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    Arrow Santi Italiani e Europei !

    SAN GENNARO
    Pochi sanno che Ianuario era il vero nome di S.Gennaro. Discendeva, infatti dalla famiglia gentilizia Gens Januaria sacra al bifronte dio Giano. Qundi Gennaro (trasformazione napoletana di Ianuario) non era il suo nome, bensì il cognome. Fonti non ufficiali affermano che il suo nome fu Procolo.

    San Gennaro è, senza dubbio, una delle figure più famose nel panorama partenopeo e si può tranquillamente affermare che è noto e venerato in tutto il mondo.

    La vicenda che vide coinvolto Gennaro, avveniva nella prima metà del III° secolo, in piena persecuzione cristiana da parte di Diocleziano.

    A quei tempi, Gennaro, vescovo di Benevento si recò a Pozzuoli per fare visita ai fedeli e qui trovò il martirio per ordine del giudice anticristiano Dragonzio.


  2. #2
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    IANUARIO La vera storia di S.Gennaro protettore di Napoli.
    Pochi sanno che Ianuario era il vero nome di S.Gennaro. Discendeva, infatti dalla famiglia gentilizia Gens Januaria sacra al bifronte dio Giano. Qundi Gennaro (trasformazione napoletana di Ianuario) non era il suo nome, bensì il cognome. Fonti non ufficiali affermano che il suo nome fu Procolo.
    (a lato il busto in argento esposto nel Duomo)

    Al di la' di questo, che andava chiarito, Gennaro resta, senza dubbio, una delle figure piu' famose nel panorama partenopeo e si puo' tranquillamente affermare che e' noto in tutto il mondo. La vicenda che vide coinvolto Gennaro, avveniva nella prima meta' del III° secolo, in piena persecuzione cristiana da parte di Diocleziano.
    A quei tempi, Gennaro, vescovo di Benevento (si, di Benevento e non di Napoli!), insieme a Desiderio e Festo (uno lettore, l'altro diacono) si reco' a Pozzuoli per fare visita ai fedeli. Saputo di questo viaggio, Sessio (diacono dell'odierna Miseno) gli ando' incontro. Quest'ultimo venne, pero', fermato lungo la strada ed arrestato per ordine di Dragonzio, giudice anticristiano.
    Saputo dell'accaduto, i tre (Gennaro, Festo e Desiderio) sentirono il dovere di far visita all'amico finito in carcere a causa loro. Dragonzio approfitto' dell'occasione per arrestare anche i tre. La sentenza fu di adorazione forzata degli idoli agli altari pagani. Naturalmente i tre si rifiutarono.
    (a lato un busto del Santo di Cosimo Fanzago)
    Al rifiuto, Dragonzio sentenzio': divorati dalle belve nell'anfiteatro. Si scateno' la ribellione della comunita' cristiana che ottenne solo la conversione della pena: decapitazione.
    A sentenza eseguita, alcuni cristiani si incaricarono di seppellire i martiri e di conservare un po' del loro sangue, rito usuale all'epoca dei fatti. Il sangue di Gennaro fu tenuto in custodia dalla sua nutrice mentre il corpo veniva sistemato prima a Fuorigrotta e poi in quelle che oggi sono le Catacombe di S.Gennaro a Capodimonte.Cio' avvenne circa un secolo dopo la sua morte, durante il mese di Aprile, in cui ancora oggi si ritualizza una delle due liquefazioni annuali.
    Fu proprio in questo periodo, secondo alcuni storici, che si verifico' la prima liquefazione. Si noto' che, in vicinanza delle ossa del Santo, il contenuto delle ampolle da solido diventava liquido. Ma la data ufficiale della prima liquefazione e' il 1389.
    (a lato le ampolle con il sangue)
    Su questo fenomeno si sono fatte molte speculazioni. Alcuni dicono che e' un prodigio altri affermano che e' un falso. Infatti il fenomeno e' facilmente riproducibile in laboratorio con tecnologie ed elementi chimici gia' disponibili nel periodo preso in considerazione.
    (a lato un particolare di un'opera di Jusepe De Ribera)
    Non e' mio compito dire se e' vero o falso. Comunque sia resta il fascino ed il mistero che accompagna tutta la vicenda attraverso i secoli. Fascino e mistero anche nelle vicende che vedono coinvolti i resti del Santo. Continui spostamenti e traslazioni. Finanche il longobardo Duca Sicone nell'831 se ne occupo' trafugandone i resti e sistemandoli a Benevento, la citta' che vide Gennaro Vescovo.
    Nel 1156 furono ancora una volta trasferiti. Murati dietro l'altare maggiore del Santuario di Montevergine, se ne perse il ricordo per circa 3 secoli quando, nel 1480, per lavori di restauro all'altare, furono ritrovati. Nel 1492 vide la sua attuale sistemazione nel Duomo di Napoli in una cappella a lui dedicata, insieme alle ampolle contenenti il sangue. Molti sono gli episodi veri o falsi che fanno da corollario ai misteri gennariani. Tra i tanti cito solo il palese anacronismo riguardo il ceppo su cui fu decapitato. A quei tempi, parliamo del 300 d.c., non si usava il ceppo per la decapitazione ed il marmo su cui si presume fu decapitato Gennaro, fa parte di un complesso marmoreo di qualche secolo posteriore. Inoltre durante il Concilio Vaticano II°, la venerazione di S.Gennaro fu limitata in ambito locale: in pratica fu declassificato come Santo di serie "B". Ma la devozione dei napoletani fu, ed e', tale che pochi giorni dopo sui muri della citta' fu scritto: "San Genna', futtetenne!"
    Nonostante tutto moltissimi napoletani, ed io sono tra quelli, nel giorno in cui si presume avvenga il miracolo, si affolla nel duomo per cercare di vedere le sacre ampolle ed onorare il Santo.
    (by Umberto de Fabio)

