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Risultati da 1 a 10 di 39
  1. #1
    DonCamillo
    Ospite

    Predefinito Le Stragi Che I Pacifisti Non Condannano

    29/10/2007 ore 12.41 Esteri LE STRAGI CHE I PACIFISTI NON CONDANNANO: GIÀ CADUTA NEL SILENZIO QUELLA BIRMANA – DI EGIDIO TODESCHINI SCHAAN\ aise\ - Quando, poche settimane or sono in Birmania il regime ha reagito alle pacifiche manifestazioni dei monaci buddisti e della popolazione, sono rimasto sgomento ma non sorpreso. Sono stato nel 2005 in quel Paese oggi chiamato Myanmar: da turista, ho potuto visitare solo quello che le guide, ubbidendo ad ordini superiori, ci consentivano; da sacerdote, ho potuto constatare che il confratello che ero andato a trovare è ancora obbligato a celebrare Messa nelle catacombe, perché la sua presenza è accettata esclusivamente come esperto in agronomia. Vale a dire: può parlare di semi e di piante ma non di Cristo.
    Quando i telegiornali hanno diffuso le immagini di quella gente inerme dissuasa con i gas lacrimogeni, abbattuta a colpi di sbarre e di fucili (una strage di oltre 5mila persone, anche se il Governo birmano la riduce a "una ventina") o incarcerata; quando si è saputo che la manifestazione "con intento patriottico", organizzata dalla Giunta guidata dal generale Than Shwe, era tutt'altro che spontanea e che gli stessi slogan erano stati scritti e distribuiti dalle autorità, sono stato contento di aver messo nel mio Calendario 2008 "Amici del mondo" alcune foto scattate durante quel viaggio, che spero servano da invito alla solidarietà con quella popolazione angariata e misera, nonché privata di ogni diritto.
    Mi rattrista invece constatare che, ormai, su quei luttuosi eventi è caduto il silenzio, a parte la puntata di "Terra" andata in onda su Canale 5 e l’articolo del Corsera del 26 ottobre che cita come fonte un servizio con foto di AsiaNews ("Immagini durissime, raccapriccianti. Che tolgono il fiato. Le foto della vergogna". Vedi AsiaNews, l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere) forse per non dare la notizia che solo Bush ha imposto il blocco degli investimenti ed il divieto di importare prodotti birmani; o, forse, per non mettere in risalto la figuraccia dell’inviato dell’Onu, Gambari, la cui missione è stata un fallimento totale.
    Ma mi scandalizza rilevare la malafede di chi, riferendo tali fatti vergognosi, ha sempre omesso di dare informazioni storiche su quel Paese e tanto meno rilevato che quel regime in realtà è comunista, benché ipocritamente si definisca "Repubblica militare"; che è retto da una "Giunta" sempre pronta a cantare le lodi di Mao Tze-Tung.
    È il caso di ripassarla, invece, la storia dalla quale si appura che l’impronta sovietica risale al 1939, quando Aung San fondò il Partito Comunista della Birmania (CPB), per rinominarlo Partito Socialista (ma anche l’Unione sovietica si autodefiniva così!) dopo la Seconda Guerra Mondiale; il colpo di Stato di Ne Win, il quale nel 1962 mise al comando del Paese un Concilio rivoluzionario di generali dell'esercito, non ne modificò l’impronta. Incominciarono allora, infatti, la lotta al capitalismo e le stragi (la pacifica rivolta nell'Università di Rangoon costò la vita ad oltre 100 studenti - 7 giugno 1962); e, come nell’Urss staliniana, tutti i politici ritenuti sospetti furono arrestati. Nel 1964 furono banditi tutti i partiti di opposizione; commercio e industria furono nazionalizzati; a tutte le proteste contro la dittatura i militari reagirono aprendo il fuoco sulla folla e arrestando operai e lavoratori del porto. La crisi economica alla fine degli anni ‘80 testimoniò il fallimento della politica comunista, ma non modificò lo stato di fatto: violenza e caos continuarono e il colpo di Stato dell’89 comportò la morte di migliaia di persone. Non andò meglio nel 1990, quando la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi vinse le elezioni con l'82% dei voti, ma i militari ne ribaltarono il risultato.
