Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    SARVA MANGALAM
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    Predefinito La metafisica orientale

    Nell' unica conferenza pubblica, conferenza che fece nel mese di dicembre del 1925 alla Sorbonne (Parigi), René Guénon scelse come argomento "La metafisica orientale". Venne in seguito pubblicata da Paul Chacornac nel 1939.
    La conferenza inizia (mi avvalgo della traduzione di U. Zalino apparsa sul n.44 della Rivista di Studi Tradizionali) così:


    "Ho scelto come argomento di questa esposizione la metafisica orientale; forse meglio sarebbe dire semplicemente la metafisica senza epiteto alcuno, poiché la metafisica pura, essendo per essenza al di là di ogni forma e di ogni contingenza, non è né orientale né occidentale, ma universale. Sono solo le forme esteriori di cui essa viene rivestita per necessità di esposizione, per esprimere quanto v'è di esprimibile, che possono essere orientali od occidentali, ma sotto la diversità delle forme si ritrova un fondo sempre identico, almeno là ove vi sia della vera metafisica, e ciò per la semplice ragione che la verità è unica.
    E allora perché parlare in modo particolare di metafisica orientale? Ciò si deve al fatto che, nelle presenti condizioni intellettuali del mondo occidentale, la metafisica è cosa obliata, in generale ignorata e presso che interamente perduta, mentre in Oriente essa è tuttora l'oggetto di una conoscenza effettiva. Se si vuol conoscere che cosa sia la metafisica occorre dunque rivolgersi all'Oriente; occorre farlo perfino quando si voglia ritrovare qualcosa delle antiche tradizioni metafisiche che pur esistettero in Occidente, in un Occidente allora, sotto molti aspetti, singolarmente più prossimo all'Oriente di quanto lo sia oggi, poiché è soprattutto con l'aiuto delle dottrine orientali e stabilendo dei paragoni con esse che vi si potrà giungere; infatti tali dottrine sono le sole che, nel dominio metafisico, possano ancora essere direttamente studiate. A tal fine però, è evidente che bisogna studiarle come le studiano gli Orientali stessi, e non certo abbandonandosi ad interpretazioni più o meno ipotetiche ed a volte del tutto fantastiche; troppo spesso si dimentica che le civiltà orientali esistono tuttora ed ancora hanno rappresentanti qualificati, presso i quali sarebbe sufficiente informarsi per sapere di che si tratta".


    Se mi viene permesso dai moderatori del forum, e nella speranza di essere di aiuto a qualcuno, sarei onorato - visto il grande debito che ho contratto - di rendere omaggio a René Guénon, con questo 3d, e cercare di rendere visibile (con piccoli interventi) la metafisica buddhista, così come viene trasmessa dai suoi rappresentanti qualificati.

    Dovendo scegliere, mi sono orientato sul commento del Sutra del Cuore (in sanscrito Prajnaparamita hridaya, in cinese Xinjing, in giapponese Hannya haramita shingyo, in tibetano She rab kyi pa rol tu phyin pai nying po), un sutra fondamentale del buddhismo mahayana.

    Personalmente, mi baserò sulla traduzione tibetana e di come viene trasmesso nella tradizione del buddhismo tibetano.

    (Segue)

    KD

  2. #2
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    Gentile KD,
    ogni contributo tradizionale come quello da te sopra presentato non può che essere ben accetto in questo forum. Saluti e buon lavoro!

  3. #3
    SARVA MANGALAM
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    I termini prajna, she rab, saggezza, metafisica, conoscenza e soprannaturale vanno considerati tutti con lo stesso significato.