  3. #3
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    19 settembre SAN GENNARO vescovo e
    martire
    Nel 305, durante la persecuzione di Diocleziano, Gennaro, vescovo di Benevento, venne decapitato presso le solfatare di Pozzuoli. Destinato "ad bestias", cioè ad essere dato in pasto alle belve durante uno spettacolo circense, ma a causa del ritardo di un giudice, Gennaro fu destinato ad un incontro col padre più veloce, con lui fu decapitato anche san Sosio che fu in alcuen occasioni suo consigliere. Una donna raccolse il suo sangue in due ampolle delle quali si perse traccia. Un secolo dopo, nel 431, in occasione della traslazione delle reliquie del Santo da Pozzuoli a Napoli, un'altra donna presentò le due ampolle affermando che contenevano il sangue coagulato del martire. Come per provare la sincerità della donna, il sangue si liquefece all'improvviso sotto gli occhi del vescovo e della folla riunita ad assistere alla cerimonia di traslazione. Il miracolo, da allora, si ripete ogni anno in una delle date legate al santo: la vigilia della prima domenica di maggio (data della traslazione), il 16 dicembre (anniversario dell'eruzione vesuviana del 1631 durante la quale i napoletani invocarono il santo a protezione) e il 19 settembre (data del martirio). Il fenomeno, che si ripete anche nella pietra porosa, impregnata del suo sangue, nella chiesetta di Pozzuoli, non ha tuttora avuto una spiegazione scientifica: la scienza stessa lo definisce prodigioso. Affidandosi all'intercessione del loro patrono, i napoletani, sono stati salvati dalla fame, dalla peste, dalla lava del Vesuvio e dai terremoti. San Gennaro è protettore degli orafi e dei donatori di sangue ed è patrono anche di Benevento, Sassari e Torre del Greco.

