Amici, pare che Feltri abbia capito che Prodi adesso sistema i conti fregandosene dei sondaggi, poi arriva Veltroni coi conti sistemati e Berlusconi lo prende in culo un'altra volta, L'ENNESIMA.
E' questa la viscida manovra della sinistra per sfilare ancora al Patacca la poltrona di sua competenza sulla quale ha brillato per 5 anni gloriosi.
ASTUTO IL VITTORIO
ALTRO CHE SALIRE AL COLLE
LA MINACCIA È VELTRONI
Berlusconi, Fini e Bossi non hanno capito che a licenziare Romano sarà
Walter. Ecco la trama della sinistra per non mollare il potere a Silvio
di VITTORIO FELTRI
Con tutta la simpatia per l'uomo, qualche volta il Cavaliere proprio non lo capisco. Da tempo diceva: bisogna andare al Quirinale e pretendere elezioni anticipate. Nel mio piccolo pensavo: se sale al Colle, al massimo prende una boccata d'aria, che gli fa bene al "cuore matto", poi torna indietro coi polmoni pieni d'ossigeno e le mani vuote.
Napolitano ha il potere di sciogliere le Camere solo nel caso in cui il Paese sia ingovernabile. Ossia: il governo è caduto; in Parlamento non c'è una maggioranza in grado di esprimerne uno nuovo. Tertium non datur.
La rabbia di molta gente. L'eccessiva tassazione. Il generale scontento. I sondaggi che indicano il cattivo umore di ogni categoria. Tutto questo non autorizza il presidente della Repubblica a "uccidere" la legislatura. La visita di Berlusconi, Fini e Bossi a Napolitano è dunque stata una visita di cortesia, più o meno gradita, più o meno sgradita. In termini politici: inutile. Anzi dannosa.
Infatti è servita ad allarmare la maggioranza, notoriamente disposta a tutto tranne che togliersi dai piedi. Si è allarmata al punto d'aver ritrovato compattezza nella difesa della cadrega, delle auto blu, cui la sinistra tiene da morire, tant'è che Prodi ne ha raddoppiato il numero con un gioco di prestigio.
L'Unione si sta attrezzando alla resistenza. Nei giorni scorsi i capoccioni si sono incontrati segretamente e si sono parlati fuori dai denti. Questo il sunto. Siamo convinti che Mortadella ci stia conducendo alla rovina e sarebbe opportuno silurarlo. Se però lo siluriamo oggi, diamo l'impressione di essere stati sconfitti da Berlusconi. (...)
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(...) E al Cavaliere la soddisfazione non gliela daremo mai. Sarebbe un suicidio collettivo.
Che fare? Per tre mesi o quattro, nulla. Siamo in estate. I cittadini, fisco o
non fisco, pensano alle vacanze. I programmi tivù giornalistici vengono sospesi. I quotidiani grondano scemenzuole. Camera e Senato chiudono. E fino a metà settembre la vita politica è paralizzata. Quindi il premier non può fare altre cazzate. In autunno, quando saremo freschi e riposati, provvederemo a dare un calcio nel didietro a Prodi e saremo noi a fornire a Napolitano la carta di riserva, la soluzione magica.
Cioè? Veltroni. Un giovane di bella immagine. Obiezione. Ma Veltroni ci sta sulle balle. Non importa - sottolinea D'Alema - meglio lui che consegnare le anni all'odioso Silvio. Meglio sopportare Walter che mollare la Farnesina e il resto.
L'argomento del conte Max è stato parecchio persuasivo, salutato addirittura con un applauso. Detto fatto. Veltroni è stato subito indicato quale leader del Partito Democratico. Così intanto si scalda i muscoli. Con le prime brume, fuori Romano e dentro Walter. Il quale è un dritto, un pubblicitario nato e tale rimasto, e farà un governo piacione: dieci ministri in tutto, cinque uomini e cinque donne. Puro stile Sarkozy. Gli italiani commenteranno: però, 'sto giovanotto ci sa fare.
Il giovanotto ammorbidirà toni e tasse, prometterà rose e fiori, si guarderà dal polemizzare, organizzerà un festival del cinema per cattolici ruiniani, uno per froci democratici, uno per lesbiche in carriera, concerti per anziani progressisti e per geometri conser-
vatori. Insomma, un sacco di cose futili ma commoventi e popolarissime. Consolidata la sua immagine nella sinistra e nel Paese, dichiarerà: be', è giunto il momento di avere una maggioranza più massiccia che garantisca stabilità.
Si recherà da Napolitano e concorderà lo scioglimento delle Camere. Fatalmente il candidato premier della Sinistra sarà lui, Veltroni. E per vincere le elezioni - tentare di vincerle - farà una Finanziaria elettorale, allegra,
pacificatoria. Si voterà nel 2009. Capito l'antifona? Mentre Berlusconi era indaffarato nei preparativi della gita sul Colle, i compagni perfezionavano il piano per fotterlo.
Oddio, speriamo che il disegno non si realizzi e che prevalga la regola: tra il dire e il fare c'è di mezzo il consenso dei connazionali. Però bisogna riconoscere al progettino di essere rispettoso dei criteri di fattibilità.
Comunque, tornando alla visita al Quirinale, va precisato che Napolitano ha preso atto delle lagnanze del "trio pisquano" con una scrollatina di spalle. Era scontato. E adesso?
Certo non servono iniziative come quelle annunciate da Umberto Bossi: una raccolta di firme fra i cittadini sotto una "petizione" che inviti Prodi ad abbandonare l'incarico. Folclore, ingenuità. Quanto a Berlusconi, pare si sia accorto di aver fatto una gaffe a bussare alla porta del capo dello Stato. Era meglio evitare. E magari intervenire nella questione Giovanni De Gennaro, che il premier voleva cacciare per sostituirlo con un "amico", un capo della Polizia malleabile, forse servizievole.
Una manovra (tipo Speciale della Guardia di Finanza) per ora fallita grazie a Pierferdinando Casini. Vabbé.
Non si è mai finito di soffrire.





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