    R. Guénon con la sua solita chiarezza afferma:"La fisica è lo studio di tutto ciò che appartiene al dominio della natura; quanto concerne la metafisica è tutto ciò che è al di là della natura". Ma intuendo la confusione che può causare il termine metafisica dice:" L'usare in sua vece puramente e semplicemente la parola 'conoscenza' come si fa in India, essendo essa in effetti la conoscenza per eccellenza.......risulterebbe cosa ancor meno chiara per gli Occidentali, abituati come sono, in fatto di conoscenza, a nulla considerare all'infuori del dominio scientifico e razionale............conoscenza puramente umana e razionale (ciò che per noi non è che scienza o filosofia).....". Poi continua: "Riteniamo dunque metafisico sinonimo di 'soprannaturale'? Assai volentieri accetteremmo una tale assimilazione, poiché se non si oltrepassa la natura, vale a dire il mondo manifestato in tutta la sua estensione (e non il solo mondo sensibile che ne è soltanto un elemento infinitesimale), si è ancora nel dominio della fisica; ciò che è metafisico, come abbiamo già detto, è quel che sta al di là ed al di sopra della natura ed è dunque propriamente il 'soprannaturale'.
    Ma qui si farà senza dubbio una obiezione: è dunque possibile oltrepassare la natura? Noi non esitiamo a rispondere molto nettamente: non solo questo è possibile, ma è una realtà".

    (Segue)

    KD

  4. #4
    SARVA MANGALAM
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    Nel Sutra del Cuore della Saggezza viene posta una domanda capitale. Ci si chiede, come fanno, un uomo o una donna (il Sutra dice "un figlio o una figlia di nobile lignaggio") che hanno sviluppato la grande compassione, ad impegnarsi nella pratica della Vacuità, la pratica della profonda Saggezza?

    Il Sutra dona due risposte.

    Una risposta è destinata a coloro che hanno facoltà inferiori - detta anche "risposta secondo un soggetto esplicito"-, che è l'insegnamento sulla Vacuità. E' la pratica di coloro che sviluppano la perfezione della saggezza, meditando sulla vacuità di esistenza inerente dei cinque skandha "psico-fisici"(aggregati della forma, sensazione, discriminazione, fattori composti e coscienza). Tutti i fenomeni impermanenti fanno parte di uno di questi 5 skandha.

    Una seconda risposta è destinata a coloro che hanno facoltà superiori - detta anche "risposta secondo un soggetto implicito", la quale insegna la pratica dei cinque stadi del sentiero verso la buddhità proclamando il mantra della perfezione della saggezza.

    Personalmente mi occuperò, per mancanza di tempo, esclusivamente del "soggetto implicito".


    Ecco i versi del Sutra che ci interessano:

    "Perciò, il mantra della Perfezione della Saggezza, il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra che non ha paragone, è un mantra che elimina tutte le sofferenze, e poiché non è falso, deve essere conosciuto come la verità.

    Il mantra della Prajnaparamita è proclamato:

    TAYATHA OM GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SOHA

    Sariputra, questo è il modo in cui un Bodhisattva, un grande essere, deve addestrarsi nella profonda Perfezione della Saggezza! "




    Ricordo, agli eventuali lettori, e lo faccio con le parole di R. Guénon (tratte sempre dalla conferenza "La metafisica orientale") che " .......la metafisica è la conoscenza sopra-razionale, intuitiva ed immediata. Questa intuizione intellettuale pura, senza la quale non v'è metafisica vera, non deve, d'altra parte, essere assimilata per nulla alla intuizione di cui parlano certi filosofi contemporanei, poiché quest'ultima, al contrario, è infrarazionale........L'intelletto trascendente, per cogliere direttamente i principi universali, deve essere esso stesso d'ordine universale........Non è in quanto uomo che l'uomo può giungere a tale conoscenza, ma è in quanto questo essere, che è umano in uno dei suoi stati, è in pari tempo altra cosa e più di un essere umano; e l'effettiva presa di coscienza degli stati sopra-individuali è il reale oggetto della metafisica stessa".