  4. #4
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    La reliquia (il "sangue di san Gennaro") [modifica]

    La prima notizia documentata dell'ampolla contenente la presunta reliquia del sangue di san Gennaro si ha soltanto nel 1389, come riportato nel Chronicon Siculum. Nel corso delle manifestazioni per la festa dell'Assunta di quell'anno, vi fu l'esposizione pubblica delle ampolle contenenti la sostanza che i credenti chiamano "sangue di san Gennaro".
    Il 17 agosto 1389 vi fu una grandissima processione per assistere al "miracolo": il liquido conservato nell'ampolla si era liquefatto "come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo". La cronaca dell'evento sembra suggerire che il fenomeno si verificasse allora per la prima volta. Del resto, la Cronaca di Partenope, precedente di qualche anno (1382), pur parlando di diversi "miraculi" attribuiti alla potenza di san Gennaro, non menziona mai una reliquia di sangue del martire.
    Oggi, l'ampolla è conservata nel Duomo di Napoli.
    Tre volte l'anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 19 settembre e per tutta l'ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 dicembre), durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall' arcivescovo, i fedeli accorrono per assistere al "miracolo della liquefazione del sangue di san Gennaro". La liquefazione del liquido durante la cerimonia è ritenuto foriero di buoni auspici per la città; al contrario, si ritiene che la mancata liquefazione sia presagio di eventi fortemente negativi.
    Un analogo fenomeno, anch'esso ritenuto miracoloso, si ripeterebbe in una chiesa di Pozzuoli, su una pietra porosa su cui si ritiene Gennaro sia stato decapitato ed impregnata del suo sangue.

    Gli studi scientifici [modifica]

    La Chiesa non definisce un miracolo lo scioglimento del sangue di San Gennaro, ma un fatto mirabolante ritenuto prodigioso dalla tradizione religiosa popolare, essendo impossibile, allo stato dell'attuale conoscenza dei fatti, un giudizio scientifico attestante la non spiegabilità scientifica del fenomeno della liquefazione (si ricorda, a tal proposito, che il giudizio di non spiegabilità scientifica della commissione medica dell'apposita congregazione vaticana è condizione necessaria perché del fatto sia ammesso il culto come "miracolo".)
    Tre ricercatori del CICAP (Luigi Garlaschelli, Franco Ramaccini, Sergio Della Sala) hanno fornito una prova scientifica sull'ottenibilità di uno "scioglimento" come quello che è alla base del cosiddetto "miracolo". Lo spirito dell'indagine del Cicap non è stato quello di indovinare esattamente la composizione della sostanza nell'ampolla, ma l'aver riprodotto i comportamenti più documentati della reliquia è servito a dimostrare che è possibile farlo e che era possibile anche all'epoca della sua comparsa, confutando così le affermazioni sull'irriproducibilità del suo comportamento o sull'impossibilità della scienza di spiegarlo.
    Il loro lavoro è stato pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Nature ("Working bloody miracles"[1], 10 ottobre 1991). Nell'articolo si avanza l'ipotesi secondo cui all'origine del cosiddetto "miracolo di san Gennaro" vi sia il fenomeno noto come tissotropia, la proprietà di alcuni materiali (detti apunto tissotropici) di diventare più fluidi se sottoposti a una sollecitazione meccanica, come piccole scosse o vibrazioni, e di tornare allo stato precedente se lasciati indisturbati (un esempio di questa proprietà è la salsa ketchup, che si può mostrare in uno stato quasi solido fino a quando delle scosse non la fanno diventare d'un tratto molto più liquida). È sensato formulare l'ipotesi tissotropica poiché, durante la cerimonia che precede lo scoglimento del sangue di San Gennaro, il sacerdote agita e muove l'ampolla tenendola con le mani, come sotenuto da Franco Ramaccini, CICAP[2].

