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    Predefinito Dedicato a Pecoraro S. e....

    ....agli amici suoi

    Il professor John Christy dell’Università dell’Alabama fa parte dell’Ipcc,
    la commissione Onu premiata insieme con Al Gore.
    Per lui, però, il caldo non è aumentato, al Polo sud c’è più ghiaccio di prima e il meteo è un’incognita

    Roma. Se Al Gore ha deciso di costruirci il suo futuro (politico o no che sia), al professor John R. Christy quel millesimo di premio Nobel per la pace proprio non è piaciuto. Lui, che a Huntsville dirige l’Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama, è uno delle migliaia di membri dell’Ipcc, la commissione Onu sul cambiamento climatico destinataria, a metà con l’ex vicepresidente americano, del riconoscimento. A differenza di altri, però, il professor Christy ha deciso di rifiutare pubblicamente quel millesimo di Nobel che, sia pure idealmente, gli spetterebbe. Non potendo restituire nulla alla commissione norvegese che ogni anno assegna il premio, lo scienziato ha scritto un lungo articolo sul Wall Street Journal per spiegare come mai, a suo avviso, né Gore né altri avrebbero dovuto ricevere alcun elogio pubblico. “Sono certo che la maggior parte (ma non tutti) dei miei colleghi all’Ipcc storcerà la bocca – scrive Christy – ma non vedo né una catastrofe imminente né la ‘pistola fumante’ che provi la responsabilità inequivocabile dell’uomo per gli aumenti di temperatura che registriamo. Piuttosto, vedo una tendenza eccessiva a fare affidamento sui modelli climatici. (…) Ma è il mio turno di storcere la bocca quando sento alcuni descrivere con disinvoltura l’evoluzione climatica globale dei prossimi cento anni, specie al pensiero di quanto mi risulti difficile fare previsioni accurate per i prossimi cinque giorni. Il fatto è che madre natura opera a un tale livello di complessità che, al punto in cui siamo oggi, va oltre i poteri dei comuni mortali (come gli scienziati) e degli strumenti a loro disposizione. Il mio professore di fisica al liceo ci ripeteva sempre di cominciare qualunque affermazione scientifica dicendo ‘al nostro attuale livello di ignoranza, noi pensiamo di sapere’ e così via. Ecco, non ho visto quel tipo di umiltà, per quanto riguarda il clima, negli ultimi tempi. Al contrario, quel che si vede sono attivisti e, purtroppo, scienziati pronti a saltare a conclusioni affrettate e ad attribuire qualsiasi anomalia climatica alla fantomatica apocalisse da global warming prossima ventura. Presentare qualsiasi fenomeno conseguente come il risultato dell’attività umana probabilmente li fa sentire più a loro agio”.
    Per il ricercatore dell’Alabama, però, l’uomo c’entra poco (o nulla): “Forse la tendenza a dare la colpa di tutto all’uomo è dovuta al fatto che non abbiamo visto di cosa fosse capace il nostro clima prima che l’uomo facesse la sua comparsa sulla Terra – prosegue il professor Christy sul Wall Street Journal – In realtà il livello dei mari cresce e diminuisce continuamente da sempre.
    La calotta artica si è sciolta altre volte. C’è un millennio in cui gli ippopotami nuotano nel Tamigi e alla successiva era geologica, al contrario, tra l’America del nord e l’Asia si forma un ponte di ghiaccio (…)
    In un recente reportage della Cnn sul ‘pianeta in pericolo’ non si fa altro che parlare dello scioglimento dei ghiacci artici.
    Non si dice nulla, però, di quelli dell’Antartico, dove il mese scorso è stato raggiunto il massimo storico di congelamento dei mari”.
    L’indignazione del professore di Huntsville è dovuta anche allo spreco di risorse impegnate per combattere il presunto surriscaldamento del pianeta:
    “Se anche riducessimo della metà le emissioni degli Stati Uniti entro il 2020 – scrive – le temperature scenderebbero in misura infinitesimale. Quel che spendiamo per ridurre così marginalmente il global warming porterebbe benefici da 50 a 200 volte superiori se ci concentrassimo sulla sanità, la prevenzione dell’Aids e la depurazione delle acque del continente africano”.
    La stessa economia ne gioverebbe: uno studio presentato nei giorni scorsi dai ricercatori del Business & Media Institute dimostra infatti che le grandi corporation americane che hanno deciso di seguire la moda “verde” per far bella figura con i clienti ora registrano sofferenze nei bilanci.
    E’ il caso dei furgoni “ibridi” del corriere Fedex o delle lampade a risparmio energetico
    montate negli ipermercati Wal-Mart.
    O quello della Pepsi, azienda in prima fila contro le emissioni, che ora si vede contestate le bottiglie di plastica dagli ecologisti.

    www.ilfoglio.it del 3 nov 07

    saluti

    ps: ma chi, perché e con quale formazione politica e scientifica, è formato l’ente che distribuisce questi premi sempre più svalutati e sempre più “usati” come “mutande” per coprire le “pudenda”?