    (Segue)

    KD

  5. #5
    SARVA MANGALAM
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    Il Sutra del Cuore della Saggezza insegna la verità ultima.
    Ricordiamo che la verità ultima è la vacuità, la sunyata.
    Il sostantivo "vacuità" non deve evocare, come succede spesso, il "nulla" o il "nichilismo", ma bensì deve essere inteso come "vuoto di natura propria" e anche "vacuità di un io che sarebbe dotato di natura propria" : insomma, assenza di esistenza inerente.
    Tutti i fenomeni appaiono alla nostra mente come se avessero un' esistenza inerente. Noi crediamo istintivamente a questo errore e consideriamo che i fenomeni abbiano realtà propria. E' la ragione fondamentale per la quale noi siamo nella sofferenza del samsara. Mentre si sogna, le cose appaiono in modo netto , ma al risveglio si realizza immediatamente che gli oggetti apparsi nel sogno non sono che apparenze mentali e che non hanno alcuna esistenza inerente. Tutti i fenomeni esistono per convenzione, nulla esiste in maniera inerente.
    Infatti ogni fenomeno possiede due distinti modi di essere: la verità ultima o sarebbe più corretto chiamarla bodhicitta ultima e la verità convenzionale o bodhicitta convenzionale.
    La bodhicitta ultima è la principale realizzazione della saggezza che è la causa principale della realizzazione del corpo di verità di un buddha, dharmakaya.
    La bodhicitta convenzionale è la principale realizzazione del metodo che è la causa principale del corpo della forma di un buddha, rupakaya.

    Ciò che causa il dhamakaya è la saggezza, ciò che causa il rupakaya è il metodo.
    Bisogna, prima di esaminare il mantra della Prajnaparamita, rammentare che le cinque paramita e cioè, la generosità, la condotta etica, la pazienza, la perseveranza e la concentrazione meditativa sono considerate come dei "metodi" o dei "mezzi abili" che rimarrebbero incompleti, non funzionerebbero, senza la sesta paramita, la prajna , la saggezza. Non bisogna per contro pensare che sia sufficiente la sola paramita della saggezza. Il buddhismo mahayana mette molta enfasi nell' insistere sull'unione dei mezzi e della saggezza. Il metodo è paragonato ai piedi, la saggezza è comparata agli occhi. Se si vuole arrivare da qualche parte, abbiamo bisogno dei piedi per camminare e degli occhi per sapere dove andare.

    René Guénon così descriveva, nella sua conferenza "La metafisica orientale", quest' ultimo punto:
    "Riguardo ai mezzi concernenti la realizzazione metafisica........devono essere alla portata dell'uomo......Parole, segni simbolici, riti o procedimenti preparatori di qualsiasi genere........sono soltanto supporti e niente di più.......Da parte nostra, non confondiamo un semplice mezzo con una causa nel vero senso della parola e non consideriamo la realizzazione metafisica come l'effetto di checchessia, per il fatto che essa non è la produzione di qualcosa che ancora non esiste, bensì la presa di coscienza di ciò che è , in modo permanente ed immutabile......infatti, gli stati dell'essere, considerati nel loro principio, sono in perfetta simultaneità nell'eterno presente.......nessuno di questi mezzi è strettamente necessario; o per lo meno, vi è una sola preparazione veramente indispensabile: la conoscenza teorica. Quest'ultima poi, non potrebbe andare molto lontano senza un mezzo che costantemente sostiene la parte più importante: la concentrazione...........Tutti gli altri mezzi........servono soprattutto a favorire la concentrazione ed anche ad armonizzare fra loro i diversi elementi dell'individualità umana, al fine di preparare la comunicazione effettiva fra tale individualità e gli stati superiori dell'essere".

    (Segue)

    KD

  6. #6
    SARVA MANGALAM
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    Commentiamo ora il già citato verso del Sutra del Cuore:


    "Perciò, il mantra della Perfezione della Saggezza, il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra che non ha paragone, è un mantra che elimina tutte le sofferenze, e poiché non è falso, deve essere conosciuto come la verità.

    Il mantra della Prajnaparamita è proclamato:

    TAYATHA OM GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SOHA

    Sariputra, questo è il modo in cui un Bodhisattva, un grande essere, deve addestrarsi nella profonda Perfezione della Saggezza! "


    Vediamolo in dettaglio.

    "Perciò, il mantra della Perfezione della Saggezza": in generale mantra significa "protezione della mente (intellectus)". Il mantra denominato della perfezione della saggezza si riferisce alla profonda vacuità, è la sintesi dell'essenza del Sutra.