    I ricercatori hanno realizzato l'esperimento ottenendo una sostanza tissotopica, dal colore rosso sangue, col solo utilizzo di sostanze e materiali reperibili all'epoca a cui risalirebbero le ampolle (fine 1300):E' importante precisare che il gel tissotropico ottenuto da Garlaschelli manteneva le sue proprietà tissotropiche per solo 2 anni [3], quindi resta ancora un mistero come il sangue di san Gennaro possa passare da stato solido a liquido da oltre 700 anni.
    Tuttavia la tissotopicità non spiega completamente il miracolo: è da notare infatti che mentre una sostanza tissotopica mantiene sempre tale capacità, il presunto miracolo non avviene sistematicamente ad ogni agitazione dell'ampolla. All'indomani della pubblicazione dell'articolo del CICAP l'ufficio stampa della curia di Napoli replicò con la seguente domanda: «Già, ma perché allora nel maggio 1976 il sangue non si sciolse affatto, malgrado otto giorni di attesa?».
    Alcune recenti analisi spettroscopiche sostengono che nelle ampolle conservate nel Duomo di Napoli sia presente emoglobina umana, anche se una risposta chiara sulla natura della sostanza potrebbe essere data solo da un'analisi diretta. Il CICAP ha espresso perplessità sul metodo con cui tali analisi sono state condotte:
    « I risultati di quella spettroscopia non sono stati sottoposti al giudizio di referee di una rivista scientifica; la loro qualità, nella più favorevole delle ipotesi, richiede troppo il contributo dell'interpretazione di chi li osserva, per costituire un argomento convincente. Inesplicabilmente è stato impiegato uno spettrometro a prisma, invece di un moderno spettrometro elettronico. Più spettri, ottenuti a qualche minuto di distanza l'uno dall'altro vengono interpretati come rivelatori ognuno di un diverso derivato dell'emoglobina, e spiegati con un miracolo in progresso, mentre, si noti bene, la sostanza era da tempo in fase liquida, e non in liquefazione. »
    ([4])
    La Chiesa finora non ha consentito il prelievo del liquido sostenendo che un'analisi invasiva potrebbe arrecare danno sia alle ampolle che al liquido in esse contenuto.

    La Real Cappella di San Gennaro [modifica]

    Le reliquie ed il sangue di San Gennaro sono custodite nella Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro.
    Per approfondire, vedi la voce Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro.
    Museo del Tesoro di San Gennaro [modifica]

    Il Tesoro di San Gennaro è composto da straordinari capolavori raccolti in sette secoli di donazioni di papi, re, imperatori, regnanti, uomini illustri, gente comune e facente parte di collezioni uniche e intatte grazie alla Deputazione della Cappella di San Gennaro, antica istituzione laica ancora esitente nata nel 1527 per un voto della città di Napoli. Oggi il tesoro è esposto nel Museo del Tesoro di San Gennaro.
    Per approfondire, vedi la voce Museo del Tesoro di San Gennaro.

  5. #5
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    20 gennaio SAN SEBASTIANO martire Sebastiano, santo, martire di Roma, le reliquie dal 1672 sono all’altare a lui intitolato nella basilica fuori le mura. Il cardinale Francesco Barberini le fece qua riporre in due cassette di piombo e murare nell’urna antica che già le conteneva nel primitivo altare della cripta. Il corpo, venerato nella sottostante catacomba, il 13 ottobre 826 fu in parte donato a S. Medardo di Soisson, l’anno successivo i resti vennero traslati nell’Oratorio di S. Gregorio al Vaticano. La testa, riposta in un prezioso reliquiario, fu donata da Leone IV (847-855) alla chiesa dei Ss. Quattro Coronati. Nel 1632 l’insigne reliquia fu rinvenuta nella cripta dal cardinale titolare Giovanni Garzia Millini e il suo successore, cardinale Girolamo Vidoni, fece costruire un altare per custodirla; il reliquiario è ora conservato nel Museo Sacro Vaticano. Un frammento del capo è elencato nella lapide del 1123 a S. Crisogono. Un braccio, unitamente a quello di Fabiano papa, è a S. Maria in Aquiro. Nel 1218 dalla basilica vaticana il corpo fu riportato nella catacomba dell’Appia e riposto nell’antica cripta.
    M.R.: 20 gennaio - A Roma, alle Catacombe, san Sebastiano Martire, il quale, sotto l'Imperatore Diocleziano, avendo il comando della prima coorte, a motivo della fede cristiana fu fatto legare ad un palo in mezzo all'accampamento e saettare dai soldati, e finalmente percuotere con bastoni, finchè non rese lo spirito.

