della Santa Sede ha reso nota una dichiarazione di padre Federico Lombardi a proposito delle dichiarazioni di Sambi: “L’intervista con Mons. Sambi pubblicata sul Sito www.terrasanta.net riflette il suo pensiero e la sua esperienza personale vissuta nel corso degli anni del suo servizio presso la Delegazione apostolica di Gerusalemme e come nunzio in Israele. Da parte della Santa Sede si ribadisce l’auspicio – già espresso in occasione della recente visita del Presidente Peres al Santo Padre – “per una rapida conclusione degli importanti negoziati ancora in corso” e per la soluzione di comune accordo dei problemi esistenti”.
    Non mi sembra né una smentita, né una presa di distanze, ma piuttosto un gioco delle parti: Sambi ha detto quelle cose personalmente, ma sulla base della sua esperienza in Israele! Posso assicurare che in Segreteria di Stato c’è molto malumore per le promesse mai mantenute e i patti non rispettati ...

    Fonte: Blog di Andrea Tornielli, 16.11.2007

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Innanzitutto, non sono "nostri", ma semmai "tuoi" (parla, quindi, per te ). Quanto alle critiche, qui si è stati sempre coerenti: si è sempre rimproverato tanto lo Stato d'Israele quanto i c.d. "fratell-astri maggiori".
    Nessun problema... legittima diversità di opinioni...

    In questo caso più che 'parlare a nome di' rappresento un punto di vista della Chiesa Cattolica

  9. #9
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    Fratelli maggiori: Caino, Esaù.
    Fratelli minori: Abele, Giacobbe, Giuseppe, Davide.

    Espressione sbagliata? ....

    CIAO

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da bilbo Visualizza Messaggio
    Nessun problema... legittima diversità di opinioni...

    In questo caso più che 'parlare a nome di' rappresento un punto di vista della Chiesa Cattolica
    Beh .... se s'intende il "punto di vista" apostata, modernista ed eretico del nuovo corso, puoi avere ragione. Il mio è un punto di vista fondato su una bimillenaria tradizione.
    Quindi, torno a dire: quando dici "nostro", parla per te.

 

 
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