    La perfezione della saggezza è chiamata "il mantra della grande conoscenza" perché è il mantra che si oppone alla grande ignoranza.

    E' anche definito "il mantra supremo" perché non esiste una conoscenza superiore, perché è la Saggezza Trascendente.

    In più, è conosciuto come "il mantra che non ha paragone" perché viene ripetuto che non vi sono altri mantra o insegnamenti che siano uguali o superiori alla perfezione della saggezza.

    La perfezione della saggezza "è un mantra che elimina tutte le sofferenze" perché la realizzazione della vacuità elimina completamente ogni sofferenza.

    E "poiché non è falso, deve essere conosciuto come la verità" perché la perfezione della saggezza non ci inganna.

    "Il mantra della Prajnaparamita è proclamato", ora il Sutra ci introduce nella spiegazione del mantra:

    TAYATHA OM GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SOHA

    Questo mantra conservato in sanscrito ci spiega in modo essenziale il modo di praticare i cinque sentieri mahayana.

    "TAYATHA" significa "è così", indica come devono praticare coloro che desiderano seguire il sentiero della perfezione della saggezza. Ricordo solamente che il vocabolo Tayatha è stato aggiunto da Nagarjuna. Il mantra originario recitava "gaté gaté paragaté parasamgaté bodhi svaha".

    La sillaba sanscrita "OM" è il suono primordiale che inizia tutti i mantra. E' composto da tre lettere A U M. In questo contesto simbolizza il corpo (fronte), la parola (gola) e la mente (cuore) del praticante. Anche la OM non appartiene al mantra originale, ma molti grandi maestri la inclusero nella pratica del mantra.

    Il primo "GATE" significa "andato". Avendo generato la bodhicitta, noi dobbiamo andare verso il primo sentiero mahayana detto "Sentiero dell'Accumulazione" dove dobbiamo sforzarci ad accumulare meriti e saggezza.

    Il secondo "GATE" ripete "andato" e ci ricorda che dobbiamo migliorare e passare nel secondo sentiero mahayana detto "Sentiero della Preparazione" : ci si prepara alla realizzazione diretta della vacuità.

    "PARAGATE" significa "andato perfettamente". Ci insegna che dobbiamo entrare nel terzo sentiero mahayana detto "Sentiero della Visione". Il sentiero della visione è un sentiero superiore al di là delle vie ordinarie. Quando un bodhisattva entra nella via mahayana della visione, realizza simultaneamente la prima delle Terre (Bhumi) del Bodhisattva. Per intenderci, pur non essendo diventato un buddha, non è più una creatura samsarica, ha realizzato lo stato dell' arya.

    "PARASAMGATE" significa "andato perfettamente e completamente" e ci insegna che dobbiamo entrare nel quarto sentiero mahayana detto "Sentiero della Meditazione". Un bodhisattva percorre tutte le Terre del Bodhisattva sino alla decima e ultima Bhumi.

    "BODHI" significa "illuminazione" e ci indica l'ultimo sentiero mahayana, il quinto, detto "Sentiero del Non-ulteriore Apprendimento" che altro non è che la perfetta Illuminazione.

    "SOHA" (soha è la pronuncia tibetana del sanscrito svaha) significa "stabilmente". Ci indica che il percorso deve essere costruito in modo stabile, partendo dalle fondamenta del primo sentiero e via di seguito, passo per passo, sino a che non raggiungiamo l'illuminazione finale. Così avvenga!

    "Sariputra, questo è il modo in cui un Bodhisattva, un grande essere, deve addestrarsi nella profonda Perfezione della Saggezza! " con queste parole si esortano i bodhisattva e tutti coloro che aspirano alla perfetta Illuminazione di praticare la profonda perfezione della saggezza.


