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    Predefinito [CPO Gramigna] Per ogni sgombero, una nuova occupazione!

    PER OGNI SGOMBERO, UNA NUOVA OCCUPAZIONE!

    Oggi, sabato 17 novembre, i compagni e le compagne del Centro Popolare Occupato Gramigna hanno occupato uno spazio comunale abbandonato e in disuso da anni. Dopo l'’arrivo di qualche volante della polizia, nel giro di due ore si è presentata la digos in pompa magna con al seguito jeep e camionette della celere in assetto antisommossa che hanno subito circondato i compagni presenti all’'interno dello stabile. Di fronte al dispiegamento di sbirri, provocatori e sbeffeggianti come sempre, e all'’ultimatum della digos: “o uscite da soli o vi portiamo via noi” i compagni e le compagne hanno valutato di lasciare lo spazio. Nel frattempo altri compagni che volantinavano nelle vicinanze hanno raccolto la solidarietà e l'’interesse dei passanti. Alcuni compagni, andando via, sono stati fermati e identificati dalla polizia. Nessuno è stato trattenuto. Questa è stata la risposta della questura e della giunta D.S. padovana alla volontà di aprire spazi al di fuori delle logiche commerciali e di mercificazione di questa società. La nostra intenzione era, e rimane, quella di creare uno spazio collettivo, autogestito da tutti quei proletari, giovani e anziani, studenti e lavoratori, che spesso non trovano nessun luogo dove potersi ritrovare, confrontare e divertire senza dover avere una tessera o spendere tanti soldi. Questo sgombero è l’'ennesima conferma che ogni idea, pratica, così come ogni spazio autogestito che esce dagli schemi della politica istituzionale, non è tollerato e và ferocemente represso. Chi ha sgomberato il Gramigna è lo stesso che, attraverso la militarizzazione delle piazze, sta attaccando la socialità e l’'aggregazione giovanile, che concede gli spazi ai fascisti, che erige muri nei quartieri degli immigrati e che sgombera le case di famiglie proletarie. Questo ennesimo attacco repressivo, come tanti altri sgomberi, denunce, processi, non fermerà la lotta e la resistenza del C.P.O. Gramigna, determinato a sottrarre alla speculazione edilizia uno spazio per restituirlo alla collettività. Nel pomeriggio, davanti al comune di Padova, si è svolto un presidio molto partecipato che ha denunciato lo sgombero della mattina e raccolto la solidarietà dei giovani presenti nel centro cittadino.

    RILANCIAMO LA PARTECIPAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE IN DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI E DI AGIBILITÀ POLITICA PER SABATO 24 NOVEMBRE ALLE ORE 15.00 DAVANTI ALLA STAZIONE FERROVIARIA DI PADOVA. CONTRO I PADRONI DELLA CITTÀ, APRIAMO SPAZI DI LIBERTÀ!
    CENTRO POPOLARE OCCUPATO GRAMIGNA

    Padova, 17-11-2007

    [email protected]
    http://www.cpogramigna.org

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  2. #2
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    Predefinito

    L'AUTOGESTIONE FA' PAURA AI PADRONI ! VIVA LO SCONTRO SOCIALE !

    APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PADOVA DI SABATO 24 NOVEMBRE 2007


    All’alba del 25 luglio scorso centinaia di servi in divisa blu assieme a digos, vigili del fuoco, ruspe, blindati, elicotteri, e idranti, sgomberavano, in uno scenario bellico, il C.P.O. Gramigna esperienza di autogestione popolare e proletaria che resisteva nello stesso spazio da quasi otto anni, ma attiva a Padova dal lontano 1987.
    La giunta padovana di centro”sinistra” capitanata dal sindaco Zanonato, certamente su ordine del social-fascista Amato, ha tentato in tutti i modi di criminalizzare il centro popolare e di isolarlo dal resto della città, mediaticamente scrivendo fiumi di menzogne nei giornali e fisicamente isolando per una settimana l’intero quartiere dov’era presente il Gramigna e ancora oggi, a distanza di mesi, è quotidianamente controllato dalla digos.
    Lo sgombero del Gramigna è coinciso con lo sgombero dello stabile occupato di via Volturno a Milano e con il passare del tempo si è inserito in un attacco di più ampio raggio nei confronti dei centri sociali. Solo negli ultimi due mesi sono stati chiusi ben sette spazi sociali in tutta Italia.