    Oggi in quel Paese (ora chiamato Myanmar con capitale Naypyidaw) vivono 50 milioni di persone dominate dalla paura, alle quali 500mila soldati negano i diritti fondamentali; qui da 12 anni è tenuta agli arresti domiciliari, dopo una detenzione segreta durata più di tre mesi, Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace; qui un milione e mezzo di persone è ai lavori forzati; 1.300 sono rinchiuse e torturate nelle carceri politiche; qui 70mila ragazzini sono obbligati ad imbracciare il fucile, un bimbo su dieci non festeggia il suo quinto compleanno e lo stupro di donne e bambine è pratica corrente; qui i monaci e i cittadini recentemente fatti prigionieri sono stati uccisi e arsi in massa, come denunciato dal "Times", secondo il quale "l'esercito birmano ha bruciato un indeterminato numero di cadaveri in un crematorio aperto da guardie armate".
    Per porre fine a tali ignominie occorre una forte pressione internazionale, finora carente all’Onu, anche a causa del veto a sanzioni, posto da Cina e Russia, sia pure per motivi diversi, e nell’Unione Europea ove si ritiene che la crisi si può risolvere attraverso il dialogo con assassini dalle mani grondanti di sangue innocente.
    Rimangono le domande: perché, in tanti anni di dittatura, non si è fatto nulla? Perché la maggior parte dei quotidiani italiani ha tralasciato di porre l’accento sulla natura comunista di quel regime? E perché non si sono visti pacifisti in piazza, riuniti per protestare contro la violenza della repressione birmana? Non stupisce che i tanti dittatori d’estrazione sovietica che ancora ci sono nel mondo (il cubano Castro, il cinese Hu Jintao, il coreano Kim Jong, il suo predecessore e padre Kim Il-sung, il vietnamita Nguyen Van An, il venezuelano Chàvez e lo sconosciuto ma feroce Bounganang del Laos, nonché il birmano generale Than Shwe che affama il suo popolo, ma spende milioni di dollari per il matrimonio della figlia) puntino sulla menzogna del loro aiuto ai poveri per instaurare quel regime dal quale guadagnano soldi e potere.
    A rigore, non sorprende neppure l’assenza dalle piazze dei pacifisti, sempre pronti a prendersela con Israele o gli Usa, ma ciechi e muti quando ad uccidere ed immiserire sono Governi d’impronta comunista: in fondo sono in prevalenza giovani che hanno subìto, per anni, la mistificazione della realtà imposta dall’ideologia marxista, suffragata dalle lacune dei libri di storia, dalla preponderanza di professori di sinistra, dallo spirito dei tempi.
    Scandalizza invece pensare che illustri docenti universitari, tra i quali Diliberto, e politici alla Bertinotti o alla Giordano possano ancora fregiarsi del titolo di "comunista"; che giornalisti quali Padellaro (Unità), Ezio Mauro (Repubblica), Sansonetti (Liberazione) e Mariuccia Ciotta (Il Manifesto), per citarne solo qualcuno, o opinionisti come Vattimo, Angelo D’Orsi, professore di Storia (!), Travaglio e Pardi o Giulietto Chiesa, tra tanti altri, possano sostenerli e difenderli. Neppure a loro la Storia ha insegnato nulla? (egidio todeschini\aise)