    (Segue)

    KD

  7. #7
    SARVA MANGALAM
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    Atisha Dipamkara Shrijnana (982-1054), discepolo di Serlingpa Dharmakirti , ha redatto un'opera importante, intitolata "Bodhipathapradipa" che si può tradurre "Luce sul Sentiero per l'Illuminazione", che altro non è che un commento all'aspetto implicito del Sutra del Cuore.
    Questo testo di Atisha ha ispirato in Tibet sia gli esegeti sakyapa sia quelli kagyupa e naturalmente anche i kadampa ,i gelukpa e non ultimi i nyingmapa.
    Atisha descrive minuziosamente le vie spirituali che culminano nello stato di Buddha, e le spiega riunendo i praticanti in tre categorie a seconda della motivazione che li spinge sul sentiero dell'Illuminazione.

    Nella prima categoria situa i praticanti detti della "motivazione inferiore" i quali sono principalmente preoccupati dal desiderio di rinascere nelle condizioni favorevoli, in quanto "umani" ( che è l'esatto equivalente della Salvezza, permette di non perdere gli enormi benefici di una nascita umana difficile da ottenere) o "divini" (gli stati angelici).

    Nella seconda categoria pone i praticanti detti della "motivazione media", che sono principalmente preoccupati alla propria realizzazione della Liberazione dal Samsara (realizzazione ascendente).

    Nella terza categoria mette i praticanti detti della "motivazione superiore" cioè coloro che praticano con l'intenzione di realizzare la piena Illuminazione o Buddhità, al fine di poter venire in aiuto a tutti gli esseri viventi (realizzazione discendente).


    Ecco la sintesi delle fasi principali della realizzazione metafisica resa da René Guénon nel suo testo, già ampiamente citato, "La metafisica orientale":

    "Indicheremo ora, seguendo gli insegnamenti comuni a tutte le dottrine tradizionali d'Oriente, le fasi principali della realizzazione metafisica. La prima, che in certo qual modo è soltanto preliminare, si compie nel dominio umano ed ancor non si estende oltre i limiti dell'individualità stessa. Consiste in una indefinita estensione della individualità stessa, di cui la modalità corporea, la sola sviluppata nell'uomo ordinario, non rappresenta che una piccolissima porzione; è da questa modalità corporea che, di fatto, bisogna partire, da cui l'uso, agli inizi, di mezzi tratti dall'ordine sensibile, ma, che, d'altra parte, avranno una ripercussione nelle altre modalità dell'essere umano.....L'essere che ha raggiunto lo 'stato primordiale' è ancora soltanto un individuo umano, non è in possesso effettivo di alcun stato sopra-individuale; tuttavia esso è di già svincolato dal tempo........La seconda fase concerne gli stati sopra individuali, ma ancora condizionati, sebbene le loro condizioni siano tutt'altre che quelle dello stato umano........essa comporta invero numerose tappe che vanno dal raggiungimento di stati che, benché individuali, appartengono ancora all'esistenza manifestata, fino al grado di universalità proprio dell'essere puro.
    Tuttavia per quanto elevati siano questi stati rispetto allo stato umano....ancora non sono che relativi, e questo è vero anche per il più alto di essi, quello corrispondente al principio di ogni manifestazione. Il loro raggiungimento è dunque soltanto un risultato transitorio, che non va confuso con il fine ultimo della realizzazione metafisica; questo fine risiede oltre l'essere, e, rispetto ad esso, tutto il resto non è che avvicinamento e preparazione. Questo fine supremo è lo stato assolutamente incondizionato, svincolato da ogni limitazione; per questa stessa ragione esso è del tutto inesprimibile e se ne può parlare unicamente in termini di forma negativa, mediante la negazione dei limiti che determinano e definiscono ogni esistenza nella sua relatività. Il raggiungimento di questo stato è ciò che la dottrina indù chiama 'Liberazione', quando lo considera rispetto agli stati condizionati, ed anche 'Unione', quando lo considera rispetto al Principio supremo.........Così, ben lungi dall'essere una specie di annientamento, come credono alcuni Occidentali, questo stato finale è invece l'assoluta pienezza, la realtà suprema di fronte alla quale tutto il resto non è che illusione".

    KD

 

 

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