Nel corso di un incontro del tutto infruttuoso con la cancelliera tedesca, Romano Prodi, a quanto pare, avrebbe espresso la sua contrarietà alla candidatura di Tony Blair dalla testa del Consiglio europeo.
Questa è diventata l’unica notizia uscita alla riunione, nella quale, per il resto, non si è combinato nulla.
I ministri degli Esteri hanno discettato su un’ipotetica nuova conferenza sull’Afghanistan e su come gestire gli effetti della conferenza vera che si terrà ad Annapolis, ma per iniziativa americana, tra israeliani e palestinesi e arabi.
Sui dossier economici si sono fatte le solite ricognizioni sugli accordi di collaborazione, ma sul complicato dossier del sistema satellitare Galileo non si è concluso nulla.
L’unica cosa chiara è che Prodi, che fu assai aiutato dal premier britannico a ottenere l’incarico di presidente della Commissione europea, non intende ricambiare il favore, con l’effetto, peraltro, di aprire una frattura non solo ovviamente con il governo britannico, ma anche con Nicolas Sarkozy, che di quella proposta è il più acceso fautore.
L’argomento che porterebbe a rifiutare uno dei leader europei più prestigiosi, quello che ha rivestito più a lungo la carica di premier di un paese fondamentale, sarebbe proprio il carattere troppo spiccato della sua autorità politica, che metterebbe in ombra gli altri titolari di ruoli continentali. L’argomento è, di per sé, piccolo.
Bisogna avere una considerazione davvero bassa dell’Europa se si pensa che a rappresentarla di fronte alle altre potenze mondiali debba essere una mezza figura.
Insomma al famoso telefono al quale ci si deve rivolgere per conoscere l’opinione europea non deve rispondere un uomo abituato a trattare da pari a pari con i potenti della terra, ma un signor nessuno. Forse in questo modo si darebbe meglio espressione all’attuale nullità della politica estera europea. Ma allora non si capisce perché si facciano tanti sforzi per avere un nuovo trattato.
A meno che la vera ragione dell’incredibile niet prodiano sia, oltre all’ingratitudine, l’invidia.
Ferrara su www.ilfoglio.it
saluti




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