  6. #6
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    San Sebastiano: martire della Chiesa(Piercarlo D’Angeli) - Il 20 Gennaio il calendario registra il nome di San Sebastiano. Il giorno coincide con quello fissato agli inizi del IV secolo nella Depositio Martyrum, il primo catalogo liturgico dei martiri romani. Dal racconto leggendario della sua vita sappiamo che era originario di Narbo Martius (Narbonne), una colonia romana della Gallia meridionale. Venuto a Roma, entrò a far parte dell’esercito imperiale e fu nominato tribuno della coorte pretoria. Durante le persecuzioni di Diocleziano contro i militari convertiti al cristianesimo, rifiutò di rinnegare la fede in Cristo e per questo fu condannato ad essere trafitto dalle frecce dei commilitoni.Sfuggito miracolosamente alla morte, fu curato da una pia donna di nome Irene e non appena ebbe sanato le ferite, tornò a sfidare l’imperatore che lo fece condurre in catene all’ippodromo del Palatino e flagellare a morte. Nel corso dei secoli il martire ha incontrato grande favore nelle arti figurative e nella letteratura, tanto che il suo nome, in origine legato al sacrificio per la fede in Cristo, con il tempo ha finito per identificarsi con l’eroe, l’uomo capace di dare prova di eccezionale virtù di fronte alle avversità della vita. Agli inizi del Medioevo artisti più o meno noti iniziarono ad abbellire le pareti spoglie delle primitive Basiliche e delle chiese minori con complessi cicli pittorici. La storia del martirio di San Sebastiano assieme a quelle di altri Santi comparve accanto a scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, a testimonianza di quanto la Chiesa tenesse alle immagini dei martiri e santi, per la capacità emotiva superiore che avevano di suscitare sentimenti di commozione e di pietà nei fedeli. Un esempio significativo in tal senso lo si può ammirare oggi nella Basilica di Anagni, all’interno della cripta di San Magno. Nelle pareti e nelle volte, impreziosite dagli affreschi di tre maestri benedettini che vi lavorarono in tempi diversi, scene raffiguranti la vita del santo locale e il martirio di San Sebastiano vennero accostate a rappresentazioni di carattere universale, ispirate ai testi sacri, alle dottrine filosofiche e alle teorie astrologiche e cosmologiche , ereditate dal mondo antico.In un contesto così imponente per i contenuti e per la vastità ciclica , il santo al centro della scena tra due arcieri, ritratti di spalle in atto di lanciare gli strali, può sembrare fuori luogo; in realtà dietro il racconto si cela un messaggio di ben altra portata, traspare cioè l’allusione ad un modello di vita santa, ispirato ai principi cristiani in conformità al volere di Dio. L’immagine figurata del sacrificio di San Sebastiano rimase legata ai concetti del martirio e della santità espressi dalla Chiesa delle origini fino alla seconda metà del XV secolo, periodo nel quale con rinato vigore venne riproposta sotto nuove forme e con diverso significato. La celebrazione del valore dell’uomo nel Rinascimento generò, infatti, un mutamento radicale nei rapporti che l’individuo intratteneva con se stesso, con il mondo e con Dio. La sua Rinascita spirituale coincise con il rinnovamento della coscienza cristiana e con il ritorno alle fonti del Cristianesimo attraverso la rilettura dei testi sacri e la riscoperta del sacrificio eroico dei martiri, delle opere e dei miracoli dei santi. Fu l’epoca in cui alla cultura teologica dei Padri della Chiesa si contrappose la fede religiosa che formò il soldato di Cristo. Secondo la spiritualità del tempo San Sebastiano fu scelto come simbolo dell’uomo che ha fede, dell’uomo salvo, di colui che insegna agli altri a vivere e a morire, escludendo la paura della morte nella certezza interiore della salvezza. In un clima di profondo rinnovamento, contraddistinto da una straordinaria fioritura artistica e letteraria, personaggi già affermati nel campo nelle arti figurative come: Antonello da Messina, Perugino, Crivelli, Sodoma, Mantegna e Raffaello, non riuscirono a sottrarsi al fascino dell’eroico sacrificio e si confrontarono sul tema del martirio del Santo reinterpretando, così, una tra le più alte lezioni “ umanistiche” ereditate dalla tradizione cristiana.Accomuna le opere di questi artisti lo “stile rinascimentale” che si manifestò attraverso la formulazione di una soluzione unitaria in cui tutta l’attenzione fu rivolta all’uomo come individuo, sia nella componente fisica, analizzata nei particolari attraverso lo studio dell’anatomia e della meccanica dei movimenti, sia in quella emotiva, intesa come espressione dei sentimenti e riflesso di un preciso stato d’animo.San Sebastiano si presenta nei dipinti come la figura di un uomo che si rapporta con lo spazio architettonico o naturale che lo circonda; uno spazio che risponde alle regole matematiche della prospettiva ed è vivificato dalla luce che modella e dà concretezza al corpo che domina in primo piano la scena. Egli si identifica, inoltre, con l’uomo ideale in grado di autodeterminarsi, capace di coltivare in sé le doti che gli permetteranno di vincere se stesso e la natura. In questa nuova chiave di lettura la storia sacra del martirio viene attualizzata ed avvicinata al mondo dello spettatore, e la santità e la perfezione morale si traducono nella perfezione delle forme non intaccate dal dolore nell’equilibrio delle proporzioni.Nell’interpretazione pittorica del Rinascimento, dunque, più che la verità umana del martire, prevale l’idealizzazione dell’uomo e la misura dello spazio nel quale è inserito.Scomparso come per incanto dalla scena, San Sebastiano tornò eccezionalmente alla ribalta nel ventesimo secolo, interessando un’altra forma espressiva dell’arte: la letteratura. Nel clima spirituale del decadentismo, segnato da un profondo senso di inquietudine, dalla potente attrazione per la solitudine e per la morte, nonché dall’isolamento morale ed artistico del letterato, emerse la volontà di far coincidere l’arte e la vita e di risolvere la seconda nella prima. La proclamata superiorità della conoscenza artistica su ogni altra forma di arte coinvolse quasi tutte le grandi esperienze artistiche manifestatesi in poesia e in prosa tra la prima e la seconda guerra mondiale.In tale temperie culturale San Sebastiano divenne per Thomas Mann “.. il più bel simbolo dell’arte in genere, certamente dell’arte del vivere”. Nel celebre romanzo del 1913, intitolato “La morte a Venezia”, narrando la storia, la fama e il contenuto dell’opera di Gustav Aschenbach, noto scrittore cinquantenne protagonista del racconto, scrisse “… tutto ciò che esiste al mondo di grande è una manifestazione di resistenza, è sorto cioè nonostante il dolore e la sofferenza, nonostante la povertà, l’abbandono, la debolezza fisica, il vizio, la passione e mille ostacoli”. Per lo scrittore tedesco il martire impersona quindi l’eroe del nostro tempo; è l’espressione attuale “… di una virilità intellettuale e giovanile che con fiero pudore stringe i denti e rimane salda e tranquilla mentre lance e spade le trafiggono il corpo “.Nel corso dei secoli l’immagine leggendaria di San Sebastiano è tornata più volte alla ribalta delle cronache dell’arte, in momenti particolarmente significativi della storia coincidenti con il Trionfo del cristianesimo, con la Rinascita spirituale dell’uomo, con la sua Decadenza; momenti contraddistinti dal rifiorire delle arti ed in special modo della pittura e della letteratura. Egli ha assunto ogni volta significati e connotazioni simboliche diverse in relazione al momento storico-culturale preso a riferimento, e così, da martire della Chiesa all’origine, venne poi identificato come uomo ideale del Rinascimento ed eroe del nostro secolo, per assurgere, infine, a simbolo dell’arte e portavoce di una umanità sofferente.