    Le proposte di legge sulla sicurezza, i pacchetti per ristabilire l’ordine e la legalità nelle città, le manovre, in procinto di essere varate, che danno più poteri ai sindaci per polizia e repressione, mirano a chiudere e reprimere non solo tutte quelle realtà e gli spazi che lottano e si organizzano al di fuori della politica istituzionale, ma anche chi semplicemente crea delle alternative al conformismo offerto dalle città vetrina.
    Chi non si adatta all’omologazione imposta da questa società risulta, nel migliore dei casi “strano o diverso”, nel peggiore dei casi “sovversivo o terrorista”. Questo perché i centri sociali, o altri luoghi di aggregazione popolare libera dalle istituzioni, possono essere un collante per i giovani e proletari e questo, per un sistema basato sul controllo sociale che deve imporre come vivere e pensare, risulta inammissibile e quindi bisogna criminalizzarli e reprimerli.

    Si soffia sulla mobilitazione reazionaria, cercando di trovare un capro espiatorio sul quale indirizzare la rabbia della gente. Il nemico diventa, a seconda dei casi, il comunista o l’anarchico, piuttosto che l’immigrato o l’islamico. Il clima che ne esce è quello del terrore e della paura, funzionale alla classe dominante che può farsi paladino della sicurezza tra la gente. Vanno in questa direzione multe, denunce e processi a carico di compagni e realtà che si organizzano, cosi come le ordinanze contro i lavavetri, proposta dalla giunta Ds di Firenze, i mendicanti, le prostitute di strada e il conseguente clima di becero razzismo leghista che può far leva tra le masse. Tutto ciò per la gioia dei partiti neofascisti quasi legittimati dalla televisione a sprangare gli immigrati, a incendiare i centri sociali e i campi rom. Anche in questo contesto il problema è di classe: la sicurezza vale per i ricchi borghesi a cui vengono rapinate le ville o per i negozianti a rischio furti. Perché “gli esperti di statistica” del potere non fanno un sondaggio nelle fabbriche sul bisogno di sicurezza tra gli operai? Ormai ne muoiono quattro al giorno, ultimi in ordine di tempo a Padova una ragazza precaria di 21 anni schiacciata dalla pressa e a Roma un operaio morto per un’esplosione in una fabbrica di armamenti.

    Le giunte di ogni schieramento politico si trovano più unite che mai in tema di guerra e repressione, anche se il centro”sinistra” ultimamente sta primeggiando: Cofferati a Bologna, oltre che sgomberare i centri sociali e campi rom, ha proposto un pacchetto sulla sicurezza che ha ottenuto l’approvazione e la firma anche di Alleanza Nazionale.
    Per rispondere a questa situazione e al bisogno di spazi che siano veramente liberi oltre che rilanciare la solidarietà verso chi viene colpito dalla repressione, rilanciamo la pratica dell’occupare gli spazi vuoti senza alcun compromesso con le istituzioni. Quando la repressione colpisce così duramente o ci rafforza o ci schiaccia, e stiamo vedendo troppe realtà politiche che una volta colpite scelgono il dialogo con la giunta di turno per riuscire ad avere uno spazio e sopravvivere. È una battaglia persa in partenza perché ci si trova legati al volere dei padroni: puoi fare un po’ di chiasso, ma senza uscire dalle righe. Solo rompendole e radicalizzando la lotta si potranno conquistare nuovi spazi di libertà.

    Lo sgombero del 25 luglio scorso non ha segnato la fine di nulla, è stato il quattordicesimo in tanti anni di lotte, processi, condanne e denunce. I padroni non hanno avuto pietà del proletariato, noi non avremmo pietà di loro!
    La nostra lotta è solo all’inizio...

    SABATO 24 NOVEBRE ORE 15.00 CONCENTRAMENTO STAZIONE FERROVIARIA DI PADOVA

    LE IDEE NON SI CANCELLANO, APRIAMO SPAZI DI LIBERTÀ!
    L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI!

    Padova, ottobre 2007
    Centro Popolare Occupato Gramigna

    [email protected]

    http://www.cpogramigna.org
    Ulteriori info www.infoaut.org - www.radioblackout.org/streaming


    Scritto il 16/10/07 alle 196 in REPRESSIONE | Permalink


    http://autproletaria.blog.espresso.r...estione-f.html

 

 

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