
Originariamente Scritto da
Dottor Zoidberg
Ciao Giovanni,
ti saluto da qui perché mi sembra il posto migliore per farlo; la politica, la politica così come la intendevamo noi, ha fatto si che ci conoscessimo e da dove la politica è pane quotidiano voglio salutarti ad un anno dal giorno in cui ci hai lasciato per sempre.
Ricordi? Elezioni comunali del 1997: io giovane presidente del circolo di An, tu alla tua prima candidatura; un partito che era riuscito ad esprimere tre o quattro consiglieri in cinquanta anni si ritrova ad essere il primo partito del paese con tanto di Sindaco! Gioia incontenibile, incredulità, ma solo per un giorno: poi tutti a lavorare. Ti tuffasti anima e corpo in quello che era il tuo settore naturale: i servizi sociali; è così che ti conobbi realmente, è così che compresi realmente il significato di “aiutare” chi ne ha bisogno. Quante potrei raccontarne: forzature, piccole bugie (a fin di bene naturalmente), buon senso al posto delle regole… Sembrerebbe la descrizione di un politico di paese che fa bene il suo mestiere, no. Tu eri questo anche e soprattutto fuori dalla vita politica, sempre pronto a farsi in quattro, spesso sottraendo tempo a famiglia e lavoro, ma eri fatto così. È sempre stato vano tentare di farti cambiare; ricordo centinaia di telefonate: “…bisogna andare in tal posto…”, “dovresti telefonare a tal dei tali per…”, “dovremmo fare tale cosa…”. Tutto ciò per chiunque ne avesse bisogno, in cambio, spesse volte, neanche di un grazie ma si sa “Fai il bene e dimenticalo”. Fu così che la nostra collaborazione politica, divenne frequentazione e, senza che nemmeno me ne accorgessi, la più grande amicizia che abbia mai avuto. Abbiamo condiviso i momenti belli (spesso festeggiati a tavola) e i tanti momenti brutti; abbiamo riso e pianto insieme; ci siamo spesso “alleggeriti” condividendo segreti ingombranti… eravamo... no, SIAMO! amici.
Ricordo come fosse ieri il momento in cui ho ricevuto la notizia: un coltello nel cuore m’avrebbe fatto meno male; poi quello che sembrava un miglioramento: l’ultima volta che m’hai parlato abbiamo scherzato e ci siamo detti “a dopo”. Quel dopo non c’è stato, il peggioramento, il coma… la morte. Mi hai lasciato un vuoto che a stento riesco a colmare col tuo ricordo; quante cose non ho potuto dirti, quante cose avremmo dovuto fare (stavamo, proprio in quei giorni, programmando una gita tra amici…)… ma soprattutto mi hai lasciato tanti insegnamenti e il ricordo, un ricordo indelebile, indelebile come può essere solo il ricordo del migliore amico che ci lascia.
Ciao Giovanni