  2. #2
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    Predefinito Nevica su Al Gore

    A Valencia l’Ipcc corregge il Nobel ma non rinuncia ai catastrofismi.
    Davos imbiancata come nel 1952.

    A Davos, dove tutti gli anni si tiene il World Economic Forum, non ne vedevano così tanta – di questi tempi – da almeno mezzo secolo.
    Una nevicata così (62 centimetri in poche ore) a metà novembre l’ultima volta era caduta nel 1952. Ora come allora, la neve è scesa abbondante anche in altre località sciistiche della Svizzera, come St. Antonien e Braunwald, dove lo scorso fine settimana si sono accumulati rispettivamente 64 e 72 centimetri di fiocchi, secondo i dati comunicati da Meteoswiss, il servizio meteorologico ufficiale della Confederazione elvetica.
    Gli operatori turistici, che fino a qualche anno fa lamentavano (in Svizzera come in Italia come sulle cime del Colorado) una progressiva diminuzione delle precipitazioni e il pericolo della fine delle vacanze sugli sci, ora non sanno come fare per approfittare di questo inaspettato inizio anticipato di stagione. Roba d’altri tempi, sottolineava qualche giorno fa il sito europeo degli appassionati di sport invernali, Fast Track Ski News, annunciando trionfale “una stagione record per i resort sciistici svizzeri”.

    Purtroppo per Al Gore e per gli scienziati dell’Ipcc, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’ultima riunione della commissione Onu sul clima non si è tenuta sotto le bufere di neve di Davos, ma nella relativamente calda Valencia, in Spagna.
    La scorsa settimana, gli scienziati e i rappresentanti governativi del panel delle Nazioni Unite hanno discusso i punti di un documento, reso noto nel fine settimana, sui pericoli del global warming e sulle misure che i governi dovrebbero adottare per salvare il pianeta.
    Secondo il rapporto, il fenomeno del surriscaldamento terrestre è
    “inequivocabile” e “la attuale concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera già pone le basi per un innalzamento del livello dei mari mettendo in pericolo da un quinto fino a due terzi delle specie animali attualmente esistenti”.
    Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, al termine della conferenza si è rivolto ai rappresentanti di Stati Uniti e Cina, massimi inquinatori del pianeta, affinché i governi di Washington e Pechino “giochino un ruolo più effettivo” nella salvaguardia della Terra.
    Né lui né i giornalisti che hanno coperto l’evento hanno messo in evidenza, però, le profonde incongruenze tra il messaggio promosso da Al Gore nel suo pluripremiato film “Una scomoda verità”, che parla di un innalzamento dei mari di circa sette metri entro cento anni, e i risultati dei ricercatori (peraltro a maggioranza favorevoli alle teorie sul global warming) dell’Ipcc.
    A sentire questi ultimi, l’innalzamento del livello dei mari non dovrebbe superare il metro e mezzo nei prossimi mille anni e già questo aumento, a loro dire, basterebbe a danneggiare l’ecosistema terrestre.
    Gli scienziati sostengono che “l’evidenza del surriscaldamento globale è sotto gli occhi di tutti”, come ha sottolineato nel suo intervento Rajendra Pachauri, presidente della commissione che lo scorso 12 ottobre è stata insignita (proprio con Gore) del premio Nobel per la pace.
    “Lo scioglimento dei ghiacci e delle nevi, le temperature medie più elevate e l’innalzamento dei mari sono le prove” di questo processo, ha ammonito.

    “Come una fiction”
    Le parole di Pachauri non rimarranno senza seguito.
    Nonostante i “goriani” di stretta osservanza considerino le conclusioni del quarto rapporto dell’Ipcc “di stampo conservatore” perché non sufficientemente catastrofiche, esse serviranno come base per stilare il mese prossimo, nella caldissima isola di Bali, la bozza del protocollo ambientale internazionale che dovrebbe definire il quadro di azione per il dopo Kyoto.
    L’accordo siglato nel 1997 in Giappone (e mai ratificato dagli Stati Uniti) scade nel 2012 e per allora i governi cercheranno un’intesa sulle linee guida per la riduzione dei gas serra.
    Le soluzioni proposte sono tante, dallo sfruttamento massiccio di fonti energetiche alternative al petrolio (compreso il nucleare) all’utilizzo di automobili ibride fino alle piccole misure di risparmio energetico casalingo.
    Durante il suo intervento a Valencia, Ban Ki-moon ha detto che “tutte queste azioni vanno intraprese per scongiurare la scomparsa dei ghiacciai antartici (che le statistiche dicono essere cresciuti, ndr) e la deforestazione dell’Amazzonia (principalmente opera dell’uomo, ndr).
    Sono scene così spaventose da sembrare quelle di una fiction scientifica”.
    Sarebbe bastato andare a Davos per averne la certezza.

    Alan Patarga


    www.ilfoglio.it del 20 nov 07

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    se non fosse per alcuni dei protagonisti della tragedia (che stimolano più il pianto che il riso), ci sarebbe da ridere di gusto

 

 

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