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    SAN SEBASTIANO
    Sebastiano nasce a Milano da madre milanese sposata ad un funzionario romano della Gallia meridionale. Entra nelle guardie pretoriane, raggiungendo ben presto alte cariche. È, quindi, chiamato a far parte delle guardie personali degli imperatori Diocleziano e Massimiliano, cui fu molto gradito per la sua fedeltà e lealtà. Grazie a questa fiducia imperiale e alle alte cariche raggiunte, riesce a diffondere il messaggio cristiano tra le famiglie nobili e i magistrati, fino a convertire il prefetto di Roma. Lo zelo per la diffusione della dottrina cristiana unito a quello per l’assistenza ai carcerati e alla sepoltura dei martiri non passano inosservati. Chiamato a giudizio dagli imperatori fu condannato a morte mediante il supplizio delle frecce. Di notte alcuni cristiani si recarono sul posto per dargli sepoltura e si accorsero che era miracolosamente vivo, riacquistata la salute decise di dichiarare pubblicamente la sua fede in Cristo. In seguito per ordine di Diocleziano fu ucciso, probabilmente tra la fine del III sec. e l’inizio del IV sec. mediante flagellazione e il suo corpo fu gettato in una cloaca.
    La festività di S. Sebastiano martire è celebrata dal mondo occidentale il 20 gennaio e dal mondo orientale il 18 agosto. In Sicilia e, quindi, a Mistretta il culto del Martire sembra che sia stato introdotto nell’anno 1063 e la devozione a S. Sebastiano si accrebbe tra 1625 e il 1630, quando s’invocò la sua intercessione per fermare la terribile epidemia di peste che affliggeva l’Isola.
    A MISTRETTA il 20 gennaio la festa di S. Sebastiano è celebrata forse in tono minore, ma si tratta ugualmente di un giorno di vacanza per tutti. Invece, la solenne processione del 18 agosto è stata concepita per dare la possibilità agli emigrati di assistere alla singolare corsa di S. Sebastiano, ed è quindi massimamente partecipata. La pesante “vara” del Santo è portata a piedi scalzi da 60 cittadini ed è preceduta nella sua corsa, per tutto il perimetro della città, da una “varetta” piena di ceri, simbolo di grazie ricevute, sostenuta da giovani.


