Finanziaria 2007
Le furbate: del come usare strumentalmente la legge finanziaria e del come raggirare gli italiani fingendo di interessarsi allo sviluppo.
Nella Legge Finanziaria 2007 (n. 296/2006), art. 1, commi 280-284 veniva introdotta la possibilità per le imprese di ottenere dei crediti di imposta per le attività di ricerca e sviluppo, fino ad un limite dei costi imputabili pari a 15 milioni di Euro. Per i profani provo brevemente a spiegarne il meccanismo: le imprese che investono in tali attività , così come definite dalla Comunicazione della Commissione Europea del 30 Dicembre 2006 (G.U.U.E. n. C 323 del 30 Dicembre 2006), potevano “contare” le spese anche indirette effettuate in tale alveo fino al predetto limite di 15 milioni e poi, dopo l’approvazione del decreto ministeriale, godere di un credito d’imposta, ossia di una detrazione dalle tasse, pari al 10% o al 15% delle spese sostenute, a seconda se tali spese siano sostenute in proprio o imputabili ad enti di ricerca universitari.
Una prospettiva allettante che avrebbe potuto spingere molte imprese in una direzione consona alla ripartenza ed allo sviluppo globale del paese, non a caso tale provvedimento è stato ultra-pubblicizzato come punta di diamante di una finanziaria disastrosa per le finanze degli italiani.
Cosa succede nella bozza di finanziaria 2008? In pompa magna il governo ha annunciato che il limite di 15 milioni di euro è stato abbattuto e portato a ben 40 milioni, aumentando consequenzialmente il relativo credito d’imposta. Una prima riflessione potrebbe originarsi dall’ambito oggettivo che ha riguardato tale allargamento, ovviamente infatti sembra tanto di un provvedimento ad hoc per quelle enormi imprese quasi di stato, già sostenute con ogni forma di sussidio e di intervento pubblico, un ennesimo provvedimento a favore delle grosse famiglie di industriali, tre o quattro con nomi e cognomi, pensiamo ad Agnelli & Company, da sempre vicini al governo attuale.
Ma il fatto increscioso, da sapere e diffondere, è un altro. In particolare si tratta dell’introduzione di un codicillo, apparentemente innocuo e subdolamente separato dalla modifica ai commi 280-284 di cui sopra. Si tratta dell’introduzione di un limite annuo di 250000 euro dei “crediti indicabili in RU”, che non sono altro che i crediti d’imposta! L’eccedenza accumulata potrà essere goduta a partire dal terzo anno successivo alla imputazione delle spese. In sostanza, lo stato si trattiene i crediti d’imposta per due anni e li comincia a restituire nel terzo. Questo, inserito nel nostro momento storico, cosa significa? Significa semplicemente che, mascherata da operazione coraggiosa volta alla ricerca ed allo
sviluppo del paese, l’attuale Governo sta incamerando ed usando enormi quantità di crediti d’imposta, delegando il compito di restituirle (peraltro ad industriali “amici”) al Governo che sarà in carica tra due anni! Una operazione squallida che, basandosi sulla demagogia, rischia di indebitare ulteriormente lo stato con i privati, bloccando la crescita ed “inguaiando” volutamente il governo prossimo venturo che, evidentemente, viene considerato non così lontano dagli stessi ideatori della norma….




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