    http://www.agenziaaise.it/gestionedb...12&IDArc=48888

  2. #2
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    e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx
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    Perchè non faceva comodo a qualcuno (in questo caso a Russia e Cina).
    Tutti gli organi di stampa, televisivi e radiofonici sono controllati e ci portano a conoscenza solo delle notizie che vogliono. E' questo che mi fa veramente rabbia

  3. #3
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    E tu perchè ne parli solo adesso?
    E' dal 1988 che in Birmania governano i militari.
    E' scandaloso che non se ne parli ma è altrettanto scandaloso che lo si faccia solo quando fa comodo o per attaccare altre persone.

  4. #4
    Mai l'altra guancia
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    In quale lontana parte del mondo esercita la sua opera missionaria Don Egidio?

    Nell'attesa di una risposta, a lui come a Lei ricordo che già da anni persone di ogni tipo si sono attivate per la Birmania.
    Non è necessario apparire in TV con bandiere, magari in servizi giornalistici ironici, per esserci.
    La dittatura comunista raccontata dalla televisione è sempre isolata dai veri responsabili.
    Avreste potuto intuirlo informandovi sulla provenienza delle loro armi, interrogandovi sui motivi del silenzio delle stesse amministrazioni che non poco tempo fa si fecero carico dell'esportazione della democrazia in Iraq.

    Chi controlla la produzione ed il traffico di droga nel triangolo d'oro?


    Rispondete a queste semplici domande.
    Poi, magari, proviamo ad approfondire la discussione.

  5. #5
    DonCamillo
    Ospite

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    E' bene sottolinearlo che i pacifisti nostrani stile Giulietto Chiesa si nascondono ben bene quando si rammenta la Birmania: perchè in Birmania governa un regime tipicamente comunista, guidato dal lontano 1962 da un gruppo di militari marxisti, che ha promosso una disastrosa "via birmana al socialismo", imponendo un'economia rigorosamente collettivista che riduce il Paese alla fame.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    A me sembra che l'autore dell'articolo ne parli adesso perché poco tempo fa ci sono state delle repressioni nel sangue e delle rappresaglie ferocissime
    Le repressioni sono iniziate nel 1988, quasi 10 anni fa.
    Il buon Don Egidio, che ha la parrocchia in Liechtenstein è stato in Birmania nel 2005, nemmeno come missionario ma da semplice turista.
    Mi chiedo come mai ha aspettato tanto a denunciare la situazione birmana.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da mojtaba Visualizza Messaggio
    E' dal 60 che dominano i comunisti in birmania non dall'88
    Si, hai ragione, chiedo scusa, ma il succo del discorso non cambia.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da DonCamillo Visualizza Messaggio
    E' bene sottolinearlo che i pacifisti nostrani stile Giulietto Chiesa si nascondono ben bene quando si rammenta la Birmania: perchè in Birmania governa un regime tipicamente comunista, guidato dal lontano 1962 da un gruppo di militari marxisti, che ha promosso una disastrosa "via birmana al socialismo", imponendo un'economia rigorosamente collettivista che riduce il Paese alla fame.
    ...ma è una rivolta popolare o una semplice manifestazione politica??

  9. #9
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    In Italia i pacifisti schierati politicamente credono che l'argomento si esaurisca parlando male degli USA e facendo presidi di fronte al Dal Molin.

    Sono ipocriti e faziosi, ma la cosa non mi meraviglia affatto.

    Poi ci sono pochi pacifisti veri, onesti e non schierati, questi vengono eclissati dai primi perché non funzionali ai loro scopi politici.

  10. #10
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    *** i link non sono più attivi ***

    Ne riporto il contenuto:
    La Birmania siede su 19mila miliardi di piedi cubici di gas, e miliardi di barili di petrolio. Petrolio ad alto tenore di zolfo, che le raffinerie birmane non riescono a processare, e quindi rimane praticamente inutilizzato. Il gas birmano produce un quinto dell'elettricità della Thailandia, e poi c'è da contare la Cina, che ha in mente di costruire un oleodotto in modo da bypassare il vulnerabile Stretto di Malacca per le sue importazioni di petrolio. Anche la Francia, da parte sua, ha interessi tramite la Total che non ha nessuna intenzione di subire eventuali sanzioni ONU contro il governo dittatoriale birmano. La Total viene anche accusata di non rispettare i diritti umani in Birmania e sta finendo sotto processo in Belgio.
    Ma qui non si tratta solo di Total. Le compagnie petrolifere sostengono di fatto la junta birmana da decenni. Anche l'americana Chevron (ex dirigente: Condoleeza Rice) fa la sua parte. Il gasdotto Yadana che porta gas in Thailandia è inoltre stato costruito da... indovinate chi? La tristemente famosa Unocal, la stessa che detiene i progetti per i gasdotti afghani e che ha graziosamente "donato" all'Afghanistan il Presidente Karzai, suo ex-dipendente. Grazie al progetto Yadana, il governo birmano ha potuto contare negli scorsi anni su un flusso di denaro di cui aveva disperatamente bisogno. Poi Yadana è stato comprato da Chevron, anch'essa accusata in Birmania di ledere i diritti umani.

 

 
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