  8. #8
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    Sant' Ignazio di Loyola Sacerdote
    31 luglio
    Azpeitia, Spagna, c. 1491 - Roma, 31 luglio 1556
    Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All'abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua. Nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali. L'attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po'in tutto il mondo. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù. Il 31 luglio 1556 Ignazio di Loyola morì. Fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV. (Avvenire

  9. #9
    Klearchos
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    San Nietzsche

  10. #10
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    Nato a Loyola nella Guipuzcoa (Paesi Baschi) nel 1491, frequentò la corte e partecipò a campagne militari. Nel 1521, costretto al letto per una ferita riportata nella difesa di Pamplona, leggendo le vita dei santi, fu acceso dal desiderio di seguire le orme di Cristo.Ritiratosi a Manresa, visse un'intensa esperienza spirituale, che condensò nel libro degli Esercizi Spirituali. A Parigi, dove si era recato per frequentare i corsi di teologia, pose le prime basi per la fondazione della Compagnia di Gesù. Ordinato sacerdote a Venezia nel 1537, nello stesso anno di recò a Roma, dove dopo tre anni fondò la Compagnia, di cui nel 1541 fu eletto primo Preposito generale. Con ogni genere di attività apostolica contribuì grandemente alla restaurazione cattolica nel secolo XVI e all'inizio di una nuova attività missionaria della Chiesa. Morì a Roma nel 1556 e da Gregrorio XV nel 1622 fu dichiarato santo.
    Preghiera

    O Dio, che a gloria del tuo nome hai suscitato nella tua Chiesa sant'Ignazio di Loyola, concedi anche a noi, con il suo aiuto e il suo esempio, di combattere la buona battaglia del vangelo, per ricevere in cielo la corona dei santi.

 

 
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